FENSIR SINDACATO

Precariato degli insegnanti di religione: riconosciuto l’abuso, negato il risarcimento. L’amarezza di FENSIR

Il Tribunale del Lavoro di Novara ha riconosciuto l’illegittima reiterazione dei contratti a termine subita da un docente di religione cattolica per oltre sei anni scolastici consecutivi, confermando ancora una volta quanto denunciato da tempo dalla giurisprudenza europea e nazionale: il sistema scolastico ha fatto ricorso strutturale alla precarietà per coprire posti vacanti e disponibili.

La sentenza ricostruisce con chiarezza il quadro normativo e giurisprudenziale, richiamando le pronunce della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e della Corte di Cassazione che hanno qualificato come abusiva la reiterazione dei contratti a termine nel comparto scuola.

Tuttavia, nonostante l’accertamento dell’abuso, il Tribunale ha rigettato la domanda di risarcimento del danno, ritenendo che la successiva immissione in ruolo del docente attraverso la procedura straordinaria del 2024 abbia avuto efficacia “riparatoria” dell’illecito.

Una conclusione che lascia profonda amarezza nel sindacato.

«È una decisione che fotografa tutta la contraddizione del sistema scolastico italiano», dichiara Giuseppe Favilla, segretario generale. «Da una parte si riconosce che il Ministero ha abusato per anni dei contratti a termine, dall’altra si nega al lavoratore qualsiasi ristoro economico per il danno subito. È difficile spiegare ai precari storici che l’abuso esiste, ma che non merita più alcuna conseguenza concreta per l’amministrazione».

Favilla sottolinea come la recente giurisprudenza della Cassazione (Ordinanza Cassazione n. 9550/2026) stia progressivamente trasformando la stabilizzazione tardiva in una sorta di “sanatoria” generale: «Il rischio è che passi il principio secondo cui lo Stato possa precarizzare per anni migliaia di docenti e poi cancellare tutto con una immissione in ruolo arrivata dopo decenni di attesa. Ma la precarietà non sparisce retroattivamente: resta nella vita professionale, economica e personale di chi l’ha subita» Tale ordinanza è in netta contraddizione con la Sentenza n. 30779/2025 che ha affermato che la trasformazione del rapporto in tempo indeterminato non esclude di per sé il diritto al risarcimento del danno per l’abuso dei contratti a termine oltre i 36 mesi.

Dello stesso tenore l’intervento della Mariangela Mapelli, segretaria nazionale del SAIR, che evidenzia la particolare situazione degli insegnanti di religione cattolica: «Questa categoria è stata lasciata per anni in una condizione di instabilità strutturale, pur svolgendo le stesse funzioni dei colleghi di ruolo e garantendo continuità didattica alle scuole. La sentenza riconosce chiaramente che quei posti erano stabili e che il ricorso al tempo determinato è stato abusivo. Per questo amareggia profondamente vedere negata la tutela risarcitoria».

La dirigente sindacale aggiunge: «La stabilizzazione è un diritto atteso da anni, non un favore che cancella automaticamente il danno subito. Molti docenti hanno costruito la propria vita nell’incertezza, senza garanzie e senza prospettive. Pensare che tutto questo possa essere semplicemente assorbito dall’assunzione finale rischia di svuotare di significato la stessa condanna dell’abuso».

FENSIR e il SAIR continueranno a sostenere tutte le iniziative giudiziarie e sindacali a tutela dei docenti precari, affinché il riconoscimento dell’illegittimità della reiterazione dei contratti non resti un’affermazione solo formale, ma si traduca in una reale tutela dei lavoratori della scuola.

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Rinnovo contratto dirigenti scolastici 2022-2024: aumenti, nuove tutele e sfide ancora aperte

L’11 maggio 2026 è stata sottoscritta all’ARAN l’ipotesi di rinnovo del CCNL Area Istruzione e Ricerca 2022-2024, che interessa anche i dirigenti scolastici e i dirigenti AFAM. Un passaggio atteso da migliaia di presidi italiani, che introduce incrementi economici, aggiornamenti normativi e alcune novità sul piano organizzativo.

