SAIR

Tribunale di Agrigento: riconosciuti risarcimento per abuso di contratti a termine e Carta del docente ai precari di religione

Importante pronuncia a tutela dei docenti precari. Il Tribunale di Agrigento – Sezione Lavoro, con la sentenza n. 386 del 10 marzo 2026, ha condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’utilizzo abusivo dei contratti a tempo determinato e per il mancato riconoscimento della Carta del docente a una insegnante di religione cattolica.

La docente, assistita dall’avv. Rossella Galluzzo, aveva prestato servizio per diversi anni scolastici consecutivi con incarichi annuali senza stabilizzazione, rimanendo inoltre esclusa dal bonus annuale di 500 euro destinato alla formazione professionale dei docenti.

Abuso dei contratti a termine oltre i 36 mesi

Il giudice del lavoro ha accertato che l’Amministrazione scolastica aveva fatto ricorso a una reiterazione illegittima di contratti a tempo determinato, utilizzando personale precario per coprire esigenze stabili dell’organico.

Secondo quanto evidenziato nella sentenza, quando il servizio supera 36 mesi di contratti a termine, l’Amministrazione deve dimostrare l’esistenza di ragioni oggettive e temporanee che giustifichino il ricorso al lavoro precario. In mancanza di tali presupposti, si configura un abuso.

Nel caso in esame, la docente era stata impiegata in modo continuativo per diversi anni scolastici, coprendo di fatto posti strutturali della scuola, circostanza che ha portato il Tribunale a riconoscere il diritto al risarcimento del danno.

Il Ministero è stato quindi condannato a pagare un’indennità pari a quattro mensilità dell’ultima retribuzione, oltre agli interessi maturati.

Carta del docente: riconosciuto il diritto ai supplenti

La sentenza affronta anche la questione della Carta elettronica del docente, il bonus annuale di 500 euro destinato alla formazione e all’aggiornamento professionale.

Il Tribunale ha ribadito che la formazione rappresenta un elemento essenziale dell’attività docente e che non può essere riservata esclusivamente agli insegnanti di ruolo. L’esclusione dei docenti precari costituisce infatti una disparità di trattamento contraria al diritto europeo.

Per questo motivo il Ministero è stato condannato ad accreditare 2.500 euro complessivi, relativi a cinque anni scolastici di servizio.

È stata invece dichiarata prescritta la richiesta relativa all’anno scolastico 2019/2020.

La soddisfazione del sindacato

Soddisfazione per la decisione è stata espressa da Mariangela Mapelli, Segretaria Nazionale SAIR.

«Accogliamo con grande soddisfazione questa sentenza – dichiara Mapelli – perché conferma un principio fondamentale: i docenti precari non possono essere trattati come lavoratori di serie B. La scuola si regge anche sul loro lavoro e sui loro sacrifici, e per questo devono avere gli stessi diritti dei colleghi di ruolo, a partire dalla formazione professionale e dal rispetto delle norme contro l’abuso dei contratti a termine».

«Questa decisione – prosegue – rappresenta un segnale importante per tutti gli insegnanti di religione e per l’intero personale precario della scuola. Continueremo a sostenere le azioni legali e sindacali necessarie affinché vengano garantiti diritti, dignità professionale e pari trattamento a tutti i docenti».

Come aderire ai ricorsi

Fensir e SAIR continuano a promuovere iniziative legali a tutela dei docenti precari che non hanno ricevuto la Carta del docente o che hanno subito abuso nella reiterazione dei contratti a termine.

È possibile aderire ai ricorsi compilando il modulo al seguente link:
👉 https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

Una decisione che rafforza i diritti dei precari

La pronuncia del Tribunale di Agrigento si inserisce in un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato che riconosce:

  • il diritto al risarcimento per l’abuso dei contratti a termine nella scuola;
  • il diritto dei docenti precari alla Carta del docente;
  • il principio di non discriminazione tra personale a tempo determinato e indeterminato.

Una decisione che rafforza ulteriormente la tutela dei lavoratori della scuola e che riporta al centro il tema del contrasto al precariato nel sistema scolastico italiano.

Carta docente ai precari: nuova decisione del Tribunale di Brescia

Una nuova decisione del Tribunale del lavoro di Brescia rafforza il principio di parità di trattamento tra docenti di ruolo e docenti precari in materia di formazione professionale. Con sentenza depositata il 2 marzo 2026, il giudice ha riconosciuto il diritto di una docente supplente a ottenere la cosiddetta Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione, del valore di 500 euro annui.

Il beneficio, previsto dalla legge n. 107 del 2015 per sostenere l’aggiornamento professionale degli insegnanti, è stato per anni riconosciuto esclusivamente ai docenti di ruolo. La pronuncia bresciana si inserisce nel solco di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato che considera discriminatoria l’esclusione dei docenti con contratto a tempo determinato.

