DOCENTI

Tribunale di Agrigento: riconosciuti risarcimento per abuso di contratti a termine e Carta del docente ai precari di religione

Importante pronuncia a tutela dei docenti precari. Il Tribunale di Agrigento – Sezione Lavoro, con la sentenza n. 386 del 10 marzo 2026, ha condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’utilizzo abusivo dei contratti a tempo determinato e per il mancato riconoscimento della Carta del docente a una insegnante di religione cattolica.

La docente, assistita dall’avv. Rossella Galluzzo, aveva prestato servizio per diversi anni scolastici consecutivi con incarichi annuali senza stabilizzazione, rimanendo inoltre esclusa dal bonus annuale di 500 euro destinato alla formazione professionale dei docenti.

Abuso dei contratti a termine oltre i 36 mesi

Il giudice del lavoro ha accertato che l’Amministrazione scolastica aveva fatto ricorso a una reiterazione illegittima di contratti a tempo determinato, utilizzando personale precario per coprire esigenze stabili dell’organico.

Secondo quanto evidenziato nella sentenza, quando il servizio supera 36 mesi di contratti a termine, l’Amministrazione deve dimostrare l’esistenza di ragioni oggettive e temporanee che giustifichino il ricorso al lavoro precario. In mancanza di tali presupposti, si configura un abuso.

Nel caso in esame, la docente era stata impiegata in modo continuativo per diversi anni scolastici, coprendo di fatto posti strutturali della scuola, circostanza che ha portato il Tribunale a riconoscere il diritto al risarcimento del danno.

Il Ministero è stato quindi condannato a pagare un’indennità pari a quattro mensilità dell’ultima retribuzione, oltre agli interessi maturati.

Carta del docente: riconosciuto il diritto ai supplenti

La sentenza affronta anche la questione della Carta elettronica del docente, il bonus annuale di 500 euro destinato alla formazione e all’aggiornamento professionale.

Il Tribunale ha ribadito che la formazione rappresenta un elemento essenziale dell’attività docente e che non può essere riservata esclusivamente agli insegnanti di ruolo. L’esclusione dei docenti precari costituisce infatti una disparità di trattamento contraria al diritto europeo.

Per questo motivo il Ministero è stato condannato ad accreditare 2.500 euro complessivi, relativi a cinque anni scolastici di servizio.

È stata invece dichiarata prescritta la richiesta relativa all’anno scolastico 2019/2020.

La soddisfazione del sindacato

Soddisfazione per la decisione è stata espressa da Mariangela Mapelli, Segretaria Nazionale SAIR.

«Accogliamo con grande soddisfazione questa sentenza – dichiara Mapelli – perché conferma un principio fondamentale: i docenti precari non possono essere trattati come lavoratori di serie B. La scuola si regge anche sul loro lavoro e sui loro sacrifici, e per questo devono avere gli stessi diritti dei colleghi di ruolo, a partire dalla formazione professionale e dal rispetto delle norme contro l’abuso dei contratti a termine».

«Questa decisione – prosegue – rappresenta un segnale importante per tutti gli insegnanti di religione e per l’intero personale precario della scuola. Continueremo a sostenere le azioni legali e sindacali necessarie affinché vengano garantiti diritti, dignità professionale e pari trattamento a tutti i docenti».

Come aderire ai ricorsi

Fensir e SAIR continuano a promuovere iniziative legali a tutela dei docenti precari che non hanno ricevuto la Carta del docente o che hanno subito abuso nella reiterazione dei contratti a termine.

È possibile aderire ai ricorsi compilando il modulo al seguente link:
👉 https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

Una decisione che rafforza i diritti dei precari

La pronuncia del Tribunale di Agrigento si inserisce in un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato che riconosce:

  • il diritto al risarcimento per l’abuso dei contratti a termine nella scuola;
  • il diritto dei docenti precari alla Carta del docente;
  • il principio di non discriminazione tra personale a tempo determinato e indeterminato.

Una decisione che rafforza ulteriormente la tutela dei lavoratori della scuola e che riporta al centro il tema del contrasto al precariato nel sistema scolastico italiano.

Carta docente 2025/26: importo di 383 euro, accredito dal 9 marzo

Per l’anno scolastico 2025/2026 la Carta del docente avrà un valore di 383 euro. Il bonus sarà accreditato sulla piattaforma dedicata a partire dal 9 marzo 2026 e potrà essere utilizzato per l’acquisto di beni e servizi utili alla formazione e all’aggiornamento professionale degli insegnanti.

La Carta è destinata ai docenti di ruolo, ai docenti con supplenza annuale al 31 agosto, a quelli con contratto fino al termine delle attività didattiche al 30 giugno, oltre che al personale educativo delle istituzioni scolastiche statali. Il beneficio è riconosciuto anche ai docenti in anno di prova, a quelli in comando o distacco e agli insegnanti delle scuole italiane all’estero e delle scuole militari.

Le somme non spese nell’anno precedente verranno riaccreditate insieme alle nuove risorse, mentre la validità del credito resta di due anni scolastici, con scadenza al 31 agosto.

