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Rinnovi contratti scuola: annunci da oltre 350 euro, ma tra inflazione e realtà il divario resta ampio

Il rinnovo del contratto del comparto scuola torna al centro del confronto politico e sindacale. Il Governo ha indicato un aumento medio mensile superiore ai 350 euro lordi per docenti e personale ATA, calcolato su 13 mensilità, presentandolo come un intervento significativo per il settore.

Le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni puntano a valorizzare l’impegno dell’esecutivo sulla scuola. Tuttavia, sul piano tecnico, gli incrementi annunciati vengono letti con cautela da parte delle organizzazioni sindacali, che evidenziano come si tratti di importi lordi e distribuiti nel tempo, in un contesto economico ancora segnato da inflazione elevata.

Proprio su questo aspetto si concentra l’analisi della Fensir. Il segretario nazionale Giuseppe Favilla sottolinea come «ogni euro di aumento corrisponda di fatto a un doppio aumento del costo della vita», evidenziando la difficoltà per i lavoratori di recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi anni. Una valutazione che riporta il dibattito dalla dimensione degli annunci a quella dell’impatto reale sugli stipendi.

Parallelamente, si registrano segnali di crescente mobilitazione nel settore. Tra le iniziative in programma, il gruppo “Flashmob Docenti e ATA” ha promosso una serie di momenti di confronto e protesta per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica. In calendario anche un flash mob a Roma, davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito, con la partecipazione di docenti, personale ATA e lavoratori precari.

L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di rivendicazioni: stipendi dignitosi, riconoscimento della professionalità, investimenti strutturali nella scuola e stabilizzazione del personale precario. Un’azione che mira a dare voce a una componente significativa del sistema scolastico, chiedendo risposte concrete oltre gli annunci.

Il rinnovo contrattuale resta dunque un passaggio decisivo. Il confronto tra Governo e parti sociali proseguirà nelle prossime settimane, mentre dal mondo della scuola arriva una richiesta chiara: trasformare le misure annunciate in interventi capaci di incidere realmente sulle condizioni economiche e professionali del personale.

Elenchi regionali docenti 2026: requisiti, domanda e supporto Fensir

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha introdotto, con il Decreto n. 68 del 22 aprile 2026, un nuovo strumento per il reclutamento dei docenti: gli elenchi regionali per il ruolo, operativi dall’anno scolastico 2026/27.

Questa misura nasce con l’obiettivo di coprire i posti vacanti dopo lo scorrimento delle graduatorie concorsuali.

Cosa sono gli elenchi regionali

Gli elenchi regionali sono graduatorie territoriali, aggiornate annualmente e organizzate per classe di concorso e tipologia di posto.

Entrano in funzione:

  • dopo l’esaurimento delle graduatorie dei concorsi;
  • in presenza di posti disponibili.

Rappresentano quindi un canale aggiuntivo per le immissioni in ruolo.

Chi può accedere

Possono presentare domanda i docenti che:

  • hanno partecipato a concorsi dal 2020 in poi;
  • hanno superato la prova orale con almeno 70/100;
  • risultano inseriti in graduatorie pubblicate entro il 2025;
  • non sono già assunti a tempo indeterminato o con contratto finalizzato al ruolo.

Si tratta degli idonei dei concorsi, anche non vincitori.

Domanda: apertura e scadenza

La domanda si presenta tramite il portale ministeriale.

📅 Apertura: 6 maggio 2026, ore 9:00
📅 Scadenza: 25 maggio 2026

I candidati hanno 20 giorni di tempo per l’invio.

È possibile scegliere una sola regione per ciascuna classe di concorso o tipologia di posto.

Struttura degli elenchi

Gli elenchi sono suddivisi in:

  1. candidati della stessa regione del concorso;
  2. candidati provenienti da altre regioni.

L’ordine è determinato dal punteggio conseguito.

È prevista la sola riserva per la legge 68/1999.

Assunzioni

Le assunzioni avvengono:

  • solo dopo lo scorrimento delle graduatorie concorsuali;
  • solo sui posti effettivamente vacanti.

Contratti:

  • tempo indeterminato per docenti abilitati;
  • tempo determinato finalizzato al ruolo per i non abilitati.

