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Immissioni in ruolo ATA, FENSIR–SAATA: «Dagli altri sindacati soltanto dichiarazioni tardive. Servivano iniziative concrete»

FENSIR–SAATA non ha partecipato al tavolo convocato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’informativa sul contingente delle immissioni in ruolo del personale ATA per l’anno scolastico 2026/2027.

Ciò non ci impedisce di esprimere una valutazione fortemente critica non soltanto sul metodo adottato dal Ministero, ma anche sull’azione delle organizzazioni sindacali presenti al confronto.

Ancora una volta, infatti, il tavolo è stato convocato quando le decisioni apparivano ormai definite e a ridosso dell’avvio delle procedure di assunzione. Una tempistica che ha trasformato il confronto sindacale in una semplice comunicazione di dati e decisioni già assunte.

Ma non è sufficiente denunciare, soltanto dopo l’incontro, la tardività della convocazione ministeriale. Le organizzazioni sindacali che da anni siedono stabilmente ai tavoli nazionali avrebbero dovuto pretendere con largo anticipo l’apertura del confronto, intervenire durante la formazione dei contingenti e promuovere iniziative concrete per ottenere l’immissione in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili.

«Non basta sedersi al tavolo ministeriale e, a decisioni già assunte, limitarsi a manifestare contrarietà. Il personale ATA ha bisogno di risultati concreti, non di dichiarazioni rituali. Chi dispone degli strumenti della rappresentatività nazionale ha anche la responsabilità di utilizzarli tempestivamente e fino in fondo».

Lo dichiara Gianluca Mangione, Segretario nazionale FENSIR–SAATA.

Da troppo tempo il personale ATA assiste allo stesso copione: organici insufficienti, migliaia di posti coperti con contratti a tempo determinato, procedure avviate in pieno agosto, cronoprogrammi incerti e amministrazioni territoriali costrette a operare in condizioni di continua emergenza.

Il Ministero conosce da mesi il numero dei posti vacanti, i pensionamenti, le cessazioni dal servizio e il fabbisogno reale delle istituzioni scolastiche. Non è quindi accettabile che il contingente venga illustrato alle organizzazioni sindacali soltanto quando i margini di intervento risultano ormai ridotti al minimo.

Allo stesso modo, FENSIR–SAATA ritiene insufficiente l’azione di quelle sigle che, pur partecipando regolarmente ai tavoli istituzionali, non sono riuscite a ottenere una programmazione anticipata, la copertura integrale dei posti disponibili e un vero piano di stabilizzazione del personale precario.

La rappresentanza sindacale non può ridursi alla presenza formale agli incontri ministeriali né alla pubblicazione di un comunicato a riunione conclusa. Occorrono proposte, pressione sindacale, mobilitazione e assunzione di responsabilità.

Le richieste di FENSIR–SAATA

FENSIR–SAATA chiede:

  • l’autorizzazione delle immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili;
  • un piano straordinario per la stabilizzazione del personale ATA precario;
  • la trasformazione in organico di diritto dei posti che da anni vengono assegnati in organico di fatto;
  • un calendario nazionale stabile, definito con congruo anticipo;
  • procedure trasparenti e tempestive, da concludere prima dell’avvio dell’anno scolastico;
  • il potenziamento degli organici, ormai insufficienti rispetto ai carichi di lavoro e alle responsabilità attribuite al personale ATA;
  • un confronto sindacale preventivo e autentico, capace di incidere sulle decisioni e non limitato alla loro successiva comunicazione.

«Il personale ATA non può continuare a essere trattato come l’ultima ruota del sistema scolastico. FENSIR–SAATA, pur non avendo partecipato al tavolo, non resterà in silenzio davanti a un confronto tardivo e a un’azione sindacale che continua a produrre risultati insufficienti. Ai lavoratori non servono passerelle ministeriali: servono assunzioni, organici adeguati, stabilità e rispetto professionale».

FENSIR–SAATA continuerà a vigilare sulle procedure e a denunciare tanto le responsabilità del Ministero quanto l’inefficacia di chi, pur sedendo da anni ai tavoli nazionali, non è riuscito a cambiare concretamente le condizioni del personale ATA.

