FENSIR SINDACATO

Carta del Docente ai precari: nuova vittoria a Treviso

Successo dell’azione legale coordinata con FENSIR, decisivo il lavoro dell’avv. Giovanni Battista Mascheretti

Il Tribunale di Treviso – Sezione Lavoro – ha emesso in data 18 dicembre 2025 una sentenza di grande rilievo a tutela dei docenti precari, riconoscendo anche a loro il diritto alla Carta del Docente e, nei casi di uscita dal sistema scolastico, al risarcimento del danno per la mancata fruizione del beneficio.

La pronuncia si inserisce nel solco ormai consolidato della giurisprudenza, ma rappresenta un’ulteriore e importante conferma dell’efficacia dell’azione legale promossa con il supporto del sindacato FENSIR e condotta dall’avv. Giovanni Battista Mascheretti, da tempo impegnato in prima linea nella tutela dei diritti dei lavoratori della scuola.

Il contenuto della sentenza

Il Giudice del Lavoro di Treviso ha stabilito che:

  • ai docenti a tempo determinato che abbiano svolto supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche spetta il beneficio della Carta elettronica del Docente (500 euro per ogni anno scolastico);
  • qualora il docente sia ancora inserito nel sistema scolastico, l’Amministrazione è tenuta all’adempimento in forma specifica, cioè all’accredito tramite la piattaforma della Carta;
  • se invece il docente è fuoriuscito dal sistema, è dovuto il risarcimento del danno, anche in via equitativa, entro il limite del valore della Carta.

Nel caso esaminato dal Tribunale, una docente ha ottenuto l’accredito complessivo di 1.500 euro per tre annualità non riconosciute, mentre all’altra è stato riconosciuto un rimborso di 300 euro a titolo risarcitorio per spese documentate, oltre a interessi e rivalutazione. Il Ministero è stato inoltre condannato al pagamento delle spese legali, con distrazione a favore dei difensori antistatari. StampaCertificazione (35)

Il ruolo decisivo dell’avv. Mascheretti

Ancora una volta si conferma l’efficacia dell’azione giudiziaria dell’avv. Giovanni Battista Mascheretti, che ha impostato il ricorso sulla base dei più recenti arresti della Corte di Cassazione, in particolare della sentenza n. 29961/2023, che ha chiarito in modo definitivo la spettanza della Carta Docente anche ai precari.

La strategia difensiva ha valorizzato:

  • la natura non discrezionale del beneficio;
  • il principio di parità di trattamento tra personale di ruolo e a tempo determinato;
  • la possibilità di ottenere il risarcimento in caso di perdita del diritto per cessazione dal servizio.

Un lavoro tecnico e giuridico di alto livello che continua a produrre risultati concreti in tutta Italia.

L’azione reveals congiunta con FENSIR

Questa sentenza è anche il frutto dell’azione sindacale e legale portata avanti in sinergia con FENSIR, che da tempo sostiene i docenti precari nella rivendicazione dei loro diritti, promuovendo ricorsi mirati e offrendo assistenza qualificata.

FENSIR ribadisce che:

“La Carta del Docente non è un privilegio, ma un diritto legato alla funzione svolta. Escludere i precari significa discriminare chi garantisce ogni giorno il funzionamento della scuola pubblica.”

L’obiettivo è ora quello di estendere questi risultati a tutti i docenti che si trovano nella medesima situazione, invitandoli ad attivarsi per il recupero delle somme non percepite.

Un segnale forte al Ministero

La decisione del Tribunale di Treviso rafforza un orientamento giurisprudenziale ormai chiaro: il Ministero dell’Istruzione e del Merito non può continuare a escludere i docenti precari dalla Carta del Docente.

Grazie all’azione congiunta dell’avv. Mascheretti e del sindacato FENSIR, si consolida un percorso di tutela che sta cambiando concretamente la condizione di migliaia di insegnanti.


Arretrati visibili dal 13 gennaio, ma sono “pochi spiccioli”: serve la parità salariale per tutti i docenti e aumenti veri per gli ATA.

