FENSIR SINDACATO

ATA 2026/27, immissioni in ruolo: il quadro provinciale delle possibili assunzioni. FENSIR SAATA: «Servono stabilizzazioni adeguate ai posti realmente disponibili»

Si avvicina uno degli appuntamenti più attesi dal personale ATA: le immissioni in ruolo per l’anno scolastico 2026/2027.

Dai dati provinciali attualmente disponibili emerge un quadro caratterizzato da un numero consistente di posti disponibili, soprattutto per i profili di collaboratore scolastico, assistente amministrativo e assistente tecnico. Il prospetto che pubblichiamo costituisce tuttavia una elaborazione indicativa: i dati sono soggetti a variazioni e dovranno essere confrontati con i contingenti e i provvedimenti ufficiali emanati dagli uffici competenti.

Il Ministero ha già predisposto sul proprio portale una sezione dedicata alle operazioni di immissione in ruolo per l’a.s. 2026/2027, mentre gli Uffici scolastici stanno progressivamente pubblicando i provvedimenti territoriali.

Grandi differenze tra disponibilità e possibili assunzioni

Il dato che FENSIR SAATA ritiene necessario evidenziare è il divario, in molti territori, tra i posti complessivamente disponibili e quelli destinabili alle assunzioni a tempo indeterminato.

Alcuni esempi contenuti nel prospetto sono particolarmente significativi.

A Milano, per i collaboratori scolastici, a fronte di 1.547 disponibilità, le immissioni indicate sarebbero 606. Per gli assistenti amministrativi risultano 637 disponibilità e 200 possibili ruoli, mentre per gli assistenti tecnici 210 disponibilità e 48 immissioni.

A Roma il prospetto riporta:

  • assistenti amministrativi: 745 disponibilità, 232 immissioni;
  • assistenti tecnici: 284 disponibilità, 65 immissioni;
  • collaboratori scolastici: 1.553 disponibilità, 609 immissioni.

Anche Torino presenta numeri rilevanti: 980 disponibilità per collaboratore scolastico, con 386 possibili assunzioni, e 355 disponibilità per assistente amministrativo, con 111 ruoli.

A Napoli, invece, vengono indicate 117 immissioni di collaboratori scolastici, 35 assistenti amministrativi e 11 assistenti tecnici.

Lombardia: numeri importanti

Particolare attenzione viene riservata da FENSIR SAATA alla Lombardia.

A Bergamo, ad esempio, il prospetto registra:

  • 215 disponibilità per assistente amministrativo e 67 possibili immissioni;
  • 90 disponibilità per assistente tecnico e 21 immissioni;
  • 556 disponibilità per collaboratore scolastico e 218 immissioni.

A Brescia le possibili assunzioni indicate salgono a 79 assistenti amministrativi, 27 assistenti tecnici e 244 collaboratori scolastici.

Numeri consistenti anche per Monza e Brianza, Pavia, Varese e le altre province lombarde.

FENSIR SAATA: «Il posto libero deve trasformarsi in lavoro stabile»

Per FENSIR SAATA il punto politico e sindacale resta chiaro: l’elevato numero di disponibilità dimostra quanto il sistema scolastico continui ad avere bisogno del personale ATA per garantire quotidianamente apertura, sicurezza, amministrazione, assistenza tecnica e funzionamento delle istituzioni scolastiche.

Non è sufficiente, pertanto, coprire una parte consistente dei posti con contratti a tempo determinato.

FENSIR SAATA chiede che tutti i posti vacanti e disponibili per i quali sussistano le condizioni normative e finanziarie siano utilizzati per le stabilizzazioni, evitando di alimentare ulteriormente un precariato che in molti casi riguarda lavoratori con numerosi anni di servizio alle spalle.

È inoltre indispensabile intervenire sulle dotazioni organiche: la scuola di oggi richiede competenze e carichi di lavoro profondamente diversi rispetto al passato.

Attenzione: il prospetto è indicativo

FENSIR SAATA invita il personale interessato a considerare i numeri pubblicati come indicativi e soggetti a variazione. Le assunzioni effettive dovranno essere verificate sulla base dei provvedimenti ufficiali e delle successive ripartizioni territoriali.

FENSIR SAATA continuerà a seguire le operazioni di immissione in ruolo 2026/27 e a informare tempestivamente il personale ATA sulle pubblicazioni degli Uffici scolastici.

Immissioni in ruolo ATA, FENSIR–SAATA: «Dagli altri sindacati soltanto dichiarazioni tardive. Servivano iniziative concrete»

FENSIR–SAATA non ha partecipato al tavolo convocato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’informativa sul contingente delle immissioni in ruolo del personale ATA per l’anno scolastico 2026/2027.

Ciò non ci impedisce di esprimere una valutazione fortemente critica non soltanto sul metodo adottato dal Ministero, ma anche sull’azione delle organizzazioni sindacali presenti al confronto.

Ancora una volta, infatti, il tavolo è stato convocato quando le decisioni apparivano ormai definite e a ridosso dell’avvio delle procedure di assunzione. Una tempistica che ha trasformato il confronto sindacale in una semplice comunicazione di dati e decisioni già assunte.

Ma non è sufficiente denunciare, soltanto dopo l’incontro, la tardività della convocazione ministeriale. Le organizzazioni sindacali che da anni siedono stabilmente ai tavoli nazionali avrebbero dovuto pretendere con largo anticipo l’apertura del confronto, intervenire durante la formazione dei contingenti e promuovere iniziative concrete per ottenere l’immissione in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili.

«Non basta sedersi al tavolo ministeriale e, a decisioni già assunte, limitarsi a manifestare contrarietà. Il personale ATA ha bisogno di risultati concreti, non di dichiarazioni rituali. Chi dispone degli strumenti della rappresentatività nazionale ha anche la responsabilità di utilizzarli tempestivamente e fino in fondo».

Lo dichiara Gianluca Mangione, Segretario nazionale FENSIR–SAATA.

Da troppo tempo il personale ATA assiste allo stesso copione: organici insufficienti, migliaia di posti coperti con contratti a tempo determinato, procedure avviate in pieno agosto, cronoprogrammi incerti e amministrazioni territoriali costrette a operare in condizioni di continua emergenza.

Il Ministero conosce da mesi il numero dei posti vacanti, i pensionamenti, le cessazioni dal servizio e il fabbisogno reale delle istituzioni scolastiche. Non è quindi accettabile che il contingente venga illustrato alle organizzazioni sindacali soltanto quando i margini di intervento risultano ormai ridotti al minimo.

Allo stesso modo, FENSIR–SAATA ritiene insufficiente l’azione di quelle sigle che, pur partecipando regolarmente ai tavoli istituzionali, non sono riuscite a ottenere una programmazione anticipata, la copertura integrale dei posti disponibili e un vero piano di stabilizzazione del personale precario.

La rappresentanza sindacale non può ridursi alla presenza formale agli incontri ministeriali né alla pubblicazione di un comunicato a riunione conclusa. Occorrono proposte, pressione sindacale, mobilitazione e assunzione di responsabilità.