Gianluca Mangione
Segretario nazionale FENSIR–SAATA

FENSIR INFORMA: ATA 24 MESI, AL VIA LA SCELTA DELLE SEDI (ALLEGATO G)

La FENSIR informa tutto il personale ATA interessato che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha comunicato l’apertura delle funzioni telematiche per la compilazione dell’Allegato G, relativo alla scelta delle sedi per le graduatorie permanenti provinciali ATA (24 mesi) valide per l’anno scolastico 2026/2027.

L’istanza sarà disponibile sulla piattaforma POLIS – Istanze Online dalle ore 9.00 del 23 giugno 2026 fino alle ore 23.59 del 13 luglio 2026.

La procedura riguarda gli aspiranti inseriti nei concorsi per titoli di cui all’art. 554 del D.Lgs. 297/1994 per i profili professionali dell’Area A e B del personale ATA e costituisce un passaggio essenziale per la scelta delle istituzioni scolastiche presso le quali essere inclusi nelle graduatorie d’istituto.

La FENSIR ricorda che la presentazione dell’Allegato G è un adempimento di fondamentale importanza. Per questo motivo invitiamo tutto il personale interessato a verificare tempestivamente l’accesso alla piattaforma ministeriale e a procedere con la compilazione della domanda senza attendere gli ultimi giorni disponibili.

Le date da ricordare

  • Apertura istanza: 23 giugno 2026, ore 9.00
  • Chiusura istanza: 13 luglio 2026, ore 23.59
  • Modalità di presentazione: esclusivamente online tramite POLIS – Istanze Online

La FENSIR, da sempre al fianco dei lavoratori della scuola, mette a disposizione dei propri iscritti e di tutto il personale ATA i propri consulenti e le sedi territoriali per fornire assistenza nella compilazione dell’istanza e per ogni chiarimento relativo alla procedura.

Per informazioni e supporto è possibile contattare le sedi FENSIR presenti sul territorio o consultare i canali ufficiali dell’organizzazione sindacale.

Segreteria Nazionale FENSIR

GPS 2026/2028: al via la conferma del servizio dichiarato nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha attivato la procedura dedicata alla conferma del servizio prestato per gli aspiranti inseriti nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) del personale docente per gli anni scolastici 2026/27 e 2027/28.

L’istanza interessa esclusivamente coloro che, in fase di aggiornamento delle graduatorie disciplinato dall’Ordinanza Ministeriale n. 27 del 16 febbraio 2026, avevano dichiarato un servizio ancora in corso alla data di scadenza della domanda, indicando una data di conclusione successiva al termine di presentazione delle istanze.

Le date della procedura

Le domande per l’aggiornamento e l’inserimento nelle GPS 2026/2028 sono state presentate dalle ore 12:00 del 23 febbraio 2026 alle ore 23:59 del 16 marzo 2026.

Chi deve presentare l’istanza

Sono tenuti a compilare la domanda gli aspiranti che:

  • hanno partecipato alla procedura GPS 2026/2028;
  • hanno dichiarato un contratto o un servizio non ancora concluso al 16 marzo 2026;
  • intendono far valutare l’intero periodo di servizio effettivamente prestato.

La mancata conferma comporta la valutazione del solo servizio maturato fino alla data di presentazione della domanda originaria.

Come compilare e inoltrare la domanda

L’istanza è disponibile attraverso la piattaforma Istanze Online (POLIS). Durante la compilazione, ogni sezione viene salvata dal sistema e può essere modificata fino all’inoltro definitivo.

Una volta completata la procedura:

  1. l’aspirante deve effettuare l’inoltro telematico della domanda;
  2. il sistema genera automaticamente un file PDF contenente l’istanza compilata;
  3. il documento viene archiviato nell’area personale “Archivio” di Istanze Online;
  4. una copia viene inviata agli indirizzi e-mail registrati dall’utente (esclusa la PEC).

Dopo l’inoltro è comunque possibile apportare modifiche, ma solo dopo aver annullato l’invio precedente e aver proceduto a un nuovo inoltro entro la scadenza prevista.

Le verifiche da effettuare

Per essere certi della corretta conclusione della procedura, gli aspiranti dovrebbero:

  • controllare la ricezione dell’e-mail di conferma;
  • verificare che l’istanza risulti nello stato “inoltrata”;
  • accedere alla sezione “Archivio” di Istanze Online e controllare la correttezza dei dati riportati nel PDF.