Il ruolo del sindacato Fensir

Il sindacato Fensir svolge un ruolo concreto di supporto ai docenti in questa nuova fase di reclutamento.

In particolare:

  • offre assistenza operativa nella compilazione della domanda, aiutando a evitare errori nella procedura;
  • fornisce consulenza sulla scelta della regione, elemento strategico per aumentare le possibilità di assunzione;
  • garantisce tutela degli idonei, affinché il nuovo sistema non resti solo formale ma produca reali immissioni in ruolo;
  • segue passo dopo passo l’applicazione del decreto, intervenendo in caso di criticità o interpretazioni non uniformi.

Fensir evidenzia come gli elenchi regionali possano rappresentare un’opportunità importante, ma solo se accompagnati da:

  • trasparenza nelle procedure;
  • tempi certi;
  • effettiva disponibilità di posti.

Gli elenchi regionali introducono un meccanismo più flessibile nel reclutamento scolastico e valorizzano gli idonei dei concorsi.

Resta però fondamentale verificarne l’impatto reale sulle assunzioni e sul superamento del precariato.

In questo contesto, l’azione di Fensir si concentra nel supportare concretamente i docenti e nel garantire un’applicazione corretta e efficace della normativa.

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Tribunale di Agrigento: riconosciuta la Retribuzione Professionale Docenti ai precari, affermata la dignità del lavoro

Il Tribunale di Agrigento – Sezione Lavoro – con sentenza del 24 febbraio 2026, ha riconosciuto il diritto di una docente precaria alla corresponsione della Retribuzione Professionale Docenti (RPD), condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento delle somme dovute per gli anni scolastici dal 2020/2021 al 2024/2025 5070879s.

Una decisione che non rappresenta soltanto una vittoria individuale, ma un’affermazione chiara di un principio fondamentale: la parità di trattamento e il rispetto della dignità del lavoro, anche per chi opera con contratti a tempo determinato.

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Il principio affermato dal Tribunale

La docente aveva prestato servizio per diversi anni con contratti a termine senza percepire la Retribuzione Professionale Docenti prevista dall’art. 7 del CCNL Scuola 15.03.2001.

Il Giudice del Lavoro ha riconosciuto che tale emolumento:

  • ha natura fissa e continuativa;
  • rientra tra le “condizioni di impiego”;
  • non può essere negato ai docenti a tempo determinato in assenza di ragioni oggettive.

Il Tribunale ha quindi condannato il Ministero al pagamento di 1.846,20 euro oltre interessi, nonché delle spese processuali 5070879s.

Si tratta di un passaggio fondamentale: il lavoro svolto è lo stesso, la responsabilità educativa è la medesima, l’impegno professionale non cambia in base alla durata del contratto.


Il ruolo determinante del sindacato

Questa pronuncia è il frutto di un’azione sindacale costante e determinata, volta a tutelare i diritti dei docenti precari troppo spesso penalizzati da interpretazioni restrittive e prassi amministrative discriminatorie.

Il sindacato ha:

  • intercettato il disagio e l’ingiustizia subita;
  • promosso l’azione legale;
  • sostenuto la docente lungo tutto il percorso giudiziario;
  • ribadito con forza il principio di uguaglianza tra lavoratori.

In un contesto in cui la precarietà rischia di trasformarsi in normalità strutturale, l’intervento sindacale si conferma presidio essenziale di equità e giustizia sociale.


L’operato dell’Avvocato Galluzzo

Fondamentale è stato anche il lavoro tecnico-giuridico svolto dall’Avvocato Galluzzo, che ha sostenuto le ragioni della ricorrente con competenza e determinazione.

Attraverso una ricostruzione puntuale della normativa contrattuale e della giurisprudenza di legittimità, la difesa ha dimostrato che:

  • la Retribuzione Professionale Docenti spetta a tutto il personale docente;
  • non sussistono ragioni oggettive per escludere i supplenti temporanei;
  • una diversa interpretazione sarebbe in contrasto con il principio europeo di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato.

L’azione legale non è stata soltanto un esercizio tecnico, ma una battaglia per il riconoscimento del valore professionale della docente e per la tutela della sua dignità lavorativa.