Il principio affermato dal Tribunale

Nel caso esaminato, la docente aveva svolto servizio con incarichi di supplenza per diversi anni scolastici. Il Tribunale ha accertato che anche i docenti non di ruolo svolgono funzioni comparabili a quelle dei colleghi stabilizzati e che, pertanto, non vi sono ragioni oggettive per negare loro il beneficio destinato alla formazione professionale.

Il giudice ha quindi riconosciuto il diritto alla carta docente per le annualità richieste, ordinando al Ministero dell’Istruzione e del Merito di consentire la generazione dei buoni spesa previsti dalla normativa.

La decisione richiama inoltre i più recenti orientamenti della Corte di Cassazione e della Corte di Giustizia dell’Unione europea, che hanno affermato il principio secondo cui il personale precario non può essere discriminato rispetto al personale di ruolo quando svolge attività equivalenti.

Il ruolo del sindacato Fensir e dell’avvocato

Determinante nella vicenda è stato l’intervento del sindacato Fensir, che ha sostenuto la docente nella tutela dei propri diritti e promosso l’azione giudiziaria per il riconoscimento del beneficio formativo.

Fondamentale anche il lavoro dell’avvocato Mascheretti che ha patrocinato il ricorso, costruendo una difesa solida basata sulla più recente giurisprudenza nazionale ed europea in materia di tutela dei docenti precari. L’azione legale ha consentito di dimostrare l’assenza di motivazioni oggettive che possano giustificare la disparità di trattamento tra personale di ruolo e supplenti.

Avviata la raccolta di adesioni per nuovi ricorsi

Alla luce della sentenza, il sindacato Fensir invita i docenti precari che non hanno ricevuto la carta docente negli anni di servizio a valutare l’adesione al ricorso per ottenere il riconoscimento delle somme spettanti.

Per raccogliere le adesioni e fornire assistenza ai docenti interessati è stato predisposto un modulo di partecipazione online:

👉 Compila il modulo di adesione al ricorso:
https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

Attraverso il form sarà possibile manifestare il proprio interesse e ricevere tutte le informazioni necessarie per avviare la procedura legale.

La decisione del Tribunale di Brescia rappresenta un’ulteriore conferma del riconoscimento dei diritti dei docenti precari, che svolgono ogni giorno le stesse funzioni dei colleghi di ruolo e devono poter accedere alle stesse opportunità di formazione professionale.

Tribunale di Bergamo: ancora una nuova conferma contro l’abuso dei contratti a termine nella scuola docenti di religione. APERTO IL NUOVO RICORSO

Con una sentenza pubblicata il 4 febbraio 2026, il Tribunale di Bergamo – Sezione Lavoro – è tornato a pronunciarsi sul tema della precarietà nella scuola, ribadendo un principio ormai sempre più chiaro: il ricorso reiterato ai contratti a tempo determinato non può diventare una soluzione strutturale, soprattutto quando l’Amministrazione non rispetta l’obbligo di bandire i concorsi previsti dalla legge.

La decisione rafforza in modo significativo l’azione portata avanti dal sindacato FENSIR, da anni impegnato nella tutela dei diritti del personale scolastico e nella denuncia di un sistema che ha prodotto, nel tempo, una precarietà cronica e ingiustificata.

Il problema dei concorsi mai banditi

Il Tribunale ha individuato il cuore della questione nella mancata indizione dei concorsi triennali previsti dalla normativa. Secondo il giudice, proprio questa omissione ha determinato l’abuso: non è legittimo mantenere lavoratori per anni con contratti a termine quando il fabbisogno è stabile e prevedibile.

I contratti annuali, anche se formalmente consentiti, non possono essere utilizzati all’infinito per coprire carenze strutturali di organico. Quando ciò accade, la reiterazione oltre il limite dei 36 mesi perde ogni giustificazione e viola i principi di tutela del lavoro sanciti a livello nazionale ed europeo.

L’azione legale: decisivo il lavoro dell’avv. Giovanni Battista Mascheretti

Un ruolo determinante è stato svolto dall’avvocato Giovanni Battista Mascheretti, estensore del ricorso, che ha costruito una difesa solida, coerente e perfettamente allineata alla più recente giurisprudenza.

L’impostazione giuridica ha permesso al Tribunale di ricostruire in modo puntuale il quadro normativo speciale che disciplina il reclutamento scolastico, evidenziando come la mancata indizione dei concorsi abbia aggravato nel tempo una condizione di precarietà non più tollerabile. Un lavoro che ha dato piena forza alle rivendicazioni sostenute da FENSIR e che si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai consolidato.

I concorsi straordinari non cancellano gli abusi

La sentenza chiarisce inoltre che i concorsi straordinari banditi negli ultimi anni non hanno alcun effetto “sanante” sugli abusi già maturati. Si tratta infatti di procedure selettive, che non garantiscono automaticamente la stabilizzazione e che, quindi, non eliminano il danno subito in precedenza.