Dalla serata del 13 gennaio 2026 risultano visibili su NoiPA gli arretrati contrattuali del comparto scuola, relativi al rinnovo del CCNL. Docenti e personale ATA possono finalmente consultare gli importi nel cedolino di gennaio, dopo mesi di attesa e comunicazioni frammentarie.

Ma è bene chiarirlo subito: non c’è nulla da festeggiare.

Arretrati già decurtati: non sono soldi “in più”

Gli importi che compaiono nel cedolino non rappresentano il totale degli aumenti spettanti, ma solo la parte residua, perché:

  • una quota è già stata erogata come anticipo contrattuale,
  • un’altra come indennità di vacanza contrattuale (IVC).

Di conseguenza, le somme visibili sono già al netto di quanto anticipato nei mesi scorsi. Chi si aspettava cifre consistenti resterà inevitabilmente deluso: quello che arriva ora è solo il conguaglio finale.

Favilla (FENSIR): “Parliamo di pochi spiccioli”

Non usa mezzi termini Giuseppe Favilla, Segretario Generale FENSIR, che commenta duramente:

«Dopo anni di attesa, sacrifici e perdita di potere d’acquisto, ai lavoratori della scuola arrivano pochi spiccioli. Altro che svolta: questi arretrati sono la dimostrazione di quanto poco si investa realmente su docenti e ATA».

Una critica che fotografa perfettamente la situazione: gli aumenti netti da febbraio 2026 saranno quasi impercettibili, spesso limitati a poche decine di euro. Un adeguamento che non compensa minimamente l’inflazione né l’aumento del costo della vita.

Aumenti quasi invisibili in busta paga

Con il nuovo stipendio tabellare, da febbraio:

  • molti docenti vedranno incrementi netti minimi,
  • il personale ATA continuerà a percepire stipendi ampiamente sotto la media europea,
  • nessuna vera valorizzazione professionale sarà tangibile.

In sostanza, il rinnovo contrattuale non cambia la condizione economica del personale scolastico. È un atto formale, non una riforma strutturale.

Serve una svolta politica: parità salariale tra tutti i docenti

Il problema non è tecnico, è politico. Finché la scuola resterà una voce marginale nei bilanci, non ci sarà alcuna dignità retributiva. Serve una scelta chiara e coraggiosa: investire davvero su chi regge il sistema educativo del Paese.

Una proposta che deve entrare con forza nel dibattito è la parificazione salariale tra:

  • docenti della scuola dell’infanzia e primaria,
  • docenti tecnico-pratici (ITP),
  • docenti della secondaria di primo grado,

e i docenti della secondaria di secondo grado.

Stesso lavoro educativo, stesse responsabilità, stessa dignità salariale.

Basta docenti di serie A e di serie B

Non esistono insegnanti “meno importanti”.
Educare, formare, includere, gestire classi sempre più complesse richiede competenze elevate in ogni ordine di scuola. Continuare a mantenere differenze stipendiali significa istituzionalizzare una discriminazione.

Una politica seria dovrebbe prevedere:

  • riallineamento retributivo progressivo tra tutti i docenti,
  • valorizzazione reale del personale ATA, oggi tra i più penalizzati della Pubblica Amministrazione,
  • stanziamenti strutturali e non una tantum.

Conclusione: arretrati sì, dignità ancora no

Gli arretrati visibili dal 13 gennaio chiudono una pratica amministrativa, non aprono una nuova stagione per la scuola.
Con aumenti quasi invisibili e importi ridotti a “pochi spiccioli”, come denuncia Favilla, la distanza tra proclami e realtà resta enorme.

Se non si avrà il coraggio di investire davvero e di parificare gli stipendi tra i docenti dei diversi ordini di scuola, la scuola continuerà a essere trattata come un costo e non come una risorsa.

E la dignità, ancora una volta, resterà solo una parola.

