COMUNICATI STAMPA

Posizioni economiche del personale ATA: aggiornamento sullo stato di avanzamento

Il Segretario Nazionale di FENSIR SAATA, Gianluca Mangione, fornisce un aggiornamento dettagliato sullo stato di avanzamento delle procedure relative all’attribuzione delle posizioni economiche del personale ATA, alla luce dei dati più recenti disponibili.

Le nuove posizioni economiche complessivamente attivabili sono pari a circa 46.300 unità, così articolate per area e profilo professionale:

Area Collaboratori scolastici (prima posizione economica): circa 28.500 posti

Area Operatori: circa 80 posti

Area Assistenti – prima posizione economica: circa 12.500 posti, di cui:

9.050 assistenti amministrativi

3.300 assistenti tecnici

quote residuali per cuochi, guardarobieri e infermieri

Area Assistenti – seconda posizione economica: circa 5.100 posti, di cui:

3.700 assistenti amministrativi

1.400 assistenti tecnici

Per quanto riguarda la partecipazione alle procedure selettive, si registra un’adesione particolarmente elevata. I lavoratori ammessi ai percorsi formativi e alle prove finali risultano complessivamente oltre 57.000, con il seguente dettaglio:

Collaboratori scolastici: circa 26.900 candidati

Assistenti amministrativi – prima posizione economica: oltre 12.100 candidati

Assistenti tecnici – prima posizione economica: circa 3.400 candidati

Assistenti amministrativi – seconda posizione economica: oltre 10.600 candidati

Assistenti tecnici – seconda posizione economica: circa 4.000 candidati

ulteriori contingenti per gli altri profili ATA

Il rapporto medio tra posti disponibili e candidati conferma una partecipazione significativa, con una media compresa tra 2 e 3 candidati per ogni posizione, con variazioni territoriali anche rilevanti.

Sul piano procedurale, si evidenzia che:

le prove ordinarie si sono svolte regolarmente tra febbraio e marzo 2026;

sono in fase di completamento le prove suppletive, con conclusione prevista entro la fine di aprile 2026;

sono già avviate in diversi territori le attività di correzione e validazione degli esiti.

Per quanto concerne le tempistiche, la pubblicazione delle graduatorie provvisorie è attesa entro la prima metà di maggio 2026, mentre le graduatorie definitive dovrebbero essere rese note entro il mese di giugno 2026, compatibilmente con la chiusura delle prove suppletive e delle verifiche amministrative.

Permangono tuttavia criticità legate alla disomogeneità dei tempi tra i diversi Uffici Scolastici Regionali, alla gestione delle prove suppletive e alla necessità di garantire uniformità nei criteri di valutazione.

“Questi numeri – dichiara Mangione – ci restituiscono con chiarezza una realtà: il personale ATA crede fortemente nei percorsi di valorizzazione professionale, come dimostra l’altissimo livello di partecipazione. Tuttavia, non possiamo ignorare che a fronte di oltre 57.000 lavoratori coinvolti, una parte significativa resterà esclusa, pur avendo investito tempo, competenze e aspettative in questa procedura”.

“È necessario – prosegue il Segretario Nazionale – avviare una riflessione strutturale: le posizioni economiche non possono restare uno strumento limitato e selettivo, ma devono diventare un meccanismo stabile e progressivo di crescita professionale. In particolare, la prima posizione economica degli assistenti amministrativi, che rappresentano una colonna portante del funzionamento delle segreterie scolastiche, deve essere ulteriormente valorizzata e ampliata”.

“Occorre inoltre garantire tempi certi e omogenei: non è accettabile che i lavoratori debbano attendere mesi per conoscere l’esito di una procedura già conclusa nelle sue fasi principali. Serve una regia nazionale più incisiva, capace di superare le attuali disomogeneità territoriali”.

FENSIR SAATA continuerà a monitorare con attenzione tutte le fasi del procedimento, mantenendo un confronto costante con l’Amministrazione e promuovendo ogni iniziativa utile a tutela dei lavoratori.

Il Segretario Nazionale Saata

Gianluca Mangione

CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027: tra annunci e realtà, gli aumenti bastano davvero?

Il secondo incontro all’Aran per il rinnovo del CCNL “Istruzione e Ricerca” 2025-2027 ha prodotto un elemento di apparente convergenza: destinare quasi tutte le risorse disponibili agli stipendi tabellari. Una scelta rivendicata da più sigle sindacali e accolta positivamente al tavolo negoziale. Ma basta questo per parlare di vero rilancio delle retribuzioni del personale della scuola, dell’università, della ricerca e dell’AFAM?

La sensazione, a leggere con attenzione numeri e dichiarazioni, è che ci si trovi ancora una volta davanti a un equilibrio fragile: un accordo possibile, forse anche rapido, ma costruito su basi economiche che difficilmente potranno incidere davvero sulla vita quotidiana dei lavoratori.

Dai comunicati dei principali sindacati emerge una linea comune, pur nelle differenze di accento. La FLC CGIL rivendica come risultato importante l’aver concentrato le risorse sugli stipendi tabellari, ma allo stesso tempo insiste sulla necessità di nuovi finanziamenti per colmare il divario con gli altri comparti della pubblica amministrazione. La CISL sottolinea la coerenza dell’impostazione e rivendica il percorso che ha portato fin qui, mentre la UIL parla di un passo nella giusta direzione, accompagnato però dalla richiesta di detassare gli aumenti e di reperire ulteriori risorse.