Le richieste di FENSIR–SAATA

FENSIR–SAATA chiede:

  • l’autorizzazione delle immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili;
  • un piano straordinario per la stabilizzazione del personale ATA precario;
  • la trasformazione in organico di diritto dei posti che da anni vengono assegnati in organico di fatto;
  • un calendario nazionale stabile, definito con congruo anticipo;
  • procedure trasparenti e tempestive, da concludere prima dell’avvio dell’anno scolastico;
  • il potenziamento degli organici, ormai insufficienti rispetto ai carichi di lavoro e alle responsabilità attribuite al personale ATA;
  • un confronto sindacale preventivo e autentico, capace di incidere sulle decisioni e non limitato alla loro successiva comunicazione.

«Il personale ATA non può continuare a essere trattato come l’ultima ruota del sistema scolastico. FENSIR–SAATA, pur non avendo partecipato al tavolo, non resterà in silenzio davanti a un confronto tardivo e a un’azione sindacale che continua a produrre risultati insufficienti. Ai lavoratori non servono passerelle ministeriali: servono assunzioni, organici adeguati, stabilità e rispetto professionale».

FENSIR–SAATA continuerà a vigilare sulle procedure e a denunciare tanto le responsabilità del Ministero quanto l’inefficacia di chi, pur sedendo da anni ai tavoli nazionali, non è riuscito a cambiare concretamente le condizioni del personale ATA.

Gianluca Mangione
Segretario nazionale FENSIR–SAATA

Mini call veloce sostegno 2026: domande dal 14 al 18 agosto, ma i posti potrebbero essere pochi. FENSIR: «Non è una promessa di ruolo»

La mini call veloce per l’anno scolastico 2026/2027 resta uno degli ultimi canali attraverso i quali i docenti specializzati sul sostegno, inseriti a pieno titolo nella prima fascia delle GPS, possono ottenere un contratto a tempo determinato finalizzato all’immissione in ruolo in una provincia diversa da quella di inserimento.

La procedura, tuttavia, non partirà automaticamente in tutte le regioni e per tutti i gradi di scuola. Sarà attivata esclusivamente sui posti di sostegno che resteranno effettivamente vacanti e disponibili dopo le immissioni in ruolo ordinarie, lo scorrimento dei nuovi elenchi regionali e la fase provinciale delle assunzioni da GPS prima fascia sostegno.

Per la FENSIR è quindi necessario evitare facili entusiasmi: la mini call veloce rappresenta un’opportunità concreta, ma residuale. Il numero dei posti potrà essere conosciuto soltanto a ridosso dell’apertura delle domande.

Le date da ricordare

La circolare ministeriale n. 11814 del 6 maggio 2026 ha stabilito il seguente calendario:

  • entro le ore 10:00 del 14 agosto 2026 gli Uffici scolastici dovranno pubblicare i posti residui disponibili;
  • dalle ore 14:00 del 14 agosto alle ore 12:00 del 18 agosto 2026 sarà possibile presentare l’istanza per la fase interprovinciale;
  • la domanda dovrà essere inoltrata esclusivamente per via telematica attraverso il portale ministeriale Istanze Online – POLIS.

La finestra temporale sarà quindi estremamente ridotta e coinciderà con il periodo di Ferragosto. FENSIR invita gli interessati a verificare preventivamente le credenziali SPID o CIE, l’accesso a Istanze Online e i recapiti registrati sul portale.

Chi può partecipare

La mini call veloce è riservata ai docenti:

  • inseriti a pieno titolo nella prima fascia delle GPS sostegno;
  • in possesso del titolo di specializzazione per lo specifico grado di istruzione;
  • che abbiano partecipato alla precedente fase provinciale finalizzata al ruolo;
  • che non abbiano ricevuto una proposta di assunzione per la specifica tipologia di posto;
  • che non siano risultati rinunciatari nella fase provinciale.

La procedura non riguarda, dunque, i docenti inseriti nella seconda fascia GPS sostegno sulla base dei tre anni di servizio senza specializzazione.

Anche chi era inizialmente inserito con riserva può partecipare soltanto se ha conseguito il titolo e sciolto positivamente la riserva entro il termine ministeriale del 2 luglio 2026. Al momento della procedura l’aspirante deve risultare, in ogni caso, inserito a pieno titolo.

Il riferimento normativo è il Decreto ministeriale n. 58 del 31 marzo 2026, che ha disciplinato la procedura straordinaria di reclutamento sui posti di sostegno per il 2026/2027.

Attenzione alla domanda provinciale presentata a luglio

Per poter accedere alla mini call non basta essere collocati nella prima fascia GPS sostegno. È necessario aver partecipato correttamente alla procedura provinciale finalizzata al ruolo, nella finestra delle cosiddette “150 preferenze”.

In particolare, il docente non deve essere diventato rinunciatario per:

  • mancata presentazione della domanda;
  • mancata richiesta della procedura finalizzata al ruolo;
  • mancata indicazione di sedi o preferenze che avrebbero consentito l’assegnazione di un posto disponibile;
  • omissione della disponibilità necessaria a concorrere per l’intera provincia.

La mancata indicazione di una sede equivale infatti a rinuncia limitatamente ai posti non espressi. Di conseguenza, chi non è stato nominato perché non aveva incluso una sede disponibile non può utilizzare la mini call per aggirare gli effetti della propria rinuncia.

Quali territori si possono scegliere

Nell’istanza il candidato potrà indicare:

  • una provincia;
  • più province appartenenti alla stessa regione;
  • le tipologie di posto di sostegno per le quali possiede il titolo.

La regione prescelta può essere anche diversa da quella nella quale si trova la provincia di inserimento nelle GPS. Non è invece possibile indicare, nella stessa domanda, province appartenenti a regioni differenti.

La scelta deve essere effettuata con grande attenzione: non si tratta di una semplice manifestazione d’interesse, ma della disponibilità concreta ad accettare la provincia e la sede che saranno successivamente attribuite.

Perché nel 2026 potrebbero esserci meno posti

La vera novità dell’anno scolastico 2026/2027 è rappresentata dai nuovi elenchi regionali degli idonei dei concorsi, disciplinati dal Decreto ministeriale n. 68 del 22 aprile 2026.

In estrema sintesi, i posti vengono assegnati secondo una successione di procedure:

  1. graduatorie dei concorsi e graduatorie ad esaurimento;
  2. eventuali ulteriori scorrimenti previsti dalla normativa;
  3. nuovi elenchi regionali degli idonei;
  4. GPS prima fascia sostegno nella provincia di inserimento;
  5. mini call veloce sui posti ancora residui.

Gli elenchi regionali precedono quindi le assunzioni straordinarie da GPS sostegno e potrebbero assorbire una parte delle disponibilità che, negli anni precedenti, arrivavano alla fase provinciale e poi alla mini call.

La procedura potrebbe pertanto essere attivata soltanto in alcune regioni, province o tipologie di posto. Non si può escludere che, soprattutto per determinati gradi della scuola secondaria, non rimangano disponibilità sufficienti per avviarla.

Come vengono formulate le graduatorie

Gli aspiranti che presentano domanda vengono graduati sulla base:

  • del punteggio posseduto nella prima fascia GPS sostegno della provincia di provenienza;
  • delle eventuali precedenze previste dalla normativa;
  • delle preferenze territoriali espresse;
  • della tipologia di posto per la quale partecipano.

