CONTRATTO NAZIONALE

Polizza sanitaria per il personale della scuola: dal 30 settembre 2026 parte la nuova copertura. FENSIR: «Una tutela in più, ma è importante conoscere bene prestazioni e limiti»

Oltre 1,2 milioni di lavoratori interessati. La copertura riguarda docenti, compresi gli insegnanti di religione cattolica, personale ATA ed educativo, dirigenti scolastici e personale del Ministero. Previsti grandi interventi chirurgici, gravi eventi morbosi, prevenzione, odontoiatria, implantologia, parto e non autosufficienza. FENSIR mette a disposizione una prima guida alle prestazioni.

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha annunciato l’avvio della nuova polizza sanitaria integrativa destinata al personale della scuola, una misura di welfare che coinvolgerà oltre 1,2 milioni di dipendenti.

La gara, del valore complessivo di 320 milioni di euro per 48 mesi, è stata aggiudicata da Consip alla coassicurazione costituita da UniSalute S.p.A., Intesa Sanpaolo Protezione S.p.A. e Poste Assicura S.p.A.

La Guida al Piano sanitario per il Personale della Scuola e del Ministero – Edizione 2026 è già disponibile e consente finalmente di conoscere nel dettaglio le prestazioni effettivamente garantite.

Quando parte la polizza

Un elemento importante va chiarito subito: la copertura non decorre dalla data dell’annuncio ministeriale.

La documentazione contrattuale stabilisce che la polizza avrà efficacia dalle ore 00.00 del 30 settembre 2026 alle ore 24.00 del 29 settembre 2030. Il Piano opera sul territorio italiano e prevede, per gli assicurati in servizio, un limite di età di 71 anni.

Per le assunzioni o cessazioni intervenute durante l’anno, il Ministero comunicherà mensilmente le variazioni a UniSalute; la copertura decorrerà o terminerà, secondo le condizioni previste, dal primo giorno del mese successivo alla comunicazione.

Chi è coperto

La platea è particolarmente ampia e comprende:

  • dirigenti scolastici;
  • personale docente a tempo indeterminato;
  • docenti a tempo determinato con contratto annuale o fino al termine delle attività didattiche;
  • personale ATA a tempo indeterminato;
  • personale ATA a tempo determinato annuale o fino al termine delle attività didattiche;
  • personale educativo a tempo indeterminato e determinato;
  • personale dipendente e dirigente del MIM in servizio negli uffici centrali e periferici;
  • personale utilizzato, distaccato o comandato.

FENSIR sottolinea in particolare l’inclusione degli insegnanti di religione cattolica. La normativa ha espressamente chiarito che nella nozione di personale docente rientrano anche gli IdRC, superando ogni possibile dubbio interpretativo.

È inoltre significativo che siano ricompresi i precari con contratto al 30 giugno, e non soltanto il personale di ruolo o con contratto fino al 31 agosto.

Cosa copre realmente la polizza

Il massimale complessivo previsto dal Piano arriva a 600.000 euro per ogni annualità assicurativa e per ciascun assistito, ferma restando l’applicazione dei diversi sottomassimali stabiliti per le singole prestazioni.

Il Piano opera anche in presenza di malattie croniche, recidivanti o pregresse alla data di attivazione della polizza e comprende, tra le principali garanzie, grandi interventi chirurgici, ricoveri per gravi eventi morbosi, day hospital e day surgery, interventi chirurgici ambulatoriali, indennità da ricovero, parto, prevenzione odontoiatrica, implantologia, non autosufficienza permanente, prevenzione secondaria, tariffe agevolate e servizi di consulenza.

Per i grandi interventi chirurgici sono inoltre comprese, nei limiti previsti dal Piano, le prestazioni collegate effettuate nei 90 giorni precedenti e nei 90 giorni successivi al ricovero.

Alcune delle prestazioni più interessanti

Ricoveri e grandi interventi. Nelle strutture convenzionate il pagamento viene effettuato direttamente da UniSalute, con le franchigie o gli scoperti eventualmente previsti. Per i grandi interventi e i gravi eventi morbosi è previsto generalmente uno scoperto del 10%, con un massimo non indennizzabile di 4.000 euro per evento.

Indennità per ricovero nel SSN. In caso di ricovero con intervento chirurgico interamente a carico del Servizio sanitario nazionale, e qualora non vengano richiesti altri rimborsi collegati allo stesso ricovero, è prevista un’indennità di 50 euro al giorno, con franchigia di 5 giorni e per un massimo di 40 giorni per annualità assicurativa.

Parto. Il Piano prevede una copertura massima di 2.500 euro per il parto naturale e 4.000 euro per il parto cesareo, senza scoperto o franchigia entro il limite della fattura sanitaria.

Prevenzione odontoiatrica. È prevista annualmente una visita specialistica odontoiatrica e una seduta di igiene orale professionale, da effettuare contestualmente, con un massimale di 100 euro.

Implantologia. La copertura arriva a 2.400 euro per assistito per annualità, con un massimo di 600 euro per impianto e fino a quattro impianti all’anno.

Non autosufficienza permanente. In presenza dei requisiti previsti dal Piano è riconosciuto un rimborso delle spese sanitarie e socioassistenziali fino a 500 euro mensili per un massimo di quattro anni.

Sono previsti inoltre specifici programmi annuali di prevenzione cardiovascolare e, per gli over 40, programmi di prevenzione oncologica femminile e maschile, comprendenti, a seconda dei casi, visita ginecologica e Pap test, visita senologica con ecografia o mammografia, oppure visita urologica e PSA.

Come utilizzare la copertura

FENSIR richiama l’attenzione su un aspetto essenziale: prima di sostenere una spesa sanitaria è necessario verificare le condizioni previste dal Piano.

Per le prestazioni presso strutture convenzionate occorre normalmente ottenere la preventiva autorizzazione di UniSalute. Il pagamento viene quindi effettuato direttamente alla struttura, fatta salva l’eventuale quota a carico dell’assicurato.

Il ricorso a strutture non convenzionate non dà automaticamente diritto al rimborso. Per diverse garanzie è consentito soltanto quando nella provincia di residenza non siano disponibili strutture convenzionate e dopo averne ottenuto preventiva conferma dalla Centrale Operativa. In tali casi, inoltre, il Piano precisa che i ticket del Servizio sanitario nazionale non sono rimborsati.

Le pratiche potranno essere gestite attraverso l’Area clienti UniSalute e l’app UniSalute Up, dalle quali sarà possibile consultare le strutture convenzionate, effettuare le prenotazioni previste, verificare le prestazioni comprese nel Piano e trasmettere le richieste di rimborso.

FENSIR: «Un risultato importante, ma non va confuso con una copertura sanitaria senza limiti»

FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca valuta positivamente l’introduzione, per la prima volta su una platea così estesa, di uno strumento di assistenza sanitaria integrativa per il personale scolastico.

Occorre però dare ai lavoratori un’informazione corretta e trasparente.