Il messaggio è chiaro: intervenire tardivamente non esonera l’Amministrazione dalle responsabilità per il passato.

Risarcimento del danno e tutela dei diritti

Nel pubblico impiego non è prevista la trasformazione automatica del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, ma l’illegittima reiterazione dei contratti dà diritto al risarcimento del danno. Un principio che tutela concretamente i lavoratori e richiama l’Amministrazione al rispetto delle regole.

Per FENSIR, questa sentenza rappresenta un’ulteriore conferma della correttezza della linea sindacale seguita e dell’importanza di affiancare all’azione sindacale una tutela legale competente e strutturata.


Come procedere con il NUOVO RICORSO

Chi intende aderire alle nuove azioni legali promosse da FENSIR può compilare il modulo di adesione al seguente link:

🔗 Modulo di adesione al ricorso
https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

📧 Email per informazioni generali sui ricorsi
ricorsi@fensir.it


Documenti necessari da preparare

Per avviare correttamente il ricorso è necessario raccogliere e inviare la seguente documentazione:

  1. Documento di riconoscimento e codice fiscale
  2. Stato Matricolare (da richiedere alla segreteria della scuola)
  3. Tutti i contratti a tempo determinato, divisi per anno scolastico
  4. Ultimo cedolino paga relativo a contratto a tempo determinato
  5. Eventuale copia del contratto a tempo indeterminato
  6. Autocertificazione del reddito del nucleo familiare
    • da compilare solo se non si supera la soglia di € 40.978,00
    • in caso contrario, inviare il modulo barrato indicando il superamento della soglia

📥 Scarica e compila l’autocertificazione

https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2026/01/autocertificazione-da-luglio-2025.doc


ATTENZIONE – Invio documenti ai legali competenti per regione

I documenti devono essere inviati in base alla regione di servizio (dove si insegna o si lavora come personale ATA):

Lombardia – Veneto – Emilia-Romagna – Friuli Venezia Giulia
Avv. Giovanni Mascheretti – Avv. Veronica Mezzasalma
📧 ricorsi.mascheretti@fensir.it

Piemonte – Liguria – Toscana
Studio Legale Cuzzilla e Gaido
📧 ricorsi.cuzzillagaido@fensir.it

Sicilia – Campania – Abruzzo – Molise
Avv. Rossella Galluzzo
📧 ricorsi.galluzzo@fensir.it

Calabria – Puglia – Sardegna – Marche
Avv. Vincenzo Peluso
📧 ricorsi.peluso@fensir.it

Lazio – Umbria – Basilicata
Avv. Piacente – Avv. De Luca
📧 ricorsi.piacente@fensir.it


⚠️ AVVISO IMPORTANTE – Docenti immessi in ruolo dal 1° settembre 2025

I docenti immessi nei ruoli a decorrere dal 1° settembre 2025 devono presentare impugnativa dei contratti a termine entro e non oltre il 28 febbraio.

È necessario:

Chi non è in possesso di PEC può richiedere l’invio tramite l’Avvocato del Sindacato.


📝 Iscrizione a FENSIR (se non ancora iscritti)

Per iscriversi a FENSIR:

📄 Modulo di iscrizione
https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/MODELLO-DELEGA-SINDACALE-FENSIR-cod.-SMQ.pdf

📘 Guida alla compilazione
https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/GUIDA-ISCRIZIONE-FENSIR.pdf

📧 Inviare il modulo compilato a:

allegando un documento di riconoscimento.


Due riviste, uno spazio comune: tornano EssereScuola e Agorà IRC

Dopo oltre due anni di pausa, tornano due spazi liberi di confronto, riflessione e condivisione

Dopo oltre due anni di pausa, da gennaio 2026 riprendono le pubblicazioni mensili di EssereScuola, la rivista che si propone come contenitore aperto di notizie sindacali, riflessioni culturali e contributi dal mondo della scuola. EssereScuola torna con l’obiettivo di offrire uno spazio di confronto non solo alla comunità educativa in senso stretto, ma all’intera comunità educante e non educativa, coinvolgendo chiunque abbia a cuore i temi dell’istruzione, della formazione, del lavoro e della cittadinanza attiva.

La rivista si rivolge a docenti, personale scolastico, dirigenti, studenti, famiglie, operatori del settore e cittadini interessati, offrendo articoli di approfondimento, contributi di opinione, esperienze didattiche, analisi sindacali e spunti di dibattito. EssereScuola si caratterizza per una scelta chiara e coerente: la gratuità. La rivista è infatti liberamente accessibile a tutti, senza barriere economiche o vincoli di iscrizione, nella convinzione che la conoscenza e il confronto debbano essere beni comuni.