Il nuovo contratto arriva in una fase particolarmente complessa per il sistema scolastico italiano, segnata da responsabilità crescenti, reggenze diffuse, aumento degli adempimenti amministrativi e difficoltà nel garantire una governance efficace delle istituzioni scolastiche.

Gli aumenti previsti dal contratto

Per i dirigenti scolastici e AFAM lo stipendio tabellare annuo lordo passa da 47.015,73 euro a 50.005,73 euro, grazie a un incremento di 230 euro lordi mensili per tredici mensilità con decorrenza dal 1° gennaio 2024.

Aumenta anche la retribuzione di posizione parte fissa, incrementata di 90 euro lordi mensili. Il nuovo valore annuo lordo viene rideterminato in 14.515,11 euro, mentre la retribuzione massima di posizione raggiunge 48.084,81 euro annui.

Previsto inoltre un incremento stabile di 11 milioni di euro annui del Fondo unico nazionale destinato alla retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti scolastici.

Sul piano economico, il rinnovo consolida il percorso di progressivo adeguamento retributivo della dirigenza scolastica, pur lasciando aperto il tema della piena equiparazione con le altre dirigenze pubbliche.

Le novità normative

Il contratto aggiorna anche diversi aspetti del rapporto di lavoro.

Tra le principali novità:

  • ridefinizione della disciplina delle ferie;
  • chiarimenti sulla monetizzazione delle ferie non godute;
  • aggiornamento delle assenze retribuite;
  • nuove disposizioni sul periodo di prova e sulle tutele in caso di malattia.

Resta confermata la responsabilità del dirigente scolastico nell’assicurare la continuità amministrativa e organizzativa dell’istituzione scolastica anche durante i periodi di assenza.

Mobilità interregionale: maggiore apertura

Tra gli aspetti più rilevanti figura la modifica delle regole sulla mobilità interregionale.

Il nuovo contratto prevede infatti la possibilità di trasferimento fino all’80% dei posti vacanti e disponibili annualmente nella regione richiesta, purché non si determinino situazioni di esubero.

Una misura che potrebbe favorire il rientro di molti dirigenti scolastici costretti da anni a lavorare lontano dalla propria regione di residenza.

Il confronto sindacale e le questioni ancora aperte

Il rinnovo è stato sottoscritto dalle organizzazioni sindacali rappresentative dell’Area Istruzione e Ricerca presenti al tavolo ARAN.

Nel confronto negoziale sono emerse sensibilità differenti rispetto al modello di governance della scuola, al ruolo della dirigenza e alle priorità economiche e organizzative. Tuttavia, il contratto rappresenta soprattutto un punto di equilibrio tra esigenze finanziarie, sostenibilità del sistema e richieste provenienti dalla categoria.

Restano però ancora aperte molte questioni strutturali:

  • il peso crescente delle incombenze burocratiche;
  • il numero elevato di reggenze;
  • la responsabilità amministrativo-contabile dei dirigenti;
  • la carenza di figure intermedie di supporto alla governance scolastica;
  • la necessità di valorizzare il middle management.

La posizione di FENSIR

FENSIR guarda con attenzione al rinnovo contrattuale, riconoscendo alcuni passi avanti sul piano economico e normativo, ma ritiene necessario proseguire il percorso di valorizzazione della dirigenza scolastica.

Secondo il sindacato, occorre intervenire ulteriormente per alleggerire il carico burocratico che grava sui dirigenti e costruire finalmente una struttura organizzativa moderna ed efficace all’interno delle scuole.

Particolare attenzione viene posta al tema del middle management scolastico: collaboratori del dirigente, figure di sistema e staff devono essere valorizzati attraverso riconoscimenti contrattuali, funzioni definite e adeguate risorse economiche. Senza una rete organizzativa stabile e riconosciuta, infatti, diventa sempre più difficile garantire qualità gestionale, innovazione e continuità amministrativa nelle istituzioni scolastiche.

Infine, FENSIR auspica che il prossimo rinnovo contrattuale 2025-2027 possa affrontare in modo più incisivo il tema della semplificazione amministrativa, della sicurezza sul lavoro e della reale autonomia delle istituzioni scolastiche.