Non siamo di fronte a una polizza che rimborsa indistintamente qualsiasi visita, esame diagnostico o spesa sanitaria privata. Le prestazioni sono quelle espressamente individuate dal Piano e sono soggette, a seconda dei casi, a massimali, sottomassimali, scoperti, franchigie, preventiva autorizzazione e utilizzo della rete convenzionata.

Per questo FENSIR ritiene indispensabile che, prima dell’effettiva entrata in vigore del 30 settembre 2026, tutto il personale riceva indicazioni operative semplici e uniformi sulle modalità di accesso, sull’attivazione della posizione assicurativa e sull’utilizzo delle singole garanzie.

«L’introduzione della polizza sanitaria rappresenta certamente un ampliamento delle tutele per chi lavora nella scuola. Come FENSIR vigileremo però sulla sua concreta applicazione, perché un diritto è realmente tale soltanto quando il lavoratore sa di averlo e può utilizzarlo senza ostacoli burocratici o informazioni poco chiare. Particolare attenzione dovrà essere garantita anche al personale precario, agli insegnanti di religione e a tutte le categorie espressamente ricomprese nella copertura.»

FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca
Unità nella specificità

ACCESSO ALLA REGISTRAZIONE: Questo è il link diretto: https://iam.pubblica.istruzione.it/iam-ssum/sso/login

Aumenti di stipendio e arretrati: cresce l’attesa del personale della scuola. Attenzione ai possibili errori di calcolo

Nonostante la firma definitiva della parte economica del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, migliaia di lavoratori della scuola continuano ad attendere l’accredito degli aumenti stipendiali e degli arretrati maturati dal 1° gennaio 2025.

Siamo ormai nel mese di luglio e, ad oggi, sul sistema NoiPA non risultano ancora disponibili gli importi che il personale attende da mesi. Le ipotesi più accreditate parlano di un’emissione straordinaria nel corso di luglio oppure di un accredito direttamente con il cedolino di agosto, ma al momento non esistono ancora comunicazioni ufficiali che consentano di individuare con certezza la data del pagamento.

Per il personale docente di posto comune, di sostegno e per il personale ATA, gli arretrati saranno determinati in funzione del profilo professionale, dell’anzianità di servizio e della fascia stipendiale di appartenenza.

I docenti e il personale ATA già in ruolo vedranno gli incrementi calcolati sulla posizione economica maturata nel tempo. Diversa è invece la situazione dei neoassunti, che essendo collocati nella fascia iniziale (fascia 0), percepiranno gli aumenti previsti per tale posizione fino alla maturazione della successiva progressione economica.

Si tratta di un meccanismo ormai consolidato che, salvo eventuali errori di elaborazione, non dovrebbe presentare particolari criticità.

Il caso particolare dei docenti di religione immessi in ruolo dal 1° settembre 2025

Esiste però una categoria di personale che merita un approfondimento specifico: i docenti di religione cattolica immessi in ruolo dal 1° settembre 2025.

Questi insegnanti provengono, nella quasi totalità dei casi, da molti anni di servizio con incarico annuale. Molti di loro avevano già maturato gli scatti biennali previsti dalla normativa specifica e, proprio per questo motivo, all’atto dell’immissione in ruolo beneficiano del cosiddetto assegno ad personam, istituto che tutela il trattamento economico già acquisito.

Di conseguenza, alcuni risultano formalmente collocati nella fascia 0, mentre altri, in funzione della propria situazione economica, percepiscono un trattamento equivalente alle fasce 9, 15, 21 o persino 28 anni.

Il rischio di arretrati non correttamente liquidati

È proprio qui che potrebbe nascere un’importante anomalia.

Gli arretrati derivanti dal rinnovo contrattuale potrebbero essere calcolati esclusivamente fino al 31 agosto 2025, facendo riferimento al precedente stato giuridico di docente incaricato annuale.

In altri casi, invece, alcuni docenti potrebbero addirittura non ricevere gli importi spettanti in relazione alla nuova posizione economica maturata con l’immissione in ruolo.

Il problema nasce dal fatto che, allo stato attuale, i docenti di religione immessi in ruolo non possono ancora presentare la domanda di ricostruzione di carriera, indispensabile per riallineare la propria posizione economica al nuovo status di dipendente a tempo indeterminato.

Dal 1° settembre sarà fondamentale la ricostruzione di carriera

A partire dal prossimo 1° settembre, sarà quindi possibile avviare la procedura di ricostruzione di carriera.

Solo attraverso questo adempimento sarà possibile determinare correttamente la fascia stipendiale spettante, aggiornare la posizione economica e procedere al ricalcolo degli aumenti contrattuali e degli eventuali arretrati dovuti.

La ricostruzione di carriera rappresenterà quindi un passaggio decisivo per garantire ai docenti di religione il pieno riconoscimento economico della propria anzianità di servizio e per consentire l’allineamento tra il trattamento percepito come incaricati annuali e quello spettante nel nuovo rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

FENSIR: verificare con attenzione gli importi

Come FENSIR riteniamo che il pagamento degli arretrati debba avvenire nel più breve tempo possibile e, soprattutto, con criteri di calcolo trasparenti e corretti.

Invitiamo tutto il personale della scuola a verificare con attenzione gli importi che saranno liquidati, confrontandoli con la propria posizione giuridica ed economica.

Per i docenti di religione cattolica, in particolare, la fase della ricostruzione di carriera richiederà un’attenta assistenza, poiché potrebbero emergere interpretazioni differenti da parte delle Ragionerie Territoriali dello Stato, con il rischio di ritardi o di un non corretto riconoscimento dell’anzianità maturata.

Qualora dovessero registrarsi difformità applicative o errori nel riconoscimento delle somme spettanti, FENSIR è pronta a seguire le lavoratrici e i lavoratori interessati, valutando anche l’eventuale avvio di specifiche iniziative di tutela e, se necessario, di contenzioso, affinché nessun dipendente della scuola venga penalizzato nell’applicazione del nuovo contratto.


📌 In evidenza

FENSIR seguirà costantemente l’evoluzione della vicenda. Non appena NoiPA renderà disponibili i cedolini con gli aumenti e gli arretrati del rinnovo contrattuale, pubblicheremo guide pratiche, tabelle aggiornate e simulazioni di calcolo per aiutare docenti, personale ATA e docenti di religione a verificare la correttezza degli importi liquidati.

In caso di anomalie, i nostri uffici saranno a disposizione degli iscritti e di tutto il personale della scuola per fornire assistenza, verificare le singole posizioni ed eventualmente promuovere le necessarie azioni di tutela.

CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027: tra annunci e realtà, gli aumenti bastano davvero?

Il secondo incontro all’Aran per il rinnovo del CCNL “Istruzione e Ricerca” 2025-2027 ha prodotto un elemento di apparente convergenza: destinare quasi tutte le risorse disponibili agli stipendi tabellari. Una scelta rivendicata da più sigle sindacali e accolta positivamente al tavolo negoziale. Ma basta questo per parlare di vero rilancio delle retribuzioni del personale della scuola, dell’università, della ricerca e dell’AFAM?