Accanto alla rivista principale, riprenderà anche la pubblicazione di Agorà IRC, supplemento didattico-metodologico dedicato ai docenti di Religione Cattolica. Agorà IRC nasce come spazio di dialogo professionale e culturale, pensato per sostenere la riflessione pedagogica, metodologica e disciplinare, offrendo strumenti, idee e percorsi utili alla pratica quotidiana dell’insegnamento della religione nella scuola italiana.

Una rivista costruita insieme

La ripresa delle pubblicazioni vuole essere anche un segnale di apertura e partecipazione. La redazione invita chiunque lo desideri a contribuire con articoli, riflessioni, suggerimenti, recensioni di testi, segnalazioni di attività e buone pratiche provenienti dalle scuole.
La collaborazione, coerentemente con lo spirito della rivista, è volontaria e gratuita, fondata sulla condivisione delle competenze e sull’impegno civile e professionale di chi sceglie di partecipare al dibattito.

Le proposte possono essere inviate all’indirizzo redazione@esserescuola.it.

Con il ritorno di EssereScuola e Agorà IRC, da gennaio 2026 si riapre uno spazio libero, plurale e accessibile, pensato per dare voce a esperienze, idee e prospettive diverse, nella convinzione che il dialogo sia uno strumento essenziale per comprendere e migliorare la scuola e la società.

Docenti di Religione: il Tribunale di Milano riconosce l’abuso e condanna il Ministero a 16 mensilità di risarcimento

Avv. Mascheretti: “Una grande vittoria per i docenti di religione”

Importante pronunciamento del Tribunale del Lavoro di Milano, che ha riconosciuto l’abusiva reiterazione dei contratti a tempo determinato nei confronti di una docente di religione cattolica, condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento di un risarcimento pari a ben 16 mensilità, oltre interessi legali e spese di giudizio.

Il giudice ha accertato come il prolungarsi dei contratti annuali, senza l’indizione regolare dei concorsi triennali previsti dalla legge, integri una violazione grave e reiterata, meritevole di una sanzione risarcitoria significativa, quantificata in 16 mensilità dell’ultima retribuzione utile ai fini del TFR.

Grande soddisfazione è stata espressa dall’Avv. Giovanni Battista Mascheretti, che ha patrocinato il ricorso, il quale ha sottolineato con entusiasmo:

“È una grande vittoria. Il Tribunale ha riconosciuto in modo chiaro l’abuso e ha liquidato un risarcimento importante, pari a 16 mensilità, confermando che il precariato protratto nel tempo non può restare senza conseguenze.”

La sentenza si inserisce in un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, che riconosce il diritto dei docenti di religione al risarcimento del danno in caso di utilizzo abusivo dei contratti a termine, anche in presenza di procedure concorsuali tardive e non automatiche.

Il ruolo determinante della FENSIR

Determinante, anche in questo caso, è stata l’attività sindacale della FENSIR, che da tempo porta avanti una battaglia costante a tutela dei docenti di religione cattolica, sostenendo la necessità di contrastare il precariato strutturale e promuovendo azioni legali efficaci.

Attraverso l’assistenza sindacale, il supporto legale e la promozione di ricorsi mirati, la FENSIR ha contribuito in modo concreto al riconoscimento dei diritti dei docenti coinvolti, ottenendo risultati tangibili come quello odierno, che valorizzano il lavoro svolto negli anni.

È possibile aderire ai ricorsi

La FENSIR ricorda che è possibile aderire ai ricorsi per il riconoscimento dell’abuso dei contratti a tempo determinato e per ottenere il risarcimento del danno.

🔗 Tutte le informazioni sono disponibili al link:
https://www.fensir.it/2025/09/19/ricorsi-2025-2026-aderisci/

📧 Per informazioni e contatti:
ricorsi@fensir.it

Un risultato che conferma come la tutela dei diritti dei docenti di religione passi anche attraverso un’azione sindacale seria, continua e determinata.

Formazione e prova docenti neoassunti: il MIM anticipa le novità della circolare 2025/2026 Incontro informativo del 5 dicembre

Si è svolto ieri, 5 dicembre, l’incontro informativo presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito dedicato alla nuova circolare annuale sul percorso di formazione e prova dei docenti neoassunti e di coloro che hanno ottenuto il passaggio di ruolo. L’appuntamento ha fornito importanti chiarimenti sulle procedure che regoleranno l’anno di prova nel 2024/2025 e nel successivo anno scolastico.

Tra i temi affrontati, particolare attenzione è stata riservata alla posizione dei docenti provenienti dal concorso ordinario PNRR2 che conseguiranno l’abilitazione entro il 31 dicembre 2025. Per questa categoria, l’assunzione a tempo indeterminato decorrerà dalla data stessa di conseguimento dell’abilitazione. Di conseguenza, l’obbligo dei 180 giorni di servizio e dei 120 giorni di attività didattiche sarà calcolato a partire dalla data di decorrenza del contratto, che costituirà l’avvio formale dell’anno di prova previsto per l’a.s. 2025/2026.