Mobbing a scuola: quando l’ambiente educativo diventa luogo di sofferenza per docenti e personale ATA

La scuola dovrebbe essere per definizione uno spazio di crescita, rispetto e collaborazione. Eppure, anche all’interno delle istituzioni scolastiche possono svilupparsi dinamiche di mobbing, una forma di violenza psicologica subdola, sistematica e persistente che colpisce lavoratrici e lavoratori, compromettendo la salute, la dignità e la professionalità.
Docenti e personale ATA (amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici) non sono affatto immuni da questo fenomeno, che troppo spesso viene minimizzato, normalizzato o ignorato.

Cos’è realmente il mobbing

Il mobbing non è un semplice conflitto, né una lite occasionale. È un incessante processo di azioni vessatorie intenzionali, lungo e costante, di fronte al quale la persona mobbizzata si trova progressivamente senza potere di difesa.
Si tratta di una strategia di logoramento che può essere messa in atto da un singolo individuo o da un gruppo, con l’obiettivo di isolare, delegittimare, emarginare o spingere la vittima ad allontanarsi dal contesto lavorativo.

Un aspetto fondamentale, spesso frainteso, è che ogni singola azione, presa isolatamente, può apparire neutra o addirittura normale: una battuta, una dimenticanza, una critica, un cambiamento di incarico. È la ripetizione sistematica nel tempo, la continuità e l’intenzionalità che trasformano questi comportamenti in mobbing.

Perché il mobbing è difficile da riconoscere a scuola

Nel contesto scolastico il mobbing assume forme particolarmente sottili e ambigue. La complessità dell’organizzazione, la presenza di diversi ruoli professionali, le gerarchie e le relazioni di potere favoriscono dinamiche in cui la vessazione può essere mascherata da esigenze organizzative, decisioni di servizio o “normale gestione”.

Spesso chi subisce si sente dire:

  • “È solo un malinteso”
  • “Succede a tutti”
  • “Non prenderla sul personale”

In realtà, dietro queste giustificazioni può nascondersi un vero e proprio processo persecutorio, che giorno dopo giorno mina l’equilibrio psicologico e professionale della persona.

Il mobbing verso il personale ATA

Il personale ATA è particolarmente esposto perché spesso collocato in una posizione di minor potere decisionale. Le forme più ricorrenti di mobbing includono:

  • demansionamento o assegnazione di compiti umilianti
  • esclusione sistematica dalle comunicazioni e dalle riunioni
  • carichi di lavoro eccessivi o, al contrario, svuotamento delle mansioni
  • controlli ossessivi, rimproveri pubblici, svalutazione continua
  • isolamento relazionale.

Queste pratiche non colpiscono solo la persona, ma trasmettono un messaggio chiaro: “tu non conti”, “sei inutile”, “sei un problema”.

Il mobbing verso i docenti

Anche i docenti possono essere bersaglio di mobbing, soprattutto quando risultano “scomodi”, autonomi, critici o semplicemente non allineati. Le modalità più frequenti sono:

  • delegittimazione professionale davanti a colleghi, studenti o famiglie
  • esclusione da progetti, incarichi, commissioni o opportunità formative
  • critiche continue e non costruttive
  • ostacoli nella carriera, nelle assegnazioni o negli orari
  • isolamento all’interno del collegio docenti.

In questi casi il mobbing colpisce direttamente l’identità professionale, generando senso di inadeguatezza, colpa e fallimento.

Le conseguenze: dalla persona alla comunità scolastica

Il mobbing non è mai “solo” un problema individuale. Le conseguenze più frequenti sono:

  • ansia, stress cronico, depressione
  • disturbi psicosomatici (insonnia, cefalee, problemi gastrointestinali)
  • perdita di motivazione, entusiasmo e senso di appartenenza
  • aumento delle assenze per malattia
  • calo della qualità del lavoro.

Una scuola in cui docenti e ATA vivono nel disagio non può essere un ambiente educativo sano. Il clima si deteriora, la collaborazione si spegne e anche studenti e famiglie ne risentono.

Perché il mobbing viene tollerato

Il mobbing a scuola viene spesso:

  • negato (“non esiste, sei troppo sensibile”)
  • normalizzato (“qui si è sempre fatto così”)
  • temuto (“se parli, peggiora”).