Anche SNALS e ANIEF, pur riconoscendo gli incrementi previsti, mettono in evidenza il limite principale dell’operazione: le cifre non sono sufficienti a recuperare il potere d’acquisto perso. E su questo punto, al di là delle differenze, il fronte sindacale appare insolitamente compatto.

Il problema, però, non sta tanto nelle percentuali annunciate quanto nella loro traduzione concreta. Si parla di aumenti medi tra i 130 e i 143 euro lordi mensili. Una cifra che, sulla carta, può sembrare significativa. Ma basta fare un calcolo semplice per capire quanto effettivamente arriverà nelle tasche dei lavoratori.

Tolte le trattenute fiscali, che incidono per circa un quarto dell’importo, il netto si aggira attorno ai 100 euro. A questo vanno sottratte le addizionali regionali e comunali, riducendo ulteriormente la cifra disponibile. Alla fine, l’aumento reale difficilmente supera i 90-100 euro mensili.

È su questo scarto tra percezione e realtà che interviene con decisione il segretario della FENSIR, Giuseppe Favilla, che mette in discussione l’intero impianto comunicativo della trattativa. Secondo Favilla, i proclami non corrispondono alla realtà dei fatti: si enfatizzano cifre lorde e percentuali, ma si evita di spiegare chiaramente cosa resta davvero in busta paga.

Il punto non è negare l’esistenza degli aumenti, ma valutarne l’efficacia. Perché un incremento netto di circa 100 euro, in un contesto segnato da inflazione e aumento generalizzato dei costi, non è in grado né di recuperare quanto perso negli ultimi anni né di ridurre il divario con altri settori pubblici.

E qui emerge il limite strutturale dell’intera operazione. Questo contratto, come molti dei precedenti, non nasce da una scelta politica di investimento forte sul comparto istruzione e ricerca, ma dalla semplice distribuzione delle risorse già previste in legge di bilancio. In altre parole, si decide come dividere una torta che non è cresciuta.

Non sorprende, quindi, che tutti i sindacati, pur con toni diversi, tornino a chiedere la stessa cosa: risorse aggiuntive. Che si tratti di fondi perequativi, detassazione degli aumenti, riconoscimento di voci oggi escluse o recupero di annualità pregresse, il nodo resta sempre lo stesso. Senza nuovi finanziamenti, il contratto può al massimo contenere le perdite, non invertire la tendenza.

Il rischio, allora, è quello di trovarsi davanti a un rinnovo contrattuale che funziona sul piano tecnico e procedurale, ma che non incide davvero sul piano sostanziale. Un contratto che arriva nei tempi giusti, ma con importi che non cambiano in modo significativo le condizioni materiali di chi lavora nella scuola e nella ricerca.

La partita vera, probabilmente, si giocherà nei prossimi mesi, tra legge di bilancio e parte normativa del contratto. Ma una cosa appare già chiara: senza un investimento strutturale, senza un cambio di passo politico prima ancora che contrattuale, sarà difficile parlare di reale valorizzazione del personale.

E alla fine resta una domanda semplice, che nessun comunicato riesce a eludere: cento euro in più al mese possono davvero rappresentare una risposta adeguata al costo della vita e al valore del lavoro svolto?

Trescore Balneario, grave episodio all’interno dell’istituto scolastico: serve una riflessione profonda e responsabile

La FENSIR esprime la propria piena solidarietà e vicinanza alla docente vittima della grave aggressione avvenuta all’interno di un istituto scolastico di Trescore Balneario, auspicando una pronta e completa guarigione.

L’episodio rappresenta un fatto di estrema gravità che colpisce profondamente tutta la comunità educante e che non può essere affrontato con letture semplicistiche o esclusivamente repressive.

Il Segretario Generale Giuseppe Favilla dichiara:

“Non possiamo attaccare a priori il ragazzino e non sappiamo con certezza da cosa sia stato spinto né il motivo del gesto. Sicuramente dobbiamo interrogarci su quali siano state le azioni educative intraprese dalla scuola e soprattutto sul contesto sociale e familiare di provenienza del ragazzo. Non certo aiutano alcuni messaggi provenienti dai media, che rischiano di alimentare una lettura semplicistica e superficiale di fenomeni complessi.”

La FENSIR ritiene indispensabile che, accanto alle necessarie verifiche sull’accaduto, si apra una riflessione seria e condivisa sul ruolo della scuola, sulle condizioni in cui operano docenti e studenti e sulle responsabilità educative che coinvolgono l’intera società.

È fondamentale evitare ogni forma di strumentalizzazione e promuovere invece un approccio equilibrato, capace di coniugare sicurezza, prevenzione e attenzione ai percorsi educativi e relazionali.

La scuola deve rimanere un luogo sicuro, ma anche uno spazio di crescita, ascolto e inclusione, nel quale situazioni di disagio possano essere intercettate e affrontate prima che degenerino in episodi drammatici.


FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca
(Data e luogo)

Carta docente 2025/26: importo di 383 euro, accredito dal 9 marzo

Per l’anno scolastico 2025/2026 la Carta del docente avrà un valore di 383 euro. Il bonus sarà accreditato sulla piattaforma dedicata a partire dal 9 marzo 2026 e potrà essere utilizzato per l’acquisto di beni e servizi utili alla formazione e all’aggiornamento professionale degli insegnanti.

La Carta è destinata ai docenti di ruolo, ai docenti con supplenza annuale al 31 agosto, a quelli con contratto fino al termine delle attività didattiche al 30 giugno, oltre che al personale educativo delle istituzioni scolastiche statali. Il beneficio è riconosciuto anche ai docenti in anno di prova, a quelli in comando o distacco e agli insegnanti delle scuole italiane all’estero e delle scuole militari.

Le somme non spese nell’anno precedente verranno riaccreditate insieme alle nuove risorse, mentre la validità del credito resta di due anni scolastici, con scadenza al 31 agosto.

Come può essere utilizzata la Carta

La Carta del docente è pensata per sostenere la formazione continua e l’aggiornamento professionale del personale docente ed educativo. Le risorse possono essere utilizzate per acquistare diversi beni e servizi legati alla crescita culturale e professionale.

In particolare, il bonus può essere utilizzato per:

  • libri, manuali scolastici e testi specialistici, anche in formato digitale;
  • riviste e pubblicazioni utili all’aggiornamento professionale;
  • corsi di formazione e aggiornamento organizzati da enti accreditati dal Ministero;
  • corsi universitari, lauree, lauree magistrali o specialistiche, corsi post-laurea e master universitari coerenti con il profilo professionale;
  • biglietti per spettacoli teatrali e cinematografici, attività considerate utili per l’arricchimento culturale;
  • ingressi a musei, mostre, eventi culturali e spettacoli dal vivo;
  • prodotti dell’editoria audiovisiva;
  • strumenti musicali, in particolare per le attività didattiche legate alla musica;
  • servizi di trasporto di persone, qualora attivati tramite specifici accordi e bandi.

Le risorse possono inoltre essere utilizzate per partecipare a iniziative formative previste dal piano triennale dell’offerta formativa delle scuole o dal piano nazionale di formazione dei docenti, rafforzando così il collegamento tra formazione individuale e progettazione didattica delle istituzioni scolastiche.

Hardware e software

Una novità introdotta per l’anno scolastico 2025/2026 riguarda l’acquisto di hardware e software. La Carta potrà essere utilizzata per questi acquisti solo nell’anno di prima erogazione e successivamente con cadenza quadriennale.

Questo significa che l’anno scolastico 2025/26 rappresenta di fatto un “anno zero”: tutti i docenti potranno utilizzare la Carta per acquistare dispositivi o programmi informatici utili alla didattica, mentre la possibilità tornerà soltanto dopo quattro anni. Anche eventuali somme residue non potranno essere utilizzate negli anni successivi per questa tipologia di acquisti.

Le somme non utilizzate entro la fine dell’anno scolastico potranno comunque essere spese anche nell’anno successivo. Il beneficio non è utilizzabile dai docenti sospesi per motivi disciplinari o da chi cessa dal servizio, salvo nei casi in cui la Carta sia stata riconosciuta in esecuzione di una sentenza.

Il commento della FENSIR

Sulla misura interviene anche la FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca, che evidenzia come l’importo continui a diminuire rispetto agli anni precedenti e come manchi ancora un investimento strutturale sulla formazione del personale scolastico.

«Le risorse destinate alla formazione del personale della scuola risultano ancora una volta inferiori rispetto al passato e non rappresentano un investimento strutturale e continuativo sull’aggiornamento professionale», afferma Giuseppe Favilla, Segretario Generale Nazionale della FENSIR.

«Riteniamo necessario prevedere un piano stabile di finanziamento che coinvolga tutto il personale della scuola: docenti, sia a tempo indeterminato sia a tempo determinato, e anche il personale ATA, che continua a essere escluso da strumenti analoghi di sostegno alla formazione».

Favilla sottolinea tuttavia un elemento positivo: «Accogliamo con favore il riconoscimento del personale educativo tra i beneficiari della Carta. È un passo importante perché anche questa categoria possa accedere pienamente alle opportunità di formazione, approfondimento e aggiornamento professionale».

Posizioni economiche ATA: definite le prove finali

SAATA: attenzione a equità, trasparenza e tutela dei lavoratori


Nella giornata del 20 gennaio presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito il confronto tra Amministrazione e sindacati rappresentativi sull’organizzazione delle prove finali per le posizioni economiche del personale ATA.
FENSIR SAATA non ha partecipato all’incontro. Le informazioni disponibili provengono esclusivamente dalle comunicazioni ufficiali dell’Amministrazione e dalle notizie diffuse successivamente. Ciò non impedisce al sindacato di esprimere una valutazione chiara e responsabile nell’interesse dei lavoratori.

Dopo anni di attesa, la procedura entra finalmente nella fase conclusiva. Le prove finali sono previste per la fine di febbraio e coinvolgeranno oltre 47.000 lavoratori ATA appartenenti ai diversi profili interessati dalle posizioni economiche. Un passaggio atteso da tempo, che pone fine a una lunga fase di incertezza.