L’impianto generale del percorso formativo resta confermato: come previsto dal DM 226/2020, il docente è tenuto a svolgere 50 ore di attività tra momenti sincroni e asincroni progettati per valorizzare la didattica laboratoriale, favorire l’osservazione reciproca e sostenere lo sviluppo professionale attraverso la piattaforma INDIRE. Le attività andranno registrate su “Scuola Futura”, accessibile dall’area riservata.

Nel dettaglio, il percorso comprenderà:

  • 6 ore di incontri in presenza e online, con una novità significativa: le prime 3 ore saranno erogate da INDIRE tramite un evento formativo nazionale;
  • 12 ore di laboratori formativi;
  • 12 ore di peer to peer;
  • 20 ore di formazione online.

La fase valutativa seguirà quanto stabilito dall’art. 13 del DM 226/2022. Le osservazioni in classe, a cura del Dirigente scolastico e del Tutor, e le relative schede compilate costituiranno parte essenziale della documentazione sottoposta al Comitato di valutazione. Il percorso si concluderà con un colloquio, comprensivo del test previsto dal Decreto, volto a verificare le competenze sviluppate dal docente durante l’anno di prova.

Anche quest’anno, dunque, il modello organizzativo della formazione e prova rimane sostanzialmente invariato rispetto agli anni precedenti. È stato inoltre richiesto al Ministero un importante chiarimento sulla possibilità di conteggiare anche i sabati all’interno dei 120 giorni di attività didattiche: una risposta ufficiale verrà fornita prima della pubblicazione definitiva della circolare.

L’uscita del testo definitivo è attesa nei prossimi giorni.

Docenti precari: il Tribunale di Milano riconosce il diritto alla Retribuzione Professionale Docenti. Il FENSIR protagonista della tutela

Il Tribunale di Milano – Sezione Lavoro, con sentenza del 6 novembre 2025 emessa dalla dott.ssa Francesca Saioni, ha accolto il ricorso presentato da un docente precario della scuola statale, riconoscendo il suo diritto a percepire la Retribuzione Professionale Docenti (RPD) per tutto il periodo di servizio svolto tramite supplenze brevi.

La decisione – destinata a produrre effetti significativi per migliaia di supplenti che vivono la medesima condizione – condanna il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento di 6.033,59 euro oltre agli interessi legali, oltre che alle spese di lite.

Una conferma: la RPD spetta anche ai supplenti brevi

La Giudice Saioni ha richiamato un consolidato orientamento giurisprudenziale, ribadendo che la RPD è un emolumento fisso e continuativo, parte integrante delle “condizioni di impiego” che non possono essere negate ai lavoratori a tempo determinato, in assenza di “ragioni oggettive” che giustifichino una disparità di trattamento rispetto ai docenti di ruolo o ai supplenti annuali.

Nella sentenza si evidenzia come le mansioni del docente ricorrente fossero identiche a quelle dei colleghi con contratti più lunghi o a tempo indeterminato, rendendo ingiustificabile la mancata corresponsione dell’emolumento. Tale posizione è perfettamente in linea con i principi della Direttiva Europea 1999/70/CE sulla parità di trattamento.

Il ruolo del FENSIR: una tutela sindacale efficace e determinata

Alla base del ricorso vi è stato il supporto del FENSIR, il sindacato che da anni si batte con determinazione contro le discriminazioni subite dal personale precario della scuola.

Il FENSIR, attraverso le sue strutture territoriali e i propri legali, ha:

  • elaborato i conteggi allegati al ricorso;
  • sostenuto il docente durante tutto l’iter;
  • promosso un’azione che si colloca in un più ampio percorso nazionale volto al riconoscimento dei diritti economici e professionali dei supplenti.

Questa sentenza rappresenta dunque una vittoria del sindacato e, più in generale, una conferma dell’importanza della sua iniziativa nel difendere la dignità lavorativa dei docenti temporanei. Il FENSIR si conferma tra i protagonisti più attivi nel far valere i diritti dei lavoratori del comparto scuola, colmando – anche in sede giudiziaria – le lacune di un sistema che troppo spesso penalizza chi garantisce quotidianamente la continuità didattica.

Una decisione che apre la strada ad altri ricorsi

Il Tribunale ha ribadito che negare la RPD ai supplenti brevi configura una discriminazione non solo rispetto ai docenti di ruolo, ma perfino rispetto ai colleghi con altre tipologie di contratti a tempo determinato.

Per questo motivo, la pronuncia milanese si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai stabile e rappresenta un ulteriore passo avanti verso una piena equiparazione retributiva dei precari.