La precarietà lavorativa, la paura di ritorsioni, la mancanza di informazione e una cultura del silenzio favoriscono l’impunità. Inoltre, l’idea della scuola come “missione” porta molte persone a sopportare l’inaccettabile in nome del dovere.

Riconoscere il mobbing: segnali da non ignorare

Alcuni campanelli d’allarme:

  • sentirsi costantemente sotto attacco o sotto giudizio
  • essere sistematicamente esclusi da comunicazioni e decisioni
  • ricevere ordini contraddittori o impossibili da eseguire
  • percepire ostilità mirata, ironia, disprezzo
  • vivere un isolamento progressivo.

Quando questi segnali si ripetono nel tempo, non sono casualità: sono indicatori di un possibile processo di mobbing.

Cosa fare: tutela e consapevolezza

È fondamentale:

  • documentare tutto (email, ordini di servizio, messaggi, testimoni)
  • parlarne con persone di fiducia, RLS, sindacati
  • rivolgersi al medico in caso di sintomi
  • valutare supporto psicologico e, se necessario, legale.

Il silenzio è il principale alleato del mobbing. La consapevolezza è il primo strumento di difesa.

Il ruolo della dirigenza e dell’istituzione

Il dirigente scolastico ha una responsabilità centrale nel:

  • prevenire il disagio
  • garantire un clima di rispetto
  • intervenire tempestivamente
  • promuovere formazione su benessere organizzativo e gestione dei conflitti.

Una scuola che tollera il mobbing tradisce la propria funzione educativa.

Conclusione

Il mobbing a scuola non è un problema personale, ma organizzativo, culturale e strutturale.
Colpisce docenti e personale ATA, distrugge la dignità professionale e mina la credibilità dell’istituzione scolastica.

Riconoscerlo, nominarlo e contrastarlo non significa creare problemi, ma difendere la salute, la dignità e la giustizia nel lavoro.
Una scuola che tutela chi ci lavora è una scuola più forte, più umana e più autenticamente educativa.

Graduatorie ad esaurimento 2026/2028: pubblicato il Decreto, domande dall’8 al 22 gennaio 2026

È stato pubblicato il Decreto Ministeriale n. 247 del 10 dicembre 2025 relativo all’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento (GaE) del personale docente ed educativo e delle graduatorie di istituto di I fascia, valide per gli anni scolastici 2026/2027 e 2027/2028. Il provvedimento disciplina modalità, tempi e criteri per l’aggiornamento, la permanenza, il reinserimento e il trasferimento di provincia degli aspiranti.

Chi può presentare domanda e cosa si può chiedere

Possono presentare istanza i docenti ed educatori già inseriti nelle GaE (a pieno titolo o con riserva) per:

  • aggiornare il punteggio con nuovi titoli e servizi;
  • chiedere la permanenza in graduatoria (obbligatoria, pena la cancellazione);
  • ottenere il reinserimento in caso di precedente cancellazione per mancata domanda nei bienni precedenti;
  • trasferirsi in un’altra provincia (il trasferimento comporta la cancellazione da tutte le graduatorie della provincia di provenienza);
  • sciogliere la riserva per chi consegue il titolo abilitante entro i termini previsti.

Le graduatorie aggiornate saranno utilizzate sia per le immissioni in ruolo sia per il conferimento delle supplenze annuali e fino al termine delle attività didattiche.

Sostegno, metodi differenziati e scuole speciali

Il decreto conferma specifiche disposizioni per:

  • elenchi di sostegno (infanzia, primaria, secondaria di I e II grado), con possibilità di inserimento con riserva per chi conclude i percorsi entro il 30 giugno 2026;
  • metodi didattici differenziati (Montessori, Agazzi, Pizzigoni);
  • strumento musicale (classe A-56);
  • istituzioni per non vedenti e sordi, con procedure manuali e obbligo di permanenza quinquennale in caso di immissione in ruolo.

Graduatorie di istituto di I fascia

Sono aggiornate anche le graduatorie di istituto di I fascia per il biennio 2026/2028. L’inserimento avviene per gli aspiranti già presenti nelle GaE, attraverso la scelta delle scuole; la collocazione deriva automaticamente dall’ordine, dal punteggio e dalle precedenze presenti nelle GaE.