La sensazione, a leggere con attenzione numeri e dichiarazioni, è che ci si trovi ancora una volta davanti a un equilibrio fragile: un accordo possibile, forse anche rapido, ma costruito su basi economiche che difficilmente potranno incidere davvero sulla vita quotidiana dei lavoratori.

Dai comunicati dei principali sindacati emerge una linea comune, pur nelle differenze di accento. La FLC CGIL rivendica come risultato importante l’aver concentrato le risorse sugli stipendi tabellari, ma allo stesso tempo insiste sulla necessità di nuovi finanziamenti per colmare il divario con gli altri comparti della pubblica amministrazione. La CISL sottolinea la coerenza dell’impostazione e rivendica il percorso che ha portato fin qui, mentre la UIL parla di un passo nella giusta direzione, accompagnato però dalla richiesta di detassare gli aumenti e di reperire ulteriori risorse.

Anche SNALS e ANIEF, pur riconoscendo gli incrementi previsti, mettono in evidenza il limite principale dell’operazione: le cifre non sono sufficienti a recuperare il potere d’acquisto perso. E su questo punto, al di là delle differenze, il fronte sindacale appare insolitamente compatto.

Il problema, però, non sta tanto nelle percentuali annunciate quanto nella loro traduzione concreta. Si parla di aumenti medi tra i 130 e i 143 euro lordi mensili. Una cifra che, sulla carta, può sembrare significativa. Ma basta fare un calcolo semplice per capire quanto effettivamente arriverà nelle tasche dei lavoratori.

Tolte le trattenute fiscali, che incidono per circa un quarto dell’importo, il netto si aggira attorno ai 100 euro. A questo vanno sottratte le addizionali regionali e comunali, riducendo ulteriormente la cifra disponibile. Alla fine, l’aumento reale difficilmente supera i 90-100 euro mensili.

È su questo scarto tra percezione e realtà che interviene con decisione il segretario della FENSIR, Giuseppe Favilla, che mette in discussione l’intero impianto comunicativo della trattativa. Secondo Favilla, i proclami non corrispondono alla realtà dei fatti: si enfatizzano cifre lorde e percentuali, ma si evita di spiegare chiaramente cosa resta davvero in busta paga.

Il punto non è negare l’esistenza degli aumenti, ma valutarne l’efficacia. Perché un incremento netto di circa 100 euro, in un contesto segnato da inflazione e aumento generalizzato dei costi, non è in grado né di recuperare quanto perso negli ultimi anni né di ridurre il divario con altri settori pubblici.

E qui emerge il limite strutturale dell’intera operazione. Questo contratto, come molti dei precedenti, non nasce da una scelta politica di investimento forte sul comparto istruzione e ricerca, ma dalla semplice distribuzione delle risorse già previste in legge di bilancio. In altre parole, si decide come dividere una torta che non è cresciuta.

Non sorprende, quindi, che tutti i sindacati, pur con toni diversi, tornino a chiedere la stessa cosa: risorse aggiuntive. Che si tratti di fondi perequativi, detassazione degli aumenti, riconoscimento di voci oggi escluse o recupero di annualità pregresse, il nodo resta sempre lo stesso. Senza nuovi finanziamenti, il contratto può al massimo contenere le perdite, non invertire la tendenza.

Il rischio, allora, è quello di trovarsi davanti a un rinnovo contrattuale che funziona sul piano tecnico e procedurale, ma che non incide davvero sul piano sostanziale. Un contratto che arriva nei tempi giusti, ma con importi che non cambiano in modo significativo le condizioni materiali di chi lavora nella scuola e nella ricerca.

La partita vera, probabilmente, si giocherà nei prossimi mesi, tra legge di bilancio e parte normativa del contratto. Ma una cosa appare già chiara: senza un investimento strutturale, senza un cambio di passo politico prima ancora che contrattuale, sarà difficile parlare di reale valorizzazione del personale.

E alla fine resta una domanda semplice, che nessun comunicato riesce a eludere: cento euro in più al mese possono davvero rappresentare una risposta adeguata al costo della vita e al valore del lavoro svolto?

Stipendi di febbraio: importi più elevati per alcuni, più bassi per altri. Tra una tantum, conguagli ed errori NoiPA

Gli stipendi di febbraio del personale della scuola risultano visibili su NoiPA con importi che, rispetto ai mesi precedenti, appaiono più elevati per alcuni lavoratori ma sensibilmente più bassi per altri, nonostante la presenza della una tantum prevista per docenti e personale ATA.

Una situazione che sta generando confusione e malcontento, soprattutto perché non riconducibile a veri aumenti strutturali delle retribuzioni, ma a una combinazione di voci straordinarie, ricalcoli fiscali e correzioni tecniche.


Una tantum: l’unico elemento che incide realmente sul cedolino

Nel cedolino di febbraio è confluita la una tantum prevista:

  • per i docenti, pari a circa 111 euro lordi
  • per il personale ATA, pari a circa 270 euro lordi

Si tratta però di somme una tantum, non strutturali, che non entrano stabilmente nello stipendio e che possono essere ridimensionate o assorbite da altre voci, in particolare fiscali.


Conguaglio fiscale: perché lo stipendio può risultare più basso

Febbraio è il mese in cui NoiPA effettua il conguaglio fiscale relativo all’anno precedente.
Questo significa che:

  • eventuali imposte non trattenute correttamente nel 2025 vengono recuperate ora
  • il ricalcolo può avvenire a credito o a debito
  • in caso di conguaglio negativo, lo stipendio risulta più basso, anche in presenza della una tantum

Il risultato è che alcuni lavoratori percepiscono importi inferiori rispetto a gennaio, non per una riduzione dello stipendio base, ma per recuperi fiscali concentrati in un unico mese.


Errori NoiPA di gennaio: le correzioni non sono solo positive

Un ulteriore elemento di disomogeneità deriva dagli errori tecnici già evidenziati dalla stessa NoiPA nel mese di gennaio.

Tali errori, corretti nel cedolino di febbraio, possono corrispondere:

  • in positivo, con somme aggiuntive
  • ma anche in negativo, con trattenute e ricalcoli a sfavore del dipendente

Questo spiega perché, a fronte di situazioni lavorative simili, i cedolini presentino importi molto diversi, alimentando la percezione di scarsa trasparenza del sistema.


Il nodo strutturale: stipendi insufficienti

Al di là delle dinamiche tecniche del cedolino, resta il problema di fondo: le retribuzioni del personale della scuola continuano a essere inadeguate.

Un tema più volte ribadito da Giuseppe Favilla, Segretario generale della FENSIR, che sottolinea come i bassi salari influenzino ormai anche le scelte quotidiane di chi lavora nella scuola.

