PRECARI

Precariato scolastico: il Tribunale di Salerno riconosce risarcimento e Carta Docente, nuova vittoria Fensir.

mportante affermazione dei diritti dei lavoratori della scuola presso il Tribunale di Salerno, che ha accolto il ricorso di una docente riconoscendo sia il diritto al risarcimento del danno per l’abusiva reiterazione dei contratti a tempo determinato sia il diritto alla Carta Docente per gli anni di servizio svolti con incarico annuale.

La sentenza rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di tutela dei precari della scuola e conferma gli orientamenti della giurisprudenza nazionale ed europea volti a contrastare l’utilizzo improprio del lavoro a termine e le discriminazioni tra personale di ruolo e personale precario.

Nel caso esaminato, il Tribunale ha accertato che la docente è stata mantenuta in una condizione di precarietà oltre i limiti consentiti dalla normativa, riconoscendo pertanto il diritto al risarcimento del danno derivante dall’abuso dei contratti a tempo determinato. Un principio di grande rilevanza che ribadisce come la pubblica amministrazione debba rispettare le regole poste a tutela dei lavoratori e non possa fare ricorso in maniera sistematica e reiterata al precariato.

Accanto al riconoscimento del danno, il Giudice ha affermato anche il diritto della docente a beneficiare della Carta Docente per le annualità di servizio svolte con contratto a termine. La decisione si inserisce nel consolidato orientamento che considera discriminatoria l’esclusione dei docenti precari da uno strumento destinato alla formazione professionale, essendo identici gli obblighi didattici e formativi richiesti sia ai docenti di ruolo sia a quelli assunti a tempo determinato.

Il ruolo della Fensir

Questa importante pronuncia conferma la validità dell’azione portata avanti dalla Fensir nella difesa dei diritti del personale scolastico. Da anni il sindacato è impegnato nel sostenere i lavoratori precari attraverso attività di informazione, consulenza, assistenza sindacale e tutela legale, affinché siano riconosciuti diritti troppo spesso negati dall’Amministrazione.

La Fensir continua a promuovere iniziative volte a contrastare il precariato storico, a garantire pari dignità professionale a tutti i lavoratori della scuola e a ottenere il pieno riconoscimento delle tutele economiche e normative spettanti ai docenti, indipendentemente dalla tipologia contrattuale.

Un segnale importante per tutto il personale scolastico

La decisione del Tribunale di Salerno rappresenta un importante punto di riferimento per tutti i lavoratori che si trovano in situazioni analoghe. Il riconoscimento congiunto del risarcimento per l’abuso dei contratti a termine e della Carta Docente dimostra che la tutela dei diritti dei precari non è soltanto un principio astratto, ma può tradursi in risultati concreti.

Fensir continuerà a essere al fianco dei lavoratori della scuola per garantire il rispetto delle norme, la valorizzazione della professionalità docente e la piena affermazione dei principi di uguaglianza e non discriminazione che devono caratterizzare il sistema scolastico italiano.

Ancora una volta, la tutela sindacale e l’azione legale si dimostrano strumenti fondamentali per trasformare i diritti riconosciuti dalla legge in risultati effettivi per i lavoratori.

Concorsi IRC nelle Marche: tra errori procedurali e rispetto mancato per i candidati

L’annullamento delle graduatorie dei concorsi ordinari per l’insegnamento della religione cattolica nelle Marche rappresenta un passaggio che lascia dietro di sé non solo atti amministrativi da rifare, ma soprattutto una profonda ferita nella fiducia dei candidati verso l’istituzione scolastica.

I decreti dell’Ufficio Scolastico Regionale hanno infatti sancito l’annullamento in autotutela delle graduatorie sia per la scuola secondaria sia per l’infanzia e primaria, a seguito di un’irregolarità ritenuta non sanabile nello svolgimento delle prove orali. In particolare, è stato accertato che la commissione non ha proceduto all’estrazione dei quesiti da sottoporre ai candidati, come invece previsto dal bando .

Un errore formale, certo, ma dalle conseguenze sostanziali enormi: tutto da rifare.