Modalità e scadenze per la presentazione delle domande

Le istanze si presentano esclusivamente in modalità telematica tramite il Portale unico del reclutamento INPA (www.inpa.gov.it), utilizzando SPID o CIE ed essendo abilitati al servizio “Istanze on line” (accessibile anche dal sito www.mim.gov.it – percorso Argomenti e Servizi > Reclutamento e servizio del personale scolastico > Graduatorie ad esaurimento).

📅 Finestra temporale:

  • dalle ore 12.00 dell’8 gennaio 2026
  • alle ore 23.59 del 22 gennaio 2026

Con successiva comunicazione sarà resa nota la finestra per la scelta della provincia e delle sedi ai fini dell’aggiornamento delle graduatorie di istituto di I fascia.

Altre date importanti (a.s. 2026/2027)

  • Scioglimento riserve abilitazione: entro 30 giugno 2026 (istanze dal 15 giugno al 2 luglio 2026)
  • Titolo di sostegno e metodi differenziati: conseguimento entro 30 giugno 2026 (istanze dal 15 giugno al 2 luglio 2026)
  • Riserve posti ex L. 68/1999: requisiti entro 2 luglio 2026

In sintesi

Il D.M. 247/2025 avvia l’aggiornamento biennale delle GaE per il 2026/2028, confermando l’obbligo di domanda per la permanenza, la possibilità di reinserimento e trasferimento, la valorizzazione dei nuovi titoli e servizi, e l’aggiornamento delle graduatorie di istituto di I fascia. Tutte le procedure sono digitali e centralizzate sul portale INPA.

DSU ISEE 2025 – Guida Completa alla Compilazione e Invio Documentazione

Cos’è l’ISEE e a cosa serve

L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) è lo strumento che consente di valutare la situazione economica del nucleo familiare tenendo conto di:

  • redditi,
  • patrimoni mobiliari e immobiliari,
  • composizione del nucleo familiare.

L’ISEE è indispensabile per accedere a numerose prestazioni sociali agevolate, tra cui:

  • bonus e agevolazioni fiscali
  • assegno unico per i figli
  • borse di studio e agevolazioni universitarie
  • mensa scolastica e trasporto scolastico
  • bonus bollette e bonus affitto
  • prestazioni sociosanitarie
  • agevolazioni per disabili e non autosufficienti
  • contributi comunali e regionali

Senza un ISEE valido non è possibile richiedere la maggior parte di questi benefici.


Compilazione DSU ISEE 2025 – Modalità di invio

Per la compilazione della DSU ISEE 2025 è necessario inviare TUTTA la documentazione utile e perfettamente leggibile al seguente indirizzo email:

📧 cafpatronato@fensir.it


⚠️ ATTENZIONE – AVVISO IMPORTANTE

NON inviare documenti con link a scadenza (es. WeTransfer, Google Drive temporanei, ecc.)
➡️ Non saranno presi in considerazione.

Per motivi legali, la documentazione deve essere sempre reperibile direttamente dalla mail di contatto.


Documentazione necessaria

È obbligatorio inviare tutta la documentazione indicata nel file allegato, che deve essere letto con molta attenzione per evitare dimenticanze o ritardi nella lavorazione della pratica DOCUMENTI ISEE 2026

In sintesi, la documentazione richiesta riguarda:

1. Dati anagrafici

  • Documento di identità e Codice Fiscale del DICHIARANTE
  • Codice Fiscale di tutti i componenti del nucleo familiare
  • Codice Fiscale del coniuge non residente (se presente)
  • Codice Fiscale del figlio a carico non convivente (se non coniugato e senza figli)
  • Contratto di affitto registrato (se in locazione)

2. Redditi (anno di riferimento)

  • Modello 730 / Modello Redditi
  • Certificazione Unica (CU)
  • Redditi esenti, borse di studio, assegni, indennità, pensioni, trattamenti assistenziali
  • Redditi prodotti all’estero
  • Assegni di mantenimento (separazione/divorzio)
  • Indennità provinciali (per residenti in Trentino)