In caso di partecipazione di candidati provenienti da province diverse, il riferimento resta il punteggio con il quale ciascun aspirante è inserito nella propria GPS.

La procedura si sviluppa normalmente in due momenti:

  • assegnazione della provincia;
  • successiva attribuzione della sede scolastica all’interno della provincia assegnata.

Dopo l’individuazione provinciale, gli interessati dovranno controllare costantemente i siti dell’USR e dell’Ambito territoriale competente, perché le istruzioni e le tempistiche per la scelta delle scuole possono essere pubblicate con avvisi specifici.

L’assegnazione della provincia è già vincolante

Questo è uno degli aspetti più delicati.

L’assegnazione di una provincia indicata nella domanda comporta l’accettazione della sede che sarà successivamente individuata al suo interno. Non è quindi prudente inserire territori nei quali non si è realmente disponibili a trasferirsi e a prendere servizio.

Una rinuncia successiva alla provincia o alla scuola assegnata può determinare:

  • la decadenza dall’incarico finalizzato al ruolo;
  • l’impossibilità di ottenere altre supplenze per l’anno scolastico 2026/2027;
  • l’esclusione dalle procedure di conferma su sostegno;
  • l’impossibilità di partecipare agli interpelli.

Quando sarà richiesta l’accettazione telematica della sede, il candidato dovrà inoltre rispettare il termine indicato dall’Amministrazione, normalmente fissato in cinque giorni. Per le assegnazioni comunicate dal 28 agosto, il termine non potrà superare il 1° settembre. Il silenzio o la mancata accettazione entro la scadenza prevista valgono come rinuncia.

Cosa accade a chi non presenta la mini call

La mancata presentazione della domanda per la mini call veloce non comporta, da sola, la perdita del diritto alle supplenze ordinarie.

Conservano la possibilità di partecipare alle successive nomine a tempo determinato:

  • coloro che non presentano la domanda;
  • coloro che partecipano ma non ottengono alcuna delle province richieste;
  • coloro che non vengono individuati per mancanza di posti o per posizione insufficiente.

Diversa è la situazione di chi ottiene una provincia richiesta e decide successivamente di non accettare la sede: in questo caso operano le conseguenze previste per la rinuncia dopo l’assegnazione.

Dal contratto a termine all’immissione in ruolo

La mini call non determina un’immediata assunzione a tempo indeterminato.

Il docente individuato riceve inizialmente un contratto a tempo determinato finalizzato al ruolo. Durante l’anno scolastico dovrà:

  • svolgere il percorso annuale di formazione e prova;
  • superare positivamente la valutazione prevista;
  • sostenere la lezione simulata davanti al comitato di valutazione integrato da un componente esterno.

Soltanto dopo il superamento di tutti i passaggi si procederà alla trasformazione del rapporto a tempo indeterminato, con la decorrenza giuridica prevista dalla normativa.

Restano inoltre da valutare con attenzione i vincoli di permanenza sulla sede e le limitazioni alla mobilità connesse all’assunzione, fatte salve le deroghe previste per particolari situazioni personali o familiari.

La posizione della FENSIR

Per la FENSIR la proroga delle assunzioni da GPS prima fascia sostegno costituisce uno strumento utile, ma non può essere considerata una soluzione strutturale al problema del precariato e della continuità didattica.

La mini call interviene soltanto dopo numerose procedure e sui posti che nessun altro canale è riuscito a coprire. Allo stesso tempo, chiede ai docenti una disponibilità territoriale molto ampia, spesso comunicata e gestita in pochi giorni, nel pieno del periodo estivo.

«Non è accettabile – sottolinea la FENSIR – che una scelta capace di incidere profondamente sulla vita lavorativa e familiare dei docenti venga concentrata in una finestra di meno di quattro giorni, tra il 14 e il 18 agosto. La disponibilità dei posti deve essere pubblicata in modo chiaro, completo e tempestivo, evitando rettifiche tardive e assegnazioni poco trasparenti».

La Federazione invita pertanto il Ministero e gli Uffici scolastici a:

  • pubblicare prospetti analitici e realmente aggiornati dei posti;
  • distinguere con chiarezza le disponibilità per provincia, grado e tipologia di sostegno;
  • assicurare uniformità nelle procedure di assegnazione delle sedi;
  • garantire tempi adeguati per l’accettazione;
  • evitare che errori dell’Amministrazione o malfunzionamenti informatici ricadano sugli aspiranti;
  • comunicare in modo inequivocabile le conseguenze dell’assegnazione e dell’eventuale rinuncia.

Il consiglio FENSIR: indicare soltanto province realmente accettabili

La mini call veloce può rappresentare un’importante possibilità di stabilizzazione, ma la domanda deve essere compilata con consapevolezza.

Prima di inoltrarla occorre valutare:

  • distanza dalla propria residenza;
  • collegamenti e tempi di viaggio;
  • costo degli alloggi;
  • possibilità concreta di trasferimento;
  • esigenze familiari e sanitarie;
  • grado di scuola e tipologia di sostegno;
  • vincoli successivi all’immissione in ruolo.

Il principio da seguire è semplice: non indicare una provincia nella quale non si è concretamente disposti a prendere servizio, perché l’assegnazione provinciale produce già effetti vincolanti.

FENSIR seguirà la pubblicazione delle disponibilità da parte degli Uffici scolastici e fornirà agli iscritti aggiornamenti e assistenza per la verifica dei requisiti e la corretta presentazione della domanda

Università eCampus: nuove iscrizioni 2026/2027 con il Polo di Studio FENSIR Formazione

Dal 27 agosto al via il servizio di orientamento. Borse di studio fino a 300 euro per gli iscritti FENSIR e i loro figli

Sono aperte le nuove iscrizioni per l’anno accademico 2026/2027 ai corsi di laurea dell’Università Telematica eCampus tramite il Polo di Studio FENSIR Formazione – codice 520.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra FENSIR Formazione ETS e FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca, due enti distinti che operano con ruoli differenti e complementari.

L’Università Telematica eCampus eroga i corsi e rilascia i relativi titoli accademici; FENSIR Formazione ETS, in qualità di Polo di Studio, offre orientamento e assistenza agli studenti; FENSIR Sindacato promuove l’opportunità tra i propri iscritti e sostiene il beneficio aggiuntivo destinato anche ai loro figli.

26 classi di laurea e 79 percorsi formativi

L’offerta formativa per l’anno accademico 2026/2027 comprende 26 classi di laurea, articolate in 79 percorsi formativi, appartenenti alle principali aree disciplinari:

  • ingegneristica e tecnologica;
  • psicologica e pedagogica;
  • economica e giuridica;
  • umanistica e linguistica;
  • comunicazione, turismo e design;
  • biologica e nutrizionale;
  • scienze motorie;
  • scienze politiche e sociali.

Sono disponibili corsi di laurea triennale, magistrale e magistrale a ciclo unico, con lezioni online accessibili 24 ore su 24 e un’organizzazione pensata anche per studenti lavoratori e professionisti.