Una sentenza che va oltre il singolo caso

Questa decisione assume un significato più ampio:

  • riafferma che la precarietà non può tradursi in minori diritti;
  • rafforza il principio di parità di trattamento nel comparto scuola;
  • rappresenta un precedente importante per altri lavoratori nella medesima situazione.

Il rispetto e la dignità del lavoro non sono concetti astratti: si concretizzano nel riconoscimento economico e professionale di chi ogni giorno garantisce il funzionamento della scuola pubblica.


Conclusione

La sentenza del Tribunale di Agrigento non è soltanto una vittoria giudiziaria. È la dimostrazione che quando sindacato e difesa legale operano in sinergia, è possibile ristabilire equilibrio e giustizia.

Dietro ogni ricorso accolto c’è una persona, una storia professionale, un impegno quotidiano. E c’è un principio che deve restare saldo: il lavoro ha dignità, sempre, a prescindere dalla tipologia contrattuale.

Dalle GPS alla stabilizzazione: basta precariato strutturale nella scuola

Le Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) sono nate con l’intento dichiarato di rendere più rapide e trasparenti le procedure di assegnazione delle cattedre vacanti. Per migliaia di giovani laureati e aspiranti docenti rappresentano, senza dubbio, una porta di ingresso nel mondo della scuola. Tuttavia, dietro questa opportunità si cela una contraddizione strutturale che il sindacato non può più ignorare: la perpetuazione di un sistema fondato sul precariato.

Ogni anno, al termine delle operazioni di mobilità e delle immissioni in ruolo, restano disponibili migliaia di cattedre. Posti reali, necessari al funzionamento ordinario delle istituzioni scolastiche, che però non vengono coperti a tempo indeterminato. Si tratta di un’anomalia tutta italiana: posti vacanti e disponibili che, invece di essere trasformati in organico stabile, alimentano un circuito continuo di supplenze annuali o temporanee.

Le GPS, in questo quadro, diventano uno strumento di gestione dell’emergenza più che una soluzione strutturale. È vero: consentono a molti giovani di lavorare. Ma a quale prezzo? Contratti al 30 giugno o al 31 agosto, incertezza sulla sede, continui spostamenti territoriali, impossibilità di programmare la propria vita personale e professionale. Non è questa la scuola che valorizza il merito e la professionalità.

Il problema non è l’esistenza delle GPS in sé, bensì la loro trasformazione in meccanismo permanente di reclutamento. Se le cattedre sono necessarie ogni anno, perché non renderle stabilmente parte dell’organico? Perché non prevedere un piano di stabilizzazione pluriennale che trasformi il precariato cronico in lavoro stabile?

Una proposta concreta potrebbe essere quella di stabilizzare i posti vacanti almeno per un triennio, consentendo ai docenti abilitati che li occupano di essere assunti su quel posto al termine di un percorso definito e trasparente. Dopo l’anno di formazione e prova, attraverso una procedura di conferma, il docente potrebbe essere immesso in ruolo, garantendo continuità didattica agli studenti e dignità professionale al lavoratore.

In alternativa, laddove il contingente di assunzioni non consenta l’immediata immissione in ruolo, si potrebbe prevedere un meccanismo di “accantonamento” del posto: il docente precario abilitato che lo ricopre per più anni consecutivi dovrebbe avere un diritto di priorità alla stabilizzazione non appena il posto rientra nel contingente autorizzato. Una misura che non violerebbe i principi costituzionali, ma li rafforzerebbe.

Sul punto è intervenuto il Segretario Generale Nazionale Giuseppe Favilla:

“ogni biennio migliaia di docenti precari e aspiranti docenti sperano in una cattedra e spesso, specialmente per alcune classi di concorso, rimane una speranza più che una realtà. Bisogna progettare una politica per la risoluzione delle sacche di precariato e dare dignità ad ogni docente, lavoratore della scuola. Il lavoro è costituzionalmente garantito e lo Stato deve rimuovere gli ostacoli per l’effettivo esercizio del diritto al lavoro a maggior ragione per i lavoratori della conoscenza.”