NUOVO BANDO PERCORSI ABILITANTI – eCampus Università

È stato pubblicato il nuovo bando relativo ai percorsi abilitanti destinati alla copertura dei posti residui.

I percorsi disponibili riguardano:

• Percorso universitario e accademico di formazione iniziale abilitante da almeno 60 CFU/CFA, ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 59 (Allegato 1 del D.P.C.M.) – posti contingentati;

• Percorso finalizzato all’acquisizione di 30 CFU/CFA, ai sensi dell’art. 2-ter, comma 4-bis, del D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 59 (Allegato 2 del D.P.C.M.) – posti contingentati.

Il bando di riapertura dei posti vacanti comprende la Tabella 1 con l’indicazione, per ciascuna regione, delle classi di concorso e del numero dei posti disponibili.

Le domande di partecipazione potranno essere presentate dal 7 maggio 2026 al 24 giugno 2026 entro le ore 13:00.

I percorsi sono rivolti a candidati già laureati interessati al conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento.

Per informazioni:
segreteria@formazione.fensir.it

Rinnovi contratti scuola: annunci da oltre 350 euro, ma tra inflazione e realtà il divario resta ampio

Il rinnovo del contratto del comparto scuola torna al centro del confronto politico e sindacale. Il Governo ha indicato un aumento medio mensile superiore ai 350 euro lordi per docenti e personale ATA, calcolato su 13 mensilità, presentandolo come un intervento significativo per il settore.

Le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni puntano a valorizzare l’impegno dell’esecutivo sulla scuola. Tuttavia, sul piano tecnico, gli incrementi annunciati vengono letti con cautela da parte delle organizzazioni sindacali, che evidenziano come si tratti di importi lordi e distribuiti nel tempo, in un contesto economico ancora segnato da inflazione elevata.

Proprio su questo aspetto si concentra l’analisi della Fensir. Il segretario nazionale Giuseppe Favilla sottolinea come «ogni euro di aumento corrisponda di fatto a un doppio aumento del costo della vita», evidenziando la difficoltà per i lavoratori di recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi anni. Una valutazione che riporta il dibattito dalla dimensione degli annunci a quella dell’impatto reale sugli stipendi.

Parallelamente, si registrano segnali di crescente mobilitazione nel settore. Tra le iniziative in programma, il gruppo “Flashmob Docenti e ATA” ha promosso una serie di momenti di confronto e protesta per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica. In calendario anche un flash mob a Roma, davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito, con la partecipazione di docenti, personale ATA e lavoratori precari.

L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di rivendicazioni: stipendi dignitosi, riconoscimento della professionalità, investimenti strutturali nella scuola e stabilizzazione del personale precario. Un’azione che mira a dare voce a una componente significativa del sistema scolastico, chiedendo risposte concrete oltre gli annunci.

Il rinnovo contrattuale resta dunque un passaggio decisivo. Il confronto tra Governo e parti sociali proseguirà nelle prossime settimane, mentre dal mondo della scuola arriva una richiesta chiara: trasformare le misure annunciate in interventi capaci di incidere realmente sulle condizioni economiche e professionali del personale.

Anno di prova e formazione docenti neoassunti: colloquio e test finale

Cosa viene richiesto ai docenti neoassunti e come avviene la valutazione al termine dell’anno di prova e formazione?

Al termine del percorso, il docente è chiamato a sostenere un colloquio davanti al Comitato di valutazione. Il colloquio prende avvio dalla presentazione delle attività di insegnamento e formazione svolte, insieme alla documentazione raccolta nel portfolio professionale. Tale portfolio deve essere consegnato al dirigente scolastico, che lo trasmette al Comitato almeno cinque giorni prima della data fissata.

Colloquio e test finale: cosa bisogna sapere

Durante il colloquio, il Comitato procede anche alla verifica delle competenze didattiche acquisite dal docente. In questo contesto si colloca il cosiddetto “test finale”, su cui è importante fare chiarezza.