In particolare:

  • il personale ATA, con stipendi tra i più bassi del pubblico impiego
  • senza un secondo reddito familiare
  • difficilmente riesce a garantire una vita dignitosa a una famiglia con figli piccoli o in età scolare

Non si tratta più solo di una questione contrattuale, ma di tenuta sociale: affitti, bollette, trasporti, istruzione e spese essenziali rendono sempre più complesso vivere del solo stipendio scolastico.


Febbraio non è un mese “di aumento”, ma di assestamento

È importante chiarire un punto:
febbraio non rappresenta un vero mese di aumento salariale, ma un mese di assestamento contabile, in cui si sommano:

  • una tantum
  • conguagli fiscali
  • correzioni di errori pregressi

Elementi che alterano temporaneamente il netto, senza modificare in modo significativo la condizione economica del personale.


Conclusione

Gli stipendi di febbraio mostrano importi altalenanti non per reali miglioramenti retributivi, ma per meccanismi tecnici e fiscali.
Il problema resta strutturale: stipendi bassi, potere d’acquisto ridotto e crescente difficoltà nel sostenere una vita familiare dignitosa, soprattutto per il personale ATA.

Una situazione che continua a porre interrogativi seri sul futuro della scuola pubblica e sulla capacità del sistema di valorizzare davvero chi vi lavora ogni giorno.

Stipendi medi in Italia e retribuzioni nella scuola: un divario che il CCNL non colma

(alla luce del CCNL Comparto Istruzione e Ricerca 2022-2024)

Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Comparto Istruzione e Ricerca 2022–2024 ha riacceso il dibattito sulle retribuzioni del personale scolastico. Al centro della discussione non c’è soltanto l’entità degli aumenti, ma il persistente divario tra gli stipendi di docenti e personale ATA e quelli medi percepiti nel resto del mondo del lavoro.

Per comprendere la portata del problema è necessario mettere a confronto dati omogenei, distinguendo tra orari contrattuali, tipologie di mansioni e struttura salariale.

Lo stipendio medio in Italia: il riferimento

In Italia, lo stipendio medio lordo annuo di un lavoratore a tempo pieno si colloca oggi indicativamente tra 32.000 e 42.000 euro, con una retribuzione netta mensile che oscilla mediamente tra 1.700 e 2.700 euro, su un orario standard di circa 40 ore settimanali.

Si tratta di una media che comprende settori molto diversi tra loro, ma che rappresenta comunque un parametro di confronto significativo per valutare il posizionamento economico del lavoro nella scuola pubblica.

Quanto si guadagna nella scuola secondo il CCNL 2022–2024

Il CCNL 2022–2024 ha rideterminato gli stipendi tabellari di docenti e personale ATA con decorrenza dal 1° gennaio 2024 2025_12_23_CCNL_CIR_2022-2024. Tuttavia, l’analisi delle tabelle contrattuali mostra come il recupero salariale resti limitato.

Un docente a inizio carriera percepisce una retribuzione lorda annua che si colloca intorno ai 23–24 mila euro, mentre solo nelle fasce più alte di anzianità si arriva a superare di poco i 30–32 mila euro lordi annui. Lo stipendio è composto dallo stipendio tabellare e dalla retribuzione professionale docente, con compensi accessori non strutturali.

L’orario contrattuale varia in base all’ordine di scuola:

  • 18 ore settimanali nella scuola secondaria,
  • 24 ore nella primaria,
  • 25 ore nella scuola dell’infanzia.

A queste ore vanno aggiunte tutte le attività funzionali all’insegnamento – programmazione, consigli di classe, collegi docenti, valutazioni – che non sono retribuite come lavoro aggiuntivo, ma rientrano negli obblighi professionali.

Ancora più critica è la situazione del personale ATA, che lavora 36 ore settimanali. Le retribuzioni lorde annue, secondo il contratto, partono da circa 18.000 euro e raramente superano i 25–26 mila euro, fatta eccezione per i profili apicali. Anche considerando il compenso individuale accessorio, l’impatto sul netto mensile resta contenuto 2025_12_23_CCNL_CIR_2022-2024.


Uno schema di confronto essenziale

CategoriaOre settimanaliRetribuzione lorda annua
Lavoratore medio italiano~4032.000–42.000 €
Docente (inizio carriera)18–25*23.000–24.000 €
Docente (fine carriera)18–25*30.000–32.000 €
Personale ATA3618.000–26.000 €

* alle ore di lezione vanno aggiunte le attività funzionali non retribuite separatamente.

Il dato che emerge è evidente: docenti e ATA restano collocati al di sotto della media salariale nazionale, soprattutto nella prima parte della carriera e, in modo strutturale, per il personale non docente.

Il commento del Segretario Generale FENSIR, Giuseppe Favilla

Su questi aspetti è intervenuto più volte Giuseppe Favilla, Segretario Generale della FENSIR, sottolineando come il rinnovo contrattuale non rappresenti una vera svolta sul piano salariale.

Secondo Favilla, gli aumenti previsti dal CCNL «non consentono un reale recupero del potere d’acquisto perso negli ultimi anni» e non tengono conto dell’inflazione reale che ha colpito in modo significativo i lavoratori della scuola. In diverse prese di posizione pubbliche, il Segretario Generale ha evidenziato come gli incrementi netti mensili risultino spesso modesti, soprattutto se rapportati ai carichi di lavoro e alle responsabilità crescenti.

Particolarmente critica, secondo Favilla, è la condizione del personale ATA, che continua a rappresentare «una delle categorie meno retribuite dell’intera pubblica amministrazione», pur garantendo il funzionamento quotidiano delle istituzioni scolastiche. Il problema, sottolinea la FENSIR, non è episodico ma strutturale, e non può essere risolto con interventi una tantum o aumenti marginali.

Un problema che va oltre il contratto

Il confronto con lo stipendio medio italiano dimostra che la questione salariale nella scuola non riguarda solo l’entità degli aumenti, ma il modello retributivo complessivo.
Un modello basato quasi esclusivamente sull’anzianità, con scarse possibilità di valorizzare competenze, responsabilità e carichi di lavoro aggiuntivi, finisce per penalizzare l’intero comparto.

Il rischio concreto è quello di una scuola sempre meno attrattiva dal punto di vista professionale, con difficoltà crescenti nel reclutamento e nella permanenza del personale.

Conclusione

Alla luce dei dati del CCNL 2022–2024, il divario tra stipendi medi in Italia e retribuzioni del personale scolastico resta ampio. Gli aumenti contrattuali rappresentano un passo avanti, ma non colmano la distanza con il resto del mercato del lavoro, né restituiscono pienamente dignità salariale a chi opera ogni giorno nella scuola pubblica.

Come ribadito dalla FENSIR, serve un cambio di paradigma: non più contratti di semplice contenimento, ma politiche salariali strutturali che riconoscano il valore educativo, sociale e professionale del lavoro nella scuola.

Arretrati visibili dal 13 gennaio, ma sono “pochi spiccioli”: serve la parità salariale per tutti i docenti e aumenti veri per gli ATA.