3. Patrimonio mobiliare e immobiliare

  • Saldo e giacenza media di conti correnti, libretti, depositi
  • Titoli, obbligazioni, fondi, buoni fruttiferi, assicurazioni
  • Patrimonio detenuto all’estero
  • Visure catastali, atti notarili, successioni
  • Mutui residui
  • Terreni, fabbricati, aree edificabili

4. Autoveicoli e imbarcazioni

  • Targa o estremi di registrazione di auto, moto, navi e imbarcazioni

5. In caso di disabilità

  • Certificazione di disabilità
  • Spese per ricoveri o assistenza personale

Dati da indicare obbligatoriamente nella mail

Nella richiesta di ISEE è indispensabile specificare chiaramente:

  • Chi deve essere indicato come DICHIARANTE
  • Il motivo per cui si richiede l’ISEE (es. assegno unico, università, bonus, ecc.)
  • Documento di identità del DICHIARANTE e Codice Fiscale di tutti i componenti
  • Occupazione di ogni componente del nucleo familiare
  • Residenza attuale esatta, se diversa da quella indicata sul documento

Gestione della pratica e contatti

Dopo l’invio della documentazione:

  • riceverete una mail di conferma di presa in carico
  • potreste essere contattati per chiarimenti ai seguenti numeri:

📞 351 3393163 – Mariangela Mapelli
📞 035 0460151 – Segreteria Nazionale FENSIR

👉 Si consiglia di memorizzare questi numeri per garantire rapidità nelle comunicazioni.


Mariangela Mapelli
Responsabile CAF Nazionale FENSIR

Diritto allo studio: contributi utili, ma senza una strategia il divario resta

La Legge di Bilancio 2026 riconosce, almeno parzialmente, il peso crescente dei costi dell’istruzione sulle famiglie. I contributi per l’acquisto dei libri scolastici e le misure di sostegno previste rappresentano un segnale positivo, ma restano interventi frammentari, incapaci di garantire un diritto allo studio realmente universale.

Il costo dei libri, dei trasporti, dei materiali didattici e delle attività integrative continua a gravare in modo diseguale sulle famiglie, accentuando le differenze sociali e territoriali. In questo contesto, il diritto allo studio rischia di trasformarsi in un diritto condizionato dalla disponibilità economica, anziché in un pilastro della democrazia.

Anche i contributi destinati alle famiglie degli studenti delle scuole paritarie, pur apprezzabili, non si inseriscono in una strategia complessiva di equità educativa. Senza una politica stabile e strutturale, il rischio è quello di interventi episodici che non incidono sulle disuguaglianze di fondo.

Dichiarazione del Segretario generale FENSIR, Giuseppe Favilla

«Il diritto allo studio non può essere affidato a misure occasionali. Apprezziamo gli interventi di sostegno, ma non sono sufficienti. Serve una strategia nazionale che garantisca pari opportunità a tutti gli studenti, indipendentemente dal reddito e dal territorio.»

Commento FENSIR

FENSIR ribadisce che una scuola equa è una scuola che non seleziona in base alle condizioni economiche. Il diritto allo studio deve essere pienamente esigibile, non subordinato alle disponibilità di bilancio. Senza un investimento strutturale e continuativo, le disuguaglianze rischiano di diventare irreversibili.

FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca

Supplenze, monitoraggi e risparmi: quando il controllo diventa pressione sul personale

La Legge di Bilancio 2026 introduce nuove disposizioni in materia di monitoraggio delle assenze e delle supplenze del personale scolastico. Ufficialmente, si tratta di misure volte a garantire trasparenza e razionalizzazione della spesa. Nella realtà delle scuole, però, queste norme rischiano di tradursi in un ulteriore carico di pressione sui lavoratori.

Le supplenze brevi e saltuarie non sono una distorsione del sistema, ma il sintomo evidente di un problema strutturale: organici sottodimensionati, classi sovraffollate, responsabilità crescenti e un’organizzazione del lavoro sempre più fragile. Monitorare senza intervenire sulle cause significa spostare il problema, non risolverlo.