Il test finale non è un esame scritto. Non sono previste prove su carta, quiz, domande a risposta multipla o tracce uguali per tutti. Non si tratta nemmeno di una prova strutturata in senso tradizionale.

Il “test” coincide, di fatto, con la seconda parte del colloquio orale. Dopo la presentazione del portfolio, il Comitato analizza la documentazione disponibile — in particolare la relazione del tutor, la relazione del dirigente scolastico e gli allegati relativi alle osservazioni in classe — e avvia una discussione con il docente.

Questa fase si configura come un confronto professionale: il Comitato pone domande mirate per approfondire le scelte didattiche, le metodologie utilizzate, la gestione della classe, le modalità di valutazione degli studenti e la capacità di riflessione sul proprio operato. Le domande non sono standardizzate, ma nascono dal percorso effettivamente svolto dal docente e dai materiali presentati.

L’obiettivo non è verificare conoscenze teoriche in modo nozionistico, ma valutare la capacità di tradurre tali conoscenze in pratica didattica, la coerenza delle attività svolte, la consapevolezza professionale e il miglioramento maturato nel corso dell’anno.

In questo senso, il “test finale” rappresenta una valutazione complessiva integrata nel colloquio e basata sull’esperienza concreta del docente.

Il ruolo dell’allegato A

Una delle novità più rilevanti del percorso è rappresentata dall’allegato A, che struttura le osservazioni in classe svolte dal dirigente scolastico e dal tutor. Questo strumento consente di rilevare in modo più oggettivo le caratteristiche dell’attività didattica del docente neoassunto. Le schede compilate entrano a far parte della documentazione esaminata dal Comitato di valutazione.


Chi deve svolgere l’anno di prova

Sono tenuti a svolgere l’anno di formazione e prova:

  • i docenti al primo anno di servizio con contratto a tempo indeterminato, a qualunque titolo conferito;
  • i docenti che hanno ottenuto una proroga o che non hanno completato il percorso negli anni precedenti;
  • i docenti che devono ripetere il periodo a seguito di valutazione negativa;
  • i docenti che hanno ottenuto il passaggio di ruolo;
  • i docenti assunti con procedure straordinarie o con contratto a tempo determinato finalizzato all’immissione in ruolo.

Chi non deve svolgere l’anno di prova

Non sono tenuti a svolgere nuovamente il periodo di formazione e prova i docenti che:

  • hanno già svolto e superato il periodo nello stesso grado di istruzione;
  • rientrano in un ruolo precedente in cui avevano già completato positivamente il percorso;
  • sono stati immessi in ruolo con riserva e hanno già superato l’anno di prova;
  • hanno ottenuto trasferimenti tra posto comune e sostegno nello stesso grado;
  • hanno effettuato un passaggio di cattedra all’interno dello stesso grado di scuola.

Il percorso di formazione e prova si conclude quindi non con un esame formale, ma con una valutazione complessiva fondata sul lavoro svolto durante l’anno e sulla capacità del docente di riflettere in modo consapevole sulla propria pratica professionale.

Elenchi regionali docenti 2026: requisiti, domanda e supporto Fensir

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha introdotto, con il Decreto n. 68 del 22 aprile 2026, un nuovo strumento per il reclutamento dei docenti: gli elenchi regionali per il ruolo, operativi dall’anno scolastico 2026/27.

Questa misura nasce con l’obiettivo di coprire i posti vacanti dopo lo scorrimento delle graduatorie concorsuali.

Cosa sono gli elenchi regionali

Gli elenchi regionali sono graduatorie territoriali, aggiornate annualmente e organizzate per classe di concorso e tipologia di posto.

Entrano in funzione:

  • dopo l’esaurimento delle graduatorie dei concorsi;
  • in presenza di posti disponibili.

Rappresentano quindi un canale aggiuntivo per le immissioni in ruolo.

Chi può accedere

Possono presentare domanda i docenti che:

  • hanno partecipato a concorsi dal 2020 in poi;
  • hanno superato la prova orale con almeno 70/100;
  • risultano inseriti in graduatorie pubblicate entro il 2025;
  • non sono già assunti a tempo indeterminato o con contratto finalizzato al ruolo.