Dalla serata del 13 gennaio 2026 risultano visibili su NoiPA gli arretrati contrattuali del comparto scuola, relativi al rinnovo del CCNL. Docenti e personale ATA possono finalmente consultare gli importi nel cedolino di gennaio, dopo mesi di attesa e comunicazioni frammentarie.

Ma è bene chiarirlo subito: non c’è nulla da festeggiare.

Arretrati già decurtati: non sono soldi “in più”

Gli importi che compaiono nel cedolino non rappresentano il totale degli aumenti spettanti, ma solo la parte residua, perché:

  • una quota è già stata erogata come anticipo contrattuale,
  • un’altra come indennità di vacanza contrattuale (IVC).

Di conseguenza, le somme visibili sono già al netto di quanto anticipato nei mesi scorsi. Chi si aspettava cifre consistenti resterà inevitabilmente deluso: quello che arriva ora è solo il conguaglio finale.

Favilla (FENSIR): “Parliamo di pochi spiccioli”

Non usa mezzi termini Giuseppe Favilla, Segretario Generale FENSIR, che commenta duramente:

«Dopo anni di attesa, sacrifici e perdita di potere d’acquisto, ai lavoratori della scuola arrivano pochi spiccioli. Altro che svolta: questi arretrati sono la dimostrazione di quanto poco si investa realmente su docenti e ATA».

Una critica che fotografa perfettamente la situazione: gli aumenti netti da febbraio 2026 saranno quasi impercettibili, spesso limitati a poche decine di euro. Un adeguamento che non compensa minimamente l’inflazione né l’aumento del costo della vita.

Aumenti quasi invisibili in busta paga

Con il nuovo stipendio tabellare, da febbraio:

  • molti docenti vedranno incrementi netti minimi,
  • il personale ATA continuerà a percepire stipendi ampiamente sotto la media europea,
  • nessuna vera valorizzazione professionale sarà tangibile.

In sostanza, il rinnovo contrattuale non cambia la condizione economica del personale scolastico. È un atto formale, non una riforma strutturale.

Serve una svolta politica: parità salariale tra tutti i docenti

Il problema non è tecnico, è politico. Finché la scuola resterà una voce marginale nei bilanci, non ci sarà alcuna dignità retributiva. Serve una scelta chiara e coraggiosa: investire davvero su chi regge il sistema educativo del Paese.

Una proposta che deve entrare con forza nel dibattito è la parificazione salariale tra:

  • docenti della scuola dell’infanzia e primaria,
  • docenti tecnico-pratici (ITP),
  • docenti della secondaria di primo grado,

e i docenti della secondaria di secondo grado.

Stesso lavoro educativo, stesse responsabilità, stessa dignità salariale.

Basta docenti di serie A e di serie B

Non esistono insegnanti “meno importanti”.
Educare, formare, includere, gestire classi sempre più complesse richiede competenze elevate in ogni ordine di scuola. Continuare a mantenere differenze stipendiali significa istituzionalizzare una discriminazione.

Una politica seria dovrebbe prevedere:

  • riallineamento retributivo progressivo tra tutti i docenti,
  • valorizzazione reale del personale ATA, oggi tra i più penalizzati della Pubblica Amministrazione,
  • stanziamenti strutturali e non una tantum.

Conclusione: arretrati sì, dignità ancora no

Gli arretrati visibili dal 13 gennaio chiudono una pratica amministrativa, non aprono una nuova stagione per la scuola.
Con aumenti quasi invisibili e importi ridotti a “pochi spiccioli”, come denuncia Favilla, la distanza tra proclami e realtà resta enorme.

Se non si avrà il coraggio di investire davvero e di parificare gli stipendi tra i docenti dei diversi ordini di scuola, la scuola continuerà a essere trattata come un costo e non come una risorsa.

E la dignità, ancora una volta, resterà solo una parola.

Culpa in Vigilando e Culpa in Educando: responsabilità a scuola

Intervista all’Avv. Attilio Piacente, penalista del Foro di Tivoli, membro dell’Ufficio Legale Fensir

Quando si parla di responsabilità nella scuola, il confine tra ciò che spetta ai docenti e ciò che compete alle famiglie diventa spesso labile. Per chiarire questi temi — troppo spesso affrontati con superficialità o, peggio, affidati al “sentito dire” — abbiamo intervistato l’Avv. Attilio Piacente, penalista del Foro di Tivoli, che da anni si occupa di responsabilità scolastica, vigilanza sugli alunni e tutela del personale.

Hai dubbi su come si applicano queste regole nel tuo caso?

La segreteria FeNSIR può aiutarti a chiarire la tua situazione.

Avvocato, partiamo dalle basi: che cosa significa davvero “culpa in vigilando”?

«Letteralmente vuol dire “colpa durante la vigilanza”. È un concetto semplice, ma in ambito scolastico viene spesso travisato.
La culpa in vigilando riguarda tutti quei soggetti — genitori, tutori, docenti, maestri d’arte — che hanno l’obbligo giuridico di sorvegliare qualcuno, in particolare i minori. Se l’obbligo viene violato e accade un danno, nasce una responsabilità sia civile che penale. Ma attenzione: non ogni evento è attribuibile automaticamente al docente. La legge non ragiona per automatismi.»

In che modo la legge disciplina questo dovere di vigilanza?

«Il riferimento è l’articolo 2048 del Codice Civile, che è molto chiaro.
Dice che chi ha un dovere di vigilanza risponde dei danni provocati dal minore salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto.
Questo significa che il docente deve dimostrare di essere stato presente, attento e nelle condizioni di intervenire.
E se l’episodio è davvero imprevedibile, improvviso, inevitabile — tre parole che la giurisprudenza usa moltissimo — allora il docente non è responsabile.»

Lei insiste molto su un concetto: la presenza fisica. Perché?

«Perché la vigilanza non è un concetto astratto. Non si vigila “a distanza”, né si può vigilare stando sulla soglia mentre gli studenti sono in aula.
La presenza fisica è il primo requisito perché la vigilanza sia effettiva.
Un docente che si trova fuori dall’aula, o che è impegnato altrove, non può sostenere di aver vigilato. E questo vale anche per i genitori: essere a trenta metri di distanza al parco non è vigilanza, è speranza che non accada nulla.»

Uno dei punti più problematici nelle scuole sono i cambi d’ora. Perché proprio lì si concentra la maggior parte degli incidenti?

«Perché è un momento in cui la vigilanza si interrompe.
Il docente entrante ritarda, quello uscente non può lasciare la classe, e in quei cinque minuti succede di tutto.
Le statistiche parlano chiaro: gli incidenti, i danni e le richieste di risarcimento nascono soprattutto in quei momenti. E non è giusto attribuire tutta la responsabilità agli insegnanti.»

Qui entra in gioco anche la FENSIR con i suoi SAF, giusto?