Delusione e sconcerto tra i candidati

Dietro la freddezza delle formule giuridiche si nasconde una realtà ben più amara. Centinaia di candidati avevano affrontato mesi di studio, preparazione e sacrifici personali. Avevano investito tempo, risorse economiche, energie emotive.

E oggi si ritrovano improvvisamente riportati al punto di partenza.

Non è solo delusione. È sconcerto. È la sensazione di aver partecipato a una procedura che non ha garantito fino in fondo quelle regole di trasparenza e correttezza che lo stesso Stato richiede ai suoi cittadini.

Per molti, questo annullamento non è soltanto un atto amministrativo necessario, ma il simbolo di un sistema che non è stato in grado di tutelare adeguatamente il loro impegno.

Un errore che pesa sull’amministrazione

È giusto ribadire che l’annullamento in autotutela è uno strumento previsto dall’ordinamento per ristabilire la legalità. Tuttavia, ciò non esime dal porre una domanda cruciale: come è stato possibile arrivare a questo punto?

L’irregolarità riscontrata non riguarda un dettaglio marginale, ma un elemento centrale della procedura concorsuale. Il mancato rispetto delle modalità di estrazione dei quesiti non è un’imprecisione trascurabile, bensì una violazione delle regole che garantiscono equità tra i candidati.

Questo solleva interrogativi seri sulla fase di organizzazione e controllo delle commissioni esaminatrici.

Il commento del SAIR

Sul punto è intervenuta con fermezza la Segretaria nazionale del SAIR, Mariangela Mapelli, che ha dichiarato:

«È indispensabile che l’amministrazione, prima ancora di procedere alle nomine, si assicuri che presidenti e commissari siano pienamente edotti sui contenuti del bando e sulle modalità operative previste. Situazioni come questa evidenziano una preoccupante superficialità e rappresentano una mancanza di rispetto nei confronti dei partecipanti.»

Parole che colgono il cuore del problema: non si tratta solo di correggere un errore, ma di evitare che errori così gravi possano verificarsi.

Superficialità e rispetto: una questione aperta

Quanto accaduto nelle Marche pone una questione più ampia che va oltre il singolo concorso.

Quando una procedura pubblica fallisce per errori evitabili, il danno non è solo amministrativo. È un danno di fiducia. È un segnale di fragilità organizzativa.

E, soprattutto, è una mancanza di rispetto verso chi ha creduto nella correttezza del sistema.

Perché chi partecipa a un concorso pubblico non chiede favori: chiede regole chiare, applicate con rigore e competenza.

Ripartire, ma con responsabilità

Ora si dovrà ripartire: nuove commissioni, nuove prove orali, nuovi tempi. Ma non può essere una semplice ripetizione tecnica.

Serve un cambio di passo. Serve un’assunzione di responsabilità chiara. Serve garantire che ogni fase della procedura sia gestita con la massima attenzione.

Perché il rischio, altrimenti, è che insieme alle graduatorie venga annullata anche la credibilità del sistema.

E quella, a differenza di un concorso, non si ricostruisce con un nuovo decreto.

Modena, ABUSO dei contratti a termine nella scuola: nuova sentenza favorevole ai docenti precari

Una importante pronuncia del Tribunale di Modena – Sezione Lavoro (sentenza del 26 marzo 2026) segna un ulteriore passo avanti nella tutela dei docenti precari, in particolare per chi ha svolto servizio con contratti a tempo determinato reiterati nel tempo.

Il caso

La vicenda riguarda una docente che ha prestato servizio per molti anni con contratti a termine, superando ampiamente il limite dei 36 mesi previsto dalla normativa europea.

Determinante è stata l’azione dell’Avvocato Giovanni Battista Mascheretti, che ha patrocinato la ricorrente, sostenendo con forza l’illegittimità della reiterazione dei contratti a termine.

Il Tribunale ha riconosciuto che:

  • l’utilizzo reiterato dei contratti a tempo determinato costituisce abuso quando supera i tre anni;
  • tale abuso dà diritto al risarcimento del danno;
  • il docente ha diritto anche alla ricostruzione di carriera con il riconoscimento dell’anzianità maturata.

In questo caso specifico, il giudice ha condannato il Ministero al pagamento di 12 mensilità di risarcimento oltre interessi, oltre al riconoscimento della progressione economica .