Si tratta degli idonei dei concorsi, anche non vincitori.

Domanda: apertura e scadenza

La domanda si presenta tramite il portale ministeriale.

📅 Apertura: 6 maggio 2026, ore 9:00
📅 Scadenza: 25 maggio 2026

I candidati hanno 20 giorni di tempo per l’invio.

È possibile scegliere una sola regione per ciascuna classe di concorso o tipologia di posto.

Struttura degli elenchi

Gli elenchi sono suddivisi in:

  1. candidati della stessa regione del concorso;
  2. candidati provenienti da altre regioni.

L’ordine è determinato dal punteggio conseguito.

È prevista la sola riserva per la legge 68/1999.

Assunzioni

Le assunzioni avvengono:

  • solo dopo lo scorrimento delle graduatorie concorsuali;
  • solo sui posti effettivamente vacanti.

Contratti:

  • tempo indeterminato per docenti abilitati;
  • tempo determinato finalizzato al ruolo per i non abilitati.

Il ruolo del sindacato Fensir

Il sindacato Fensir svolge un ruolo concreto di supporto ai docenti in questa nuova fase di reclutamento.

In particolare:

  • offre assistenza operativa nella compilazione della domanda, aiutando a evitare errori nella procedura;
  • fornisce consulenza sulla scelta della regione, elemento strategico per aumentare le possibilità di assunzione;
  • garantisce tutela degli idonei, affinché il nuovo sistema non resti solo formale ma produca reali immissioni in ruolo;
  • segue passo dopo passo l’applicazione del decreto, intervenendo in caso di criticità o interpretazioni non uniformi.

Fensir evidenzia come gli elenchi regionali possano rappresentare un’opportunità importante, ma solo se accompagnati da:

  • trasparenza nelle procedure;
  • tempi certi;
  • effettiva disponibilità di posti.

Gli elenchi regionali introducono un meccanismo più flessibile nel reclutamento scolastico e valorizzano gli idonei dei concorsi.

Resta però fondamentale verificarne l’impatto reale sulle assunzioni e sul superamento del precariato.

In questo contesto, l’azione di Fensir si concentra nel supportare concretamente i docenti e nel garantire un’applicazione corretta e efficace della normativa.

Docenti precari di religione: dal Tribunale di Salerno nuove condanne al MIM su risarcimento reiterati contratti e Carta docente

Una recente pronuncia del Tribunale di Salerno – Sezione Lavoro (sentenza del 18 aprile 2026) interviene nuovamente sul tema della reiterazione dei contratti a tempo determinato nel comparto scuola, affrontando sia il profilo del danno da precarizzazione sia quello dell’accesso alla Carta docente.


Il caso esaminato

La controversia riguarda una docente di religione che ha prestato servizio per circa dieci anni con contratti a tempo determinato, fino alla successiva immissione in ruolo.

Il giudice ha ritenuto che la successione dei contratti, protrattasi oltre il limite dei 36 mesi, integri un’ipotesi di utilizzo non conforme del lavoro a termine, con conseguente diritto al risarcimento.

Accanto a ciò, è stato riconosciuto anche il diritto alla Carta docente per tre annualità, per un valore complessivo di 1.500 euro.


I principi richiamati dal Tribunale

La decisione si colloca nel solco della giurisprudenza nazionale ed europea in materia di lavoro pubblico e precariato scolastico.

In particolare, il Tribunale ha ribadito che:

  • la reiterazione dei contratti a termine oltre i limiti previsti può generare un danno risarcibile
  • la successiva stabilizzazione non esclude automaticamente tale diritto, soprattutto quando avviene tramite procedure selettive
  • i docenti a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole rispetto ai docenti di ruolo, in assenza di ragioni oggettive

Sul punto, la sentenza richiama orientamenti consolidati della Corte di Cassazione e della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.


Carta docente e principio di non discriminazione

Un passaggio significativo riguarda il riconoscimento della Carta docente anche al personale precario.

Il Tribunale ha evidenziato che tale beneficio rientra nelle condizioni di lavoro e che la sua esclusione per i docenti a tempo determinato non risulta compatibile con il principio di parità di trattamento, alla luce della normativa eurounitaria e della giurisprudenza più recente.


