COMUNICATI STAMPA

Carta del Docente, piattaforma riaperta dal 15 settembre: per ora solo residui e arretrati. FENSIR: «Il nuovo importo torni a 500 euro»

La nuova annualità 2026/2027 non è ancora disponibile. L’importo dipenderà dalle risorse stanziate e dal numero effettivo dei beneficiari. Dopo la riduzione a 383 euro dello scorso anno, FENSIR auspica il ripristino dei 500 euro.Carta del Docente, piattaforma riaperta dal 15 settembre: per ora solo residui e arretrati. FENSIR: «Il nuovo importo torni a 500 euro»

La nuova annualità 2026/2027 non è ancora disponibile. L’importo dipenderà dalle risorse stanziate e dal numero effettivo dei beneficiari. Dopo la riduzione a 383 euro dello scorso anno, FENSIR auspica il ripristino dei 500 euro.

Dal 15 settembre 2026 è nuovamente accessibile la piattaforma della Carta del Docente. La riapertura, tuttavia, non coincide con l’accredito della Carta relativa al nuovo anno scolastico 2026/2027.

In questa prima fase possono essere utilizzati esclusivamente:

– i residui relativi all’anno scolastico 2025/2026;

– gli importi riconosciuti ai docenti beneficiari di sentenze favorevoli, una volta effettivamente accreditati dall’Amministrazione.

Non è quindi ancora disponibile il nuovo bonus relativo all’anno scolastico 2026/2027.

Il nuovo importo non è ancora stato stabilito

È questo l’aspetto sul quale FENSIR ritiene necessario fare chiarezza.

Con la nuova disciplina, infatti, la Carta del Docente non ha più automaticamente un valore fisso di 500 euro. L’importo viene determinato annualmente, entro il limite massimo previsto, sulla base delle risorse disponibili e della consistenza effettiva della platea dei beneficiari.

L’ampliamento dei destinatari della Carta comporta inevitabilmente un aumento del numero dei lavoratori interessati e, in assenza di un corrispondente incremento delle risorse finanziarie, può determinare una riduzione dell’importo individuale.

È quanto già avvenuto nell’anno scolastico 2025/2026, quando il valore nominale della Carta è stato fissato in 383 euro, a fronte dei tradizionali 500 euro.

FENSIR: occorre tornare a 500 euro

FENSIR auspica che per l’anno scolastico 2026/2027 Governo, Ministero dell’Istruzione e del Merito e Ministero dell’Economia individuino le risorse necessarie per riportare la Carta del Docente a 500 euro.

L’ampliamento della platea dei beneficiari rappresenta un importante riconoscimento della funzione professionale svolta anche dal personale a tempo determinato, ma non dovrebbe tradursi in una riduzione delle risorse destinate alla formazione individuale di ciascun lavoratore.

La formazione e l’aggiornamento professionale non possono essere considerati una voce residuale: sono parte integrante della professionalità docente e richiedono investimenti adeguati.

Estendere un diritto non dovrebbe significare ridurne il valore.

Per questo FENSIR ritiene necessario che all’aumento del numero degli aventi diritto corrisponda un adeguamento dello stanziamento complessivo.

Quando arriverà la Carta 2026/2027?

Per conoscere l’importo effettivo della Carta relativa all’anno scolastico 2026/2027 bisognerà attendere la definizione della platea dei beneficiari e il successivo provvedimento ministeriale.

La normativa prevede infatti una determinazione annuale dell’importo. Un elemento decisivo sarà proprio il numero complessivo dei docenti e del personale educativo aventi diritto, insieme alle risorse complessivamente disponibili.

Pertanto, allo stato attuale, non è possibile affermare quale sarà l’importo della Carta 2026/2027.

L’auspicio di FENSIR è chiaro: 500 euro devono tornare a rappresentare il valore pieno della Carta, senza mettere in discussione l’estensione del beneficio ai lavoratori a tempo determinato.

Arretrati e sentenze: dal 15 settembre nuovamente utilizzabili

Particolarmente importante è, infine, la riapertura della piattaforma per coloro che hanno ottenuto il riconoscimento della Carta del Docente attraverso un provvedimento giudiziario.

Le somme già riconosciute e accreditate in esecuzione delle sentenze tornano infatti disponibili sulla piattaforma.

FENSIR continuerà a seguire sia l’evoluzione normativa relativa alla Carta 2026/2027 sia la situazione dei lavoratori che vantano annualità pregresse non riconosciute, fornendo aggiornamenti sulle possibilità di tutela.

FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca

Unità nella specificità

Dal 15 settembre 2026 è nuovamente accessibile la piattaforma della Carta del Docente. La riapertura, tuttavia, non coincide con l’accredito della Carta relativa al nuovo anno scolastico 2026/2027.

In questa prima fase possono essere utilizzati esclusivamente:

  • i residui relativi all’anno scolastico 2025/2026;
  • gli importi riconosciuti ai docenti beneficiari di sentenze favorevoli, una volta effettivamente accreditati dall’Amministrazione.

Non è quindi ancora disponibile il nuovo bonus relativo all’anno scolastico 2026/2027.

Il nuovo importo non è ancora stato stabilito

È questo l’aspetto sul quale FENSIR ritiene necessario fare chiarezza.

Con la nuova disciplina, infatti, la Carta del Docente non ha più automaticamente un valore fisso di 500 euro. L’importo viene determinato annualmente, entro il limite massimo previsto, sulla base delle risorse disponibili e della consistenza effettiva della platea dei beneficiari.

L’ampliamento dei destinatari della Carta comporta inevitabilmente un aumento del numero dei lavoratori interessati e, in assenza di un corrispondente incremento delle risorse finanziarie, può determinare una riduzione dell’importo individuale.

È quanto già avvenuto nell’anno scolastico 2025/2026, quando il valore nominale della Carta è stato fissato in 383 euro, a fronte dei tradizionali 500 euro.

FENSIR: occorre tornare a 500 euro

FENSIR auspica che per l’anno scolastico 2026/2027 Governo, Ministero dell’Istruzione e del Merito e Ministero dell’Economia individuino le risorse necessarie per riportare la Carta del Docente a 500 euro.

L’ampliamento della platea dei beneficiari rappresenta un importante riconoscimento della funzione professionale svolta anche dal personale a tempo determinato, ma non dovrebbe tradursi in una riduzione delle risorse destinate alla formazione individuale di ciascun lavoratore.