Cosa stabilisce la sentenza

La decisione ribadisce principi ormai consolidati:

  • Il superamento dei 36 mesi di servizio con contratti a termine configura abuso
  • Non è possibile la stabilizzazione automatica nella PA, ma è dovuto un risarcimento fino a 24 mensilità
  • È riconosciuto il diritto alla ricostruzione di carriera e alle differenze retributive
  • Il sistema di supplenze non può essere utilizzato per coprire esigenze strutturali

Chi può fare ricorso

Possono aderire al ricorso i docenti che abbiano avuto:

  • contratti al 31 agosto
  • contratti al 30 giugno, anche in combinazione tra loro (situazione mista)

È fondamentale che nel proprio servizio sia presente almeno un contratto al 31 agosto.

Non possono invece partecipare:

  • i docenti con sole supplenze brevi e saltuarie

Il ruolo del sindacato

L’iniziativa è sostenuta dal sindacato FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca, impegnato nella tutela dei diritti dei docenti precari e nella promozione di azioni legali contro l’abuso dei contratti a termine.


Documenti necessari

Per partecipare al nuovo ricorso è necessario preparare:

  • Tutti i contratti a tempo determinato (31 agosto e/o 30 giugno)
  • Carta di identità
  • Codice fiscale
  • Stato matricolare da richiedere alla scuola

Come partecipare

Per aderire è sufficiente compilare il form al seguente link:

COMPILA IL FORM:
https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

Inviare la documentazione a ricorsi@fensir.it


Perché è importante agire ora

Questa sentenza conferma un orientamento sempre più favorevole ai docenti precari: chi ha lavorato per anni con contratti a termine può ottenere un importante risarcimento economico e il riconoscimento della propria carriera.

Agire tempestivamente consente di:

  • interrompere la prescrizione
  • tutelare i propri diritti
  • ottenere quanto dovuto per anni di lavoro precario

Scuola, vittoria per i docenti precari: il Tribunale di Milano condanna il Ministero sulle ferie non godute

Nuova importante pronuncia del Tribunale di Milano in favore dei docenti precari. Con la sentenza n. 1537/2026, il Giudice del Lavoro ha riconosciuto il diritto all’indennità per ferie non godute, condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento di oltre 4.500 euro.

Una decisione che si inserisce in un orientamento ormai consolidato, ma che rappresenta l’ennesima conferma concreta di come i diritti dei docenti a tempo determinato debbano essere pienamente tutelati.

Il caso: ferie mai fruite e mai richieste… ma per colpa dell’Amministrazione

Al centro della vicenda una docente con anni di servizio precario alle spalle, che aveva maturato numerosi giorni di ferie mai goduti.

Il punto decisivo è stato il comportamento dell’Amministrazione, che non aveva mai informato né invitato formalmente la lavoratrice a fruire delle ferie, come invece richiesto dalla normativa e dalla giurisprudenza europea.

La decisione: il diritto non si perde automaticamente

Il Tribunale è stato chiaro:

il diritto alle ferie non può considerarsi perso automaticamente;
spetta al datore di lavoro dimostrare di aver messo il lavoratore nelle condizioni di utilizzarle.

Non essendo stata fornita questa prova, il Ministero è stato condannato a pagare l’indennità sostitutiva, oltre interessi e spese legali.

Determinante l’azione legale

La decisione evidenzia anche l’importanza di un’azione legale mirata e incisiva.

La difesa ha saputo:

  • ricostruire con precisione tutti i periodi di servizio;
  • dimostrare puntualmente le ferie maturate e non godute;
  • richiamare con efficacia la giurisprudenza nazionale ed europea;
  • mettere in luce le lacune dell’Amministrazione.

Un lavoro tecnico e strategico che ha portato a un risultato pieno.

FENSIR: tutela concreta per i docenti

Questa sentenza conferma ancora una volta la fondatezza delle azioni promosse da FENSIR, da tempo impegnata nella difesa dei diritti dei docenti precari.

Se hai lavorato con contratti a tempo determinato, potresti avere diritto anche tu al recupero delle ferie non godute.