Come può essere utilizzata la Carta

La Carta del docente è pensata per sostenere la formazione continua e l’aggiornamento professionale del personale docente ed educativo. Le risorse possono essere utilizzate per acquistare diversi beni e servizi legati alla crescita culturale e professionale.

In particolare, il bonus può essere utilizzato per:

  • libri, manuali scolastici e testi specialistici, anche in formato digitale;
  • riviste e pubblicazioni utili all’aggiornamento professionale;
  • corsi di formazione e aggiornamento organizzati da enti accreditati dal Ministero;
  • corsi universitari, lauree, lauree magistrali o specialistiche, corsi post-laurea e master universitari coerenti con il profilo professionale;
  • biglietti per spettacoli teatrali e cinematografici, attività considerate utili per l’arricchimento culturale;
  • ingressi a musei, mostre, eventi culturali e spettacoli dal vivo;
  • prodotti dell’editoria audiovisiva;
  • strumenti musicali, in particolare per le attività didattiche legate alla musica;
  • servizi di trasporto di persone, qualora attivati tramite specifici accordi e bandi.

Le risorse possono inoltre essere utilizzate per partecipare a iniziative formative previste dal piano triennale dell’offerta formativa delle scuole o dal piano nazionale di formazione dei docenti, rafforzando così il collegamento tra formazione individuale e progettazione didattica delle istituzioni scolastiche.

Hardware e software

Una novità introdotta per l’anno scolastico 2025/2026 riguarda l’acquisto di hardware e software. La Carta potrà essere utilizzata per questi acquisti solo nell’anno di prima erogazione e successivamente con cadenza quadriennale.

Questo significa che l’anno scolastico 2025/26 rappresenta di fatto un “anno zero”: tutti i docenti potranno utilizzare la Carta per acquistare dispositivi o programmi informatici utili alla didattica, mentre la possibilità tornerà soltanto dopo quattro anni. Anche eventuali somme residue non potranno essere utilizzate negli anni successivi per questa tipologia di acquisti.

Le somme non utilizzate entro la fine dell’anno scolastico potranno comunque essere spese anche nell’anno successivo. Il beneficio non è utilizzabile dai docenti sospesi per motivi disciplinari o da chi cessa dal servizio, salvo nei casi in cui la Carta sia stata riconosciuta in esecuzione di una sentenza.

Il commento della FENSIR

Sulla misura interviene anche la FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca, che evidenzia come l’importo continui a diminuire rispetto agli anni precedenti e come manchi ancora un investimento strutturale sulla formazione del personale scolastico.

«Le risorse destinate alla formazione del personale della scuola risultano ancora una volta inferiori rispetto al passato e non rappresentano un investimento strutturale e continuativo sull’aggiornamento professionale», afferma Giuseppe Favilla, Segretario Generale Nazionale della FENSIR.

«Riteniamo necessario prevedere un piano stabile di finanziamento che coinvolga tutto il personale della scuola: docenti, sia a tempo indeterminato sia a tempo determinato, e anche il personale ATA, che continua a essere escluso da strumenti analoghi di sostegno alla formazione».

Favilla sottolinea tuttavia un elemento positivo: «Accogliamo con favore il riconoscimento del personale educativo tra i beneficiari della Carta. È un passo importante perché anche questa categoria possa accedere pienamente alle opportunità di formazione, approfondimento e aggiornamento professionale».

GPS 2026-2028: aggiornamento delle graduatorie provinciali per le supplenze. Domande dal 23 febbraio al 16 marzo

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito si appresta ad avviare la procedura di aggiornamento delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) valide per il biennio 2026-2028, passaggio fondamentale per il conferimento degli incarichi a tempo determinato nelle istituzioni scolastiche statali.

La nuova tornata di aggiornamento riguarderà l’inserimento dei nuovi aspiranti, l’aggiornamento dei titoli e dei servizi per coloro che sono già presenti in graduatoria, nonché l’eventuale trasferimento di provincia o la conferma della permanenza. Le GPS continueranno a rappresentare lo strumento principale per l’attribuzione delle supplenze annuali fino al 31 agosto e delle supplenze fino al termine delle attività didattiche al 30 giugno, oltre a costituire il riferimento per la formazione delle graduatorie di istituto utilizzate per le supplenze brevi e temporanee.

Le istanze potranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica a partire dalle ore 12:00 del 23 febbraio 2026 e fino alle ore 23:59 del 16 marzo 2026. La domanda dovrà essere compilata attraverso il Portale Unico del Reclutamento (INPA), accessibile con credenziali SPID o CIE, seguendo la procedura informatizzata prevista per tutte le operazioni di reclutamento del personale scolastico.

La procedura interesserà sia i nuovi aspiranti docenti che intendono inserirsi per la prima volta nelle GPS, sia coloro che risultano già presenti nelle graduatorie del precedente biennio e devono aggiornare la propria posizione. In particolare, potranno presentare domanda gli aspiranti che intendono dichiarare nuovi titoli culturali e professionali, aggiornare i servizi svolti, modificare le classi di concorso, cambiare provincia oppure confermare la permanenza in graduatoria. Anche nei casi di sola permanenza è consigliabile prestare attenzione alla riconferma di eventuali titoli soggetti a scadenza.