Dichiarazioni e responsabilità

La compilazione dell’istanza avviene ai sensi del D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000 in materia di autocertificazione. Le informazioni inserite assumono valore di dichiarazioni sostitutive di certificazione e sono soggette alle verifiche previste dalla normativa.

Eventuali dichiarazioni non veritiere possono comportare conseguenze sia amministrative sia penali. I dati personali sono trattati nel rispetto del Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e del D.Lgs. 196/2003.

Un passaggio decisivo per il punteggio GPS

La conferma del servizio rappresenta un adempimento fondamentale per tutti i docenti che hanno dichiarato supplenze in corso durante l’aggiornamento delle GPS. Attraverso questa procedura il Ministero può attribuire correttamente il punteggio spettante, garantendo la formazione delle graduatorie definitive valide per il biennio 2026/2028.

GPS 2026/2028 : Disponibile la funzione “visualizzazione” su Istanze Online

Il Ministero ha reso inoltre disponibile su Istanze Online una nuova funzione che consente agli aspiranti inseriti nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) di consultare le classi di concorso e le relative fasce per le quali è stata presentata domanda di inserimento o aggiornamento.

Come verificare i dati

Per accedere alle informazioni è sufficiente:

  • entrare nell’area riservata di Istanze Online;
  • selezionare la funzione dedicata alle GPS;
  • verificare le classi di concorso e le fasce associate alla propria istanza.

Attenzione al simbolo di divieto

Alcuni utenti stanno segnalando la presenza del simbolo di divieto accanto a determinate classi di concorso oppure la visualizzazione parziale dei dati. Si tratta di una situazione del tutto normale e che, al momento, non deve destare preoccupazione.

Le Graduatorie Provinciali per le Supplenze, infatti, non sono ancora state pubblicate in via definitiva e le informazioni presenti sulla piattaforma sono tuttora in fase di elaborazione da parte degli Uffici scolastici.

Per questo motivo il sistema potrebbe non mostrare ancora tutti i dettagli relativi alle graduatorie richieste o ai punteggi attribuiti. La visualizzazione completa dei dati e della posizione occupata in graduatoria sarà disponibile soltanto dopo la pubblicazione ufficiale delle GPS da parte degli Uffici competenti.

Si consiglia pertanto agli aspiranti di verificare la corretta presenza delle classi di concorso richieste e di attendere la pubblicazione delle graduatorie per consultare il quadro definitivo della propria posizione.

Sintesi sulla Concessione dell’Interdizione dal Lavoro per Gravidanza a Rischio

Premessa
La presente sintesi intende chiarire che la concessione dell’interdizione dal lavoro per le lavoratrici gestanti non è automatica, nemmeno in presenza di rischi biologici o di altra natura. Come ricorda la Nota INL 8 luglio 2025, n. 5944, “la gravidanza non è una malattia ma un aspetto della vita quotidiana; tuttavia, condizioni suscettibili di essere considerate accettabili in situazioni normali possono non esserlo più durante la gravidanza”. Analogamente, il periodo dell’allattamento è tutelato fino al settimo mese dopo il parto.

Presupposti normativi e procedurali
L’interdizione dal lavoro può essere disposta solo quando esistono condizioni concrete che rendono necessario proteggere la salute della lavoratrice o del nascituro. La normativa (D.lgs. 151/2001, artt. 6, 7 e 17) prevede che ciò avvenga in presenza di lavori faticosi, pericolosi o insalubri, agenti chimici, fisici o biologici, o condizioni lavorative ambientali pregiudizievoli. Fondamentale è anche l’impossibilità di ricollocare la lavoratrice in mansioni compatibili con lo stato di gravidanza o con l’allattamento. La Nota precisa che “qualora non sia possibile eliminare il rischio e non sia praticabile lo spostamento della lavoratrice ad altra mansione compatibile, l’Ufficio dovrà procedere all’emanazione dell’apposito provvedimento di interdizione dal lavoro”.