La formazione e l’aggiornamento professionale non possono essere considerati una voce residuale: sono parte integrante della professionalità docente e richiedono investimenti adeguati.

Estendere un diritto non dovrebbe significare ridurne il valore.

Per questo FENSIR ritiene necessario che all’aumento del numero degli aventi diritto corrisponda un adeguamento dello stanziamento complessivo.

Quando arriverà la Carta 2026/2027?

Per conoscere l’importo effettivo della Carta relativa all’anno scolastico 2026/2027 bisognerà attendere la definizione della platea dei beneficiari e il successivo provvedimento ministeriale.

La normativa prevede infatti una determinazione annuale dell’importo. Un elemento decisivo sarà proprio il numero complessivo dei docenti e del personale educativo aventi diritto, insieme alle risorse complessivamente disponibili.

Pertanto, allo stato attuale, non è possibile affermare quale sarà l’importo della Carta 2026/2027.

L’auspicio di FENSIR è chiaro: 500 euro devono tornare a rappresentare il valore pieno della Carta, senza mettere in discussione l’estensione del beneficio ai lavoratori a tempo determinato.

Arretrati e sentenze: dal 15 settembre nuovamente utilizzabili

Particolarmente importante è, infine, la riapertura della piattaforma per coloro che hanno ottenuto il riconoscimento della Carta del Docente attraverso un provvedimento giudiziario.

Le somme già riconosciute e accreditate in esecuzione delle sentenze tornano infatti disponibili sulla piattaforma.

FENSIR continuerà a seguire sia l’evoluzione normativa relativa alla Carta 2026/2027 sia la situazione dei lavoratori che vantano annualità pregresse non riconosciute, fornendo aggiornamenti sulle possibilità di tutela.

FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca
Unità nella specificità

“FENSIR IN DIRETTA”: nasce il nuovo appuntamento settimanale con il mondo della scuola

Debutta giovedì 3 settembre alle ore 18:30 il nuovo video-podcast sindacale di FENSIR. Informazione, approfondimenti, diritti e risposte in diretta alle domande di docenti e personale ATA.

FENSIR inaugura un nuovo spazio di informazione e confronto dedicato a chi vive quotidianamente il mondo della scuola: “FENSIR IN DIRETTA – La scuola, senza giri di parole”, il nuovo appuntamento video settimanale della Federazione.

La prima puntata andrà in onda giovedì 3 settembre 2026 alle ore 18:30 e sarà condotta da Giuseppe Favilla, Segretario Generale FENSIR.

L’obiettivo è quello di creare un appuntamento agile e diretto nel quale affrontare le principali questioni sindacali, contrattuali e professionali che interessano docenti, insegnanti di religione cattolica, personale ATA, precari e personale di ruolo.

Prima puntata: “Si riparte. Ma come?”

Il debutto coincide con l’avvio dell’anno scolastico 2026/2027 e proprio dalla ripartenza della scuola prenderà le mosse la prima puntata.

“SI RIPARTE. MA COME? – Ruoli, supplenze, stipendi e nuovo anno scolastico” sarà il tema dell’appuntamento.

Nel corso della diretta si parlerà delle immissioni in ruolo 2026, delle operazioni di nomina e degli scorrimenti, degli adempimenti per i neoassunti, delle supplenze e delle questioni che accompagnano l’inizio del nuovo anno scolastico.

Uno spazio specifico sarà dedicato anche agli insegnanti di religione cattolica, con particolare attenzione alle nuove assunzioni, agli organici e agli incarichi annuali, nonché al personale ATA e alle problematiche che emergono in questa delicata fase dell’anno.

Non un convegno, ma un confronto diretto

La caratteristica di FENSIR IN DIRETTA sarà soprattutto l’interazione.

La trasmissione avrà una durata indicativa di 40 minuti e alternerà notizie, approfondimenti e casi concreti a uno spazio dedicato alle domande degli spettatori.

Attraverso la chat in diretta, docenti e personale ATA potranno porre quesiti, segnalare problematiche e suggerire gli argomenti da affrontare nelle puntate successive.

Il format sarà articolato in alcune rubriche ricorrenti: le notizie sindacali della settimana, l’approfondimento, “FENSIR risponde”, le domande in diretta e l’agenda delle principali scadenze e iniziative.

Un sindacato che informa e ascolta

Con questa nuova iniziativa FENSIR vuole rafforzare un modello di sindacato che non si limiti alla comunicazione delle notizie, ma che sappia spiegarle, interpretarle e tradurle nelle conseguenze concrete per i lavoratori.

Norme, contratti e provvedimenti amministrativi possono apparire spesso complessi. FENSIR IN DIRETTA nasce proprio con l’intento di renderli comprensibili, mantenendo al centro la tutela dei diritti e le esigenze reali del personale scolastico.

SAIR, SADOC e SAATA contribuiranno, attraverso le rispettive competenze, ad affrontare le questioni specifiche dei diversi settori della scuola.

L’appuntamento

FENSIR IN DIRETTA – La scuola, senza giri di parole
Prima puntata: “SI RIPARTE. MA COME?”
📅 Giovedì 3 settembre 2026
🕡 Ore 18:30
🎙️ Conduce Giuseppe Favilla – Segretario Generale FENSIR
⏱️ Durata indicativa: 40 minuti

Seguite la diretta e partecipate alla chat: perché i temi delle prossime puntate vogliamo sceglierli anche insieme a voi.

FENSIR IN DIRETTA. La scuola, senza giri di parole.

Organi collegiali a distanza: la Nota MIM n. 3803/2026 non autorizza scorciatoie. Ecco gli adempimenti delle scuole

Collegio dei docenti, Consigli di classe e GLO potranno svolgersi online anche quando deliberano, ma soltanto dopo l’adeguamento del Regolamento d’Istituto e la verifica tecnica, organizzativa e contrattuale delle procedure utilizzate

Con la Nota prot. n. 3803 del 30 giugno 2026, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha comunicato la conclusione del confronto con le organizzazioni sindacali previsto dall’art. 44, comma 6, del CCNL Comparto Istruzione e Ricerca 2019-2021.