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Culpa in Vigilando e Culpa in Educando: responsabilità a scuola

Intervista all’Avv. Attilio Piacente, penalista del Foro di Tivoli, membro dell’Ufficio Legale Fensir

Quando si parla di responsabilità nella scuola, il confine tra ciò che spetta ai docenti e ciò che compete alle famiglie diventa spesso labile. Per chiarire questi temi — troppo spesso affrontati con superficialità o, peggio, affidati al “sentito dire” — abbiamo intervistato l’Avv. Attilio Piacente, penalista del Foro di Tivoli, che da anni si occupa di responsabilità scolastica, vigilanza sugli alunni e tutela del personale.

Avvocato, partiamo dalle basi: che cosa significa davvero “culpa in vigilando”?

«Letteralmente vuol dire “colpa durante la vigilanza”. È un concetto semplice, ma in ambito scolastico viene spesso travisato.
La culpa in vigilando riguarda tutti quei soggetti — genitori, tutori, docenti, maestri d’arte — che hanno l’obbligo giuridico di sorvegliare qualcuno, in particolare i minori. Se l’obbligo viene violato e accade un danno, nasce una responsabilità sia civile che penale. Ma attenzione: non ogni evento è attribuibile automaticamente al docente. La legge non ragiona per automatismi.»

In che modo la legge disciplina questo dovere di vigilanza?

«Il riferimento è l’articolo 2048 del Codice Civile, che è molto chiaro.
Dice che chi ha un dovere di vigilanza risponde dei danni provocati dal minore salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto.
Questo significa che il docente deve dimostrare di essere stato presente, attento e nelle condizioni di intervenire.
E se l’episodio è davvero imprevedibile, improvviso, inevitabile — tre parole che la giurisprudenza usa moltissimo — allora il docente non è responsabile.»

Lei insiste molto su un concetto: la presenza fisica. Perché?

«Perché la vigilanza non è un concetto astratto. Non si vigila “a distanza”, né si può vigilare stando sulla soglia mentre gli studenti sono in aula.
La presenza fisica è il primo requisito perché la vigilanza sia effettiva.
Un docente che si trova fuori dall’aula, o che è impegnato altrove, non può sostenere di aver vigilato. E questo vale anche per i genitori: essere a trenta metri di distanza al parco non è vigilanza, è speranza che non accada nulla.»

Uno dei punti più problematici nelle scuole sono i cambi d’ora. Perché proprio lì si concentra la maggior parte degli incidenti?

«Perché è un momento in cui la vigilanza si interrompe.
Il docente entrante ritarda, quello uscente non può lasciare la classe, e in quei cinque minuti succede di tutto.
Le statistiche parlano chiaro: gli incidenti, i danni e le richieste di risarcimento nascono soprattutto in quei momenti. E non è giusto attribuire tutta la responsabilità agli insegnanti.»

Qui entra in gioco anche la FENSIR con i suoi SAF, giusto?

«Assolutamente sì.
La FENSIR — con i suoi SAF, Sindacati Autonomi Federati (SADOC per i docenti, SAIR per l’IRC, SAATA per i collaboratori scolastici) — auspica che gli istituti scolastici regolamentino in modo preciso questi momenti critici.
Non si può lasciare tutto all’improvvisazione.
Servono collaboratori scolastici di piano, procedure chiare per i ritardi, indicazioni operative. I regolamenti d’istituto devono dire esattamente chi fa cosa.
Perché se l’organizzazione non funziona, il primo a essere travolto è sempre il docente. E questo è profondamente ingiusto.»

Veniamo alla “culpa in educando”: spesso dimenticata, ma fondamentale.

«Esatto.
La culpa in educando riguarda i genitori, non la scuola.
È la responsabilità educativa: trasmettere valori, rispetto delle regole, autocontrollo, capacità di convivere con gli altri.
Quando un ragazzo ha comportamenti abitualmente aggressivi, irrispettosi o pericolosi, non è pensabile attribuire tutto all’insegnante.
La scuola vigila, ma non può sostituirsi alla famiglia nel formare un carattere.»

Come si traduce questa distinzione nei viaggi d’istruzione?

«Nei viaggi di più giorni è impossibile pretendere che i docenti facciano vigilanza notturna continua. Sarebbe contrario alla normativa sul lavoro e persino alla ragionevolezza.
E infatti molti istituti — anche grazie agli interventi dei SAF della FENSIR — stanno inserendo nei regolamenti una clausola molto sensata: la vigilanza docente termina al rientro nelle camere, di solito a mezzanotte, e dalle 24 alle 7 la responsabilità torna ai genitori.
In quelle ore può scattare la culpa in educando.
Ed è una distinzione corretta: i docenti non sono sorveglianti 24 ore su 24.»

Dunque non si può sempre scaricare la colpa sui docenti.