Orientamento universitario dal 27 agosto

A partire dal 27 agosto 2026 sarà attivo il servizio di consulenza e orientamento del Polo di Studio FENSIR Formazione.

Gli interessati potranno ricevere assistenza per:

  • individuare il corso di laurea più adatto alle proprie esigenze;
  • conoscere il piano di studi e gli sbocchi professionali;
  • richiedere la valutazione degli esami e dei CFU già conseguiti;
  • valutare un eventuale trasferimento da un altro Ateneo;
  • ricevere supporto durante la procedura d’iscrizione;
  • ottenere assistenza amministrativa e organizzativa durante il percorso.

L’obiettivo è accompagnare lo studente fin dalla scelta iniziale, aiutandolo a costruire un percorso universitario compatibile con il lavoro, la famiglia e gli altri impegni personali.

Quota annuale complessiva

La quota annuale complessiva prevista è pari a 2.856 euro, così ripartita:

  • 2.500 euro di contributo universitario;
  • 150 euro per diritti di segreteria;
  • 190 euro per la tassa regionale per il diritto allo studio;
  • 16 euro per l’imposta di bollo.

150 borse di studio

FENSIR Formazione ETS mette a disposizione 150 borse di studio annuali per gli studenti iscritti ai corsi di laurea eCampus tramite il Polo di Studio FENSIR Formazione – codice 520.

L’importo ordinario della borsa è pari a 250 euro.

Per gli iscritti a FENSIR Sindacato e per i loro figli è previsto un beneficio maggiorato: la borsa di studio annuale sarà pari a 300 euro.

La borsa di studio non rappresenta uno sconto immediato sulla quota d’iscrizione e non viene riconosciuta automaticamente. Lo studente dovrà presentare la relativa domanda e possedere i requisiti stabiliti dal regolamento.

Requisiti per ottenere la borsa di studio

Per accedere alla borsa di studio è necessario:

  • essere iscritti a un corso dell’Università Telematica eCampus tramite il Polo di Studio FENSIR Formazione – codice 520;
  • conseguire almeno il 50% dei crediti previsti per l’anno accademico e, comunque, almeno 30 CFU;
  • essere in regola con il pagamento delle quote;
  • non risultare iscritti fuori corso;
  • presentare la domanda secondo le modalità e le scadenze comunicate da FENSIR Formazione ETS.

Le borse saranno riconosciute previa verifica dei requisiti e assegnate, fino a esaurimento della disponibilità, secondo l’ordine cronologico d’iscrizione.

Un’opportunità anche per chi vuole riprendere gli studi

L’iniziativa è rivolta non soltanto a chi si iscrive per la prima volta all’Università, ma anche a chi desidera:

  • riprendere un percorso universitario interrotto;
  • conseguire una seconda laurea;
  • migliorare la propria posizione professionale;
  • acquisire nuove competenze;
  • trasferirsi da un altro Ateneo;
  • ottenere il riconoscimento degli esami e dei CFU già maturati.

Richiedi informazioni

La consulenza per l’orientamento sarà disponibile dal 27 agosto 2026.

Per richiedere informazioni, conoscere i corsi disponibili o avviare la valutazione preliminare della propria carriera universitaria è possibile contattare:

FENSIR Formazione ETS
Polo di Studio eCampus – codice 520
E-mail: amministrazione@formazione.fensir.it
Sito: https://formazione.fensir.it

Con FENSIR Formazione puoi iniziare o riprendere il tuo percorso universitario contando su orientamento, assistenza e accompagnamento durante tutte le fasi dell’iscrizione.

IRC, assunzioni 2026/27. Favilla (FENSIR): «Una grave mancanza di serietà verso i docenti precari»

Solo 656 posti destinati allo scorrimento delle graduatorie straordinarie. Il Segretario generale della FENSIR denuncia l’insufficienza del piano e chiede il superamento del limite del 70% dell’organico di ruolo

Il decreto ministeriale n. 143 del 22 luglio 2026, relativo alle immissioni in ruolo degli insegnanti di religione cattolica per l’anno scolastico 2026/2027, conferma un quadro fortemente deludente per migliaia di docenti precari.

A denunciarlo è Giuseppe Favilla, Segretario generale della FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca, alla quale aderisce il SAIR – Sindacato Autonomo Insegnanti di Religione.

«Ci troviamo ancora una volta di fronte a una grave mancanza di serietà nei confronti dei docenti di religione – dichiara Favilla –. Da anni si parla di stabilizzazione e di superamento del precariato, ma manca ancora una scelta politica realmente capace di intervenire alla radice del problema».

Una legge che mantiene strutturalmente il 30% dei posti fuori dall’organico stabile

Il problema non riguarda soltanto il contingente autorizzato per il prossimo anno scolastico. Alla base rimane la legge n. 186 del 18 luglio 2003, che determina la dotazione organica degli insegnanti di religione cattolica nella misura del 70% dei posti complessivamente funzionanti.

Una previsione che lascia strutturalmente il restante 30% al di fuori dell’organico stabile, alimentando ogni anno il ricorso ai contratti a tempo determinato.

«Sappiamo bene che il precariato non può essere cancellato con un semplice provvedimento – prosegue Favilla –. Ma è altrettanto evidente che una legge che mantiene ancora oggi il 30% dei posti di un’intera categoria fuori dall’organico di ruolo produce una disparità difficilmente giustificabile. Non è serio proclamare l’intenzione di sconfiggere il precariato e, contemporaneamente, conservare una norma che lo rende strutturale».

Per la FENSIR e il SAIR è quindi necessario superare il limite del 70% e portare progressivamente nell’organico stabile il 100% dei posti effettivamente funzionanti e necessari.

Il problema non può essere rinviato sostenendo che il fabbisogno degli insegnanti di religione sarebbe incerto o variabile. Questi docenti garantiscono da decenni un servizio continuativo nella scuola statale e, nella maggior parte dei casi, vengono confermati annualmente sugli stessi posti.

Europa e Cassazione: la reiterazione dei contratti non può essere normalizzata

La denuncia sindacale si inserisce in un quadro giuridico ormai consolidato.

La Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza del 13 gennaio 2022 nella causa C-282/19, si è pronunciata specificamente sull’utilizzo reiterato dei contratti a tempo determinato nei confronti degli insegnanti di religione cattolica, richiamando la necessità di misure effettive per prevenire e sanzionare gli abusi. Corte di giustizia dell’Unione europea

La Commissione europea ha inoltre contestato all’Italia l’insufficienza delle misure adottate per prevenire e sanzionare l’abuso dei contratti successivi a termine nel settore pubblico, comprendendo espressamente anche il personale della scuola.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18698 del 9 giugno 2022, ha riconosciuto che può configurarsi un abuso quando i rapporti annuali proseguono per oltre tre anni in assenza della regolare indizione dei concorsi, con il conseguente diritto del docente al risarcimento del danno cosiddetto eurounitario. Corte di Cassazione

Più recentemente, la Cassazione ha anche chiarito che la procedura straordinaria prevista per gli insegnanti di religione non costituisce, da sola, una misura automaticamente idonea a sanare l’abusiva reiterazione dei precedenti contratti a termine.