La Nota definisce i criteri e le condizioni per lo svolgimento a distanza delle attività collegiali indicate dall’art. 44, comma 3, lettere a) e b), del CCNL, quando tali attività rivestano carattere deliberativo. Si tratta, in particolare, delle riunioni del Collegio dei docenti, delle attività di programmazione e verifica di inizio e fine anno, dei Consigli di classe, interclasse e intersezione e dei Gruppi di lavoro operativo per l’inclusione – GLO.

La possibilità di riunire gli organi collegiali online non costituisce, tuttavia, un’autorizzazione generalizzata. La modalità telematica non può essere introdotta mediante una semplice circolare del dirigente scolastico né attraverso l’utilizzo occasionale di una piattaforma di videoconferenza.

Le istituzioni scolastiche che intendano avvalersene devono preventivamente adeguare il proprio Regolamento d’Istituto e verificare che gli strumenti adottati rispettino integralmente i requisiti fissati dal Ministero.

Hai dubbi su come si applicano queste regole nel tuo caso?

La segreteria FeNSIR può aiutarti a chiarire la tua situazione.

Scrutini ed esami restano esclusi

Il primo chiarimento riguarda il perimetro di applicazione.

La Nota ministeriale richiama esclusivamente le attività previste dalle lettere a) e b) dell’art. 44, comma 3, del CCNL. Restano pertanto esclusi gli scrutini, gli esami e la compilazione degli atti relativi alla valutazione, ricompresi nella successiva lettera c).

Non è quindi possibile estendere automaticamente la modalità telematica agli scrutini o agli esami attraverso un regolamento d’istituto. Un’eventuale previsione in tal senso esporrebbe la scuola al rischio di contestazioni sulla regolarità e sulla validità degli atti adottati.

Lo stesso principio vale per altri organi, commissioni o riunioni non espressamente ricompresi nel campo di applicazione della Nota: ogni estensione deve trovare fondamento in una specifica disposizione normativa o contrattuale.

Il regolamento deve essere preciso

Il Ministero stabilisce che i Regolamenti d’Istituto possono essere integrati prevedendo lo svolgimento, in tutto o in parte a distanza, delle attività collegiali deliberative ammesse. La formulazione utilizzata conferma che si tratta di una possibilità organizzativa e non di un obbligo imposto alle scuole.

L’adeguamento regolamentare non può, però, limitarsi a una dichiarazione generale secondo la quale gli organi collegiali possono riunirsi online.

Il regolamento deve disciplinare puntualmente:

  • gli organi e le attività che possono svolgersi a distanza;
  • i criteri per scegliere tra presenza, modalità telematica e modalità mista;
  • le procedure di convocazione;
  • l’identificazione dei partecipanti;
  • la verifica delle presenze e del numero legale;
  • le modalità di intervento nella discussione;
  • le procedure di voto palese e segreto;
  • la gestione delle disconnessioni e dei malfunzionamenti;
  • la verbalizzazione e la conservazione delle evidenze digitali;
  • la tutela della riservatezza e dei dati personali;
  • i ruoli e le responsabilità del presidente, del segretario verbalizzante e dell’amministratore tecnico.

La scelta della modalità di svolgimento non può essere lasciata a una discrezionalità priva di criteri. Deve essere coerente con il piano annuale delle attività, con le competenze del Collegio dei docenti, con il funzionamento della scuola e con le disposizioni contrattuali.

La piattaforma deve essere verificata prima dell’utilizzo

Uno degli adempimenti più importanti riguarda la preventiva verifica della piattaforma.

L’Allegato tecnico alla Nota n. 3803/2026 stabilisce che le scuole devono accertare la conformità degli strumenti utilizzati e acquisire idonea documentazione tecnica, oltre a una dichiarazione di conformità del fornitore o del partner tecnologico.

Non è sufficiente, quindi, utilizzare una comune piattaforma di videoconferenza soltanto perché già disponibile nell’istituto.

La scuola deve verificare almeno:

  • l’identificazione certa degli utenti;
  • l’utilizzo di credenziali personali e non condivise;
  • la distinzione dei ruoli e delle autorizzazioni;
  • l’univocità del voto;
  • l’integrità e l’immodificabilità dei risultati;
  • la tracciabilità delle operazioni;
  • la sicurezza degli accessi;
  • la cifratura e la protezione dei dati;
  • la possibilità di esportare e conservare le evidenze delle votazioni;
  • le misure di backup, ripristino e gestione degli incidenti;
  • la localizzazione e le modalità di trattamento dei dati.

In assenza di una verifica positiva e documentata, la piattaforma non può essere utilizzata per adottare deliberazioni con effetti giuridici.

Il voto segreto rappresenta il punto più delicato

Particolare attenzione deve essere riservata alle deliberazioni che riguardano persone o per le quali sia previsto lo scrutinio segreto.

Il sistema deve garantire una separazione effettiva tra la fase di autenticazione del partecipante e quella di espressione del voto. L’anonimato deve essere reale, non reversibile e tecnicamente dimostrabile.

Neppure gli amministratori della piattaforma, il fornitore o altri soggetti devono poter ricostruire il voto individuale. Anche log, orari e metadati devono essere gestiti in modo da impedire la re-identificazione del votante.

Non sono quindi sufficienti moduli online o funzioni di sondaggio che si limitino a nascondere il nome del partecipante, continuando però a conservare dati tecnici che consentano di associarlo alla risposta.

Se la scuola non dispone di uno strumento in grado di documentare tali garanzie, la votazione segreta non può svolgersi a distanza. Il relativo punto dovrà essere trattato in presenza oppure rinviato.

Nelle sedute miste, inoltre, tutti i componenti, compresi quelli fisicamente presenti nei locali scolastici, devono utilizzare il medesimo sistema digitale, evitando che la diversa modalità di partecipazione renda identificabile anche indirettamente il voto espresso.

Quorum, disconnessioni e verbalizzazione

Il regolamento deve stabilire come accertare e mantenere il numero legale.

Non è sufficiente registrare i partecipanti all’inizio della riunione. Entrate, uscite e disconnessioni rilevanti devono essere annotate e il quorum deve essere verificato nuovamente prima di ogni votazione.

Quando un malfunzionamento impedisce a uno o più componenti di partecipare alla discussione o di votare, il presidente deve sospendere l’operazione. Se la regolarità della votazione risulta compromessa, il voto deve essere annullato e ripetuto integralmente.