Ancora più preoccupante è il meccanismo che lega eventuali risparmi di spesa al finanziamento del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa. In questo modo, il miglioramento dell’offerta educativa viene indirettamente finanziato riducendo le sostituzioni e aumentando il carico di lavoro per chi resta in servizio.

Dichiarazione del Segretario generale FENSIR, Giuseppe Favilla

«Non si può parlare di efficienza quando il prezzo lo pagano i lavoratori. Le supplenze aumentano perché gli organici sono insufficienti. Continuare a intervenire solo sul controllo della spesa significa ignorare la realtà quotidiana delle scuole.»

Commento FENSIR

Per FENSIR questa impostazione è inaccettabile. La scuola non è un’azienda e il personale non è una voce comprimibile. Servono organici adeguati, stabili e valorizzati, non sistemi di monitoraggio che rischiano di trasformarsi in strumenti di pressione. La qualità dell’istruzione passa anche dal rispetto del lavoro di chi la rende possibile.

FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca

Legge di Bilancio 2026 e scuola: senza un investimento sul lavoro, non c’è futuro

La Legge di Bilancio 2026–2028 presenta un quadro articolato di stanziamenti per il settore dell’istruzione. Tuttavia, dietro l’elenco delle missioni e dei programmi di spesa, emerge con chiarezza una criticità ormai strutturale: l’assenza di una scelta politica netta a favore del lavoro nella scuola.

La scuola italiana continua a essere trattata come un sistema da amministrare, non come una comunità professionale da valorizzare. Gli allegati di bilancio relativi al Ministero dell’Istruzione e del Merito mostrano un’attenzione prevalente agli aspetti organizzativi e contabili, mentre restano marginali le politiche sul personale, sulla stabilità degli organici e sulla dignità professionale di chi lavora quotidianamente nelle istituzioni scolastiche.

Emblematica è la previsione secondo cui, a partire dall’anno scolastico 2026/2027, le dotazioni organiche del personale ATA saranno determinate annualmente. Una scelta che introduce ulteriore incertezza in un sistema già segnato da carenze croniche di personale e da carichi di lavoro sempre più insostenibili. La scuola non ha bisogno di flessibilità sugli organici, ma di certezze, continuità e stabilizzazione.

Dichiarazione del Segretario generale FENSIR, Giuseppe Favilla

«Non possiamo esprimere una soddisfazione piena per questa Legge di Bilancio. Le risorse ci sono, ma manca il coraggio di investirle davvero nel lavoro scolastico. Senza personale stabile, formato e riconosciuto, la scuola rischia di restare un sistema fragile, sostenuto solo dal senso di responsabilità di chi ci lavora.»

Commento FENSIR

FENSIR ritiene che la Legge di Bilancio rappresenti un passaggio interlocutorio, non risolutivo. Senza un piano strutturale di investimenti sul personale e senza una visione politica di lungo periodo, la scuola continuerà a essere governata in emergenza. Il lavoro scolastico non può essere la variabile di aggiustamento dei conti pubblici.

FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca

Due riviste, uno spazio comune: tornano EssereScuola e Agorà IRC

Dopo oltre due anni di pausa, tornano due spazi liberi di confronto, riflessione e condivisione

Dopo oltre due anni di pausa, da gennaio 2026 riprendono le pubblicazioni mensili di EssereScuola, la rivista che si propone come contenitore aperto di notizie sindacali, riflessioni culturali e contributi dal mondo della scuola. EssereScuola torna con l’obiettivo di offrire uno spazio di confronto non solo alla comunità educativa in senso stretto, ma all’intera comunità educante e non educativa, coinvolgendo chiunque abbia a cuore i temi dell’istruzione, della formazione, del lavoro e della cittadinanza attiva.

La rivista si rivolge a docenti, personale scolastico, dirigenti, studenti, famiglie, operatori del settore e cittadini interessati, offrendo articoli di approfondimento, contributi di opinione, esperienze didattiche, analisi sindacali e spunti di dibattito. EssereScuola si caratterizza per una scelta chiara e coerente: la gratuità. La rivista è infatti liberamente accessibile a tutti, senza barriere economiche o vincoli di iscrizione, nella convinzione che la conoscenza e il confronto debbano essere beni comuni.