«Le istituzioni europee e la giurisprudenza nazionale hanno indicato chiaramente che il ricorso reiterato ai contratti a termine non può essere considerato una modalità ordinaria di gestione del personale – sottolinea Favilla –. Eppure, per gli insegnanti di religione, il precariato continua a essere programmato dalla stessa normativa».

Il decreto del 22 luglio: molti posti complessivi, ma soltanto 656 allo straordinario

Il decreto ministeriale n. 143 autorizza complessivamente 2.628 immissioni in ruolo:

  • 991 nella scuola dell’infanzia e primaria;
  • 1.637 nella scuola secondaria di primo e secondo grado.

Il numero complessivo potrebbe apparire significativo. Tuttavia, l’effetto delle compensazioni in favore del concorso ordinario riduce drasticamente le possibilità di scorrimento delle graduatorie straordinarie.

Dei 2.628 posti autorizzati:

  • 1.972 sono destinati al concorso ordinario;
  • soltanto 656 sono assegnati alla procedura straordinaria.

In particolare, allo straordinario restano appena 167 posti per infanzia e primaria e 489 per la secondaria. Numeri che dovranno essere ulteriormente ripartiti tra le regioni e, successivamente, tra le singole diocesi.

«Il decreto del 22 luglio conferma la fondatezza delle preoccupazioni espresse dalla FENSIR e dal SAIR – afferma Favilla –. Non bastano interventi numericamente appariscenti se poi, entrando nel merito della distribuzione, scopriamo che soltanto una parte minima dei posti produrrà un nuovo scorrimento delle graduatorie straordinarie».

Mapelli (SAIR): «In molte diocesi le graduatorie potrebbero non scorrere affatto»

Sulla gravità della situazione interviene anche Mariangela Mapelli, Segretaria nazionale del SAIR.

«I numeri definitivi confermano purtroppo le criticità che avevamo evidenziato. Dietro il dato complessivo delle 2.628 immissioni in ruolo c’è una realtà molto meno rassicurante per migliaia di docenti di religione che hanno partecipato alla procedura straordinaria».

La distribuzione territoriale rischia di ridurre ulteriormente la portata delle assunzioni. In diverse regioni, per infanzia e primaria, non è previsto alcun posto destinato allo straordinario. Anche nella secondaria i contingenti risultano estremamente contenuti.

«Parliamo di appena 167 posti per infanzia e primaria e 489 per la secondaria – prosegue Mapelli – che dovranno essere ulteriormente ripartiti tra le diverse diocesi italiane. È facilmente prevedibile che in molte diocesi lo scorrimento sarà estremamente ridotto e, in alcuni casi, potrebbe non esserci affatto».

Il SAIR precisa di non contestare i diritti dei vincitori del concorso ordinario, ma di ritenere inaccettabile che il recupero delle relative quote finisca per comprimere ancora una volta le possibilità di stabilizzazione dei docenti con molti anni di servizio.

«Questi insegnanti non sono arrivati oggi nella scuola italiana – sottolinea Mapelli –. Molti lavorano da dieci, quindici, vent’anni e oltre. Hanno atteso per più di vent’anni una procedura concorsuale e oggi rischiano di vedere la propria graduatoria muoversi di pochissime posizioni o addirittura rimanere ferma».

FENSIR e SAIR: «Serve una scelta politica, non piccoli scorrimenti annuali»

Secondo la FENSIR e il SAIR, il decreto rappresenta un avanzamento rispetto al lungo immobilismo del passato, ma non può essere presentato come la soluzione al precariato storico degli insegnanti di religione.

Il concorso straordinario è stato bandito per 4.500 posti. Tuttavia, per l’anno scolastico 2026/2027, soltanto 656 assunzioni saranno effettuate mediante lo scorrimento delle relative graduatorie.

«Questa è una manovra profondamente deludente – conclude Favilla –. Servono trasparenza e serietà: non basta comunicare il numero complessivo delle assunzioni senza spiegare quanti posti andranno realmente ai docenti storici dello straordinario. Occorre un intervento legislativo che superi il limite del 70%, porti progressivamente il 100% dei posti funzionanti nell’organico stabile e consenta un più rapido esaurimento delle graduatorie».

La FENSIR e il SAIR chiedono pertanto al Ministro dell’Istruzione e del Merito e al Governo:

  • il superamento della quota strutturale del 70% dell’organico di ruolo;
  • l’incremento dei posti destinati alle graduatorie straordinarie;
  • un piano pluriennale certo per il loro esaurimento;
  • una misura realmente efficace contro la reiterazione abusiva dei contratti a termine.

«Il tempo delle promesse è finito – conclude Favilla –. I docenti di religione con dieci, quindici o vent’anni di servizio non possono continuare a essere trattati come personale provvisorio. Il precariato non si combatte con piccoli scorrimenti annuali: si combatte modificando le norme che continuano ad alimentarlo».

Tribunale di Civitavecchia: nuova vittoria sulla Carta del Docente. Fensir e lo studio legale ottengono il riconoscimento dei diritti di un docente precario

Il Tribunale di Civitavecchia – Sezione Lavoro ha emesso un’importante sentenza in materia di Carta del Docente, accogliendo il ricorso promosso da un insegnante precario e riconoscendogli il diritto a percepire il beneficio per gli anni scolastici 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023, per un importo complessivo di 1.500 euro, oltre agli interessi legali.

La pronuncia, depositata il 16 luglio 2026, conferma l’orientamento ormai consolidato della giurisprudenza nazionale ed europea: la Carta del Docente non può essere negata ai docenti con contratto a tempo determinato quando svolgono le stesse funzioni dei colleghi di ruolo. Il giudice ha ritenuto discriminatoria l’esclusione prevista dall’articolo 1, comma 121, della Legge 107/2015, disponendone la disapplicazione nel caso concreto.

Questo risultato è frutto dell’impegno del sindacato Fensir, che continua a promuovere iniziative a tutela del personale scolastico, sostenendo concretamente i lavoratori nella difesa dei loro diritti. L’azione sindacale, unita alla competenza dello studio legale che ha patrocinato il ricorso, ha consentito di ottenere un’ulteriore affermazione del principio di parità di trattamento tra docenti precari e docenti di ruolo.

Nel motivare la decisione, il Tribunale ha richiamato i consolidati orientamenti del Consiglio di Stato, della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e della Corte di Cassazione, ribadendo che il personale assunto a tempo determinato, quando svolge le medesime funzioni del personale di ruolo, non può essere escluso dagli strumenti destinati alla formazione professionale.

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio sono stati quindi condannati ad attribuire al docente il beneficio economico della Carta del Docente per tre annualità, oltre agli interessi legali e alle spese di giudizio.

La sentenza rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di riconoscimento dei diritti dei docenti precari e conferma l’efficacia dell’attività svolta da Fensir e dal proprio team legale, che continua a ottenere risultati significativi a favore del personale della scuola, contribuendo a eliminare disparità di trattamento non più giustificabili alla luce della normativa europea e della giurisprudenza consolidata.

Assegnazioni provvisorie e utilizzazioni 2026/2027: al via le domande per docenti e personale ATA

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato la nota operativa relativa alle utilizzazioni e alle assegnazioni provvisorie del personale docente, educativo e ATA per l’anno scolastico 2026/2027, fornendo tutte le indicazioni per la presentazione delle domande e le principali novità introdotte dal nuovo CCNI.