Rischi nel comparto scuola
Per le insegnanti e il personale scolastico, la Nota distingue i rischi in base alla tipologia di scuola e mansione:

  • Educatrici di asili nido e scuola dell’infanzia: il rischio principale deriva dalla movimentazione manuale dei bambini, dal contatto diretto e dalla cura dell’igiene, oltre che da posture incongrue e stazione eretta prolungata. La Nota precisa: “il periodo di astensione dovrà ricomprendere sia quello della gestazione che quello del puerperio fino a 7 mesi dopo il parto”.
  • Docenti di scuola primaria: il rischio principale è biologico, legato a malattie esantematiche e infezioni epidemiche; anche in questo caso, il periodo di astensione è esteso fino a sette mesi dopo il parto, con provvedimento dell’ITL senza ulteriori valutazioni.
  • Docenti di scuola secondaria: il rischio riguarda la vicinanza ad alunni con malattie nervose o mentali; qui l’interdizione è concessa solo se accertata la reale esposizione, attraverso dichiarazione del datore di lavoro.
  • Personale di sostegno: l’astensione è necessaria nei casi di assistenza ad alunni non autosufficienti o con gravi disturbi comportamentali, e in presenza di contatto con agenti biologici; il periodo copre gestazione e puerperio fino a sette mesi, valutando ogni caso singolarmente.

Inoltre, la Nota sottolinea che “durante il periodo di chiusura dell’anno scolastico per pausa estiva, venendo meno il contatto con i bambini, non si configurano rischi derivanti alla lavoratrice dalla sua attività lavorativa”.

Procedura per la concessione dell’interdizione
La procedura si avvia con la comunicazione dello stato di gravidanza al dirigente scolastico, accompagnata da certificato medico (ante-partum) o autocertificazione/certificazione di nascita (post-partum). Il dirigente, con il medico competente e il RSPP, valuta il Documento di Valutazione dei Rischi e la possibilità di ricollocazione della lavoratrice. Se non esistono mansioni alternative compatibili, viene redatta una dichiarazione motivata.

La documentazione completa viene trasmessa all’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL), che ne verifica la correttezza. La Nota stabilisce chiaramente che “il provvedimento di interdizione, da emanarsi entro 7 giorni dalla ricezione della documentazione completa, costituisce il presupposto necessario affinché la lavoratrice si astenga dal lavoro”.

Effetti per la lavoratrice
Durante l’interdizione, la lavoratrice gode dell’astensione obbligatoria con piena tutela economica e giuridica. Sono garantiti retribuzione, diritti contrattuali, ferie, TFR, anzianità e progressioni economiche e previdenziali. L’interdizione decorre sempre dalla data di emanazione del provvedimento, e non dalla presentazione dell’istanza.

Conclusioni
La concessione dell’interdizione dal lavoro per rischio biologico o altri rischi non è automatica: ogni caso deve essere valutato singolarmente, considerando la documentazione completa, la valutazione del DVR, il parere del medico competente e la dichiarazione motivata del datore di lavoro. La Nota INL ribadisce che l’interdizione è uno strumento di tutela fondamentale per la salute della lavoratrice e del nascituro e deve essere applicata nel rispetto delle procedure previste dalla legge

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Rinnovi contratti scuola: annunci da oltre 350 euro, ma tra inflazione e realtà il divario resta ampio

Il rinnovo del contratto del comparto scuola torna al centro del confronto politico e sindacale. Il Governo ha indicato un aumento medio mensile superiore ai 350 euro lordi per docenti e personale ATA, calcolato su 13 mensilità, presentandolo come un intervento significativo per il settore.

Le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni puntano a valorizzare l’impegno dell’esecutivo sulla scuola. Tuttavia, sul piano tecnico, gli incrementi annunciati vengono letti con cautela da parte delle organizzazioni sindacali, che evidenziano come si tratti di importi lordi e distribuiti nel tempo, in un contesto economico ancora segnato da inflazione elevata.

Proprio su questo aspetto si concentra l’analisi della Fensir. Il segretario nazionale Giuseppe Favilla sottolinea come «ogni euro di aumento corrisponda di fatto a un doppio aumento del costo della vita», evidenziando la difficoltà per i lavoratori di recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi anni. Una valutazione che riporta il dibattito dalla dimensione degli annunci a quella dell’impatto reale sugli stipendi.