Come aderire al ricorso

Per partecipare è necessario inviare la seguente documentazione:

  • Tutti i contratti a tempo determinato (supplenze brevi e saltuarie e contratti al 30 giugno)
  • Carta di identità e codice fiscale
  • Stato matricolare da richiedere alla scuola

Invia tutto a: ricorsi@fensir.it

Compila il form di adesione:
https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

Un messaggio chiaro

La pronuncia del Tribunale di Milano ribadisce un principio fondamentale:

senza informazione e senza invito formale, le ferie non possono essere perse.

Un segnale forte per tutto il settore scolastico e un’opportunità concreta per molti docenti di far valere i propri diritti.

Precariato docenti di religione: una giustizia a geometria variabile nel distretto di Brescia e nel Tribunale di Bergamo

La recente pronuncia del Tribunale del lavoro di Bergamo del 16.03.2026 n. R.G. 1686/2024 si inserisce in un solco interpretativo ormai consolidato all’interno del distretto della Corte d’Appello di Brescia, ma che appare sempre più isolato rispetto al resto del panorama giurisprudenziale nazionale.

La sentenza, pur riconoscendo l’illegittimità della reiterazione dei contratti a termine oltre i 36 mesi e quindi l’abuso nella gestione del rapporto di lavoro dei docenti di religione, si limita a liquidare il danno nella misura minima di 2,5 mensilità, applicando un criterio fortemente restrittivo .

Questa scelta si fonda su un orientamento che, richiamando precedenti della Corte d’Appello di Brescia, ridimensiona il danno sulla base della “peculiare posizione” degli insegnanti di religione, valorizzando elementi quali il rinnovo automatico dei contratti e alcuni aspetti di equiparazione economica con i docenti di ruolo .

Tuttavia, tale impostazione solleva interrogativi profondi sotto il profilo della tutela effettiva del lavoratore precario.

Una lettura riduttiva del danno da precarietà

Il punto critico della decisione non risiede nel riconoscimento dell’abuso — che viene chiaramente affermato — bensì nella sua minimizzazione sul piano risarcitorio.

La stessa sentenza riconosce che:

  • l’abuso deriva dalla mancata indizione dei concorsi triennali previsti dalla legge;
  • il precariato si protrae anche per periodi molto lunghi;
  • il danno consiste nella perdita di chance di stabilizzazione e nella compressione delle tutele tipiche del lavoro stabile .

Eppure, a fronte di tali premesse, il ristoro economico viene drasticamente ridotto al minimo edittale.

Questa scelta appare in netta controtendenza rispetto ad altri tribunali italiani, i quali, in casi analoghi, riconoscono indennità ben più consistenti, proprio in ragione della durata pluriennale del precariato e della gravità dell’abuso.

Il rischio di una disparità territoriale nella tutela dei diritti

Il risultato è una vera e propria frattura territoriale nella giurisprudenza del lavoro:

  • nel distretto della Corte d’Appello di Brescia si consolida un orientamento restrittivo;
  • nel resto d’Italia si registrano decisioni più favorevoli ai lavoratori, con riconoscimenti risarcitori significativamente più elevati.

Una simile disomogeneità compromette il principio di uguaglianza sostanziale e genera incertezza tra i lavoratori, che si trovano a subire trattamenti radicalmente diversi a seconda del foro competente.

Il nodo irrisolto del lungo precariato

Ancora più rilevante è il fatto che questa impostazione sembra non cogliere la reale portata del fenomeno del lungo precariato dei docenti di religione.

La stessa ricostruzione normativa contenuta nella sentenza evidenzia come:

  • il sistema sia strutturalmente fondato su una quota significativa di lavoro a termine (30%);
  • i concorsi non siano stati banditi con la regolarità prevista;
  • molti docenti abbiano lavorato per anni, se non decenni, in condizioni di precarietà continuativa .

In questo contesto, limitarsi al minimo risarcitorio rischia di svuotare di efficacia la tutela riconosciuta dall’ordinamento europeo, che impone misure realmente dissuasive contro l’abuso dei contratti a termine.