Per il personale docente, le istanze potranno essere presentate attraverso la piattaforma Istanze Online dalle ore 15:00 del 10 luglio 2026 fino alle ore 23:59 del 23 luglio 2026. Il personale ATA, invece, potrà inoltrare la domanda dal 23 luglio al 4 agosto 2026.

Tra gli aspetti più rilevanti figurano la conferma delle deroghe ai vincoli di permanenza previste dal contratto integrativo, l’ampliamento delle tutele per i docenti con esigenze familiari e assistenziali, le disposizioni per i docenti assunti con le diverse procedure di reclutamento degli ultimi anni e le novità riguardanti il personale ATA, in particolare per i funzionari con incarico di DSGA.

La nota disciplina inoltre le modalità di presentazione delle istanze, le procedure di valutazione da parte degli Uffici scolastici e le tempistiche per la conclusione delle operazioni, che dovranno terminare entro il 24 agosto 2026 per il personale docente ed entro il 31 agosto 2026 per le restanti operazioni.

Per consultare il testo integrale della nota ministeriale, il CCNI, gli allegati e la modulistica ufficiale, è possibile fare riferimento alla seguente documentazione:

👉 Documentazione ufficiale:

https://www.mim.gov.it/documents/20182/10884278/23+Modulo+utilizzazioni+docenti+assunti+a+tempo+determinato+-+scuola+secondaria+di+primo+grado.pdf/381ef5ce-758e-491e-a64c-71298c448135?t=1783686548067

Immissioni in ruolo docenti 2026/27: autorizzate 46.642 assunzioni a tempo indeterminato

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha ufficializzato il piano delle immissioni in ruolo per l’anno scolastico 2026/2027. Con il Decreto Ministeriale n. 136 del 10 luglio 2026 è stato autorizzato un contingente di 46.642 assunzioni a tempo indeterminato per il personale docente, corrispondente ai posti vacanti e disponibili al termine delle operazioni di mobilità. Il via libera è arrivato dopo l’autorizzazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, consentendo così l’avvio delle procedure di reclutamento che dovranno concludersi entro il 31 agosto.

Il numero autorizzato coincide con le effettive disponibilità rilevate a livello nazionale, al netto di 473 situazioni di esubero. L’obiettivo del provvedimento è garantire la presenza dei docenti fin dal primo giorno di scuola, ridurre il ricorso alle supplenze annuali e assicurare una maggiore continuità didattica agli studenti.

Come saranno assegnati i posti

Il decreto demanda agli Uffici scolastici regionali la gestione delle operazioni di nomina, sulla base della ripartizione contenuta nell’allegato ministeriale. Le assunzioni saranno effettuate attraverso il consueto doppio canale di reclutamento:

  • Graduatorie di Merito (GM) dei concorsi;
  • Graduatorie ad Esaurimento (GAE).

Per ogni provincia e classe di concorso viene indicato il contingente disponibile e il numero massimo di assunzioni effettuabili dai due canali, consentendo così una distribuzione uniforme delle nomine sull’intero territorio nazionale.

Un piano che interessa tutto il Paese

La ripartizione del contingente conferma un fabbisogno diffuso in tutte le aree d’Italia.

Nel Nord continua a essere elevata la richiesta di docenti, soprattutto nelle province caratterizzate da una forte mobilità del personale. Le maggiori disponibilità riguardano le discipline scientifiche, il sostegno e gli insegnamenti tecnico-professionali, settori nei quali il ricorso alle supplenze è tradizionalmente più elevato.

Nel Centro il contingente è distribuito in maniera equilibrata tra i diversi ordini di scuola. Le disponibilità interessano l’infanzia, la primaria e la secondaria, con un numero significativo di posti destinati anche al sostegno e alle principali classi di concorso della scuola secondaria.

Anche il Sud beneficerà di un consistente numero di immissioni in ruolo. Le autorizzazioni riguardano migliaia di cattedre che negli ultimi anni sono state spesso coperte con incarichi a tempo determinato, contribuendo così a rafforzare la stabilità degli organici.

Nelle Isole, il contingente interessa centinaia di posti distribuiti tra scuola dell’infanzia, primaria, secondaria e sostegno. Le disponibilità sono diffuse nelle diverse province e comprendono sia posti comuni sia numerose classi di concorso della scuola secondaria, confermando l’attenzione del Ministero anche verso i territori insulari.

Le classi di concorso più interessate

Dall’allegato emerge un quadro articolato che coinvolge praticamente tutti gli ordini di scuola. Tra le classi di concorso con il maggior numero di disponibilità figurano la scuola dell’infanzia e primaria, il sostegno e numerosi insegnamenti della scuola secondaria, in particolare quelli dell’area scientifica, matematica, lingue straniere e discipline tecnico-professionali. Anche i posti di sostegno continuano a rappresentare una quota significativa del contingente nazionale, a conferma della crescente esigenza di garantire continuità educativa agli alunni con disabilità.

Le prossime fasi

Dopo la pubblicazione del decreto ministeriale, gli Uffici scolastici regionali procederanno con la ripartizione definitiva dei posti e con l’apertura delle procedure informatizzate per la scelta della provincia e della sede da parte degli aspiranti. Successivamente saranno effettuate le nomine dalle Graduatorie di Merito e dalle Graduatorie ad Esaurimento fino all’esaurimento del contingente autorizzato.

Le operazioni dovranno concludersi entro il 31 agosto, termine fissato dalla normativa per consentire ai docenti di prendere servizio con l’inizio dell’anno scolastico 2026/2027.

Un passo verso una scuola più stabile

Con 46.642 assunzioni autorizzate, il piano per il prossimo anno scolastico rappresenta un intervento di rilievo nel percorso di rafforzamento degli organici della scuola italiana. Pur non eliminando completamente il fenomeno del precariato, il contingente consentirà di stabilizzare decine di migliaia di insegnanti e di coprire una parte consistente delle cattedre vacanti, con benefici attesi sia per il personale sia per la continuità didattica degli studenti. Il vero banco di prova sarà ora rappresentato dalla rapidità con cui gli Uffici scolastici riusciranno a completare le procedure di nomina, affinché il nuovo anno scolastico possa iniziare con il maggior numero possibile di docenti già in cattedra.

Aumenti di stipendio e arretrati: cresce l’attesa del personale della scuola. Attenzione ai possibili errori di calcolo

Nonostante la firma definitiva della parte economica del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, migliaia di lavoratori della scuola continuano ad attendere l’accredito degli aumenti stipendiali e degli arretrati maturati dal 1° gennaio 2025.

Siamo ormai nel mese di luglio e, ad oggi, sul sistema NoiPA non risultano ancora disponibili gli importi che il personale attende da mesi. Le ipotesi più accreditate parlano di un’emissione straordinaria nel corso di luglio oppure di un accredito direttamente con il cedolino di agosto, ma al momento non esistono ancora comunicazioni ufficiali che consentano di individuare con certezza la data del pagamento.