Il verbale dovrà riportare:

  • la modalità di svolgimento;
  • i presenti in sede e quelli collegati a distanza;
  • gli orari di ingresso e uscita;
  • le verifiche del numero legale;
  • le deliberazioni adottate;
  • il numero dei votanti e l’esito delle votazioni;
  • le disconnessioni e gli incidenti tecnici;
  • le decisioni assunte dal presidente per garantire la regolarità della seduta.

I verbali, i risultati delle votazioni e le altre evidenze necessarie devono essere formati e conservati nel rispetto del Codice dell’Amministrazione Digitale e delle Linee guida AgID, assicurandone autenticità, integrità, leggibilità e reperibilità nel tempo.

Privacy e responsabilità della scuola

La partecipazione a distanza comporta un trattamento di dati personali che deve rispettare il Regolamento europeo 2016/679.

La scuola deve:

  • individuare chiaramente i ruoli privacy;
  • aggiornare le informative;
  • verificare le condizioni contrattuali del fornitore;
  • nominare, quando necessario, il responsabile del trattamento ai sensi dell’art. 28 GDPR;
  • adottare adeguate misure tecniche e organizzative;
  • valutare l’eventuale necessità di una valutazione d’impatto – DPIA, soprattutto per i sistemi di voto digitale;
  • definire tempi di conservazione e soggetti autorizzati all’accesso.

Deve essere vietata ai partecipanti qualsiasi registrazione audio o video, fotografia, schermata o diffusione di documenti, collegamenti e contenuti della seduta.

Anche un’eventuale registrazione effettuata dalla scuola deve essere sorretta da una specifica base giuridica, risultare necessaria e proporzionata e prevedere finalità e tempi di cancellazione chiaramente determinati. La semplice autorizzazione dell’organo collegiale non è sufficiente a risolvere ogni problema relativo al trattamento dei dati.

Il collegamento da remoto e la disciplina del lavoro agile

La Nota richiama anche l’orientamento applicativo ARAN del 12 giugno 2024 e precisa che le attività collegiali a distanza possono essere svolte mediante una delle modalità di lavoro a distanza disciplinate dal Titolo III del CCNL.

Nel confronto tra Ministero e organizzazioni sindacali, il lavoro agile è stato individuato come lo strumento maggiormente compatibile con lo svolgimento delle attività collegiali online.

La questione non può quindi essere gestita come una semplice concessione informale a collegarsi dalla propria abitazione. Devono essere rispettate la disciplina contrattuale, le relazioni sindacali applicabili, la sicurezza del luogo di collegamento, la riservatezza e gli impegni connessi alla prestazione.

La modalità a distanza non deve inoltre comportare nuovi costi a carico del personale per l’acquisto di dispositivi, licenze o servizi digitali.

Gli adempimenti prima della prima seduta online

Prima di convocare un organo collegiale deliberativo a distanza, la scuola dovrà pertanto:

  1. adeguare e approvare il Regolamento d’Istituto;
  2. definire criteri trasparenti per la scelta della modalità di svolgimento;
  3. coordinare il regolamento con il piano annuale delle attività;
  4. disciplinare il lavoro a distanza e rispettare le relazioni sindacali previste;
  5. individuare la piattaforma e verificarne formalmente la conformità;
  6. acquisire la documentazione tecnica e la dichiarazione del fornitore;
  7. verificare separatamente le procedure di voto palese e segreto;
  8. definire presidente, segretario verbalizzante, amministratore tecnico e relativi profili di accesso;
  9. aggiornare gli adempimenti privacy e valutare l’eventuale DPIA;
  10. definire le procedure di verbalizzazione, protocollazione e conservazione;
  11. adottare una procedura per disconnessioni, incidenti e ripetizione delle votazioni;
  12. assicurare assistenza tecnica, accessibilità e adeguata informazione al personale.

La posizione FeNSIR

FeNSIR ritiene positiva la possibilità di utilizzare le tecnologie per ridurre gli spostamenti, agevolare il personale pendolare e rendere più sostenibile l’organizzazione delle attività collegiali.

Questa opportunità, tuttavia, non può tradursi in una gestione semplificata o unilaterale delle riunioni. La modalità telematica deve garantire gli stessi diritti di partecipazione, intervento e voto assicurati nelle sedute in presenza.

Non è sufficiente inserire nel Regolamento d’Istituto una generica autorizzazione alle riunioni online. Prima dell’avvio delle sedute deliberative devono essere concretamente verificati tutti i requisiti tecnici, contrattuali, organizzativi, documentali e di protezione dei dati.

La digitalizzazione può rappresentare uno strumento di semplificazione soltanto quando non comprometta la libertà del voto, la partecipazione dei componenti e la validità giuridica delle deliberazioni. Prima di ogni intervento di modifica e regolamentazione è bene che il DS si confronti ai sensi dell’art. 30 del CCNL con la RSU di Istituto e il RLS al fine di rendere il processo di passaggio alla nuova modalità il più rispettoso dei diritti dei lavoratori.

BOZZA DI UN POSSIBILE REGOLAMENTO

Aumenti di stipendio e arretrati: cresce l’attesa del personale della scuola. Attenzione ai possibili errori di calcolo

Nonostante la firma definitiva della parte economica del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, migliaia di lavoratori della scuola continuano ad attendere l’accredito degli aumenti stipendiali e degli arretrati maturati dal 1° gennaio 2025.

Siamo ormai nel mese di luglio e, ad oggi, sul sistema NoiPA non risultano ancora disponibili gli importi che il personale attende da mesi. Le ipotesi più accreditate parlano di un’emissione straordinaria nel corso di luglio oppure di un accredito direttamente con il cedolino di agosto, ma al momento non esistono ancora comunicazioni ufficiali che consentano di individuare con certezza la data del pagamento.

Per il personale docente di posto comune, di sostegno e per il personale ATA, gli arretrati saranno determinati in funzione del profilo professionale, dell’anzianità di servizio e della fascia stipendiale di appartenenza.

I docenti e il personale ATA già in ruolo vedranno gli incrementi calcolati sulla posizione economica maturata nel tempo. Diversa è invece la situazione dei neoassunti, che essendo collocati nella fascia iniziale (fascia 0), percepiranno gli aumenti previsti per tale posizione fino alla maturazione della successiva progressione economica.

Si tratta di un meccanismo ormai consolidato che, salvo eventuali errori di elaborazione, non dovrebbe presentare particolari criticità.