Le prove si svolgeranno in più di 3.100 sedi distribuite sul territorio nazionale. Secondo quanto comunicato dall’Amministrazione, per molti candidati la sede d’esame sarà relativamente vicina alla scuola di servizio. È tuttavia confermato che una parte del personale dovrà sostenere la prova lontano dalla propria sede di lavoro, con disagi evidenti in termini di tempi di percorrenza, costi e organizzazione personale e familiare.

Su questo punto interviene Gianluca Mangione, Segretario Nazionale SAATA, che chiarisce la posizione del sindacato:
«Quando si parla di diritti contrattuali, nessun lavoratore dovrebbe essere penalizzato. Gli spostamenti significativi per sostenere una prova legata a un diritto acquisito non possono essere considerati un dettaglio organizzativo».

L’Amministrazione ha indicato l’utilizzo di un sistema automatizzato per l’assegnazione delle sedi, che terrebbe conto anche della viabilità reale. Una spiegazione che, secondo SAATA, non risolve il problema.
«Gli algoritmi non possono giustificare disagi concreti per i lavoratori», sottolinea Mangione. «La gestione delle posizioni economiche deve mettere al centro le persone, non scaricare su di loro le difficoltà organizzative».

La prova consisterà in un test a risposta multipla di 20 quesiti, differenziati per profilo e posizione economica, coerenti con il percorso formativo svolto. Potranno accedere alla prova finale esclusivamente i lavoratori che abbiano completato almeno il 75 per cento delle ore di formazione previste.

FENSIR SAATA ritiene che il tema delle posizioni economiche non possa essere affrontato accettando compromessi al ribasso. Secondo Mangione, «parlare di buona organizzazione ignorando i disagi di una parte del personale significa spostare il peso delle criticità amministrative sui lavoratori ATA».

Il sindacato evidenzia come i sindacati rappresentativi avrebbero dovuto pretendere con maggiore determinazione sedi d’esame realmente prossime per tutti, criteri di assegnazione chiari, verificabili e uniformi, nonché l’assenza di qualsiasi aggravio economico o logistico per il personale coinvolto.

«Le posizioni economiche non sono una concessione», conclude Mangione. «Sono un diritto contrattuale legato alla formazione, alle competenze e alle responsabilità aggiuntive. Non possono trasformarsi in un percorso a ostacoli».

FENSIR SAATA continuerà a seguire con attenzione l’intera procedura, pronta a segnalare criticità, tutelare chi subirà disagi e intervenire in tutte le sedi opportune per garantire equità, trasparenza e rispetto della dignità professionale del personale ATA.

I diritti non si amministrano con percentuali e algoritmi.
I diritti si difendono.

Primi dati di rappresentatività: FENSIR dimostra il suo potenziale

Il primo accertamento ufficiale di rappresentatività per il triennio 2025-2027 segna per FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca un passaggio significativo: 773 deleghe (0,10%), 354 voti (0,04%) e una media rappresentativa dello 0,07%, con dati delle deleghe riferiti a dicembre 2024 e voti RSU provenienti dalle elezioni di aprile 2025, in cui la Federazione ha presentato solo 19 liste su scala nazionale.

Nonostante la presenza limitata, il dato delle RSU è una chiara testimonianza che si può ottenere molto di più: con sole 19 liste, FENSIR ha registrato circa 18,6 voti per lista, evidenziando un potenziale di crescita molto ampio nelle tornate future.

Un risultato iniziale ma già significativo, che dimostra la fiducia verso un modello sindacale nuovo, moderno e realmente vicino alle persone.

Chi siamo: una Federazione che nasce per innovare

FENSIR è una realtà giovane, ma con basi solide e una visione chiara.
La Federazione riunisce Sindacati Autonomi Federati (SAF) attivi nei vari ambiti dell’istruzione, della formazione, dell’università e della ricerca, costruendo una rete inclusiva e competente capace di rispondere ai bisogni specifici di ogni profilo professionale.

Ma FENSIR non è soltanto un acronimo:
è una matita che comincia a consumarsi per tracciare un futuro migliore per il personale docente e ATA, della scuola statale e paritaria.
Un simbolo semplice ma potente, che rappresenta il nostro impegno quotidiano: scrivere insieme il cambiamento, lasciare un segno concreto, costruire possibilità nuove là dove per troppo tempo le risposte sono mancate.

Ci contraddistinguono:

  • indipendenza e autonomia reale, senza appartenenze politiche;
  • una struttura federativa, partecipativa e moderna;
  • la difesa della dignità professionale del personale scolastico, educativo e della ricerca;
  • la promozione della conoscenza, della qualità e dell’innovazione;
  • un approccio orientato alla persona e non all’apparato.

Il Manifesto politico-sindacale: la nostra identità

Il Manifesto politico-sindacale di FENSIR definisce la nostra visione e il nostro impegno quotidiano:

  • la centralità della scuola come motore di democrazia;
  • il riconoscimento della professionalità dei lavoratori dell’istruzione;
  • una contrattazione fondata su merito ed equità;
  • un sindacato libero da condizionamenti esterni;
  • il superamento dell’attuale impianto rappresentativo fondato sulla “sei numeri”, verso un modello più equo e partecipato.