«Assolutamente sì.
La FENSIR — con i suoi SAF, Sindacati Autonomi Federati (SADOC per i docenti, SAIR per l’IRC, SAATA per i collaboratori scolastici) — auspica che gli istituti scolastici regolamentino in modo preciso questi momenti critici.
Non si può lasciare tutto all’improvvisazione.
Servono collaboratori scolastici di piano, procedure chiare per i ritardi, indicazioni operative. I regolamenti d’istituto devono dire esattamente chi fa cosa.
Perché se l’organizzazione non funziona, il primo a essere travolto è sempre il docente. E questo è profondamente ingiusto.»

Veniamo alla “culpa in educando”: spesso dimenticata, ma fondamentale.

«Esatto.
La culpa in educando riguarda i genitori, non la scuola.
È la responsabilità educativa: trasmettere valori, rispetto delle regole, autocontrollo, capacità di convivere con gli altri.
Quando un ragazzo ha comportamenti abitualmente aggressivi, irrispettosi o pericolosi, non è pensabile attribuire tutto all’insegnante.
La scuola vigila, ma non può sostituirsi alla famiglia nel formare un carattere.»

Come si traduce questa distinzione nei viaggi d’istruzione?

«Nei viaggi di più giorni è impossibile pretendere che i docenti facciano vigilanza notturna continua. Sarebbe contrario alla normativa sul lavoro e persino alla ragionevolezza.
E infatti molti istituti — anche grazie agli interventi dei SAF della FENSIR — stanno inserendo nei regolamenti una clausola molto sensata: la vigilanza docente termina al rientro nelle camere, di solito a mezzanotte, e dalle 24 alle 7 la responsabilità torna ai genitori.
In quelle ore può scattare la culpa in educando.
Ed è una distinzione corretta: i docenti non sono sorveglianti 24 ore su 24.»

Dunque non si può sempre scaricare la colpa sui docenti.

«Esatto.
La scuola ha un dovere di vigilanza, ma non può essere il parafulmine di tutto ciò che accade.
I docenti non possono essere ritenuti responsabili di comportamenti che derivano da mancanze educative, da assenze familiari o da un’organizzazione scolastica lacunosa.
Ogni anello della catena deve rispondere per ciò che gli compete:
la scuola per la vigilanza,
la famiglia per l’educazione.
Confondere i due piani è un errore che crea contenziosi inutili e alimenta conflitti che non servono a nessuno.»

In conclusione, Avvocato, cosa serve davvero per evitare conflitti e responsabilità improprie?

«Serve equilibrio.
Serve un’organizzazione scolastica solida, regolamenti chiari, vigilanza distribuita e non improvvisata.
Serve che le famiglie recuperino il proprio ruolo educativo.
E serve riconoscere ai docenti ciò che è loro: un dovere di vigilanza ragionevole, non una responsabilità infinita.»

CCNL Istruzione e Ricerca 2022–2024: un rinnovo tardivo, povero e ingannevole

(Favilla: “Il gigante ha partorito il topolino”)

Ad oltre un anno dalla scadenza del contratto, il gigante della contrattazione ha finalmente partorito il topolino: un rinnovo che lascia l’amaro in bocca a tutto il personale della scuola, dell’università, dell’AFAM e della ricerca.

Le cifre diffuse in queste ore dai sindacati firmatari come “grande conquista” sono, in realtà, irrisorie. Oltre il 50% degli aumenti era già stato anticipato nel 2022 e nel 2023 con l’“anticipo del rinnovo contrattuale” previsto dall’art. 47-bis, comma 2, del D.Lgs. 165/2001 e dall’art. 1, comma 609, della Legge 234/2021.


Incrementi tabellari (art. 12 e tabelle A1-A2)

L’articolo 12 del contratto stabilisce che gli stipendi tabellari per docenti e personale ATA siano incrementati:

  • per il 2022 e il 2023, solo degli importi già anticipati dalle leggi di bilancio precedenti;
  • dal 1° gennaio 2024, degli importi indicati nella Tabella A1 (docenti) e A2 (ATA).

«Di fatto – commenta Giuseppe Favilla, Segretario Generale FENSIR – gli aumenti reali sono minimi: pochi euro lordi al mese dopo due anni di anticipo già percepito. È un rinnovo che non recupera nemmeno l’inflazione, ormai oltre il 14%. I lavoratori riceveranno in media tra 40 e 60 euro netti al mese: un’elemosina, non un contratto.»


Indennità fisse e accessorie (art. 14)

L’art. 14 prevede incrementi della Retribuzione Professionale Docenti (RPD), della parte fissa dell’indennità di direzione DSGA e del Compenso Individuale Accessorio ATA, ma con decorrenza dal 1° gennaio 2025 e finanziati con risorse già stanziate (art. 1, comma 121, Legge 207/2024).

«Si tratta di una partita di giro – continua Favilla –: non un euro nuovo, solo la riassegnazione di fondi già presenti. Si annuncia un aumento, ma lo si paga togliendo risorse da altri capitoli. È un trucco contabile, non una conquista sindacale.»


Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (art. 15)

Il Fondo MOF viene incrementato per il 2024 di 93,7 milioni di euro, ma la stessa cifra viene stabilmente ridotta dal 2025 per coprire gli aumenti fissi delle indennità.

«Nessun miglioramento reale per le scuole – osserva Favilla –. Si promette un investimento sull’offerta formativa, ma già l’anno successivo quei fondi spariscono. È un gioco delle tre carte, a danno della qualità dell’istruzione.»


Una tantum (art. 16)

L’art. 16 introduce un una tantum di 111,70 euro per i docenti e 270,70 euro per gli ATA, somme non pensionabili né utili al TFR (art. 13).

«Una cifra simbolica – afferma Favilla – che non copre neppure un mese di rincari. È una mancetta di fine stagione, non un riconoscimento del lavoro svolto.»

Struttura e relazioni sindacali (artt. 4–9 e art. 11)

Gli articoli da 4 a 9, relativi alle relazioni sindacali, ripropongono la stessa struttura del precedente contratto 2019–2021 (CCNL 18/01/2024).
Nessuna innovazione sui temi di partecipazione, contrattazione integrativa o valorizzazione professionale (art. 11 per la sezione Scuola).

«È lo stesso contratto del triennio scorso – sottolinea Favilla –. Cambiano solo le date. Nessuna riforma del sistema, nessuna attenzione alla dignità dei lavoratori. Si è perso un anno per firmare un copia-incolla.»

Le firme e le incoerenze

Nel testo firmato il 5 novembre 2025 risultano sottoscrittrici CISL, UIL, SNALS, GILDA, ANIEF e CISAL, mentre FLC CGIL non firma.

«La mancata firma della FLC CGIL – spiega Favilla – è la solita manfrina: una differenza tattica, non sostanziale. E fa sorridere vedere la UIL Scuola firmare oggi ciò che ieri aveva rifiutato. Se si voleva essere coerenti con i proclami del 2019, bisognava esserlo anche adesso.»

