Precariato degli insegnanti di religione: riconosciuto l’abuso, negato il risarcimento. L’amarezza di FENSIR
Il Tribunale del Lavoro di Novara ha riconosciuto l’illegittima reiterazione dei contratti a termine subita da un docente di religione cattolica per oltre sei anni scolastici consecutivi, confermando ancora una volta quanto denunciato da tempo dalla giurisprudenza europea e nazionale: il sistema scolastico ha fatto ricorso strutturale alla precarietà per coprire posti vacanti e disponibili.
La sentenza ricostruisce con chiarezza il quadro normativo e giurisprudenziale, richiamando le pronunce della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e della Corte di Cassazione che hanno qualificato come abusiva la reiterazione dei contratti a termine nel comparto scuola.
Tuttavia, nonostante l’accertamento dell’abuso, il Tribunale ha rigettato la domanda di risarcimento del danno, ritenendo che la successiva immissione in ruolo del docente attraverso la procedura straordinaria del 2024 abbia avuto efficacia “riparatoria” dell’illecito.
Una conclusione che lascia profonda amarezza nel sindacato.
«È una decisione che fotografa tutta la contraddizione del sistema scolastico italiano», dichiara Giuseppe Favilla, segretario generale. «Da una parte si riconosce che il Ministero ha abusato per anni dei contratti a termine, dall’altra si nega al lavoratore qualsiasi ristoro economico per il danno subito. È difficile spiegare ai precari storici che l’abuso esiste, ma che non merita più alcuna conseguenza concreta per l’amministrazione».
Favilla sottolinea come la recente giurisprudenza della Cassazione (Ordinanza Cassazione n. 9550/2026) stia progressivamente trasformando la stabilizzazione tardiva in una sorta di “sanatoria” generale: «Il rischio è che passi il principio secondo cui lo Stato possa precarizzare per anni migliaia di docenti e poi cancellare tutto con una immissione in ruolo arrivata dopo decenni di attesa. Ma la precarietà non sparisce retroattivamente: resta nella vita professionale, economica e personale di chi l’ha subita» Tale ordinanza è in netta contraddizione con la Sentenza n. 30779/2025 che ha affermato che la trasformazione del rapporto in tempo indeterminato non esclude di per sé il diritto al risarcimento del danno per l’abuso dei contratti a termine oltre i 36 mesi.
Dello stesso tenore l’intervento della Mariangela Mapelli, segretaria nazionale del SAIR, che evidenzia la particolare situazione degli insegnanti di religione cattolica: «Questa categoria è stata lasciata per anni in una condizione di instabilità strutturale, pur svolgendo le stesse funzioni dei colleghi di ruolo e garantendo continuità didattica alle scuole. La sentenza riconosce chiaramente che quei posti erano stabili e che il ricorso al tempo determinato è stato abusivo. Per questo amareggia profondamente vedere negata la tutela risarcitoria».
La dirigente sindacale aggiunge: «La stabilizzazione è un diritto atteso da anni, non un favore che cancella automaticamente il danno subito. Molti docenti hanno costruito la propria vita nell’incertezza, senza garanzie e senza prospettive. Pensare che tutto questo possa essere semplicemente assorbito dall’assunzione finale rischia di svuotare di significato la stessa condanna dell’abuso».
FENSIR e il SAIR continueranno a sostenere tutte le iniziative giudiziarie e sindacali a tutela dei docenti precari, affinché il riconoscimento dell’illegittimità della reiterazione dei contratti non resti un’affermazione solo formale, ma si traduca in una reale tutela dei lavoratori della scuola.