Il caso particolare dei docenti di religione immessi in ruolo dal 1° settembre 2025

Esiste però una categoria di personale che merita un approfondimento specifico: i docenti di religione cattolica immessi in ruolo dal 1° settembre 2025.

Questi insegnanti provengono, nella quasi totalità dei casi, da molti anni di servizio con incarico annuale. Molti di loro avevano già maturato gli scatti biennali previsti dalla normativa specifica e, proprio per questo motivo, all’atto dell’immissione in ruolo beneficiano del cosiddetto assegno ad personam, istituto che tutela il trattamento economico già acquisito.

Di conseguenza, alcuni risultano formalmente collocati nella fascia 0, mentre altri, in funzione della propria situazione economica, percepiscono un trattamento equivalente alle fasce 9, 15, 21 o persino 28 anni.

Il rischio di arretrati non correttamente liquidati

È proprio qui che potrebbe nascere un’importante anomalia.

Gli arretrati derivanti dal rinnovo contrattuale potrebbero essere calcolati esclusivamente fino al 31 agosto 2025, facendo riferimento al precedente stato giuridico di docente incaricato annuale.

In altri casi, invece, alcuni docenti potrebbero addirittura non ricevere gli importi spettanti in relazione alla nuova posizione economica maturata con l’immissione in ruolo.

Il problema nasce dal fatto che, allo stato attuale, i docenti di religione immessi in ruolo non possono ancora presentare la domanda di ricostruzione di carriera, indispensabile per riallineare la propria posizione economica al nuovo status di dipendente a tempo indeterminato.

Dal 1° settembre sarà fondamentale la ricostruzione di carriera

A partire dal prossimo 1° settembre, sarà quindi possibile avviare la procedura di ricostruzione di carriera.

Solo attraverso questo adempimento sarà possibile determinare correttamente la fascia stipendiale spettante, aggiornare la posizione economica e procedere al ricalcolo degli aumenti contrattuali e degli eventuali arretrati dovuti.

La ricostruzione di carriera rappresenterà quindi un passaggio decisivo per garantire ai docenti di religione il pieno riconoscimento economico della propria anzianità di servizio e per consentire l’allineamento tra il trattamento percepito come incaricati annuali e quello spettante nel nuovo rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

FENSIR: verificare con attenzione gli importi

Come FENSIR riteniamo che il pagamento degli arretrati debba avvenire nel più breve tempo possibile e, soprattutto, con criteri di calcolo trasparenti e corretti.

Invitiamo tutto il personale della scuola a verificare con attenzione gli importi che saranno liquidati, confrontandoli con la propria posizione giuridica ed economica.

Per i docenti di religione cattolica, in particolare, la fase della ricostruzione di carriera richiederà un’attenta assistenza, poiché potrebbero emergere interpretazioni differenti da parte delle Ragionerie Territoriali dello Stato, con il rischio di ritardi o di un non corretto riconoscimento dell’anzianità maturata.

Qualora dovessero registrarsi difformità applicative o errori nel riconoscimento delle somme spettanti, FENSIR è pronta a seguire le lavoratrici e i lavoratori interessati, valutando anche l’eventuale avvio di specifiche iniziative di tutela e, se necessario, di contenzioso, affinché nessun dipendente della scuola venga penalizzato nell’applicazione del nuovo contratto.


📌 In evidenza

FENSIR seguirà costantemente l’evoluzione della vicenda. Non appena NoiPA renderà disponibili i cedolini con gli aumenti e gli arretrati del rinnovo contrattuale, pubblicheremo guide pratiche, tabelle aggiornate e simulazioni di calcolo per aiutare docenti, personale ATA e docenti di religione a verificare la correttezza degli importi liquidati.

In caso di anomalie, i nostri uffici saranno a disposizione degli iscritti e di tutto il personale della scuola per fornire assistenza, verificare le singole posizioni ed eventualmente promuovere le necessarie azioni di tutela.

Tagli al personale ATA: il Governo colpisce ancora la scuola pubblica e chi ogni giorno ne garantisce il funzionamento

Il SAATA – FENSIR esprime forte preoccupazione e netta contrarietà rispetto agli orientamenti emersi a seguito dell’ultima riunione del Governo, che prefigurano nuovi interventi di riduzione della spesa sul comparto scolastico attraverso ulteriori tagli al personale ATA. Ancora una volta si sceglie la strada più semplice: comprimere organici già insufficienti, ignorando deliberatamente la realtà quotidiana delle scuole italiane. Una scelta miope che rischia di compromettere sicurezza, inclusione, efficienza amministrativa e qualità dei servizi essenziali garantiti agli studenti e alle famiglie.

Negli ultimi anni il personale ATA ha affrontato aumento continuo delle incombenze burocratiche, gestione di nuove piattaforme digitali e procedure sempre più complesse, ampliamento delle responsabilità senza adeguati riconoscimenti economici, carenze croniche di organico aggravate dai pensionamenti sostituzioni insufficienti e ricorso sistematico alla precarietà.

Di fronte a questo scenario, parlare di nuovi tagli appare incomprensibile e irresponsabile.

Il SAATA – FENSIR ritiene che la scuola abbia bisogno dell’esatto contrario: investimenti strutturali, incremento degli organici, valorizzazione professionale e stabilizzazione del personale precario. Non si può continuare a chiedere efficienza riducendo le risorse umane. Il rischio concreto è quello di avere scuole meno sicure, segreterie paralizzate, minore assistenza agli alunni e maggiori difficoltà nella gestione quotidiana degli istituti scolastici. Come organizzazione sindacale chiediamo al Governo il ritiro di ogni ipotesi di riduzione degli organici ATA, un confronto immediato con le rappresentanze sindacali, un piano straordinario di potenziamento del personale, misure concrete per la valorizzazione economica e professionale degli ATA, investimenti permanenti sulla scuola pubblica come presidio sociale e civile del Paese.

Così il Segretario Nazionale SAATA Gianluca Mangione:

“Da anni assistiamo a una progressiva svalutazione del lavoro svolto dal personale ATA. Si pretende sempre di più da donne e uomini che, spesso nel silenzio e lontano dai riflettori, tengono aperte le scuole, garantiscono sicurezza agli studenti, sostengono la macchina amministrativa e assicurano servizi indispensabili alla comunità scolastica. Continuare a considerare questi lavoratori come una voce di spesa da ridurre significa non comprendere il valore reale della scuola pubblica. Chi governa dovrebbe visitare più spesso le segreterie scolastiche, parlare con i collaboratori scolastici, osservare il lavoro quotidiano degli assistenti amministrativi e tecnici. Capirebbe immediatamente che non esistono sprechi da eliminare, ma professionalità da valorizzare. Colpire il personale ATA significa indebolire l’intero sistema scolastico. E una scuola indebolita è un Paese che rinuncia al proprio futuro.”