La posizione della FENSIR

«Questo rinnovo è una presa in giro per il personale della scuola, dell’università e della ricerca – dichiara Favilla –. Non valorizza nessuno, non premia il merito, non tutela il potere d’acquisto. È il risultato di una contrattazione svuotata, burocratica, senza coraggio. Ci chiediamo: ma cosa contrattano davvero i sindacati rappresentativi con l’ARAN? Di certo non gli interessi dei lavoratori.»

La FENSIR ribadisce la propria contrarietà all’ipotesi di CCNL 2022–2024 e invita tutto il personale del comparto a non lasciarsi ingannare dalle narrazioni trionfalistiche dei firmatari.
«È tempo – conclude Favilla – di una contrattazione vera, partecipata e trasparente, che restituisca dignità al lavoro pubblico e riconosca il valore quotidiano di chi garantisce il diritto all’istruzione e alla conoscenza.»

Roma, 6 novembre 2025
FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca

Funzioni quadro nella Scuola: la proposta FENSIR per un vero middle management

Giuseppe Favilla: “Serve una figura eletta, formata e riconosciuta contrattualmente, non un’estensione del potere dirigenziale”

Si continua a parlare di middle management nella scuola, anche a seguito delle dichiarazioni del presidente ANP, Antonello Giannelli, che ha descritto la condizione dei dirigenti scolastici come un lavoro “H24”, fatto di responsabilità amministrative, contabili e organizzative che superano ampiamente la dimensione educativa.
Da qui l’idea di introdurre figure intermedie che affianchino il dirigente nella gestione quotidiana degli istituti.

Una proposta che parte da un’esigenza reale — la complessità crescente della scuola — ma che, così come immaginata dall’ANP, rischia di accentrare ulteriormente il potere e di ridurre la partecipazione.
Un middle management nominato direttamente dal dirigente, infatti, sarebbe soltanto un prolungamento del suo ruolo e non un reale strumento di innovazione e condivisione gestionale.

La posizione della FENSIR: competenza, democrazia e riconoscimento

Su questo tema, la FENSIR propone una visione completamente diversa, fondata sulla partecipazione, la collegialità e la valorizzazione della professionalità docente.

Come spiega il Segretario Generale Giuseppe Favilla,

“Non possiamo riconoscere che la scuola non può essere governata solo dal dirigente, gravato da compiti che in qualunque altra amministrazione sono suddivisi tra più uffici, così come afferma Giannelli. Serve una struttura intermedia, ma che sia allo stesso tempo democratica, partecipata e competente”.

La proposta FENSIR prevede l’introduzione di funzioni quadro, cioè docenti con specifiche competenze organizzative, amministrative, progettuali e didattiche, elette o confermate dal collegio dei docenti e non nominate dal dirigente.

“Si tratta di figure che operano in stretto raccordo con la dirigenza — prosegue Favilla — ma con responsabilità relative e non assolute. Il dirigente mantiene la direzione unitaria dell’istituto, mentre le funzioni quadro coordinano e gestiscono settori specifici, garantendo una gestione più efficiente e realmente condivisa”.

Durata dell’incarico e riconoscimento contrattuale

La FENSIR ritiene fondamentale che l’incarico di funzione quadro abbia durata limitata, per evitare cristallizzazioni e favorire il ricambio.

“L’incarico — spiega Favilla — deve avere una durata di 5–7 anni, rinnovabile solo dopo verifica o nuova elezione. È giusto che la scuola si rinnovi e che le competenze si mettano periodicamente alla prova”.

Altrettanto decisivo è il riconoscimento economico e giuridico.

“L’emolumento spettante alla funzione quadro — sottolinea Favilla — deve essere corrisposto direttamente sul cedolino stipendiale mensile, non a carico del FIS (Fondo dell’Istituzione Scolastica). Si tratta di una posizione economica aggiuntiva stabile, che deve essere inserita nel Contratto Collettivo Nazionale del Comparto Istruzione e Ricerca – settore scuola, in analogia con le figure di Elevata Qualificazione (EQ) del personale ATA”.

Questo permetterebbe di riconoscere finalmente anche ai docenti una figura di alta qualificazione professionale, evitando di sottrarre risorse ai progetti didattici e alla contrattazione d’istituto.

Una scuola organizzata, partecipata e competente

Il modello proposto dalla FENSIR rappresenta un equilibrio tra efficienza organizzativa e democrazia professionale.

“Non vogliamo una scuola gerarchica — afferma Favilla — ma una scuola in cui la professionalità dei docenti venga riconosciuta anche sul piano organizzativo. Le funzioni quadro devono essere una risorsa per la scuola, non un prolungamento del potere dirigenziale”.

In questa prospettiva, il middle management non è uno strumento di controllo, ma un livello di responsabilità diffusa, fondato su competenza, partecipazione e riconoscimento contrattuale.
Un modo concreto per alleggerire il carico del dirigente, migliorare la gestione delle scuole e valorizzare il ruolo dei docenti all’interno di una governance più equa e moderna.

La FENSIR ribadisce con forza la propria proposta: funzioni quadro elette, formate, a termine e retribuite in modo stabile e strutturale.
Una visione che guarda a una scuola più organizzata e più giusta, dove la collaborazione sostituisce la gerarchia e la professionalità diventa il vero motore del cambiamento.

“La scuola non deve essere la scuola del dirigente — conclude Favilla — ma la scuola della comunità educativa, fondata sulla condivisione, sulla competenza e sul riconoscimento del lavoro di tutti.”

Rinnovo CCNL Scuola: prosegue il negoziato, ma anche la FENSIR dice la sua — “Tanto rumore per aumenti ridicoli”

Roma, 31 ottobre 2025 – Incontro ARAN sul rinnovo del CCNL “Istruzione e Ricerca” 2022/2024

Si è svolto nella mattinata del 31 ottobre 2025 il previsto incontro tra ARAN e le organizzazioni sindacali per la prosecuzione del negoziato sul rinnovo del contratto 2022/2024 del comparto “Istruzione e Ricerca”.
La prossima convocazione è fissata per mercoledì 5 novembre, quando la trattativa entrerà nella fase conclusiva.

L’Agenzia ha illustrato i valori stipendiali ipotizzabili per i settori scuola, università, ricerca e AFAM.
Per la scuola, l’Aran ha confermato che nel futuro CCNL 2025/2027 gli aumenti medi a regime potrebbero attestarsi intorno ai 135 euro lordi mensili (142 per i docenti e 104 per il personale ATA).
Per l’attuale triennio 2022/24, tuttavia, gli incrementi effettivi restano molto più contenuti: tra 25 e 53 euro lordi mensili, considerando che oltre il 60% degli aumenti è già confluito in busta paga con il DL “Anticipi” n.145/2023.