Ogni aspirante potrà scegliere una sola provincia di inserimento, indipendentemente dal numero di classi di concorso o tipologie di posto per le quali possiede i requisiti. La provincia selezionata determinerà anche l’inclusione nelle correlate graduatorie di istituto, che saranno utilizzate per il conferimento delle supplenze temporanee e brevi nel corso del biennio di validità delle graduatorie.

Le GPS sono articolate in due fasce distinte per ciascun grado di istruzione e tipologia di posto. La prima fascia è riservata ai docenti abilitati e, per il sostegno, ai docenti in possesso della relativa specializzazione. La seconda fascia è invece destinata agli aspiranti in possesso del solo titolo di accesso valido e completo per la classe di concorso richiesta. Per la scuola secondaria, in particolare, risulta fondamentale che il titolo di studio sia coerente con la classe di concorso e comprensivo di tutti i CFU e degli esami richiesti dalla normativa vigente, in quanto non è previsto l’inserimento con riserva per titoli non ancora completati nella seconda fascia.

Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia e primaria, l’accesso alla prima fascia è riservato ai laureati in Scienze della Formazione Primaria o ai diplomati magistrali con titolo abilitante conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002. La seconda fascia è invece rivolta agli studenti iscritti al terzo anno del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria o ad annualità successive, purché abbiano conseguito almeno 150 CFU entro la scadenza della domanda.

Particolare attenzione dovrà essere riservata al titolo di accesso, elemento centrale dell’istanza, che deve risultare completo, coerente e conforme ai requisiti previsti per la specifica classe di concorso. L’assenza dei requisiti richiesti o la dichiarazione di titoli non idonei può comportare il depennamento dalla graduatoria, a seguito delle verifiche effettuate dagli Uffici scolastici o dalle istituzioni scolastiche al momento della stipula del contratto di supplenza.

Una delle indicazioni operative più rilevanti riguarda la dichiarazione del servizio in corso. Gli aspiranti che, alla data di scadenza della domanda, non abbiano ancora concluso un contratto di supplenza potranno indicare la data futura di termine del servizio. Tuttavia, il servizio maturato dopo la presentazione dell’istanza sarà valutato solo previa conferma attraverso apposita funzione nella finestra prevista per lo scioglimento delle riserve; in caso di mancata conferma, verrà considerato esclusivamente il servizio svolto fino alla data di invio della domanda.

L’inserimento con riserva sarà consentito esclusivamente per la prima fascia nei casi di conseguimento dell’abilitazione o della specializzazione sul sostegno entro il termine previsto, indicativamente fissato al 30 giugno 2026. Lo scioglimento della riserva avverrà successivamente tramite apposita istanza online, con dichiarazione dell’avvenuto conseguimento del titolo. Non è invece previsto l’inserimento con riserva per la seconda fascia, per la quale il titolo di accesso deve essere posseduto integralmente entro la scadenza della domanda.

Per i posti di sostegno, le graduatorie continueranno ad essere articolate in prima fascia, riservata ai docenti specializzati, e seconda fascia, destinata ai docenti privi di specializzazione ma in possesso del titolo di accesso al grado e di almeno tre annualità di servizio specifico su posto di sostegno nel grado richiesto, maturate entro l’anno scolastico precedente a quello di presentazione della domanda.

Il punteggio sarà attribuito automaticamente dal sistema informatico sulla base dei titoli e dei servizi dichiarati dall’aspirante secondo le tabelle ministeriali vigenti. Il servizio sarà valutato come specifico se svolto sulla stessa classe di concorso o tipologia di posto e come aspecifico negli altri casi, con un punteggio massimo di 12 punti per anno scolastico. Saranno valutabili anche i titoli culturali, le certificazioni linguistiche e le certificazioni informatiche rilasciate da enti accreditati, oltre ai titoli accademici e professionali previsti dalle tabelle di valutazione.

Le dichiarazioni rese in domanda sono soggette a verifica da parte degli Uffici scolastici e delle istituzioni scolastiche. Eventuali incongruenze o dichiarazioni non conformi possono comportare la rettifica del punteggio, il depennamento dalla graduatoria e, nei casi più gravi, la revoca dell’incarico eventualmente conferito.

La procedura informatizzata di conferimento delle supplenze continuerà a seguire l’ordine di scorrimento previsto dalla normativa: prima le Graduatorie ad Esaurimento (GAE), successivamente le GPS di prima e seconda fascia e, in caso di esaurimento, le graduatorie di istituto. La rinuncia all’incarico, la mancata presa di servizio o l’abbandono della supplenza comportano specifiche sanzioni che possono incidere sulla possibilità di ottenere ulteriori incarichi nel corso del biennio di vigenza delle graduatorie.

In vista dell’apertura delle istanze per l’aggiornamento delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze 2026-2028, sarà attivato un servizio di supporto dedicato alla compilazione della domanda online, finalizzato ad accompagnare gli aspiranti docenti nella corretta presentazione dell’istanza sul portale INPA e nella verifica dei titoli dichiarabili.