FENSIR nasce per essere una voce nuova, coerente e competente, capace di interpretare i bisogni reali del personale.

Favilla: “Siamo giovani, ma il nostro progetto è forte e in crescita”

Il Segretario Generale Giuseppe Favilla commenta così il risultato:

«L’accertamento della rappresentatività, ottenuto con dati di delega aggiornati a dicembre 2024 e voti RSU riferiti alle elezioni di aprile 2025 — in cui abbiamo presentato solo 19 liste — è per noi un segnale importante. Siamo ancora giovani, ma questi numeri mostrano che stiamo crescendo e che sempre più lavoratrici e lavoratori credono nel nostro progetto.»

E aggiunge:

«Il nostro obiettivo è diventare la voce alternativa ai sindacati oggi rappresentativi. Vogliamo costruire un modello nuovo, libero, vicino alle persone e fondato sulla partecipazione reale, superando le rigidità dell’attuale sistema e restituendo ai lavoratori la centralità che meritano.»

Un punto di partenza, non di arrivo

Questo primo accertamento è l’inizio di un percorso di crescita strutturata.
La Federazione si impegna ora a:

  • rafforzare la presenza sui territori;
  • consolidare la rete dei Sindacati Autonomi Federati;
  • ampliare servizi e tutele;
  • rendere la rappresentanza sempre più competente e credibile;
  • ascoltare e valorizzare le esigenze reali del personale dell’istruzione e della ricerca.

Ringraziamenti: la forza della Federazione siete voi

FENSIR desidera esprimere un ringraziamento sincero e profondo:

  • a tutti gli iscritti, per la fiducia costante;
  • ai colleghi nelle scuole, che sotto la bandiera di FENSIR si sono messi al servizio dei propri pari, incarnando lo spirito del nostro progetto;
  • alle segreterie dei SAF — SAIR, SADOC e SAATA, per il supporto determinante, per il lavoro svolto e per quello che verrà.
    Senza il loro impegno passato — e soprattutto senza quello futuro — questo risultato non sarebbe stato possibile.

Il futuro di FENSIR

In un panorama sindacale spesso percepito come distante, FENSIR rappresenta una nuova opportunità, un progetto giovane, dinamico e orientato alla qualità.

Il risultato ottenuto — e la prova evidente che con una presenza più ampia si può ottenere molto di più — conferma che la direzione intrapresa è quella giusta:
stiamo costruendo un’alternativa possibile, credibile e necessaria per il mondo dell’istruzione e della ricerca.

Prova finale per le posizioni economiche ATA: pubblicato il calendario ufficiale

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato l’avviso relativo alla prova finale di valutazione della procedura selettiva per l’attribuzione delle posizioni economiche destinate alla valorizzazione professionale del personale ATA all’interno delle Aree, come previsto dal decreto ministeriale n. 140 del 12 luglio 2024.

Date e profili coinvolti

Le prove si svolgeranno nei giorni dal 15 al 19 dicembre 2025, secondo il seguente calendario:

  • 15 dicembre 2025 ore 9:00 – Operatore dei servizi agrari
  • 15 dicembre 2025 ore 14:30 – Collaboratore scolastico (primo turno)
  • 16 dicembre 2025 ore 14:30 – Collaboratore scolastico (secondo turno)
  • 17 dicembre 2025 ore 14:30 – Assistente tecnico (I posizione economica)
  • 18 dicembre 2025 ore 14:30 – Assistente tecnico (II posizione economica)
  • 19 dicembre 2025 ore 9:00 – Assistente amministrativo (I posizione economica), Cuoco, Infermiere e Guardarobiere
  • 19 dicembre 2025 ore 14:30 – Assistente amministrativo (II posizione economica)

Le operazioni di identificazione dei candidati avranno inizio alle ore 8:00 per il turno mattutino e alle ore 13:30 per il turno pomeridiano.

Informazioni sulle sedi e convocazioni

Le sedi d’esame e la suddivisione dei candidati saranno comunicate dagli Uffici Scolastici Regionali (USR) almeno venti giorni prima della data di svolgimento delle prove, tramite pubblicazione sui rispettivi siti istituzionali e albi online.

Le prove si svolgeranno nella regione di presentazione della domanda. Tuttavia, il personale che nel frattempo abbia ottenuto un trasferimento a seguito della mobilità ordinaria (O.M. n. 36 del 28 febbraio 2025) svolgerà la prova nella nuova regione di titolarità, secondo le disposizioni degli USR competenti.

Obblighi dei candidati

I candidati ammessi dovranno presentarsi muniti di documento di riconoscimento valido e codice fiscale.
La mancata presentazione, anche per cause di forza maggiore, comporterà l’esclusione dalla procedura.

Pubblicazione ufficiale

L’avviso è stato firmato dalla Direttrice Generale Maria Assunta Palermo e pubblicato sul sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito, nonché sui siti degli Uffici Scolastici Regionali.

CCNL Istruzione e Ricerca 2022–2024: un rinnovo tardivo, povero e ingannevole

(Favilla: “Il gigante ha partorito il topolino”)

Ad oltre un anno dalla scadenza del contratto, il gigante della contrattazione ha finalmente partorito il topolino: un rinnovo che lascia l’amaro in bocca a tutto il personale della scuola, dell’università, dell’AFAM e della ricerca.