Il commento

“Siamo di fronte a un orientamento che, pur riconoscendo formalmente l’abuso, ne neutralizza gli effetti concreti. Il lungo precariato dei docenti di religione viene trattato come una condizione fisiologica e non come una violazione sistemica dei diritti dei lavoratori. La scelta di liquidare il danno nel minimo delle mensilità rappresenta un segnale preoccupante, soprattutto perché in controtendenza rispetto ad altri tribunali italiani che, invece, valorizzano la gravità dell’abuso e la durata della precarietà. Così si rischia di creare lavoratori di serie A e di serie B a seconda del territorio in cui viene pronunciata la sentenza.”

Giuseppe Favilla
Segretario Generale FENSIR e docente di religione

Dalle GPS alla stabilizzazione: basta precariato strutturale nella scuola

Le Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) sono nate con l’intento dichiarato di rendere più rapide e trasparenti le procedure di assegnazione delle cattedre vacanti. Per migliaia di giovani laureati e aspiranti docenti rappresentano, senza dubbio, una porta di ingresso nel mondo della scuola. Tuttavia, dietro questa opportunità si cela una contraddizione strutturale che il sindacato non può più ignorare: la perpetuazione di un sistema fondato sul precariato.

Ogni anno, al termine delle operazioni di mobilità e delle immissioni in ruolo, restano disponibili migliaia di cattedre. Posti reali, necessari al funzionamento ordinario delle istituzioni scolastiche, che però non vengono coperti a tempo indeterminato. Si tratta di un’anomalia tutta italiana: posti vacanti e disponibili che, invece di essere trasformati in organico stabile, alimentano un circuito continuo di supplenze annuali o temporanee.

Le GPS, in questo quadro, diventano uno strumento di gestione dell’emergenza più che una soluzione strutturale. È vero: consentono a molti giovani di lavorare. Ma a quale prezzo? Contratti al 30 giugno o al 31 agosto, incertezza sulla sede, continui spostamenti territoriali, impossibilità di programmare la propria vita personale e professionale. Non è questa la scuola che valorizza il merito e la professionalità.

Il problema non è l’esistenza delle GPS in sé, bensì la loro trasformazione in meccanismo permanente di reclutamento. Se le cattedre sono necessarie ogni anno, perché non renderle stabilmente parte dell’organico? Perché non prevedere un piano di stabilizzazione pluriennale che trasformi il precariato cronico in lavoro stabile?

Una proposta concreta potrebbe essere quella di stabilizzare i posti vacanti almeno per un triennio, consentendo ai docenti abilitati che li occupano di essere assunti su quel posto al termine di un percorso definito e trasparente. Dopo l’anno di formazione e prova, attraverso una procedura di conferma, il docente potrebbe essere immesso in ruolo, garantendo continuità didattica agli studenti e dignità professionale al lavoratore.

In alternativa, laddove il contingente di assunzioni non consenta l’immediata immissione in ruolo, si potrebbe prevedere un meccanismo di “accantonamento” del posto: il docente precario abilitato che lo ricopre per più anni consecutivi dovrebbe avere un diritto di priorità alla stabilizzazione non appena il posto rientra nel contingente autorizzato. Una misura che non violerebbe i principi costituzionali, ma li rafforzerebbe.

Sul punto è intervenuto il Segretario Generale Nazionale Giuseppe Favilla:

“ogni biennio migliaia di docenti precari e aspiranti docenti sperano in una cattedra e spesso, specialmente per alcune classi di concorso, rimane una speranza più che una realtà. Bisogna progettare una politica per la risoluzione delle sacche di precariato e dare dignità ad ogni docente, lavoratore della scuola. Il lavoro è costituzionalmente garantito e lo Stato deve rimuovere gli ostacoli per l’effettivo esercizio del diritto al lavoro a maggior ragione per i lavoratori della conoscenza.”

Le parole del Segretario pongono al centro un principio fondamentale: il lavoro non può essere precarizzato per scelta politica. La scuola non è un settore qualsiasi, ma il cuore della formazione civile e culturale del Paese. La continuità didattica non è uno slogan, bensì un diritto degli studenti e delle famiglie.