Le parole del Segretario pongono al centro un principio fondamentale: il lavoro non può essere precarizzato per scelta politica. La scuola non è un settore qualsiasi, ma il cuore della formazione civile e culturale del Paese. La continuità didattica non è uno slogan, bensì un diritto degli studenti e delle famiglie.

Il ricorso strutturale alle supplenze produce effetti negativi su tutto il sistema: rallenta la progettazione didattica, ostacola la costruzione di team stabili, impoverisce l’esperienza professionale dei docenti, costretti a ricominciare ogni anno da capo. Non si può continuare a parlare di valorizzazione del capitale umano e, allo stesso tempo, accettare che migliaia di lavoratori della conoscenza restino sospesi in una condizione di precarietà permanente.

Occorre una riforma coraggiosa del reclutamento che tenga insieme merito, abilitazione e stabilità. Le GPS possono restare uno strumento transitorio, ma non devono diventare la normalità. La politica ha il dovere di trasformare i posti vacanti in posti stabili, programmare le assunzioni su base pluriennale e garantire percorsi certi di conferma per chi dimostra sul campo competenza e professionalità.

La scuola italiana non ha bisogno di supplenze infinite, ma di docenti stabili, motivati e riconosciuti. La dignità del lavoro docente passa dalla fine delle sacche di precariato e dall’affermazione di un principio semplice: chi lavora stabilmente su un posto stabile deve essere assunto stabilmente.

Formazione iniziale e abilitazione dei docenti: i decreti del 2026 tra contingentamento, selezione e costi a carico dei lavoratori della scuola

Con l’emanazione dei Decreti Ministeriali n. 137 del 26 gennaio 2026 e n. 138 del 27 gennaio 2026, il Ministero dell’Università e della Ricerca definisce il quadro operativo dei percorsi universitari e accademici di formazione iniziale e abilitazione dei docenti per l’anno accademico 2025/2026, in attuazione del decreto legislativo n. 59/2017 e delle riforme previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza .

I due provvedimenti rappresentano un passaggio centrale nel processo di riorganizzazione del reclutamento, ma lasciano aperte numerose criticità strutturali, soprattutto in termini di equità, accessibilità e sostenibilità economica per i lavoratori della scuola.

Le riserve di posti: un riconoscimento parziale dell’esperienza

Il DM 137/2026 disciplina le riserve di posti per l’accesso ai percorsi abilitanti, previste dall’art. 2-bis del decreto legislativo n. 59/2017. In particolare, viene confermata la possibilità di accesso riservato ai docenti che abbiano svolto almeno tre anni di servizio negli ultimi cinque, di cui almeno uno sulla specifica classe di concorso per cui si richiede l’abilitazione Decreto Ministeriale n. 137 del….

Si tratta di un principio condivisibile, che riconosce – almeno formalmente – il valore dell’esperienza maturata nelle scuole statali, paritarie e nei percorsi di istruzione e formazione professionale. Tuttavia, la riserva resta subordinata a limiti numerici rigidi, determinati annualmente, che rischiano di escludere una parte significativa dei docenti aventi diritto.

In assenza di un accesso strutturalmente garantito, la riserva si configura più come una corsia preferenziale limitata che come una reale tutela dei lavoratori precari storici.

Selezione per titoli e logica competitiva

Il DM 138/2026 definisce l’autorizzazione dei posti e le modalità di selezione, demandando agli Allegati A e B la valutazione dei titoli per la formazione delle graduatorie di accesso .

Il sistema di punteggio attribuisce valore a:

  • voto del titolo di accesso;
  • ulteriori titoli universitari o accademici;
  • master, dottorati e certificazioni linguistiche;
  • anni di servizio prestato.

Un impianto che, se da un lato mira a garantire selettività, dall’altro rischia di accentuare le disuguaglianze tra docenti, premiando chi ha avuto maggiori possibilità economiche e temporali di accumulare titoli, spesso a pagamento, e penalizzando chi ha costruito il proprio profilo professionale prevalentemente attraverso il lavoro in classe.

La formazione iniziale continua così a essere trattata come una competizione individuale, piuttosto che come un percorso pubblico di qualificazione professionale.