«Esatto.
La scuola ha un dovere di vigilanza, ma non può essere il parafulmine di tutto ciò che accade.
I docenti non possono essere ritenuti responsabili di comportamenti che derivano da mancanze educative, da assenze familiari o da un’organizzazione scolastica lacunosa.
Ogni anello della catena deve rispondere per ciò che gli compete:
la scuola per la vigilanza,
la famiglia per l’educazione.
Confondere i due piani è un errore che crea contenziosi inutili e alimenta conflitti che non servono a nessuno.»

In conclusione, Avvocato, cosa serve davvero per evitare conflitti e responsabilità improprie?

«Serve equilibrio.
Serve un’organizzazione scolastica solida, regolamenti chiari, vigilanza distribuita e non improvvisata.
Serve che le famiglie recuperino il proprio ruolo educativo.
E serve riconoscere ai docenti ciò che è loro: un dovere di vigilanza ragionevole, non una responsabilità infinita.»

Primi dati di rappresentatività: FENSIR dimostra il suo potenziale

Il primo accertamento ufficiale di rappresentatività per il triennio 2025-2027 segna per FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca un passaggio significativo: 773 deleghe (0,10%), 354 voti (0,04%) e una media rappresentativa dello 0,07%, con dati delle deleghe riferiti a dicembre 2024 e voti RSU provenienti dalle elezioni di aprile 2025, in cui la Federazione ha presentato solo 19 liste su scala nazionale.

Nonostante la presenza limitata, il dato delle RSU è una chiara testimonianza che si può ottenere molto di più: con sole 19 liste, FENSIR ha registrato circa 18,6 voti per lista, evidenziando un potenziale di crescita molto ampio nelle tornate future.

Un risultato iniziale ma già significativo, che dimostra la fiducia verso un modello sindacale nuovo, moderno e realmente vicino alle persone.

Chi siamo: una Federazione che nasce per innovare

FENSIR è una realtà giovane, ma con basi solide e una visione chiara.
La Federazione riunisce Sindacati Autonomi Federati (SAF) attivi nei vari ambiti dell’istruzione, della formazione, dell’università e della ricerca, costruendo una rete inclusiva e competente capace di rispondere ai bisogni specifici di ogni profilo professionale.

Ma FENSIR non è soltanto un acronimo:
è una matita che comincia a consumarsi per tracciare un futuro migliore per il personale docente e ATA, della scuola statale e paritaria.
Un simbolo semplice ma potente, che rappresenta il nostro impegno quotidiano: scrivere insieme il cambiamento, lasciare un segno concreto, costruire possibilità nuove là dove per troppo tempo le risposte sono mancate.

Ci contraddistinguono:

  • indipendenza e autonomia reale, senza appartenenze politiche;
  • una struttura federativa, partecipativa e moderna;
  • la difesa della dignità professionale del personale scolastico, educativo e della ricerca;
  • la promozione della conoscenza, della qualità e dell’innovazione;
  • un approccio orientato alla persona e non all’apparato.

Il Manifesto politico-sindacale: la nostra identità

Il Manifesto politico-sindacale di FENSIR definisce la nostra visione e il nostro impegno quotidiano:

  • la centralità della scuola come motore di democrazia;
  • il riconoscimento della professionalità dei lavoratori dell’istruzione;
  • una contrattazione fondata su merito ed equità;
  • un sindacato libero da condizionamenti esterni;
  • il superamento dell’attuale impianto rappresentativo fondato sulla “sei numeri”, verso un modello più equo e partecipato.

FENSIR nasce per essere una voce nuova, coerente e competente, capace di interpretare i bisogni reali del personale.

Favilla: “Siamo giovani, ma il nostro progetto è forte e in crescita”

Il Segretario Generale Giuseppe Favilla commenta così il risultato:

«L’accertamento della rappresentatività, ottenuto con dati di delega aggiornati a dicembre 2024 e voti RSU riferiti alle elezioni di aprile 2025 — in cui abbiamo presentato solo 19 liste — è per noi un segnale importante. Siamo ancora giovani, ma questi numeri mostrano che stiamo crescendo e che sempre più lavoratrici e lavoratori credono nel nostro progetto.»

E aggiunge:

«Il nostro obiettivo è diventare la voce alternativa ai sindacati oggi rappresentativi. Vogliamo costruire un modello nuovo, libero, vicino alle persone e fondato sulla partecipazione reale, superando le rigidità dell’attuale sistema e restituendo ai lavoratori la centralità che meritano.»

Un punto di partenza, non di arrivo

Questo primo accertamento è l’inizio di un percorso di crescita strutturata.
La Federazione si impegna ora a:

  • rafforzare la presenza sui territori;
  • consolidare la rete dei Sindacati Autonomi Federati;
  • ampliare servizi e tutele;
  • rendere la rappresentanza sempre più competente e credibile;
  • ascoltare e valorizzare le esigenze reali del personale dell’istruzione e della ricerca.