Le cifre diffuse in queste ore dai sindacati firmatari come “grande conquista” sono, in realtà, irrisorie. Oltre il 50% degli aumenti era già stato anticipato nel 2022 e nel 2023 con l’“anticipo del rinnovo contrattuale” previsto dall’art. 47-bis, comma 2, del D.Lgs. 165/2001 e dall’art. 1, comma 609, della Legge 234/2021.


Incrementi tabellari (art. 12 e tabelle A1-A2)

L’articolo 12 del contratto stabilisce che gli stipendi tabellari per docenti e personale ATA siano incrementati:

  • per il 2022 e il 2023, solo degli importi già anticipati dalle leggi di bilancio precedenti;
  • dal 1° gennaio 2024, degli importi indicati nella Tabella A1 (docenti) e A2 (ATA).

«Di fatto – commenta Giuseppe Favilla, Segretario Generale FENSIR – gli aumenti reali sono minimi: pochi euro lordi al mese dopo due anni di anticipo già percepito. È un rinnovo che non recupera nemmeno l’inflazione, ormai oltre il 14%. I lavoratori riceveranno in media tra 40 e 60 euro netti al mese: un’elemosina, non un contratto.»


Indennità fisse e accessorie (art. 14)

L’art. 14 prevede incrementi della Retribuzione Professionale Docenti (RPD), della parte fissa dell’indennità di direzione DSGA e del Compenso Individuale Accessorio ATA, ma con decorrenza dal 1° gennaio 2025 e finanziati con risorse già stanziate (art. 1, comma 121, Legge 207/2024).

«Si tratta di una partita di giro – continua Favilla –: non un euro nuovo, solo la riassegnazione di fondi già presenti. Si annuncia un aumento, ma lo si paga togliendo risorse da altri capitoli. È un trucco contabile, non una conquista sindacale.»


Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (art. 15)

Il Fondo MOF viene incrementato per il 2024 di 93,7 milioni di euro, ma la stessa cifra viene stabilmente ridotta dal 2025 per coprire gli aumenti fissi delle indennità.

«Nessun miglioramento reale per le scuole – osserva Favilla –. Si promette un investimento sull’offerta formativa, ma già l’anno successivo quei fondi spariscono. È un gioco delle tre carte, a danno della qualità dell’istruzione.»


Una tantum (art. 16)

L’art. 16 introduce un una tantum di 111,70 euro per i docenti e 270,70 euro per gli ATA, somme non pensionabili né utili al TFR (art. 13).

«Una cifra simbolica – afferma Favilla – che non copre neppure un mese di rincari. È una mancetta di fine stagione, non un riconoscimento del lavoro svolto.»

Struttura e relazioni sindacali (artt. 4–9 e art. 11)

Gli articoli da 4 a 9, relativi alle relazioni sindacali, ripropongono la stessa struttura del precedente contratto 2019–2021 (CCNL 18/01/2024).
Nessuna innovazione sui temi di partecipazione, contrattazione integrativa o valorizzazione professionale (art. 11 per la sezione Scuola).

«È lo stesso contratto del triennio scorso – sottolinea Favilla –. Cambiano solo le date. Nessuna riforma del sistema, nessuna attenzione alla dignità dei lavoratori. Si è perso un anno per firmare un copia-incolla.»

Le firme e le incoerenze

Nel testo firmato il 5 novembre 2025 risultano sottoscrittrici CISL, UIL, SNALS, GILDA, ANIEF e CISAL, mentre FLC CGIL non firma.

«La mancata firma della FLC CGIL – spiega Favilla – è la solita manfrina: una differenza tattica, non sostanziale. E fa sorridere vedere la UIL Scuola firmare oggi ciò che ieri aveva rifiutato. Se si voleva essere coerenti con i proclami del 2019, bisognava esserlo anche adesso.»

La posizione della FENSIR

«Questo rinnovo è una presa in giro per il personale della scuola, dell’università e della ricerca – dichiara Favilla –. Non valorizza nessuno, non premia il merito, non tutela il potere d’acquisto. È il risultato di una contrattazione svuotata, burocratica, senza coraggio. Ci chiediamo: ma cosa contrattano davvero i sindacati rappresentativi con l’ARAN? Di certo non gli interessi dei lavoratori.»

La FENSIR ribadisce la propria contrarietà all’ipotesi di CCNL 2022–2024 e invita tutto il personale del comparto a non lasciarsi ingannare dalle narrazioni trionfalistiche dei firmatari.
«È tempo – conclude Favilla – di una contrattazione vera, partecipata e trasparente, che restituisca dignità al lavoro pubblico e riconosca il valore quotidiano di chi garantisce il diritto all’istruzione e alla conoscenza.»