CISL Scuola: “Chiudere subito l’intesa”

La segretaria generale Ivana Barbacci ha ribadito l’urgenza di chiudere la trattativa nel più breve tempo possibile:

“Arrivare rapidamente alla firma dell’intesa è indispensabile non solo per aprire la tornata successiva, ma anche per garantire subito ai lavoratori il saldo e gli arretrati spettanti.”


SNALS-CONFSAL: “Equità nell’una tantum e valorizzazione delle funzioni aggiuntive”

Il sindacato guidato da Elvira Serafini ha espresso la disponibilità a chiudere subito la parte economica, chiedendo però equità nella distribuzione dell’una tantum da 240 milioni di euro prevista dal Governo.
Lo SNALS ha inoltre sollecitato la chiusura delle sequenze contrattuali ancora aperte, il riconoscimento delle funzioni aggiuntive del personale docente e ATA, l’introduzione di indennità specifiche (sedi disagiate, bilinguismo, turni, responsabilità) e criteri più chiari per la mobilità verticale e le posizioni economiche ATA.


Federazione Gilda-Unams: “Serve un contratto autonomo per la docenza”

Il coordinatore nazionale Vito Carlo Castellana ha sottolineato la difficoltà di gestire in modo unitario un comparto che riunisce scuola, università, AFAM e ricerca:

“Il maxi-comparto è ingestibile, perché raccoglie realtà troppo diverse. Serve una contrattazione separata per la docenza, che riconosca la specificità del ruolo e delle responsabilità educative.”

La Federazione Gilda-Unams ha inoltre denunciato la forte discrepanza tra inflazione reale e risorse contrattuali: mentre l’aumento dei prezzi nel triennio ha superato il 16%, le risorse stanziate per il rinnovo coprono appena il 6%, aggravando il distacco retributivo rispetto al resto del pubblico impiego.


ANIEF: “Maggiori risorse al trattamento fondamentale”

Il sindacato ha chiesto di privilegiare gli incrementi tabellari, mantenendo la proporzione tra stipendio base e indennità già adottata nei precedenti contratti, e di destinare tutte le risorse disponibili al trattamento fondamentale.
Ha inoltre sollecitato la definizione delle somme accantonate nel CCNL 2019/2021 e il richiamo ai fondi di valorizzazione previsti dalle Leggi di Bilancio 2022 e 2024.
Per il triennio successivo 2025/2027, l’Aran stima un aumento medio del 5,4%, pari a circa 167 euro per il personale tecnico-amministrativo e 229 euro per ricercatori e tecnologi.


UIL Scuola

Al momento nessuna nota ufficiale è stata diffusa dalla UIL Scuola sull’incontro del 31 ottobre.


Gli aumenti reali in busta paga (fonte: ARAN / FLC CGIL)

Secondo le tabelle fornite dall’Aran, gli incrementi effettivi lordi che si concretizzeranno alla firma del contratto 2022/24 sono:

  • Collaboratori scolastici: 25–47 € lordi (≈ 17–30 € netti)
  • Assistenti ATA: 43–54 € lordi (≈ 28–36 € netti)
  • Docenti: 51–76 € lordi (≈ 34–50 € netti)
  • Funzionari e DSGA: 60–84 € lordi (≈ 40–55 € netti)

FENSIR – Giuseppe Favilla: “Tanto rumore per aumenti ridicoli”

Pur non partecipando alla contrattazione in quanto non rappresentativo, il sindacato FENSIR interviene con una posizione fortemente critica.

Il segretario generale Giuseppe Favilla dichiara:

“Siamo di fronte a tanto rumore per nulla. Dopo mesi di incontri e comunicati, gli aumenti reali in busta paga saranno tra i 17 euro netti del personale ATA e i 50 dei docenti.
In un contesto di inflazione che nel triennio ha superato il 15%, questi numeri sono del tutto insufficienti. Non si può parlare di valorizzazione della scuola con incrementi così modesti.”

Favilla aggiunge che l’attuale architettura del contratto, unica per tutto il comparto, non riflette la complessità e la varietà delle funzioni professionali presenti nella scuola.
A suo avviso, occorre avviare una riflessione strutturale sulle aree professionali, a partire dalle Elevate Qualificazioni (EQ):

“La figura delle Elevate Qualificazioni (EQ), introdotta con l’ultimo rinnovo e riservata oggi al solo personale ATA, avrebbe dovuto rappresentare un primo passo verso un middle management scolastico capace di integrare competenze gestionali e organizzative.
Tuttavia – osserva Favilla – la sua attuazione è ancora parziale, in attesa di indicazioni operative chiare e di un reale riconoscimento economico che valorizzi chi assume maggiori responsabilità.”

Favilla sottolinea infine la necessità di una nuova strutturazione collegiale delle funzioni quadro, appunto del middle management, che possa coinvolgere figure diverse – amministrative, tecniche e didattiche – in un modello di governance più partecipato e coerente con le esigenze delle scuole autonome.

“Senza una revisione dell’ordinamento e un riconoscimento chiaro delle responsabilità intermedie – conclude Favilla – il contratto continuerà a restare un documento formale, senza reale impatto sul lavoro quotidiano del personale scolastico.”

I comunicati diffusi tra il 30 e il 31 ottobre 2025 fotografano un negoziato ancora aperto, che proseguirà domani, 5 novembre, con l’obiettivo di chiudere la parte economica del contratto.
Tutte le sigle condividono l’urgenza di arrivare alla firma, ma divergono sulla valutazione dei risultati: gli aumenti previsti sono giudicati modesti e inadeguati a fronte dell’inflazione e della perdita di potere d’acquisto.

La FENSIR insiste sulla necessità di riconoscere la specificità del lavoro docente e di valorizzare le funzioni intermedie, come le Elevate Qualificazioni (EQ), all’interno di un sistema più coerente ed equilibrato di professionalità scolastiche, capace di distinguere con chiarezza le diverse responsabilità e competenze, per i docenti in un’ottica di partecipazione collegiale nell’individuare le funzioni quadro appartenenti al middle management.

Al tempo stesso, la FENSIR critica con forza l’operato delle sei sigle rappresentative, accusandole di aver ormai assunto un ruolo subalterno e compiacente nei confronti dell’amministrazione.
Secondo il segretario generale Giuseppe Favilla, queste organizzazioni «non rappresentano più i veri interessi dei lavoratori, ma piuttosto le logiche di gestione del sistema, accettando compromessi al ribasso e rinunciando a difendere con coraggio le condizioni retributive e professionali del personale della scuola».

Favilla avverte inoltre che, senza un cambio di rotta nella politica contrattuale, la scuola pubblica italiana rischia di rimanere imbrigliata in logiche burocratiche, dove a pagare il prezzo dell’immobilismo sono sempre coloro che operano quotidianamente nelle aule, negli uffici e tra i corridoi della scuola con funzioni di vigilanza e decoro.

Per la FENSIR, dunque, la priorità non è solo chiudere il contratto, ma cambiare metodo e prospettiva, restituendo alla contrattazione collettiva la sua funzione originaria: rappresentare i lavoratori!

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