Ringraziamenti: la forza della Federazione siete voi

FENSIR desidera esprimere un ringraziamento sincero e profondo:

  • a tutti gli iscritti, per la fiducia costante;
  • ai colleghi nelle scuole, che sotto la bandiera di FENSIR si sono messi al servizio dei propri pari, incarnando lo spirito del nostro progetto;
  • alle segreterie dei SAF — SAIR, SADOC e SAATA, per il supporto determinante, per il lavoro svolto e per quello che verrà.
    Senza il loro impegno passato — e soprattutto senza quello futuro — questo risultato non sarebbe stato possibile.

Il futuro di FENSIR

In un panorama sindacale spesso percepito come distante, FENSIR rappresenta una nuova opportunità, un progetto giovane, dinamico e orientato alla qualità.

Il risultato ottenuto — e la prova evidente che con una presenza più ampia si può ottenere molto di più — conferma che la direzione intrapresa è quella giusta:
stiamo costruendo un’alternativa possibile, credibile e necessaria per il mondo dell’istruzione e della ricerca.

Decreto Scuola 2025: tra annunci e realtà. Favilla (FENSIR): “Servono risorse vere, non misure simboliche”

Approvato il provvedimento che ridisegna Carta docente, contratto e formazione tecnica. Ma restano poche risorse e troppi interrogativi sulla direzione della scuola italiana.

Roma, 2 novembre 2025 – Il Decreto Scuola 2025 è stato approvato in via definitiva dalla Camera dei Deputati, diventando legge. Il provvedimento introduce diverse novità che toccano alcuni pilastri del sistema scolastico: dalla Carta del docente estesa ai precari, ai fondi “una tantum” per il rinnovo contrattuale, fino alla riorganizzazione dei percorsi tecnico-professionali.
Ma dietro la retorica del “rilancio del merito” e dell’innovazione, resta il nodo centrale: la mancanza di risorse strutturali.

Carta del docente estesa ai precari, ma la coperta è corta

Dal prossimo anno scolastico la Carta del docente sarà accessibile anche ai circa 190 mila insegnanti con contratto a termine. Una decisione accolta positivamente per il principio di equità che introduce, ma che rischia di essere vanificata dall’assenza di nuovi finanziamenti.
A parità di fondi, l’ampliamento della platea comporterà una riduzione dell’importo effettivo per ciascun docente, rendendo la misura più simbolica che sostanziale.
A ciò si aggiunge la limitazione sull’acquisto di dispositivi tecnologici: sarà possibile farlo solo una volta ogni quattro anni, un passo indietro rispetto all’obiettivo di digitalizzazione della scuola.

Contratto scuola: 240 milioni “una tantum”, un’elemosina per il comparto

Il decreto prevede 240 milioni di euro una tantum per il rinnovo del contratto e 15 milioni per l’assicurazione sanitaria integrativa estesa ai supplenti fino al 30 giugno.
Una cifra che, distribuita sull’intero personale scolastico, equivale a meno di 10 euro a testa.
Una misura che rischia di trasformarsi in un’operazione d’immagine: non un vero rinnovo contrattuale, ma un segnale di facciata che non affronta il problema dei salari fermi e del crescente disagio economico del personale della scuola.

Favilla (FENSIR): “Si parla di merito, ma si tagliano le competenze”

Il segretario generale della FENSIR, Giuseppe Favilla, accoglie con cautela il decreto:

“Bene, ma non benissimo. Permangono molte criticità. Riguardo alla Carta del docente hanno ampliato la platea, ma i fondi? Così anche i 240 milioni di euro che si traducono in meno di 10 euro a dipendente della scuola…”.

Favilla aggiunge una riflessione sul nuovo impianto dell’esame di maturità, che il decreto ridefinisce in chiave più “nozionistica”:

“C’è il rischio concreto di tornare a un esame che misura solo le conoscenze e non le competenze trasversali acquisite nel percorso scolastico. È un passo indietro culturale: la scuola del futuro non deve formare solo studenti preparati a rispondere, ma cittadini capaci di pensare e risolvere problemi in contesti complessi”.

Il leader FENSIR sottolinea infine che «ampliare platee e cambiare nomi alle misure non basta: servono risorse vere, formazione continua e contratti dignitosi. Senza investimenti, ogni riforma resta sulla carta».

Un bilancio ancora in chiaroscuro

Il Decreto Scuola 2025 porta con sé elementi di novità, ma non la svolta che il mondo della scuola attende. La questione salariale rimane aperta, la formazione è sottofinanziata e la visione pedagogica rischia di arretrare verso modelli ormai superati.
Senza un investimento stabile e una visione di lungo periodo, la scuola italiana continuerà a vivere di riforme annunciate e risultati incompiuti.

Ufficio Stampa FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca
Comunicato del 2 novembre 2025

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