Il SAATA – FENSIR continuerà a vigilare e ad opporsi a ogni intervento che mortifichi lavoratori già fortemente penalizzati. Se tali orientamenti dovessero tradursi in provvedimenti concreti, non escludiamo l’avvio di iniziative di mobilitazione a tutela della dignità professionale del personale ATA e della qualità della scuola pubblica italiana.

Difendere il personale ATA significa difendere il funzionamento della scuola. Difendere la scuola significa difendere il futuro del Paese.

Posizioni economiche del personale ATA: aggiornamento sullo stato di avanzamento

Il Segretario Nazionale di FENSIR SAATA, Gianluca Mangione, fornisce un aggiornamento dettagliato sullo stato di avanzamento delle procedure relative all’attribuzione delle posizioni economiche del personale ATA, alla luce dei dati più recenti disponibili.

Le nuove posizioni economiche complessivamente attivabili sono pari a circa 46.300 unità, così articolate per area e profilo professionale:

Area Collaboratori scolastici (prima posizione economica): circa 28.500 posti

Area Operatori: circa 80 posti

Area Assistenti – prima posizione economica: circa 12.500 posti, di cui:

9.050 assistenti amministrativi

3.300 assistenti tecnici

quote residuali per cuochi, guardarobieri e infermieri

Area Assistenti – seconda posizione economica: circa 5.100 posti, di cui:

3.700 assistenti amministrativi

1.400 assistenti tecnici

Per quanto riguarda la partecipazione alle procedure selettive, si registra un’adesione particolarmente elevata. I lavoratori ammessi ai percorsi formativi e alle prove finali risultano complessivamente oltre 57.000, con il seguente dettaglio:

Collaboratori scolastici: circa 26.900 candidati

Assistenti amministrativi – prima posizione economica: oltre 12.100 candidati

Assistenti tecnici – prima posizione economica: circa 3.400 candidati

Assistenti amministrativi – seconda posizione economica: oltre 10.600 candidati

Assistenti tecnici – seconda posizione economica: circa 4.000 candidati

ulteriori contingenti per gli altri profili ATA

Il rapporto medio tra posti disponibili e candidati conferma una partecipazione significativa, con una media compresa tra 2 e 3 candidati per ogni posizione, con variazioni territoriali anche rilevanti.

Sul piano procedurale, si evidenzia che:

le prove ordinarie si sono svolte regolarmente tra febbraio e marzo 2026;

sono in fase di completamento le prove suppletive, con conclusione prevista entro la fine di aprile 2026;

sono già avviate in diversi territori le attività di correzione e validazione degli esiti.

Per quanto concerne le tempistiche, la pubblicazione delle graduatorie provvisorie è attesa entro la prima metà di maggio 2026, mentre le graduatorie definitive dovrebbero essere rese note entro il mese di giugno 2026, compatibilmente con la chiusura delle prove suppletive e delle verifiche amministrative.

Permangono tuttavia criticità legate alla disomogeneità dei tempi tra i diversi Uffici Scolastici Regionali, alla gestione delle prove suppletive e alla necessità di garantire uniformità nei criteri di valutazione.

“Questi numeri – dichiara Mangione – ci restituiscono con chiarezza una realtà: il personale ATA crede fortemente nei percorsi di valorizzazione professionale, come dimostra l’altissimo livello di partecipazione. Tuttavia, non possiamo ignorare che a fronte di oltre 57.000 lavoratori coinvolti, una parte significativa resterà esclusa, pur avendo investito tempo, competenze e aspettative in questa procedura”.

“È necessario – prosegue il Segretario Nazionale – avviare una riflessione strutturale: le posizioni economiche non possono restare uno strumento limitato e selettivo, ma devono diventare un meccanismo stabile e progressivo di crescita professionale. In particolare, la prima posizione economica degli assistenti amministrativi, che rappresentano una colonna portante del funzionamento delle segreterie scolastiche, deve essere ulteriormente valorizzata e ampliata”.

“Occorre inoltre garantire tempi certi e omogenei: non è accettabile che i lavoratori debbano attendere mesi per conoscere l’esito di una procedura già conclusa nelle sue fasi principali. Serve una regia nazionale più incisiva, capace di superare le attuali disomogeneità territoriali”.

FENSIR SAATA continuerà a monitorare con attenzione tutte le fasi del procedimento, mantenendo un confronto costante con l’Amministrazione e promuovendo ogni iniziativa utile a tutela dei lavoratori.

Il Segretario Nazionale Saata

Gianluca Mangione

CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027: tra annunci e realtà, gli aumenti bastano davvero?

Il secondo incontro all’Aran per il rinnovo del CCNL “Istruzione e Ricerca” 2025-2027 ha prodotto un elemento di apparente convergenza: destinare quasi tutte le risorse disponibili agli stipendi tabellari. Una scelta rivendicata da più sigle sindacali e accolta positivamente al tavolo negoziale. Ma basta questo per parlare di vero rilancio delle retribuzioni del personale della scuola, dell’università, della ricerca e dell’AFAM?

La sensazione, a leggere con attenzione numeri e dichiarazioni, è che ci si trovi ancora una volta davanti a un equilibrio fragile: un accordo possibile, forse anche rapido, ma costruito su basi economiche che difficilmente potranno incidere davvero sulla vita quotidiana dei lavoratori.

Dai comunicati dei principali sindacati emerge una linea comune, pur nelle differenze di accento. La FLC CGIL rivendica come risultato importante l’aver concentrato le risorse sugli stipendi tabellari, ma allo stesso tempo insiste sulla necessità di nuovi finanziamenti per colmare il divario con gli altri comparti della pubblica amministrazione. La CISL sottolinea la coerenza dell’impostazione e rivendica il percorso che ha portato fin qui, mentre la UIL parla di un passo nella giusta direzione, accompagnato però dalla richiesta di detassare gli aumenti e di reperire ulteriori risorse.