Per il personale docente di posto comune, di sostegno e per il personale ATA, gli arretrati saranno determinati in funzione del profilo professionale, dell’anzianità di servizio e della fascia stipendiale di appartenenza.

I docenti e il personale ATA già in ruolo vedranno gli incrementi calcolati sulla posizione economica maturata nel tempo. Diversa è invece la situazione dei neoassunti, che essendo collocati nella fascia iniziale (fascia 0), percepiranno gli aumenti previsti per tale posizione fino alla maturazione della successiva progressione economica.

Si tratta di un meccanismo ormai consolidato che, salvo eventuali errori di elaborazione, non dovrebbe presentare particolari criticità.

Il caso particolare dei docenti di religione immessi in ruolo dal 1° settembre 2025

Esiste però una categoria di personale che merita un approfondimento specifico: i docenti di religione cattolica immessi in ruolo dal 1° settembre 2025.

Questi insegnanti provengono, nella quasi totalità dei casi, da molti anni di servizio con incarico annuale. Molti di loro avevano già maturato gli scatti biennali previsti dalla normativa specifica e, proprio per questo motivo, all’atto dell’immissione in ruolo beneficiano del cosiddetto assegno ad personam, istituto che tutela il trattamento economico già acquisito.

Di conseguenza, alcuni risultano formalmente collocati nella fascia 0, mentre altri, in funzione della propria situazione economica, percepiscono un trattamento equivalente alle fasce 9, 15, 21 o persino 28 anni.

Il rischio di arretrati non correttamente liquidati

È proprio qui che potrebbe nascere un’importante anomalia.

Gli arretrati derivanti dal rinnovo contrattuale potrebbero essere calcolati esclusivamente fino al 31 agosto 2025, facendo riferimento al precedente stato giuridico di docente incaricato annuale.

In altri casi, invece, alcuni docenti potrebbero addirittura non ricevere gli importi spettanti in relazione alla nuova posizione economica maturata con l’immissione in ruolo.

Il problema nasce dal fatto che, allo stato attuale, i docenti di religione immessi in ruolo non possono ancora presentare la domanda di ricostruzione di carriera, indispensabile per riallineare la propria posizione economica al nuovo status di dipendente a tempo indeterminato.

Dal 1° settembre sarà fondamentale la ricostruzione di carriera

A partire dal prossimo 1° settembre, sarà quindi possibile avviare la procedura di ricostruzione di carriera.

Solo attraverso questo adempimento sarà possibile determinare correttamente la fascia stipendiale spettante, aggiornare la posizione economica e procedere al ricalcolo degli aumenti contrattuali e degli eventuali arretrati dovuti.

La ricostruzione di carriera rappresenterà quindi un passaggio decisivo per garantire ai docenti di religione il pieno riconoscimento economico della propria anzianità di servizio e per consentire l’allineamento tra il trattamento percepito come incaricati annuali e quello spettante nel nuovo rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

FENSIR: verificare con attenzione gli importi

Come FENSIR riteniamo che il pagamento degli arretrati debba avvenire nel più breve tempo possibile e, soprattutto, con criteri di calcolo trasparenti e corretti.

Invitiamo tutto il personale della scuola a verificare con attenzione gli importi che saranno liquidati, confrontandoli con la propria posizione giuridica ed economica.

Per i docenti di religione cattolica, in particolare, la fase della ricostruzione di carriera richiederà un’attenta assistenza, poiché potrebbero emergere interpretazioni differenti da parte delle Ragionerie Territoriali dello Stato, con il rischio di ritardi o di un non corretto riconoscimento dell’anzianità maturata.

Qualora dovessero registrarsi difformità applicative o errori nel riconoscimento delle somme spettanti, FENSIR è pronta a seguire le lavoratrici e i lavoratori interessati, valutando anche l’eventuale avvio di specifiche iniziative di tutela e, se necessario, di contenzioso, affinché nessun dipendente della scuola venga penalizzato nell’applicazione del nuovo contratto.


📌 In evidenza

FENSIR seguirà costantemente l’evoluzione della vicenda. Non appena NoiPA renderà disponibili i cedolini con gli aumenti e gli arretrati del rinnovo contrattuale, pubblicheremo guide pratiche, tabelle aggiornate e simulazioni di calcolo per aiutare docenti, personale ATA e docenti di religione a verificare la correttezza degli importi liquidati.

In caso di anomalie, i nostri uffici saranno a disposizione degli iscritti e di tutto il personale della scuola per fornire assistenza, verificare le singole posizioni ed eventualmente promuovere le necessarie azioni di tutela.

DALLA DITTATURA DELLO SCHERMO ALLA PAURA DELLO SCHERMO

Sei anni dopo la pandemia, la scuola tra libertà di insegnamento, smartphone e intelligenza artificiale

di Giuseppe Favilla

Nel marzo del 2020 la scuola italiana visse uno dei momenti più drammatici e complessi della sua storia repubblicana. Nel giro di pochi giorni milioni di studenti furono costretti ad abbandonare le aule e centinaia di migliaia di docenti si trovarono a reinventare il proprio lavoro all’interno di una realtà completamente nuova.

La didattica a distanza divenne improvvisamente l’unico strumento disponibile per garantire la continuità educativa e il diritto all’istruzione sancito dall’articolo 34 della Costituzione. In quelle settimane il dibattito pubblico si concentrò quasi esclusivamente sulla necessità di non interrompere il rapporto tra scuola e studenti. Una preoccupazione legittima e condivisibile.

Tuttavia, già allora, appariva evidente il rischio di dimenticare un altro principio costituzionale fondamentale: quello sancito dall’articolo 33 della Costituzione, secondo cui «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento».

A distanza di sei anni, superata l’emergenza sanitaria e archiviate molte delle polemiche di quel periodo, possiamo finalmente guardare a quell’esperienza con maggiore lucidità.

La didattica a distanza ha certamente rappresentato una risposta necessaria ad una situazione eccezionale. Migliaia di docenti hanno dimostrato professionalità, spirito di servizio e capacità di adattamento, spesso supplendo con il proprio impegno personale alle carenze organizzative e infrastrutturali del sistema. Sarebbe ingiusto e intellettualmente disonesto non riconoscerlo.

Allo stesso tempo, quella stagione ci ha lasciato insegnamenti che non dovrebbero essere dimenticati.

Abbiamo scoperto che la tecnologia può facilitare l’accesso alle informazioni, ma non può sostituire la relazione educativa.

Abbiamo compreso che l’apprendimento non coincide con la semplice trasmissione di contenuti.

Abbiamo verificato che la presenza fisica, il dialogo diretto, la costruzione quotidiana delle relazioni e della comunità scolastica rappresentano elementi essenziali del processo formativo.

Abbiamo inoltre constatato come l’innovazione tecnologica, lungi dall’eliminare le disuguaglianze, possa talvolta accentuarle. Non tutti gli studenti disponevano degli stessi strumenti, degli stessi spazi, delle stesse opportunità. La pandemia rese visibili fragilità sociali che per anni erano rimaste ai margini del dibattito educativo.

Eppure, proprio mentre maturavano queste consapevolezze, il dibattito pubblico ha progressivamente imboccato una direzione opposta.