Parallelamente, si registrano segnali di crescente mobilitazione nel settore. Tra le iniziative in programma, il gruppo “Flashmob Docenti e ATA” ha promosso una serie di momenti di confronto e protesta per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica. In calendario anche un flash mob a Roma, davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito, con la partecipazione di docenti, personale ATA e lavoratori precari.

L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di rivendicazioni: stipendi dignitosi, riconoscimento della professionalità, investimenti strutturali nella scuola e stabilizzazione del personale precario. Un’azione che mira a dare voce a una componente significativa del sistema scolastico, chiedendo risposte concrete oltre gli annunci.

Il rinnovo contrattuale resta dunque un passaggio decisivo. Il confronto tra Governo e parti sociali proseguirà nelle prossime settimane, mentre dal mondo della scuola arriva una richiesta chiara: trasformare le misure annunciate in interventi capaci di incidere realmente sulle condizioni economiche e professionali del personale.

Elenchi regionali docenti 2026: requisiti, domanda e supporto Fensir

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha introdotto, con il Decreto n. 68 del 22 aprile 2026, un nuovo strumento per il reclutamento dei docenti: gli elenchi regionali per il ruolo, operativi dall’anno scolastico 2026/27.

Questa misura nasce con l’obiettivo di coprire i posti vacanti dopo lo scorrimento delle graduatorie concorsuali.

Cosa sono gli elenchi regionali

Gli elenchi regionali sono graduatorie territoriali, aggiornate annualmente e organizzate per classe di concorso e tipologia di posto.

Entrano in funzione:

  • dopo l’esaurimento delle graduatorie dei concorsi;
  • in presenza di posti disponibili.

Rappresentano quindi un canale aggiuntivo per le immissioni in ruolo.

Chi può accedere

Possono presentare domanda i docenti che:

  • hanno partecipato a concorsi dal 2020 in poi;
  • hanno superato la prova orale con almeno 70/100;
  • risultano inseriti in graduatorie pubblicate entro il 2025;
  • non sono già assunti a tempo indeterminato o con contratto finalizzato al ruolo.

Si tratta degli idonei dei concorsi, anche non vincitori.

Domanda: apertura e scadenza

La domanda si presenta tramite il portale ministeriale.

📅 Apertura: 6 maggio 2026, ore 9:00
📅 Scadenza: 25 maggio 2026

I candidati hanno 20 giorni di tempo per l’invio.

È possibile scegliere una sola regione per ciascuna classe di concorso o tipologia di posto.

Struttura degli elenchi

Gli elenchi sono suddivisi in:

  1. candidati della stessa regione del concorso;
  2. candidati provenienti da altre regioni.

L’ordine è determinato dal punteggio conseguito.

È prevista la sola riserva per la legge 68/1999.

Assunzioni

Le assunzioni avvengono:

  • solo dopo lo scorrimento delle graduatorie concorsuali;
  • solo sui posti effettivamente vacanti.

Contratti:

  • tempo indeterminato per docenti abilitati;
  • tempo determinato finalizzato al ruolo per i non abilitati.

Il ruolo del sindacato Fensir

Il sindacato Fensir svolge un ruolo concreto di supporto ai docenti in questa nuova fase di reclutamento.

In particolare:

  • offre assistenza operativa nella compilazione della domanda, aiutando a evitare errori nella procedura;
  • fornisce consulenza sulla scelta della regione, elemento strategico per aumentare le possibilità di assunzione;
  • garantisce tutela degli idonei, affinché il nuovo sistema non resti solo formale ma produca reali immissioni in ruolo;
  • segue passo dopo passo l’applicazione del decreto, intervenendo in caso di criticità o interpretazioni non uniformi.

Fensir evidenzia come gli elenchi regionali possano rappresentare un’opportunità importante, ma solo se accompagnati da:

  • trasparenza nelle procedure;
  • tempi certi;
  • effettiva disponibilità di posti.

Gli elenchi regionali introducono un meccanismo più flessibile nel reclutamento scolastico e valorizzano gli idonei dei concorsi.

Resta però fondamentale verificarne l’impatto reale sulle assunzioni e sul superamento del precariato.

In questo contesto, l’azione di Fensir si concentra nel supportare concretamente i docenti e nel garantire un’applicazione corretta e efficace della normativa.