Anche SNALS e ANIEF, pur riconoscendo gli incrementi previsti, mettono in evidenza il limite principale dell’operazione: le cifre non sono sufficienti a recuperare il potere d’acquisto perso. E su questo punto, al di là delle differenze, il fronte sindacale appare insolitamente compatto.

Il problema, però, non sta tanto nelle percentuali annunciate quanto nella loro traduzione concreta. Si parla di aumenti medi tra i 130 e i 143 euro lordi mensili. Una cifra che, sulla carta, può sembrare significativa. Ma basta fare un calcolo semplice per capire quanto effettivamente arriverà nelle tasche dei lavoratori.

Tolte le trattenute fiscali, che incidono per circa un quarto dell’importo, il netto si aggira attorno ai 100 euro. A questo vanno sottratte le addizionali regionali e comunali, riducendo ulteriormente la cifra disponibile. Alla fine, l’aumento reale difficilmente supera i 90-100 euro mensili.

È su questo scarto tra percezione e realtà che interviene con decisione il segretario della FENSIR, Giuseppe Favilla, che mette in discussione l’intero impianto comunicativo della trattativa. Secondo Favilla, i proclami non corrispondono alla realtà dei fatti: si enfatizzano cifre lorde e percentuali, ma si evita di spiegare chiaramente cosa resta davvero in busta paga.

Il punto non è negare l’esistenza degli aumenti, ma valutarne l’efficacia. Perché un incremento netto di circa 100 euro, in un contesto segnato da inflazione e aumento generalizzato dei costi, non è in grado né di recuperare quanto perso negli ultimi anni né di ridurre il divario con altri settori pubblici.

E qui emerge il limite strutturale dell’intera operazione. Questo contratto, come molti dei precedenti, non nasce da una scelta politica di investimento forte sul comparto istruzione e ricerca, ma dalla semplice distribuzione delle risorse già previste in legge di bilancio. In altre parole, si decide come dividere una torta che non è cresciuta.

Non sorprende, quindi, che tutti i sindacati, pur con toni diversi, tornino a chiedere la stessa cosa: risorse aggiuntive. Che si tratti di fondi perequativi, detassazione degli aumenti, riconoscimento di voci oggi escluse o recupero di annualità pregresse, il nodo resta sempre lo stesso. Senza nuovi finanziamenti, il contratto può al massimo contenere le perdite, non invertire la tendenza.

Il rischio, allora, è quello di trovarsi davanti a un rinnovo contrattuale che funziona sul piano tecnico e procedurale, ma che non incide davvero sul piano sostanziale. Un contratto che arriva nei tempi giusti, ma con importi che non cambiano in modo significativo le condizioni materiali di chi lavora nella scuola e nella ricerca.

La partita vera, probabilmente, si giocherà nei prossimi mesi, tra legge di bilancio e parte normativa del contratto. Ma una cosa appare già chiara: senza un investimento strutturale, senza un cambio di passo politico prima ancora che contrattuale, sarà difficile parlare di reale valorizzazione del personale.

E alla fine resta una domanda semplice, che nessun comunicato riesce a eludere: cento euro in più al mese possono davvero rappresentare una risposta adeguata al costo della vita e al valore del lavoro svolto?

Trescore Balneario, grave episodio all’interno dell’istituto scolastico: serve una riflessione profonda e responsabile

La FENSIR esprime la propria piena solidarietà e vicinanza alla docente vittima della grave aggressione avvenuta all’interno di un istituto scolastico di Trescore Balneario, auspicando una pronta e completa guarigione.

L’episodio rappresenta un fatto di estrema gravità che colpisce profondamente tutta la comunità educante e che non può essere affrontato con letture semplicistiche o esclusivamente repressive.

Il Segretario Generale Giuseppe Favilla dichiara:

“Non possiamo attaccare a priori il ragazzino e non sappiamo con certezza da cosa sia stato spinto né il motivo del gesto. Sicuramente dobbiamo interrogarci su quali siano state le azioni educative intraprese dalla scuola e soprattutto sul contesto sociale e familiare di provenienza del ragazzo. Non certo aiutano alcuni messaggi provenienti dai media, che rischiano di alimentare una lettura semplicistica e superficiale di fenomeni complessi.”

La FENSIR ritiene indispensabile che, accanto alle necessarie verifiche sull’accaduto, si apra una riflessione seria e condivisa sul ruolo della scuola, sulle condizioni in cui operano docenti e studenti e sulle responsabilità educative che coinvolgono l’intera società.

È fondamentale evitare ogni forma di strumentalizzazione e promuovere invece un approccio equilibrato, capace di coniugare sicurezza, prevenzione e attenzione ai percorsi educativi e relazionali.

La scuola deve rimanere un luogo sicuro, ma anche uno spazio di crescita, ascolto e inclusione, nel quale situazioni di disagio possano essere intercettate e affrontate prima che degenerino in episodi drammatici.


FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca
(Data e luogo)

Carta docente 2025/26: importo di 383 euro, accredito dal 9 marzo

Per l’anno scolastico 2025/2026 la Carta del docente avrà un valore di 383 euro. Il bonus sarà accreditato sulla piattaforma dedicata a partire dal 9 marzo 2026 e potrà essere utilizzato per l’acquisto di beni e servizi utili alla formazione e all’aggiornamento professionale degli insegnanti.

La Carta è destinata ai docenti di ruolo, ai docenti con supplenza annuale al 31 agosto, a quelli con contratto fino al termine delle attività didattiche al 30 giugno, oltre che al personale educativo delle istituzioni scolastiche statali. Il beneficio è riconosciuto anche ai docenti in anno di prova, a quelli in comando o distacco e agli insegnanti delle scuole italiane all’estero e delle scuole militari.

Le somme non spese nell’anno precedente verranno riaccreditate insieme alle nuove risorse, mentre la validità del credito resta di due anni scolastici, con scadenza al 31 agosto.

Come può essere utilizzata la Carta

La Carta del docente è pensata per sostenere la formazione continua e l’aggiornamento professionale del personale docente ed educativo. Le risorse possono essere utilizzate per acquistare diversi beni e servizi legati alla crescita culturale e professionale.