Posti autorizzati e squilibri territoriali

L’Allegato A al DM 138/2026 contiene la ripartizione dei posti autorizzati su base regionale e per classe di concorso, costruita sul fabbisogno comunicato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e sull’offerta formativa delle università e delle istituzioni AFAM Decreto Ministeriale n. 138 del….

Dall’analisi emerge:

  • una forte frammentazione territoriale;
  • un numero di posti spesso insufficiente rispetto alla platea dei potenziali candidati;
  • classi di concorso con numeri minimi che rendono difficile una reale programmazione professionale.

Questo sistema, anziché garantire stabilità, alimenta incertezza e contribuisce a prolungare il precariato, con il rischio di creare nuovi contenziosi e nuove sacche di esclusione.

Il nodo irrisolto dei costi di abilitazione

Uno degli aspetti più critici, seppur non direttamente disciplinato dai decreti, resta quello dei costi dei percorsi abilitanti, che continuano a gravare quasi interamente sui docenti.

Su questo punto interviene con decisione Giuseppe Favilla, segretario generale della FENSIR, che sottolinea l’inadeguatezza dell’attuale modello:

«L’ideale sarebbe un percorso stabile universitario o, meglio ancora, INDIRE, che preveda un dimezzamento del costo di abilitazione. Sarebbe l’ideale l’azzeramento, considerando che la scuola è un servizio pubblico a carico di tutti i cittadini».

La posizione della FENSIR mette in evidenza una contraddizione evidente: mentre lo Stato riconosce la scuola come servizio pubblico essenziale, continua a finanziare solo parzialmente la formazione dei docenti, trasformando l’abilitazione in un onere economico individuale.

Verso un modello pubblico e strutturale di formazione

Secondo la FENSIR, i decreti del 2026 confermano un impianto normativo transitorio e incompiuto, che non supera la logica emergenziale e non costruisce un vero sistema pubblico di formazione iniziale.

La proposta sindacale è chiara:

  • percorsi stabili e programmati, non soggetti a continui decreti annuali;
  • gestione pubblica della formazione, anche attraverso INDIRE;
  • abbattimento drastico dei costi, fino all’azzeramento;
  • riconoscimento pieno dell’esperienza professionale maturata nella scuola.

Solo in questo modo la formazione iniziale potrà diventare uno strumento di qualità e giustizia sociale, e non l’ennesimo ostacolo nel percorso professionale dei docenti.

Conclusioni

I Decreti Ministeriali n. 137 e 138 del 2026 rappresentano un ulteriore tassello nella riforma del reclutamento, ma non risolvono le criticità strutturali del sistema. Senza un investimento pubblico deciso e una visione di lungo periodo, il rischio è quello di continuare a produrre precariato, disuguaglianze e sfiducia.

La FENSIR ribadisce la necessità di una svolta politica: la formazione dei docenti non può essere considerata un costo individuale, ma un investimento collettivo sul futuro della scuola pubblica.


NOIPA – Chiarimenti sugli arretrati e sugli importi pubblicati

Sul portale NoiPA è stato pubblicato un avviso che riguarda tutti i casi in cui l’importo degli arretrati risulta diverso o inferiore rispetto alle aspettative.

NoiPA comunica che il calcolo degli arretrati e dello stipendio tabellare non è stato completato correttamente per alcune qualifiche e che la Direzione competente provvederà a rielaborare gli importi e ad erogare eventuali differenze spettanti.

Chiarimenti sugli importi

Gli importi indicati nelle tabelle pubblicate sono da intendersi al lordo. Il valore netto può risultare inferiore poiché sono già stati applicati l’anticipo della vacanza contrattuale e l’anticipo del rinnovo contrattuale; tali anticipi incidono sul lordo e, di conseguenza, anche sul netto percepito.

Il periodo di riferimento degli arretrati è pari a 12 mesi. Tuttavia, nel corso degli ultimi due anni, per alcuni lavoratori possono essersi verificate variazioni contrattuali, quali cambi di profilo, immissioni in ruolo o passaggi di stato giuridico, che incidono sul calcolo finale.

Per il personale supplente, la durata dei contratti può essere inferiore ai dodici mesi (ad esempio dieci mesi o meno) e, in alcuni casi, può essere seguita da un’immissione in ruolo. Anche queste situazioni determinano differenze significative negli importi spettanti.