Il supporto riguarderà in particolare la verifica del titolo di accesso e dei requisiti per la classe di concorso, l’inserimento corretto dei servizi, la dichiarazione dei titoli culturali e professionali, la scelta della provincia e la gestione delle diverse tipologie di domanda (nuovo inserimento, aggiornamento, trasferimento o permanenza).

Sarà possibile richiedere assistenza personalizzata fissando un appuntamento tramite email all’indirizzo docenti@sadoc.it, indicando i propri dati anagrafici, la classe di concorso di interesse (se nota) e la tipologia di istanza da presentare. Il servizio di supporto alla compilazione è riservato agli iscritti al sindacato.

Al fine di fornire un orientamento operativo completo sulla procedura di aggiornamento delle GPS 2026-2028, sarà inoltre organizzato un incontro informativo pubblico online dedicato alla compilazione della domanda e all’analisi delle principali novità del biennio. Durante la diretta saranno illustrate le modalità di compilazione dell’istanza su INPA, i requisiti di accesso alle fasce GPS, la corretta dichiarazione dei titoli e del servizio, l’inserimento con riserva e gli errori più frequenti che possono comportare esclusioni o penalizzazioni in graduatoria.

L’incontro si terrà lunedì 13 alle ore 17:00 in diretta streaming sui canali YouTube e Facebook ufficiali, rappresentando un momento di approfondimento aperto a tutti gli aspiranti docenti interessati all’aggiornamento delle graduatorie per il biennio 2026-2028 e alla corretta compilazione della domanda entro i termini previsti.

🎥 Incontro informativo pubblico sulle GPS 2026–2028

Per offrire un orientamento operativo sulla procedura di aggiornamento delle GPS 2026–2028, sarà organizzato un incontro informativo pubblico online dedicato alla compilazione della domanda e all’analisi delle principali novità del biennio.

Durante la diretta verranno approfonditi:

  • modalità di compilazione dell’istanza su INPA;
  • requisiti di accesso alle fasce GPS;
  • dichiarazione del servizio in corso;
  • inserimento con riserva;
  • errori più frequenti che comportano depennamento;
  • strategie per migliorare il punteggio in graduatoria.

📅 Data: lunedì 23
🕔 Orario: ore 17:00
💻 Modalità: diretta streaming sui canali ufficiali social

La diretta sarà trasmessa sui seguenti canali:

La partecipazione è libera e aperta a tutti gli aspiranti docenti interessati all’aggiornamento delle GPS 2026–2028 e alla corretta compilazione della domanda entro i termini previsti.

Arretrati visibili dal 13 gennaio, ma sono “pochi spiccioli”: serve la parità salariale per tutti i docenti e aumenti veri per gli ATA.

Dalla serata del 13 gennaio 2026 risultano visibili su NoiPA gli arretrati contrattuali del comparto scuola, relativi al rinnovo del CCNL. Docenti e personale ATA possono finalmente consultare gli importi nel cedolino di gennaio, dopo mesi di attesa e comunicazioni frammentarie.

Ma è bene chiarirlo subito: non c’è nulla da festeggiare.

Arretrati già decurtati: non sono soldi “in più”

Gli importi che compaiono nel cedolino non rappresentano il totale degli aumenti spettanti, ma solo la parte residua, perché:

  • una quota è già stata erogata come anticipo contrattuale,
  • un’altra come indennità di vacanza contrattuale (IVC).

Di conseguenza, le somme visibili sono già al netto di quanto anticipato nei mesi scorsi. Chi si aspettava cifre consistenti resterà inevitabilmente deluso: quello che arriva ora è solo il conguaglio finale.

Favilla (FENSIR): “Parliamo di pochi spiccioli”

Non usa mezzi termini Giuseppe Favilla, Segretario Generale FENSIR, che commenta duramente:

«Dopo anni di attesa, sacrifici e perdita di potere d’acquisto, ai lavoratori della scuola arrivano pochi spiccioli. Altro che svolta: questi arretrati sono la dimostrazione di quanto poco si investa realmente su docenti e ATA».

Una critica che fotografa perfettamente la situazione: gli aumenti netti da febbraio 2026 saranno quasi impercettibili, spesso limitati a poche decine di euro. Un adeguamento che non compensa minimamente l’inflazione né l’aumento del costo della vita.

Aumenti quasi invisibili in busta paga

Con il nuovo stipendio tabellare, da febbraio:

  • molti docenti vedranno incrementi netti minimi,
  • il personale ATA continuerà a percepire stipendi ampiamente sotto la media europea,
  • nessuna vera valorizzazione professionale sarà tangibile.

In sostanza, il rinnovo contrattuale non cambia la condizione economica del personale scolastico. È un atto formale, non una riforma strutturale.

Serve una svolta politica: parità salariale tra tutti i docenti

Il problema non è tecnico, è politico. Finché la scuola resterà una voce marginale nei bilanci, non ci sarà alcuna dignità retributiva. Serve una scelta chiara e coraggiosa: investire davvero su chi regge il sistema educativo del Paese.

Una proposta che deve entrare con forza nel dibattito è la parificazione salariale tra:

  • docenti della scuola dell’infanzia e primaria,
  • docenti tecnico-pratici (ITP),
  • docenti della secondaria di primo grado,

e i docenti della secondaria di secondo grado.