Roma, 6 novembre 2025
FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca

Funzioni quadro nella Scuola: la proposta FENSIR per un vero middle management

Giuseppe Favilla: “Serve una figura eletta, formata e riconosciuta contrattualmente, non un’estensione del potere dirigenziale”

Si continua a parlare di middle management nella scuola, anche a seguito delle dichiarazioni del presidente ANP, Antonello Giannelli, che ha descritto la condizione dei dirigenti scolastici come un lavoro “H24”, fatto di responsabilità amministrative, contabili e organizzative che superano ampiamente la dimensione educativa.
Da qui l’idea di introdurre figure intermedie che affianchino il dirigente nella gestione quotidiana degli istituti.

Una proposta che parte da un’esigenza reale — la complessità crescente della scuola — ma che, così come immaginata dall’ANP, rischia di accentrare ulteriormente il potere e di ridurre la partecipazione.
Un middle management nominato direttamente dal dirigente, infatti, sarebbe soltanto un prolungamento del suo ruolo e non un reale strumento di innovazione e condivisione gestionale.

La posizione della FENSIR: competenza, democrazia e riconoscimento

Su questo tema, la FENSIR propone una visione completamente diversa, fondata sulla partecipazione, la collegialità e la valorizzazione della professionalità docente.

Come spiega il Segretario Generale Giuseppe Favilla,

“Non possiamo riconoscere che la scuola non può essere governata solo dal dirigente, gravato da compiti che in qualunque altra amministrazione sono suddivisi tra più uffici, così come afferma Giannelli. Serve una struttura intermedia, ma che sia allo stesso tempo democratica, partecipata e competente”.

La proposta FENSIR prevede l’introduzione di funzioni quadro, cioè docenti con specifiche competenze organizzative, amministrative, progettuali e didattiche, elette o confermate dal collegio dei docenti e non nominate dal dirigente.

“Si tratta di figure che operano in stretto raccordo con la dirigenza — prosegue Favilla — ma con responsabilità relative e non assolute. Il dirigente mantiene la direzione unitaria dell’istituto, mentre le funzioni quadro coordinano e gestiscono settori specifici, garantendo una gestione più efficiente e realmente condivisa”.

Durata dell’incarico e riconoscimento contrattuale

La FENSIR ritiene fondamentale che l’incarico di funzione quadro abbia durata limitata, per evitare cristallizzazioni e favorire il ricambio.

“L’incarico — spiega Favilla — deve avere una durata di 5–7 anni, rinnovabile solo dopo verifica o nuova elezione. È giusto che la scuola si rinnovi e che le competenze si mettano periodicamente alla prova”.

Altrettanto decisivo è il riconoscimento economico e giuridico.

“L’emolumento spettante alla funzione quadro — sottolinea Favilla — deve essere corrisposto direttamente sul cedolino stipendiale mensile, non a carico del FIS (Fondo dell’Istituzione Scolastica). Si tratta di una posizione economica aggiuntiva stabile, che deve essere inserita nel Contratto Collettivo Nazionale del Comparto Istruzione e Ricerca – settore scuola, in analogia con le figure di Elevata Qualificazione (EQ) del personale ATA”.

Questo permetterebbe di riconoscere finalmente anche ai docenti una figura di alta qualificazione professionale, evitando di sottrarre risorse ai progetti didattici e alla contrattazione d’istituto.

Una scuola organizzata, partecipata e competente

Il modello proposto dalla FENSIR rappresenta un equilibrio tra efficienza organizzativa e democrazia professionale.

“Non vogliamo una scuola gerarchica — afferma Favilla — ma una scuola in cui la professionalità dei docenti venga riconosciuta anche sul piano organizzativo. Le funzioni quadro devono essere una risorsa per la scuola, non un prolungamento del potere dirigenziale”.

In questa prospettiva, il middle management non è uno strumento di controllo, ma un livello di responsabilità diffusa, fondato su competenza, partecipazione e riconoscimento contrattuale.
Un modo concreto per alleggerire il carico del dirigente, migliorare la gestione delle scuole e valorizzare il ruolo dei docenti all’interno di una governance più equa e moderna.

La FENSIR ribadisce con forza la propria proposta: funzioni quadro elette, formate, a termine e retribuite in modo stabile e strutturale.
Una visione che guarda a una scuola più organizzata e più giusta, dove la collaborazione sostituisce la gerarchia e la professionalità diventa il vero motore del cambiamento.

“La scuola non deve essere la scuola del dirigente — conclude Favilla — ma la scuola della comunità educativa, fondata sulla condivisione, sulla competenza e sul riconoscimento del lavoro di tutti.”

FENSIR: “Giannelli (ANP) guarda al passato. La scuola non è un’azienda, ma una comunità educativa”

Favilla: “La libertà dei docenti è un diritto costituzionale, non un privilegio da revocare”

FENSIR: “Giannelli guarda al passato. La scuola non è un’azienda, ma una comunità educativa”

Favilla: “La libertà dei docenti è un diritto costituzionale, non un privilegio da revocare”

Le recenti dichiarazioni del Presidente dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP), Antonello Giannelli, durante l’ottavo convegno nazionale dell’associazione, hanno riacceso un dibattito che il mondo della scuola sembrava aver superato: quello sull’assunzione diretta dei docenti da parte delle scuole e sull’idea di una permanenza obbligata dei docenti nella stessa sede di servizio.