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Tribunale di Agrigento: riconosciuta la Retribuzione Professionale Docenti ai precari, affermata la dignità del lavoro

Il Tribunale di Agrigento – Sezione Lavoro – con sentenza del 24 febbraio 2026, ha riconosciuto il diritto di una docente precaria alla corresponsione della Retribuzione Professionale Docenti (RPD), condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento delle somme dovute per gli anni scolastici dal 2020/2021 al 2024/2025 5070879s.

Una decisione che non rappresenta soltanto una vittoria individuale, ma un’affermazione chiara di un principio fondamentale: la parità di trattamento e il rispetto della dignità del lavoro, anche per chi opera con contratti a tempo determinato.

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Il principio affermato dal Tribunale

La docente aveva prestato servizio per diversi anni con contratti a termine senza percepire la Retribuzione Professionale Docenti prevista dall’art. 7 del CCNL Scuola 15.03.2001.

Il Giudice del Lavoro ha riconosciuto che tale emolumento:

  • ha natura fissa e continuativa;
  • rientra tra le “condizioni di impiego”;
  • non può essere negato ai docenti a tempo determinato in assenza di ragioni oggettive.

Il Tribunale ha quindi condannato il Ministero al pagamento di 1.846,20 euro oltre interessi, nonché delle spese processuali 5070879s.

Si tratta di un passaggio fondamentale: il lavoro svolto è lo stesso, la responsabilità educativa è la medesima, l’impegno professionale non cambia in base alla durata del contratto.


Il ruolo determinante del sindacato

Questa pronuncia è il frutto di un’azione sindacale costante e determinata, volta a tutelare i diritti dei docenti precari troppo spesso penalizzati da interpretazioni restrittive e prassi amministrative discriminatorie.

Il sindacato ha:

  • intercettato il disagio e l’ingiustizia subita;
  • promosso l’azione legale;
  • sostenuto la docente lungo tutto il percorso giudiziario;
  • ribadito con forza il principio di uguaglianza tra lavoratori.

In un contesto in cui la precarietà rischia di trasformarsi in normalità strutturale, l’intervento sindacale si conferma presidio essenziale di equità e giustizia sociale.


L’operato dell’Avvocato Galluzzo

Fondamentale è stato anche il lavoro tecnico-giuridico svolto dall’Avvocato Galluzzo, che ha sostenuto le ragioni della ricorrente con competenza e determinazione.

Attraverso una ricostruzione puntuale della normativa contrattuale e della giurisprudenza di legittimità, la difesa ha dimostrato che:

  • la Retribuzione Professionale Docenti spetta a tutto il personale docente;
  • non sussistono ragioni oggettive per escludere i supplenti temporanei;
  • una diversa interpretazione sarebbe in contrasto con il principio europeo di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato.

L’azione legale non è stata soltanto un esercizio tecnico, ma una battaglia per il riconoscimento del valore professionale della docente e per la tutela della sua dignità lavorativa.


Una sentenza che va oltre il singolo caso

Questa decisione assume un significato più ampio:

  • riafferma che la precarietà non può tradursi in minori diritti;
  • rafforza il principio di parità di trattamento nel comparto scuola;
  • rappresenta un precedente importante per altri lavoratori nella medesima situazione.

Il rispetto e la dignità del lavoro non sono concetti astratti: si concretizzano nel riconoscimento economico e professionale di chi ogni giorno garantisce il funzionamento della scuola pubblica.


Conclusione

La sentenza del Tribunale di Agrigento non è soltanto una vittoria giudiziaria. È la dimostrazione che quando sindacato e difesa legale operano in sinergia, è possibile ristabilire equilibrio e giustizia.

Dietro ogni ricorso accolto c’è una persona, una storia professionale, un impegno quotidiano. E c’è un principio che deve restare saldo: il lavoro ha dignità, sempre, a prescindere dalla tipologia contrattuale.

Dalle GPS alla stabilizzazione: basta precariato strutturale nella scuola

Le Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) sono nate con l’intento dichiarato di rendere più rapide e trasparenti le procedure di assegnazione delle cattedre vacanti. Per migliaia di giovani laureati e aspiranti docenti rappresentano, senza dubbio, una porta di ingresso nel mondo della scuola. Tuttavia, dietro questa opportunità si cela una contraddizione strutturale che il sindacato non può più ignorare: la perpetuazione di un sistema fondato sul precariato.