Stesso lavoro educativo, stesse responsabilità, stessa dignità salariale.

Basta docenti di serie A e di serie B

Non esistono insegnanti “meno importanti”.
Educare, formare, includere, gestire classi sempre più complesse richiede competenze elevate in ogni ordine di scuola. Continuare a mantenere differenze stipendiali significa istituzionalizzare una discriminazione.

Una politica seria dovrebbe prevedere:

  • riallineamento retributivo progressivo tra tutti i docenti,
  • valorizzazione reale del personale ATA, oggi tra i più penalizzati della Pubblica Amministrazione,
  • stanziamenti strutturali e non una tantum.

Conclusione: arretrati sì, dignità ancora no

Gli arretrati visibili dal 13 gennaio chiudono una pratica amministrativa, non aprono una nuova stagione per la scuola.
Con aumenti quasi invisibili e importi ridotti a “pochi spiccioli”, come denuncia Favilla, la distanza tra proclami e realtà resta enorme.

Se non si avrà il coraggio di investire davvero e di parificare gli stipendi tra i docenti dei diversi ordini di scuola, la scuola continuerà a essere trattata come un costo e non come una risorsa.

E la dignità, ancora una volta, resterà solo una parola.

Mobbing a scuola: quando l’ambiente educativo diventa luogo di sofferenza per docenti e personale ATA

La scuola dovrebbe essere per definizione uno spazio di crescita, rispetto e collaborazione. Eppure, anche all’interno delle istituzioni scolastiche possono svilupparsi dinamiche di mobbing, una forma di violenza psicologica subdola, sistematica e persistente che colpisce lavoratrici e lavoratori, compromettendo la salute, la dignità e la professionalità.
Docenti e personale ATA (amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici) non sono affatto immuni da questo fenomeno, che troppo spesso viene minimizzato, normalizzato o ignorato.

Cos’è realmente il mobbing

Il mobbing non è un semplice conflitto, né una lite occasionale. È un incessante processo di azioni vessatorie intenzionali, lungo e costante, di fronte al quale la persona mobbizzata si trova progressivamente senza potere di difesa.
Si tratta di una strategia di logoramento che può essere messa in atto da un singolo individuo o da un gruppo, con l’obiettivo di isolare, delegittimare, emarginare o spingere la vittima ad allontanarsi dal contesto lavorativo.

Un aspetto fondamentale, spesso frainteso, è che ogni singola azione, presa isolatamente, può apparire neutra o addirittura normale: una battuta, una dimenticanza, una critica, un cambiamento di incarico. È la ripetizione sistematica nel tempo, la continuità e l’intenzionalità che trasformano questi comportamenti in mobbing.

Perché il mobbing è difficile da riconoscere a scuola

Nel contesto scolastico il mobbing assume forme particolarmente sottili e ambigue. La complessità dell’organizzazione, la presenza di diversi ruoli professionali, le gerarchie e le relazioni di potere favoriscono dinamiche in cui la vessazione può essere mascherata da esigenze organizzative, decisioni di servizio o “normale gestione”.

Spesso chi subisce si sente dire:

  • “È solo un malinteso”
  • “Succede a tutti”
  • “Non prenderla sul personale”

In realtà, dietro queste giustificazioni può nascondersi un vero e proprio processo persecutorio, che giorno dopo giorno mina l’equilibrio psicologico e professionale della persona.

Il mobbing verso il personale ATA

Il personale ATA è particolarmente esposto perché spesso collocato in una posizione di minor potere decisionale. Le forme più ricorrenti di mobbing includono:

  • demansionamento o assegnazione di compiti umilianti
  • esclusione sistematica dalle comunicazioni e dalle riunioni
  • carichi di lavoro eccessivi o, al contrario, svuotamento delle mansioni
  • controlli ossessivi, rimproveri pubblici, svalutazione continua
  • isolamento relazionale.

Queste pratiche non colpiscono solo la persona, ma trasmettono un messaggio chiaro: “tu non conti”, “sei inutile”, “sei un problema”.

Il mobbing verso i docenti

Anche i docenti possono essere bersaglio di mobbing, soprattutto quando risultano “scomodi”, autonomi, critici o semplicemente non allineati. Le modalità più frequenti sono:

  • delegittimazione professionale davanti a colleghi, studenti o famiglie
  • esclusione da progetti, incarichi, commissioni o opportunità formative
  • critiche continue e non costruttive
  • ostacoli nella carriera, nelle assegnazioni o negli orari
  • isolamento all’interno del collegio docenti.

In questi casi il mobbing colpisce direttamente l’identità professionale, generando senso di inadeguatezza, colpa e fallimento.

Le conseguenze: dalla persona alla comunità scolastica

Il mobbing non è mai “solo” un problema individuale. Le conseguenze più frequenti sono:

  • ansia, stress cronico, depressione
  • disturbi psicosomatici (insonnia, cefalee, problemi gastrointestinali)
  • perdita di motivazione, entusiasmo e senso di appartenenza
  • aumento delle assenze per malattia
  • calo della qualità del lavoro.

Una scuola in cui docenti e ATA vivono nel disagio non può essere un ambiente educativo sano. Il clima si deteriora, la collaborazione si spegne e anche studenti e famiglie ne risentono.