Nel corso dell’intervista, Giannelli ha ribadito la necessità di introdurre nella scuola italiana una figura di “middle management” – un livello intermedio tra la dirigenza e il corpo docente – che supporti il dirigente nelle numerose attività gestionali e amministrative, argomento che tratteremo in un articolo specifico.
Ma la parte più controversa del suo intervento riguarda la proposta di reclutamento diretto dei docenti da parte delle scuole, con colloqui individuali e una stabilità assoluta nella sede di assunzione, senza possibilità di trasferimento.

“Le scuole dovrebbero poter assumere direttamente i docenti – ha dichiarato Giannelli – con colloqui condotti dal dirigente e dai docenti della materia. In questo modo si supererebbe il precariato e si garantirebbe stabilità fin dal primo giorno di scuola. Il docente diventerebbe docente di quella scuola, non di un’amministrazione centrale. Bisogna superare la logica di chi cambia sede ogni anno solo per avvicinarsi a casa.”


Favilla (FENSIR): “Un modello che cancella libertà e pluralismo”

La posizione della FENSIR, espressa dal Segretario Generale Giuseppe Favilla, è ferma e critica.
Per Favilla, l’idea di Giannelli non rappresenta una riforma moderna, ma un ritorno a un modello già sperimentato e fallito: quello introdotto dalla legge 107/2015, la cosiddetta Buona Scuola, che tentò di affidare ai dirigenti scolastici il potere di scegliere i docenti tramite “chiamata diretta”.

“Il Presidente ANP – afferma Favilla – sembra voler fare un salto indietro di dieci anni. La legge 107 aveva già provato a spostare il baricentro del reclutamento verso i dirigenti, ma quell’impianto non funzionò. Lo ricordo bene: all’epoca, come collaboratore del dirigente, partecipai alla selezione dei docenti attraverso la valutazione dei curricula. Fu un’esperienza positiva solo a metà. Quell’esperienza ci ha insegnato che la scuola pubblica non può adottare modelli aziendali di selezione del personale.”


“La libertà del docente è una garanzia per tutti”

Secondo la FENSIR, il modello proposto da Giannelli presenta tre gravi criticità di fondo:

  1. Riduzione della libertà professionale dei docenti:
    Legare il docente a vita a una singola scuola significa negargli la possibilità di crescita, di mobilità e di cambiamento, principi garantiti dalla Costituzione e dal contratto collettivo nazionale.
  2. Rischio di discrezionalità e clientelismo:
    Affidare la selezione ai dirigenti e ai consigli di docenti potrebbe aprire la porta a logiche soggettive, preferenze personali o valutazioni non meritocratiche, minando la trasparenza e l’imparzialità del sistema pubblico. Purtroppo rischio sempre presente, in tutti i contesti.
  3. Aziendalizzazione della scuola:
    L’idea di una “scuola-azienda”, dove il dirigente gestisce personale selezionato e vincolato, è lontana dalla natura educativa, democratica e collegiale dell’istituzione scolastica.
    La scuola non produce profitto, ma forma cittadini. Applicare modelli aziendali a contesti educativi rischia di snaturare il senso stesso del servizio pubblico.

“Oggi – aggiunge Favilla – la scelta migliore resta quella che fa il docente. La libertà di insegnamento e la possibilità di cambiare scuola non sono ostacoli, ma garanzie di qualità. I motivi per cui un docente scelga di cambiare scuola possono essere anche di carattere ambientale. Non si può pensare di costruire una scuola migliore togliendo libertà a chi ci lavora dentro.”


Autonomia sì, ma con regole comuni e trasparenti

La FENSIR riconosce la necessità di modernizzare la gestione scolastica e di alleggerire il carico amministrativo dei dirigenti, ma ritiene che ciò debba avvenire senza sacrificare diritti fondamentali né creare nuovi squilibri interni.
Per questo motivo, Favilla rilancia un concetto di autonomia responsabile, basata su criteri uniformi, formazione condivisa e valorizzazione del merito, ma all’interno di regole nazionali comuni.

“L’autonomia non deve diventare sinonimo di isolamento o arbitrio. È giusto rafforzare la struttura organizzativa delle scuole, ma la linea di confine tra gestione e libertà va mantenuta. I docenti non possono essere trattati come risorse aziendali, ma come professionisti della formazione e della crescita civile del Paese.”


Per la FENSIR, la scuola italiana ha bisogno di stabilità, competenza e coesione, ma non a scapito della libertà professionale.
Il sistema scolastico pubblico è una rete nazionale, fondata su principi di uguaglianza, trasparenza e partecipazione: valori che non possono essere compressi da logiche manageriali o da modelli organizzativi di tipo privatistico.

“Difendere la libertà e la dignità del lavoro docente – conclude Favilla – significa difendere la scuola pubblica stessa. L’autonomia va costruita nel rispetto delle persone, non sostituendo il principio educativo con un modello aziendale. La scuola è una comunità di apprendimento e di valori, non una catena di comando.”

“Per superare il precariato – conclude Favilla – non è necessario affidare l’assunzione dei docenti ai Dirigenti, ma che vengano assunti i docenti sul 100% dei posti liberi e vacanti anche in organico di fatto. Anzi superare definitivamente i due organici, di fatto e di diritto, considerando un solo organico. Come fare? Le proposte ci sono è la volontà che manca”.

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