Ogni anno, al termine delle operazioni di mobilità e delle immissioni in ruolo, restano disponibili migliaia di cattedre. Posti reali, necessari al funzionamento ordinario delle istituzioni scolastiche, che però non vengono coperti a tempo indeterminato. Si tratta di un’anomalia tutta italiana: posti vacanti e disponibili che, invece di essere trasformati in organico stabile, alimentano un circuito continuo di supplenze annuali o temporanee.

Le GPS, in questo quadro, diventano uno strumento di gestione dell’emergenza più che una soluzione strutturale. È vero: consentono a molti giovani di lavorare. Ma a quale prezzo? Contratti al 30 giugno o al 31 agosto, incertezza sulla sede, continui spostamenti territoriali, impossibilità di programmare la propria vita personale e professionale. Non è questa la scuola che valorizza il merito e la professionalità.

Il problema non è l’esistenza delle GPS in sé, bensì la loro trasformazione in meccanismo permanente di reclutamento. Se le cattedre sono necessarie ogni anno, perché non renderle stabilmente parte dell’organico? Perché non prevedere un piano di stabilizzazione pluriennale che trasformi il precariato cronico in lavoro stabile?

Una proposta concreta potrebbe essere quella di stabilizzare i posti vacanti almeno per un triennio, consentendo ai docenti abilitati che li occupano di essere assunti su quel posto al termine di un percorso definito e trasparente. Dopo l’anno di formazione e prova, attraverso una procedura di conferma, il docente potrebbe essere immesso in ruolo, garantendo continuità didattica agli studenti e dignità professionale al lavoratore.

In alternativa, laddove il contingente di assunzioni non consenta l’immediata immissione in ruolo, si potrebbe prevedere un meccanismo di “accantonamento” del posto: il docente precario abilitato che lo ricopre per più anni consecutivi dovrebbe avere un diritto di priorità alla stabilizzazione non appena il posto rientra nel contingente autorizzato. Una misura che non violerebbe i principi costituzionali, ma li rafforzerebbe.

Sul punto è intervenuto il Segretario Generale Nazionale Giuseppe Favilla:

“ogni biennio migliaia di docenti precari e aspiranti docenti sperano in una cattedra e spesso, specialmente per alcune classi di concorso, rimane una speranza più che una realtà. Bisogna progettare una politica per la risoluzione delle sacche di precariato e dare dignità ad ogni docente, lavoratore della scuola. Il lavoro è costituzionalmente garantito e lo Stato deve rimuovere gli ostacoli per l’effettivo esercizio del diritto al lavoro a maggior ragione per i lavoratori della conoscenza.”

Le parole del Segretario pongono al centro un principio fondamentale: il lavoro non può essere precarizzato per scelta politica. La scuola non è un settore qualsiasi, ma il cuore della formazione civile e culturale del Paese. La continuità didattica non è uno slogan, bensì un diritto degli studenti e delle famiglie.

Il ricorso strutturale alle supplenze produce effetti negativi su tutto il sistema: rallenta la progettazione didattica, ostacola la costruzione di team stabili, impoverisce l’esperienza professionale dei docenti, costretti a ricominciare ogni anno da capo. Non si può continuare a parlare di valorizzazione del capitale umano e, allo stesso tempo, accettare che migliaia di lavoratori della conoscenza restino sospesi in una condizione di precarietà permanente.

Occorre una riforma coraggiosa del reclutamento che tenga insieme merito, abilitazione e stabilità. Le GPS possono restare uno strumento transitorio, ma non devono diventare la normalità. La politica ha il dovere di trasformare i posti vacanti in posti stabili, programmare le assunzioni su base pluriennale e garantire percorsi certi di conferma per chi dimostra sul campo competenza e professionalità.

La scuola italiana non ha bisogno di supplenze infinite, ma di docenti stabili, motivati e riconosciuti. La dignità del lavoro docente passa dalla fine delle sacche di precariato e dall’affermazione di un principio semplice: chi lavora stabilmente su un posto stabile deve essere assunto stabilmente.

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