Se nel 2020 sembrava che la tecnologia dovesse salvare la scuola, oggi sembra che la scuola debba essere salvata dalla tecnologia.

Lo smartphone è diventato il simbolo di ogni disagio educativo.

I social network vengono frequentemente indicati come la causa della crisi dell’attenzione.

L’intelligenza artificiale è spesso descritta come una minaccia per il pensiero umano e per il valore stesso dello studio.

La discussione si è trasformata in una contrapposizione tra favorevoli e contrari alla tecnologia, tra innovatori e conservatori, tra sostenitori dei divieti e difensori della libertà digitale.

Si tratta, tuttavia, di una rappresentazione semplicistica di una realtà molto più complessa.

La crisi dell’attenzione non nasce con lo smartphone.

La povertà lessicale non nasce con i social network.

La difficoltà di leggere un testo complesso non nasce con l’intelligenza artificiale.

La fragilità delle relazioni educative non nasce con Internet.

Attribuire agli strumenti la responsabilità di fenomeni che hanno radici culturali, sociali e pedagogiche molto più profonde rischia di trasformare il dibattito educativo in una ricerca permanente di capri espiatori.

Gli strumenti cambiano.

Le sfide educative restano.

Per questa ragione sarebbe opportuno affrontare il tema dell’uso degli smartphone nelle scuole con maggiore equilibrio e con minore enfasi ideologica.

Nessuno può negare che esistano problemi reali legati all’abuso dei dispositivi digitali.

Nessuno può ignorare i danni prodotti da una fruizione incontrollata dei social media.

Nessuno può sottovalutare il rischio di una dipendenza tecnologica sempre più precoce.

Ma proprio perché tali problemi esistono, la risposta non può essere semplicemente proibitiva.

La scuola non è il luogo del divieto.

La scuola è il luogo dell’educazione.

Educare significa accompagnare gli studenti alla comprensione critica della realtà.

Significa insegnare a distinguere tra informazione e manipolazione.

Significa sviluppare autonomia di giudizio.

Significa fornire strumenti culturali per utilizzare consapevolmente le tecnologie senza diventarne schiavi.

La storia dell’educazione dimostra che ogni innovazione significativa ha generato timori e resistenze.

Accadde con la stampa.

Accadde con il libro scolastico.

Accadde con la televisione.

Accadde con Internet.

Accade oggi con l’intelligenza artificiale.

La vera domanda non è se tali strumenti debbano essere accolti o respinti.

La vera domanda è se la scuola sia in grado di governarli e di trasformarli in occasioni di crescita culturale.

Ed è proprio qui che torna centrale il tema della libertà di insegnamento.

L’articolo 33 della Costituzione rappresenta uno dei pilastri meno citati e al tempo stesso più importanti dell’intero sistema educativo italiano.

I Padri Costituenti non inserirono quel principio per tutelare una categoria professionale.

Lo inserirono per garantire la libertà della cultura e impedire che l’istruzione potesse essere ridotta ad uno strumento di conformismo ideologico o di controllo amministrativo.

La libertà di insegnamento costituisce una garanzia democratica.

Essa tutela il pluralismo culturale.

Tutela la ricerca metodologica.

Tutela l’autonomia professionale del docente.

Tutela, soprattutto, il diritto degli studenti ad essere formati attraverso il confronto delle idee e non mediante l’applicazione meccanica di procedure standardizzate.

Oggi questo principio appare nuovamente sotto pressione.

Non per effetto di ideologie totalitarie o di forme esplicite di censura, ma attraverso una crescente tendenza alla burocratizzazione dell’azione educativa.

Da anni assistiamo ad una progressiva proliferazione di linee guida, protocolli, adempimenti, piattaforme, monitoraggi, rendicontazioni e prescrizioni che rischiano di restringere gli spazi dell’autonomia professionale.

Talvolta si ha l’impressione che la scuola venga considerata come una struttura amministrativa da governare attraverso procedure uniformi piuttosto che come una comunità educante fondata sulla responsabilità e sulla competenza dei propri docenti.

La questione degli smartphone e quella dell’intelligenza artificiale si inseriscono esattamente in questo scenario.

Il rischio non è rappresentato dalla tecnologia in sé.

Il rischio consiste nel ritenere che problemi educativi complessi possano essere risolti attraverso disposizioni generali valide per ogni contesto, ogni scuola, ogni classe e ogni studente.

La scuola reale è molto diversa.

Ogni comunità scolastica presenta caratteristiche proprie.

Ogni disciplina richiede metodologie differenti.

Ogni classe manifesta bisogni educativi specifici.

Ogni docente sviluppa nel tempo competenze professionali che gli consentono di scegliere gli strumenti più efficaci per raggiungere determinati obiettivi formativi.

È questa la ragione per cui il legislatore costituente ha voluto tutelare la libertà di insegnamento.

Non per affermare l’arbitrio individuale.

Non per sottrarre il docente alle proprie responsabilità.

Ma perché l’educazione è un’attività complessa che non può essere integralmente disciplinata attraverso prescrizioni centralizzate.

Oggi, mentre il dibattito continua a concentrarsi sugli smartphone, la scuola si trova già di fronte ad una sfida ancora più impegnativa.

L’intelligenza artificiale generativa sta modificando profondamente il modo di studiare, scrivere, tradurre, ricercare informazioni e produrre conoscenza.

Per la prima volta nella storia gli studenti hanno accesso a strumenti capaci di generare testi complessi, elaborare immagini, sintetizzare documenti e fornire risposte articolate in pochi secondi.

Ignorare questa realtà sarebbe impossibile.

Proibirla integralmente sarebbe illusorio.

Accettarla acriticamente sarebbe irresponsabile.

La scuola è chiamata a fare ciò che ha sempre fatto nei momenti di cambiamento: comprendere, interpretare, educare.

La sfida non consiste nel decidere se l’intelligenza artificiale debba entrare o meno nelle scuole.

La sfida consiste nel formare cittadini capaci di utilizzarla senza rinunciare al proprio pensiero critico.

Perché nessun algoritmo può sostituire il giudizio.

Nessuna piattaforma può sostituire la coscienza.

Nessuna macchina può sostituire la responsabilità morale.

Nessuna tecnologia può sostituire la relazione educativa.

Se il 2020 ci ha insegnato che la tecnologia non può sostituire la scuola, il 2026 dovrebbe insegnarci che la scuola non può limitarsi a proibire la tecnologia.

Tra l’entusiasmo acritico per il digitale e il proibizionismo tecnologico esiste una terza via.

È la via dell’educazione.

È la via della responsabilità.

È la via della libertà di insegnamento.

È la via indicata dalla Costituzione della Repubblica.

Perché il futuro della scuola italiana non dipenderà dagli strumenti che utilizzeremo.

Dipenderà dalla capacità di continuare a credere nella cultura, nella professionalità dei docenti, nell’autonomia del sapere e nella formazione di cittadini liberi.

Ed è proprio in questa prospettiva che la libertà di insegnamento non rappresenta un ostacolo al cambiamento.

Rappresenta, oggi come ieri, la condizione indispensabile perché il cambiamento possa trasformarsi in autentica crescita educativa e democratica.

PER UNA LETTURA NEL TEMPO

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