Perché il mobbing viene tollerato

Il mobbing a scuola viene spesso:

  • negato (“non esiste, sei troppo sensibile”)
  • normalizzato (“qui si è sempre fatto così”)
  • temuto (“se parli, peggiora”).

La precarietà lavorativa, la paura di ritorsioni, la mancanza di informazione e una cultura del silenzio favoriscono l’impunità. Inoltre, l’idea della scuola come “missione” porta molte persone a sopportare l’inaccettabile in nome del dovere.

Riconoscere il mobbing: segnali da non ignorare

Alcuni campanelli d’allarme:

  • sentirsi costantemente sotto attacco o sotto giudizio
  • essere sistematicamente esclusi da comunicazioni e decisioni
  • ricevere ordini contraddittori o impossibili da eseguire
  • percepire ostilità mirata, ironia, disprezzo
  • vivere un isolamento progressivo.

Quando questi segnali si ripetono nel tempo, non sono casualità: sono indicatori di un possibile processo di mobbing.

Cosa fare: tutela e consapevolezza

È fondamentale:

  • documentare tutto (email, ordini di servizio, messaggi, testimoni)
  • parlarne con persone di fiducia, RLS, sindacati
  • rivolgersi al medico in caso di sintomi
  • valutare supporto psicologico e, se necessario, legale.

Il silenzio è il principale alleato del mobbing. La consapevolezza è il primo strumento di difesa.

Il ruolo della dirigenza e dell’istituzione

Il dirigente scolastico ha una responsabilità centrale nel:

  • prevenire il disagio
  • garantire un clima di rispetto
  • intervenire tempestivamente
  • promuovere formazione su benessere organizzativo e gestione dei conflitti.

Una scuola che tollera il mobbing tradisce la propria funzione educativa.

Conclusione

Il mobbing a scuola non è un problema personale, ma organizzativo, culturale e strutturale.
Colpisce docenti e personale ATA, distrugge la dignità professionale e mina la credibilità dell’istituzione scolastica.

Riconoscerlo, nominarlo e contrastarlo non significa creare problemi, ma difendere la salute, la dignità e la giustizia nel lavoro.
Una scuola che tutela chi ci lavora è una scuola più forte, più umana e più autenticamente educativa.

neoassunti: aperto l’ambiente INDIRE

A partire dal 19 dicembre 2025, INDIRE ha reso disponibile l’ambiente online dedicato alla documentazione dell’anno di formazione e prova. In tale piattaforma, i docenti neoassunti nell’anno scolastico 2025/26 potranno compilare e documentare il proprio portfolio professionale digitale, che sarà successivamente presentato al Comitato di valutazione.

L’ambiente riservato ai tutor sarà invece attivato in un secondo momento; esso consentirà la compilazione del questionario di monitoraggio e il download dell’attestato relativo allo svolgimento dell’attività di tutoraggio.

Elenchi regionali per le immissioni in ruolo 2026/27: cosa sapere

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha predisposto una bozza di provvedimento che disciplina la costituzione delle graduatorie regionali finalizzate alle immissioni in ruolo del personale docente a partire dall’anno scolastico 2026/2027.
Tali graduatorie hanno l’obiettivo di garantire la copertura dei posti vacanti e disponibili qualora risultino esaurite le graduatorie concorsuali ordinarie ancora vigenti.

Finalità delle graduatorie regionali

Le graduatorie regionali rappresentano uno strumento aggiuntivo per assicurare continuità didattica e stabilità negli organici, consentendo l’assunzione a tempo indeterminato di docenti che hanno già dimostrato il possesso delle competenze richieste attraverso il superamento di procedure concorsuali.

Requisiti di accesso

Possono presentare domanda di inserimento nelle graduatorie regionali i docenti che:

  • abbiano partecipato a procedure concorsuali bandite a decorrere dal 1° gennaio 2020;
  • abbiano conseguito il punteggio minimo previsto per il superamento della prova orale, pari ad almeno 70/100 (o punteggio equivalente nelle procedure che prevedono prova orale e pratica);
  • siano risultati idonei, anche se non rientrati nel numero dei posti messi a bando.

Le graduatorie riguardano posti comuni e di sostegno per la scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado.

Esclusioni

Non possono presentare domanda di inserimento:

  • i docenti già assunti con contratto a tempo indeterminato;
  • i docenti che abbiano un contratto a tempo determinato finalizzato al ruolo.

Struttura delle graduatorie

Le graduatorie regionali saranno articolate:

  • per regione,
  • per classe di concorso e tipologia di posto.

L’ordine di collocazione dei candidati sarà determinato secondo i seguenti criteri:

  1. priorità in base alla cronologia delle procedure concorsuali;
  2. all’interno della stessa procedura, in base al punteggio complessivo ottenuto.

Scelta della regione

Ogni candidato potrà scegliere una sola regione, valida per tutte le classi di concorso e tipologie di posto per cui possiede titolo.
La scelta sarà irrevocabile per l’anno di riferimento.