Accanto alla rivista principale, riprenderà anche la pubblicazione di Agorà IRC, supplemento didattico-metodologico dedicato ai docenti di Religione Cattolica. Agorà IRC nasce come spazio di dialogo professionale e culturale, pensato per sostenere la riflessione pedagogica, metodologica e disciplinare, offrendo strumenti, idee e percorsi utili alla pratica quotidiana dell’insegnamento della religione nella scuola italiana.

Una rivista costruita insieme

La ripresa delle pubblicazioni vuole essere anche un segnale di apertura e partecipazione. La redazione invita chiunque lo desideri a contribuire con articoli, riflessioni, suggerimenti, recensioni di testi, segnalazioni di attività e buone pratiche provenienti dalle scuole.
La collaborazione, coerentemente con lo spirito della rivista, è volontaria e gratuita, fondata sulla condivisione delle competenze e sull’impegno civile e professionale di chi sceglie di partecipare al dibattito.

Le proposte possono essere inviate all’indirizzo redazione@esserescuola.it.

Con il ritorno di EssereScuola e Agorà IRC, da gennaio 2026 si riapre uno spazio libero, plurale e accessibile, pensato per dare voce a esperienze, idee e prospettive diverse, nella convinzione che il dialogo sia uno strumento essenziale per comprendere e migliorare la scuola e la società.

Docenti di Religione: il Tribunale di Milano riconosce l’abuso e condanna il Ministero a 16 mensilità di risarcimento

Avv. Mascheretti: “Una grande vittoria per i docenti di religione”

Importante pronunciamento del Tribunale del Lavoro di Milano, che ha riconosciuto l’abusiva reiterazione dei contratti a tempo determinato nei confronti di una docente di religione cattolica, condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento di un risarcimento pari a ben 16 mensilità, oltre interessi legali e spese di giudizio.

Il giudice ha accertato come il prolungarsi dei contratti annuali, senza l’indizione regolare dei concorsi triennali previsti dalla legge, integri una violazione grave e reiterata, meritevole di una sanzione risarcitoria significativa, quantificata in 16 mensilità dell’ultima retribuzione utile ai fini del TFR.

Grande soddisfazione è stata espressa dall’Avv. Giovanni Battista Mascheretti, che ha patrocinato il ricorso, il quale ha sottolineato con entusiasmo:

“È una grande vittoria. Il Tribunale ha riconosciuto in modo chiaro l’abuso e ha liquidato un risarcimento importante, pari a 16 mensilità, confermando che il precariato protratto nel tempo non può restare senza conseguenze.”

La sentenza si inserisce in un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, che riconosce il diritto dei docenti di religione al risarcimento del danno in caso di utilizzo abusivo dei contratti a termine, anche in presenza di procedure concorsuali tardive e non automatiche.

Il ruolo determinante della FENSIR

Determinante, anche in questo caso, è stata l’attività sindacale della FENSIR, che da tempo porta avanti una battaglia costante a tutela dei docenti di religione cattolica, sostenendo la necessità di contrastare il precariato strutturale e promuovendo azioni legali efficaci.

Attraverso l’assistenza sindacale, il supporto legale e la promozione di ricorsi mirati, la FENSIR ha contribuito in modo concreto al riconoscimento dei diritti dei docenti coinvolti, ottenendo risultati tangibili come quello odierno, che valorizzano il lavoro svolto negli anni.

È possibile aderire ai ricorsi

La FENSIR ricorda che è possibile aderire ai ricorsi per il riconoscimento dell’abuso dei contratti a tempo determinato e per ottenere il risarcimento del danno.

🔗 Tutte le informazioni sono disponibili al link:
https://www.fensir.it/2025/09/19/ricorsi-2025-2026-aderisci/

📧 Per informazioni e contatti:
ricorsi@fensir.it

Un risultato che conferma come la tutela dei diritti dei docenti di religione passi anche attraverso un’azione sindacale seria, continua e determinata.

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