Per tali ragioni, gli arretrati possono variare anche sensibilmente da persona a persona e il confronto diretto tra colleghi può non essere attendibile.

Conteggi e verifiche

Si invita a non richiedere conteggi preventivi degli arretrati, in quanto eventuali stime effettuate esclusivamente sulla base di dichiarazioni non supportate da documentazione ufficiale e soggette a numerose variabili (durata dei contratti, variazioni di profilo, passaggi di ruolo, anticipi contrattuali, trattenute fiscali e contributive) potrebbero risultare significativamente errate e quindi fuorvianti.

Le verifiche potranno essere effettuate in modo attendibile solo dopo l’eventuale accredito definitivo delle somme da parte di NoiPA e sulla base dei dati ufficiali disponibili.

Assistenza sindacale

Il personale è invitato a rivolgersi al sindacato FENSIR solo dopo l’eventuale accredito di ulteriori somme a seguito della rielaborazione annunciata da NoiPA. L’assistenza è garantita agli iscritti e coloro che si iscrivono al sindacato.

Qualora vengano accreditati ulteriori importi, sarà possibile verificarne la correttezza con il supporto sindacale. Nel caso in cui non siano effettuati ulteriori accrediti, gli arretrati già percepiti sono da considerarsi corretti.

La Fensir rimane a disposizione di un controllo a partire dal mese di febbraio inviando il proprio cedolino degli arretrati con una breve storia del proprio profilo giuridico, nonché aspettative, anche come congedo biennale e ogni altra assenza senza retribuzione negli anni 2024 e 2025. I documenti devono essere inviati a stipendi@fensir.it e attendere la risposta.

Tribunale di Cremona: Contratti a termine oltre i 36 mesi, nuova vittoria per i docenti precari

Il Tribunale di Cremona riconosce risarcimento e Carta del Docente grazie all’azione di Fensir e dello Studio Legale Mascheretti

Importante pronuncia del Tribunale di Cremona – Sezione Lavoro, che con sentenza del 20 gennaio 2026 ha accertato l’illegittimità della reiterazione dei contratti a tempo determinato nel settore scolastico oltre il limite dei 36 mesi, condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito al risarcimento del danno e al riconoscimento della Carta del Docente sentenza Pisani vs MIM.

Il Giudice del Lavoro ha stabilito che la reiterazione dei contratti a termine, protrattasi per un periodo superiore ai limiti consentiti dalla normativa, costituisce una violazione delle tutele previste per il personale precario della scuola. Per tale ragione, il Ministero è stato condannato a corrispondere un’indennità risarcitoria pari a cinque mensilità dell’ultima retribuzione utile ai fini del TFR, oltre agli interessi legali dalla data della sentenza fino al saldo.

La sentenza riconosce inoltre il diritto alla Carta del Docente per gli anni scolastici 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023, per un importo complessivo di 1.500 euro, oltre interessi o rivalutazione come indicato in motivazione. L’Amministrazione dovrà quindi mettere a disposizione della docente la Carta o altro beneficio equipollente che ne consenta la concreta fruizione nel rispetto dei vincoli di legge.

Di rilievo anche la condanna del Ministero al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in oltre 2.100 euro, oltre accessori di legge e contributo unificato, con distrazione in favore dei difensori.

Il ruolo decisivo di Fensir e dello Studio Legale Mascheretti

La pronuncia rappresenta un ulteriore e significativo successo dell’azione sindacale di Fensir, da tempo impegnata nella tutela dei diritti dei docenti precari e nel contrasto all’abuso dei contratti a termine nella scuola statale. Ancora una volta, l’iniziativa promossa dal sindacato ha consentito di portare all’attenzione della magistratura una situazione di evidente violazione della normativa nazionale ed europea.

Fondamentale anche il contributo dello Studio Legale Mascheretti, che ha curato la difesa con competenza e rigore, ottenendo una sentenza chiara e favorevole sia sul piano risarcitorio sia sul riconoscimento di diritti economici sistematicamente negati al personale docente con contratto a tempo determinato.