Modalità di presentazione della domanda

La domanda di inserimento dovrà essere presentata esclusivamente in modalità telematica, attraverso il portale ministeriale, nei tempi e con le modalità che saranno indicati nell’ordinanza attuativa.

Pubblicazione delle graduatorie

Gli Uffici Scolastici Regionali provvederanno a:

  • pubblicare le graduatorie regionali definitive;
  • rendere disponibili i dati relativi alla consistenza delle graduatorie concorsuali ancora vigenti;
  • aggiornare annualmente le informazioni utili alle operazioni di immissione in ruolo.

Utilizzo per le immissioni in ruolo

Le graduatorie regionali saranno utilizzate solo in caso di esaurimento delle graduatorie concorsuali ordinarie, per l’assegnazione dei posti residui destinati alle assunzioni a tempo indeterminato.

Tempistiche

Il decreto attuativo dovrà essere emanato entro il 31 dicembre 2025, mentre le graduatorie entreranno in funzione a partire dalle immissioni in ruolo per l’anno scolastico 2026/2027.

Bando percorsi universitari di formazione iniziale e abilitazione dei docenti 2025/2026 – Università eCampus

L’Università eCampus ha emanato il bando di concorso per l’accesso ai percorsi universitari e accademici di formazione iniziale e abilitazione dei docenti per l’Anno Accademico 2025/2026, in attuazione del DPCM 4 agosto 2023 e della normativa vigente 802-25 Bando percorsi abilitant….

Il bando, insieme alle FAQ ufficiali, sarà pubblicato a breve nella sezione dedicata del portale di Ateneo:
👉 https://www.uniecampus.it/index.php?id=4341
Le FAQ sono soggette a costante aggiornamento, pertanto si invita a monitorare regolarmente la pagina indicata faq iniziali_FAQ 60 – 3A EDIZIO….

Termini di presentazione della domanda

La domanda di partecipazione al concorso potrà essere presentata esclusivamente online:

  • a partire dalle ore 11:00 di giovedì 18 dicembre 2025
  • fino alle ore 16:00 di venerdì 2 gennaio 2026

Il mancato rispetto dei termini o delle modalità previste comporterà l’esclusione dalla procedura.

Precisazioni sull’accreditamento MUR

Si precisa che il bando è emanato in attesa dell’esito dell’istanza presentata al Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) relativa a:

  • l’accreditamento delle ulteriori classi concorsuali indicate nell’Allegato 2 del bando;
  • la concessione dei contingenti per le classi concorsuali già accreditate, riportate nell’Allegato 1.

Di conseguenza, le graduatorie saranno efficaci esclusivamente:

  • per le classi concorsuali che risulteranno effettivamente accreditate dal MUR;
  • nei limiti quantitativi stabiliti dal Ministero.

Qualora le graduatorie fossero pubblicate prima del provvedimento ministeriale, la loro efficacia resterà subordinata all’esito definitivo dell’accreditamento 802-25 Bando percorsi abilitant….

Percorsi attivati

Il bando disciplina l’accesso ai percorsi:

  • 60 CFU/CFA (posti contingentati);
  • 30 CFU/CFA per vincitori di concorso;
  • 30 CFU/CFA ex art. 2-ter, comma 4-bis, D.lgs. 59/2017;
  • 36 CFU/CFA di completamento per vincitori di concorso con 24 CFU conseguiti entro il 31 ottobre 2022.

I percorsi prevedono frequenza obbligatoria e includono attività didattiche, laboratori e tirocini secondo quanto stabilito dalla normativa vigente.

Informazioni e aggiornamenti

Tutte le informazioni operative, il testo integrale del bando, gli allegati e le FAQ aggiornate sono consultabili nella sezione dedicata del portale di Ateneo:
👉 https://www.uniecampus.it/index.php?id=4341

Si raccomanda ai candidati di verificare con attenzione i requisiti di accesso, le classi di concorso disponibili e le modalità di presentazione della domanda, nonché di monitorare costantemente gli aggiornamenti pubblicati dall’Università.


Anno di formazione e prova 2025/2026: obblighi, carichi di lavoro e tutele per i docenti

Con la Nota n. 95371 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha definito le modalità di svolgimento del periodo di formazione e prova dei docenti neoassunti e dei docenti che hanno ottenuto il passaggio di ruolo per l’anno scolastico 2025/2026. Il quadro normativo di riferimento resta il D.M. 226/2022, integrato dalle disposizioni del Decreto-Legge n. 19/2024 connesse all’attuazione del PNRR.

50 ore complessive: come sono realmente articolate

Il percorso di formazione e prova prevede 50 ore complessive di attività formative obbligatorie, da intendersi aggiuntive rispetto agli ordinari impegni di servizio. La Nota ministeriale chiarisce la seguente articolazione:

  • 6 ore di incontri iniziali e finali (in presenza o online);
  • 12 ore di laboratori formativi PNRR, da svolgere sulla piattaforma “Scuola Futura”;
  • 12 ore di attività di peer to peer e osservazione in classe;
  • 20 ore di formazione online sulla piattaforma INDIRE.

È importante sottolineare, anche in chiave sindacale, che le 20 ore su INDIRE sono confermate integralmente e non sono sostituite dalle attività PNRR:
le 12 ore su Scuola Futura si aggiungono al percorso già previsto dal D.M. 226/2022.