In particolare, il bonus può essere utilizzato per:

  • libri, manuali scolastici e testi specialistici, anche in formato digitale;
  • riviste e pubblicazioni utili all’aggiornamento professionale;
  • corsi di formazione e aggiornamento organizzati da enti accreditati dal Ministero;
  • corsi universitari, lauree, lauree magistrali o specialistiche, corsi post-laurea e master universitari coerenti con il profilo professionale;
  • biglietti per spettacoli teatrali e cinematografici, attività considerate utili per l’arricchimento culturale;
  • ingressi a musei, mostre, eventi culturali e spettacoli dal vivo;
  • prodotti dell’editoria audiovisiva;
  • strumenti musicali, in particolare per le attività didattiche legate alla musica;
  • servizi di trasporto di persone, qualora attivati tramite specifici accordi e bandi.

Le risorse possono inoltre essere utilizzate per partecipare a iniziative formative previste dal piano triennale dell’offerta formativa delle scuole o dal piano nazionale di formazione dei docenti, rafforzando così il collegamento tra formazione individuale e progettazione didattica delle istituzioni scolastiche.

Hardware e software

Una novità introdotta per l’anno scolastico 2025/2026 riguarda l’acquisto di hardware e software. La Carta potrà essere utilizzata per questi acquisti solo nell’anno di prima erogazione e successivamente con cadenza quadriennale.

Questo significa che l’anno scolastico 2025/26 rappresenta di fatto un “anno zero”: tutti i docenti potranno utilizzare la Carta per acquistare dispositivi o programmi informatici utili alla didattica, mentre la possibilità tornerà soltanto dopo quattro anni. Anche eventuali somme residue non potranno essere utilizzate negli anni successivi per questa tipologia di acquisti.

Le somme non utilizzate entro la fine dell’anno scolastico potranno comunque essere spese anche nell’anno successivo. Il beneficio non è utilizzabile dai docenti sospesi per motivi disciplinari o da chi cessa dal servizio, salvo nei casi in cui la Carta sia stata riconosciuta in esecuzione di una sentenza.

Il commento della FENSIR

Sulla misura interviene anche la FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca, che evidenzia come l’importo continui a diminuire rispetto agli anni precedenti e come manchi ancora un investimento strutturale sulla formazione del personale scolastico.

«Le risorse destinate alla formazione del personale della scuola risultano ancora una volta inferiori rispetto al passato e non rappresentano un investimento strutturale e continuativo sull’aggiornamento professionale», afferma Giuseppe Favilla, Segretario Generale Nazionale della FENSIR.

«Riteniamo necessario prevedere un piano stabile di finanziamento che coinvolga tutto il personale della scuola: docenti, sia a tempo indeterminato sia a tempo determinato, e anche il personale ATA, che continua a essere escluso da strumenti analoghi di sostegno alla formazione».

Favilla sottolinea tuttavia un elemento positivo: «Accogliamo con favore il riconoscimento del personale educativo tra i beneficiari della Carta. È un passo importante perché anche questa categoria possa accedere pienamente alle opportunità di formazione, approfondimento e aggiornamento professionale».

Posizioni economiche ATA: definite le prove finali

SAATA: attenzione a equità, trasparenza e tutela dei lavoratori


Nella giornata del 20 gennaio presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito il confronto tra Amministrazione e sindacati rappresentativi sull’organizzazione delle prove finali per le posizioni economiche del personale ATA.
FENSIR SAATA non ha partecipato all’incontro. Le informazioni disponibili provengono esclusivamente dalle comunicazioni ufficiali dell’Amministrazione e dalle notizie diffuse successivamente. Ciò non impedisce al sindacato di esprimere una valutazione chiara e responsabile nell’interesse dei lavoratori.

Dopo anni di attesa, la procedura entra finalmente nella fase conclusiva. Le prove finali sono previste per la fine di febbraio e coinvolgeranno oltre 47.000 lavoratori ATA appartenenti ai diversi profili interessati dalle posizioni economiche. Un passaggio atteso da tempo, che pone fine a una lunga fase di incertezza.

Le prove si svolgeranno in più di 3.100 sedi distribuite sul territorio nazionale. Secondo quanto comunicato dall’Amministrazione, per molti candidati la sede d’esame sarà relativamente vicina alla scuola di servizio. È tuttavia confermato che una parte del personale dovrà sostenere la prova lontano dalla propria sede di lavoro, con disagi evidenti in termini di tempi di percorrenza, costi e organizzazione personale e familiare.

Su questo punto interviene Gianluca Mangione, Segretario Nazionale SAATA, che chiarisce la posizione del sindacato:
«Quando si parla di diritti contrattuali, nessun lavoratore dovrebbe essere penalizzato. Gli spostamenti significativi per sostenere una prova legata a un diritto acquisito non possono essere considerati un dettaglio organizzativo».

L’Amministrazione ha indicato l’utilizzo di un sistema automatizzato per l’assegnazione delle sedi, che terrebbe conto anche della viabilità reale. Una spiegazione che, secondo SAATA, non risolve il problema.
«Gli algoritmi non possono giustificare disagi concreti per i lavoratori», sottolinea Mangione. «La gestione delle posizioni economiche deve mettere al centro le persone, non scaricare su di loro le difficoltà organizzative».

La prova consisterà in un test a risposta multipla di 20 quesiti, differenziati per profilo e posizione economica, coerenti con il percorso formativo svolto. Potranno accedere alla prova finale esclusivamente i lavoratori che abbiano completato almeno il 75 per cento delle ore di formazione previste.

FENSIR SAATA ritiene che il tema delle posizioni economiche non possa essere affrontato accettando compromessi al ribasso. Secondo Mangione, «parlare di buona organizzazione ignorando i disagi di una parte del personale significa spostare il peso delle criticità amministrative sui lavoratori ATA».

Il sindacato evidenzia come i sindacati rappresentativi avrebbero dovuto pretendere con maggiore determinazione sedi d’esame realmente prossime per tutti, criteri di assegnazione chiari, verificabili e uniformi, nonché l’assenza di qualsiasi aggravio economico o logistico per il personale coinvolto.

«Le posizioni economiche non sono una concessione», conclude Mangione. «Sono un diritto contrattuale legato alla formazione, alle competenze e alle responsabilità aggiuntive. Non possono trasformarsi in un percorso a ostacoli».

FENSIR SAATA continuerà a seguire con attenzione l’intera procedura, pronta a segnalare criticità, tutelare chi subirà disagi e intervenire in tutte le sedi opportune per garantire equità, trasparenza e rispetto della dignità professionale del personale ATA.

I diritti non si amministrano con percentuali e algoritmi.
I diritti si difendono.

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