L’attività sindacale FENSIR

La pronuncia si inserisce nell’ambito delle iniziative promosse da FENSIR a tutela del personale precario della scuola.

L’organizzazione sindacale continua a sostenere, anche attraverso il contenzioso, il riconoscimento dei diritti connessi:

  • all’utilizzo corretto dei contratti a termine
  • alla tutela risarcitoria nei casi di abuso
  • all’accesso agli strumenti di formazione, inclusa la Carta docente

Il contributo della difesa legale

La decisione evidenzia l’importanza di un’impostazione tecnica coerente con gli orientamenti giurisprudenziali più recenti.

Nel caso di specie, la difesa ha valorizzato:

  • i principi elaborati dalla giurisprudenza europea sul lavoro a termine
  • l’evoluzione della giurisprudenza nazionale in materia di danno da precarizzazione
  • l’interpretazione estensiva della normativa sulla Carta docente

Tali elementi hanno consentito di ottenere il riconoscimento sia dell’indennità risarcitoria sia del beneficio formativo.


Esito del giudizio

Il Tribunale ha quindi disposto:

  • il pagamento di un’indennità pari a quattro mensilità della retribuzione
  • l’attribuzione della Carta docente per gli anni scolastici richiesti
  • la condanna dell’amministrazione alle spese di giudizio

Come aderire alle iniziative FENSIR

I docenti interessati possono aderire alle azioni promosse da FENSIR compilando il modulo al seguente link:
👉 https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

Il ricorso è gratuito per gli iscritti FENSIR e per chi si iscrive al sindacato.

Successivamente è necessario inviare all’ufficio ricorsi la seguente documentazione:

  • tutti i contratti a tempo determinato come incaricati annuali (01/09 – 31/08)
  • carta di identità e codice fiscale
  • stato matricolare (da richiedere alla scuola di servizio)

Conclusioni

La sentenza conferma orientamenti già presenti nella giurisprudenza, contribuendo a chiarire ulteriormente alcuni aspetti rilevanti per il personale scolastico a tempo determinato.

FENSIR prosegue nel monitoraggio di tali sviluppi e nella tutela degli iscritti, anche attraverso iniziative legali mirate, nel rispetto del quadro normativo vigente.

Concorsi IRC nelle Marche: tra errori procedurali e rispetto mancato per i candidati

L’annullamento delle graduatorie dei concorsi ordinari per l’insegnamento della religione cattolica nelle Marche rappresenta un passaggio che lascia dietro di sé non solo atti amministrativi da rifare, ma soprattutto una profonda ferita nella fiducia dei candidati verso l’istituzione scolastica.

I decreti dell’Ufficio Scolastico Regionale hanno infatti sancito l’annullamento in autotutela delle graduatorie sia per la scuola secondaria sia per l’infanzia e primaria, a seguito di un’irregolarità ritenuta non sanabile nello svolgimento delle prove orali. In particolare, è stato accertato che la commissione non ha proceduto all’estrazione dei quesiti da sottoporre ai candidati, come invece previsto dal bando .

Un errore formale, certo, ma dalle conseguenze sostanziali enormi: tutto da rifare.

Delusione e sconcerto tra i candidati

Dietro la freddezza delle formule giuridiche si nasconde una realtà ben più amara. Centinaia di candidati avevano affrontato mesi di studio, preparazione e sacrifici personali. Avevano investito tempo, risorse economiche, energie emotive.

E oggi si ritrovano improvvisamente riportati al punto di partenza.

Non è solo delusione. È sconcerto. È la sensazione di aver partecipato a una procedura che non ha garantito fino in fondo quelle regole di trasparenza e correttezza che lo stesso Stato richiede ai suoi cittadini.

Per molti, questo annullamento non è soltanto un atto amministrativo necessario, ma il simbolo di un sistema che non è stato in grado di tutelare adeguatamente il loro impegno.

Un errore che pesa sull’amministrazione

È giusto ribadire che l’annullamento in autotutela è uno strumento previsto dall’ordinamento per ristabilire la legalità. Tuttavia, ciò non esime dal porre una domanda cruciale: come è stato possibile arrivare a questo punto?