INDIRE e Scuola Futura: due piattaforme, funzioni diverse

La Nota distingue con chiarezza due ambienti formativi, spesso impropriamente sovrapposti nelle comunicazioni delle scuole:

  • Piattaforma INDIRE (20 ore)
    È lo spazio dedicato alla riflessione professionale e alla documentazione del percorso, attraverso:
    • bilancio iniziale e finale delle competenze;
    • analisi dell’esperienza didattica;
    • costruzione del portfolio professionale, che sostituisce ogni altra relazione finale.
  • Piattaforma Scuola Futura – PNRR (12 ore)
    Riguarda esclusivamente i laboratori formativi certificati ai sensi dell’art. 14 del DL 19/2024, riferiti in particolare a:
    • transizione digitale;
    • nuove competenze e linguaggi (multilinguismo).
    La frequenza deve essere obbligatoriamente attestata: l’assenza di certificazione compromette la validità dell’anno di prova.

Carichi di lavoro e criticità organizzative

Dal punto di vista sindacale, va evidenziato come l’impianto complessivo:

  • aumenti la pressione temporale sui docenti in anno di prova;
  • non preveda alcuna riduzione degli altri impegni funzionali;
  • affidi spesso alle singole istituzioni scolastiche una gestione non sempre uniforme delle attività.

Particolare attenzione va posta affinché:

  • non vengano confuse o accorpate impropriamente le ore INDIRE con quelle PNRR;
  • non siano richieste attività aggiuntive non previste dalla normativa;
  • siano rispettate le condizioni di servizio (part-time, decorrenze giuridiche differite, situazioni di proroga).

Tutor, dirigente scolastico e valutazione finale

Resta centrale il ruolo del docente tutor, che accompagna il neoassunto per tutto il percorso e cura l’istruttoria da presentare al Comitato di valutazione. Il dirigente scolastico stipula il Patto per lo sviluppo professionale, osserva l’attività didattica e redige la relazione finale.

Il superamento dell’anno di prova è subordinato a:

  • almeno 180 giorni di servizio, di cui 120 di attività didattica (riparametrabili);
  • completamento delle 50 ore di formazione;
  • colloquio finale con test, basato sulla documentazione prodotta.

La valutazione deve essere condotta con criteri trasparenti, non discrezionali e contestualizzati, tenendo conto delle reali condizioni di lavoro del docente.

Formazione e prova docenti neoassunti: il MIM anticipa le novità della circolare 2025/2026 Incontro informativo del 5 dicembre

Si è svolto ieri, 5 dicembre, l’incontro informativo presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito dedicato alla nuova circolare annuale sul percorso di formazione e prova dei docenti neoassunti e di coloro che hanno ottenuto il passaggio di ruolo. L’appuntamento ha fornito importanti chiarimenti sulle procedure che regoleranno l’anno di prova nel 2024/2025 e nel successivo anno scolastico.

Tra i temi affrontati, particolare attenzione è stata riservata alla posizione dei docenti provenienti dal concorso ordinario PNRR2 che conseguiranno l’abilitazione entro il 31 dicembre 2025. Per questa categoria, l’assunzione a tempo indeterminato decorrerà dalla data stessa di conseguimento dell’abilitazione. Di conseguenza, l’obbligo dei 180 giorni di servizio e dei 120 giorni di attività didattiche sarà calcolato a partire dalla data di decorrenza del contratto, che costituirà l’avvio formale dell’anno di prova previsto per l’a.s. 2025/2026.

L’impianto generale del percorso formativo resta confermato: come previsto dal DM 226/2020, il docente è tenuto a svolgere 50 ore di attività tra momenti sincroni e asincroni progettati per valorizzare la didattica laboratoriale, favorire l’osservazione reciproca e sostenere lo sviluppo professionale attraverso la piattaforma INDIRE. Le attività andranno registrate su “Scuola Futura”, accessibile dall’area riservata.

Nel dettaglio, il percorso comprenderà:

  • 6 ore di incontri in presenza e online, con una novità significativa: le prime 3 ore saranno erogate da INDIRE tramite un evento formativo nazionale;
  • 12 ore di laboratori formativi;
  • 12 ore di peer to peer;
  • 20 ore di formazione online.

La fase valutativa seguirà quanto stabilito dall’art. 13 del DM 226/2022. Le osservazioni in classe, a cura del Dirigente scolastico e del Tutor, e le relative schede compilate costituiranno parte essenziale della documentazione sottoposta al Comitato di valutazione. Il percorso si concluderà con un colloquio, comprensivo del test previsto dal Decreto, volto a verificare le competenze sviluppate dal docente durante l’anno di prova.

Anche quest’anno, dunque, il modello organizzativo della formazione e prova rimane sostanzialmente invariato rispetto agli anni precedenti. È stato inoltre richiesto al Ministero un importante chiarimento sulla possibilità di conteggiare anche i sabati all’interno dei 120 giorni di attività didattiche: una risposta ufficiale verrà fornita prima della pubblicazione definitiva della circolare.

L’uscita del testo definitivo è attesa nei prossimi giorni.

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