Il commento del segretario generale Giuseppe Favilla

Il segretario generale di Fensir, Giuseppe Favilla, ha commentato la sentenza sottolineando come la decisione del Tribunale rappresenti una “fine definitiva” a un precariato perpetrato e endemico che ha causato un’ingiustizia enorme nel sistema scolastico italiano. “Lo Stato avrebbe dovuto intervenire in maniera definitiva già dal 2007, con assunzioni tramite concorsi triennali, come nel caso della docente di religione recentemente risarcita. Invece ha scelto di creare una vasta platea di precari, lasciando centinaia di migliaia di docenti in attesa di un contratto stabile e di un futuro lavorativo certo”.

Il segretario ha poi aggiunto che questa sentenza getta una luce su una legge, la 186/2003, che ha previsto che il 30% dei posti vacanti e disponibili dell’organico di religione resti destinato a contratti a tempo determinato. “Questa disposizione è un chiaro esempio di come la legislazione italiana si discosti dai principi europei di equità e giustizia sociale”, ha affermato Favilla. “La situazione attuale, caratterizzata da un precariato che non solo non diminuisce, ma si perpetua nel tempo, è un chiaro fallimento delle politiche occupazionali dello Stato, che ha preferito creare disuguaglianze anziché risolverle.”

Adesione ai ricorsi: modalità e trasparenza

Alla luce di questa e di altre pronunce favorevoli, Fensir ha attivato le procedure per l’adesione ai ricorsi per l’anno scolastico 2025/2026. Tutte le informazioni e le modalità operative sono disponibili alla pagina ufficiale:

——> https://www.fensir.it/2025/09/19/ricorsi-2025-2026-aderisci/

È importante precisare che l’adesione al ricorso gratuito è subordinata all’iscrizione sindacale a Fensir e avviene sulla base di un accordo chiaro e trasparente tra le parti, a garanzia della piena correttezza delle procedure, della consapevolezza degli aderenti e della tutela reciproca dei diritti.

Una sentenza che rafforza la tutela dei docenti precari

La decisione del Tribunale di Cremona si inserisce in un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, che conferma come l’abuso della precarietà nel settore scolastico non possa rimanere privo di conseguenze. Un risultato che rafforza l’azione di Fensir e dello Studio Legale Mascheretti e che rappresenta un segnale concreto per migliaia di docenti che si trovano in condizioni analoghe.

Una vittoria che non riguarda solo il singolo caso, ma che assume un valore collettivo e apre la strada a nuove e più efficaci forme di tutela per il personale scolastico precario.

Diritto allo studio: contributi utili, ma senza una strategia il divario resta

La Legge di Bilancio 2026 riconosce, almeno parzialmente, il peso crescente dei costi dell’istruzione sulle famiglie. I contributi per l’acquisto dei libri scolastici e le misure di sostegno previste rappresentano un segnale positivo, ma restano interventi frammentari, incapaci di garantire un diritto allo studio realmente universale.

Il costo dei libri, dei trasporti, dei materiali didattici e delle attività integrative continua a gravare in modo diseguale sulle famiglie, accentuando le differenze sociali e territoriali. In questo contesto, il diritto allo studio rischia di trasformarsi in un diritto condizionato dalla disponibilità economica, anziché in un pilastro della democrazia.

Anche i contributi destinati alle famiglie degli studenti delle scuole paritarie, pur apprezzabili, non si inseriscono in una strategia complessiva di equità educativa. Senza una politica stabile e strutturale, il rischio è quello di interventi episodici che non incidono sulle disuguaglianze di fondo.

Dichiarazione del Segretario generale FENSIR, Giuseppe Favilla

«Il diritto allo studio non può essere affidato a misure occasionali. Apprezziamo gli interventi di sostegno, ma non sono sufficienti. Serve una strategia nazionale che garantisca pari opportunità a tutti gli studenti, indipendentemente dal reddito e dal territorio.»

Commento FENSIR

FENSIR ribadisce che una scuola equa è una scuola che non seleziona in base alle condizioni economiche. Il diritto allo studio deve essere pienamente esigibile, non subordinato alle disponibilità di bilancio. Senza un investimento strutturale e continuativo, le disuguaglianze rischiano di diventare irreversibili.

FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca

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