L’irregolarità riscontrata non riguarda un dettaglio marginale, ma un elemento centrale della procedura concorsuale. Il mancato rispetto delle modalità di estrazione dei quesiti non è un’imprecisione trascurabile, bensì una violazione delle regole che garantiscono equità tra i candidati.

Questo solleva interrogativi seri sulla fase di organizzazione e controllo delle commissioni esaminatrici.

Il commento del SAIR

Sul punto è intervenuta con fermezza la Segretaria nazionale del SAIR, Mariangela Mapelli, che ha dichiarato:

«È indispensabile che l’amministrazione, prima ancora di procedere alle nomine, si assicuri che presidenti e commissari siano pienamente edotti sui contenuti del bando e sulle modalità operative previste. Situazioni come questa evidenziano una preoccupante superficialità e rappresentano una mancanza di rispetto nei confronti dei partecipanti.»

Parole che colgono il cuore del problema: non si tratta solo di correggere un errore, ma di evitare che errori così gravi possano verificarsi.

Superficialità e rispetto: una questione aperta

Quanto accaduto nelle Marche pone una questione più ampia che va oltre il singolo concorso.

Quando una procedura pubblica fallisce per errori evitabili, il danno non è solo amministrativo. È un danno di fiducia. È un segnale di fragilità organizzativa.

E, soprattutto, è una mancanza di rispetto verso chi ha creduto nella correttezza del sistema.

Perché chi partecipa a un concorso pubblico non chiede favori: chiede regole chiare, applicate con rigore e competenza.

Ripartire, ma con responsabilità

Ora si dovrà ripartire: nuove commissioni, nuove prove orali, nuovi tempi. Ma non può essere una semplice ripetizione tecnica.

Serve un cambio di passo. Serve un’assunzione di responsabilità chiara. Serve garantire che ogni fase della procedura sia gestita con la massima attenzione.

Perché il rischio, altrimenti, è che insieme alle graduatorie venga annullata anche la credibilità del sistema.

E quella, a differenza di un concorso, non si ricostruisce con un nuovo decreto.

ATA 24 mesi 2026/27: cosa sapere

Il 14 aprile 2026 si è svolta l’informativa al Ministero sull’aggiornamento e l’integrazione delle graduatorie ATA “24 mesi” per l’accesso ai ruoli provinciali nell’anno scolastico 2026/2027.

Tempistiche previste

  • Pubblicazione dei bandi da parte degli Uffici scolastici entro il 21 aprile 2026
  • Presentazione delle domande indicativamente dal 28 aprile al 19 maggio 2026
  • Scelta delle scuole tramite Allegato G prevista orientativamente dal 23 giugno al 13 luglio 2026, dopo la valutazione delle domande

Requisiti
Per i nuovi inserimenti sarà richiesta la Certificazione Internazionale di Alfabetizzazione Digitale (CIAD) per i profili ATA, con esclusione del collaboratore scolastico.

Questioni sollevate al Ministero
È stata chiesta una circolare con indicazioni chiare e uniformi su alcuni punti che oggi vengono gestiti in modo diverso tra province:

  • Qualifiche regionali: chiarire la validità delle qualifiche rilasciate ai sensi del D.Lgs. 13/2013
  • Servizio come facente funzione DSGA: definire una valutazione uniforme su tutto il territorio
  • Valutazione del servizio fino a fine contratto: richiesta di considerare il servizio fino alla naturale scadenza del contratto, e non solo fino alla data di scadenza della domanda
  • Nuovo ordinamento professionale ATA: segnalate forti disparità applicative tra territori dopo la riforma entrata in vigore dal 1° maggio 2024
  • Congedo biennale per assistenza legge 104/92: richiesta di una regola univoca sulla valutazione del servizio utile ai fini delle graduatorie

Problema principale evidenziato
Resta centrale il tema delle mancate immissioni in ruolo sui posti vacanti e disponibili, che continua ad alimentare il precariato strutturale e a indebolire il funzionamento del servizio scolastico.

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