Il ricorso strutturale alle supplenze produce effetti negativi su tutto il sistema: rallenta la progettazione didattica, ostacola la costruzione di team stabili, impoverisce l’esperienza professionale dei docenti, costretti a ricominciare ogni anno da capo. Non si può continuare a parlare di valorizzazione del capitale umano e, allo stesso tempo, accettare che migliaia di lavoratori della conoscenza restino sospesi in una condizione di precarietà permanente.

Occorre una riforma coraggiosa del reclutamento che tenga insieme merito, abilitazione e stabilità. Le GPS possono restare uno strumento transitorio, ma non devono diventare la normalità. La politica ha il dovere di trasformare i posti vacanti in posti stabili, programmare le assunzioni su base pluriennale e garantire percorsi certi di conferma per chi dimostra sul campo competenza e professionalità.

La scuola italiana non ha bisogno di supplenze infinite, ma di docenti stabili, motivati e riconosciuti. La dignità del lavoro docente passa dalla fine delle sacche di precariato e dall’affermazione di un principio semplice: chi lavora stabilmente su un posto stabile deve essere assunto stabilmente.

Tribunale di Bergamo: ancora una nuova conferma contro l’abuso dei contratti a termine nella scuola docenti di religione. APERTO IL NUOVO RICORSO

Con una sentenza pubblicata il 4 febbraio 2026, il Tribunale di Bergamo – Sezione Lavoro – è tornato a pronunciarsi sul tema della precarietà nella scuola, ribadendo un principio ormai sempre più chiaro: il ricorso reiterato ai contratti a tempo determinato non può diventare una soluzione strutturale, soprattutto quando l’Amministrazione non rispetta l’obbligo di bandire i concorsi previsti dalla legge.

La decisione rafforza in modo significativo l’azione portata avanti dal sindacato FENSIR, da anni impegnato nella tutela dei diritti del personale scolastico e nella denuncia di un sistema che ha prodotto, nel tempo, una precarietà cronica e ingiustificata.

Il problema dei concorsi mai banditi

Il Tribunale ha individuato il cuore della questione nella mancata indizione dei concorsi triennali previsti dalla normativa. Secondo il giudice, proprio questa omissione ha determinato l’abuso: non è legittimo mantenere lavoratori per anni con contratti a termine quando il fabbisogno è stabile e prevedibile.

I contratti annuali, anche se formalmente consentiti, non possono essere utilizzati all’infinito per coprire carenze strutturali di organico. Quando ciò accade, la reiterazione oltre il limite dei 36 mesi perde ogni giustificazione e viola i principi di tutela del lavoro sanciti a livello nazionale ed europeo.

L’azione legale: decisivo il lavoro dell’avv. Giovanni Battista Mascheretti

Un ruolo determinante è stato svolto dall’avvocato Giovanni Battista Mascheretti, estensore del ricorso, che ha costruito una difesa solida, coerente e perfettamente allineata alla più recente giurisprudenza.

L’impostazione giuridica ha permesso al Tribunale di ricostruire in modo puntuale il quadro normativo speciale che disciplina il reclutamento scolastico, evidenziando come la mancata indizione dei concorsi abbia aggravato nel tempo una condizione di precarietà non più tollerabile. Un lavoro che ha dato piena forza alle rivendicazioni sostenute da FENSIR e che si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai consolidato.

I concorsi straordinari non cancellano gli abusi

La sentenza chiarisce inoltre che i concorsi straordinari banditi negli ultimi anni non hanno alcun effetto “sanante” sugli abusi già maturati. Si tratta infatti di procedure selettive, che non garantiscono automaticamente la stabilizzazione e che, quindi, non eliminano il danno subito in precedenza.

Il messaggio è chiaro: intervenire tardivamente non esonera l’Amministrazione dalle responsabilità per il passato.

Risarcimento del danno e tutela dei diritti

Nel pubblico impiego non è prevista la trasformazione automatica del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, ma l’illegittima reiterazione dei contratti dà diritto al risarcimento del danno. Un principio che tutela concretamente i lavoratori e richiama l’Amministrazione al rispetto delle regole.

Per FENSIR, questa sentenza rappresenta un’ulteriore conferma della correttezza della linea sindacale seguita e dell’importanza di affiancare all’azione sindacale una tutela legale competente e strutturata.


Come procedere con il NUOVO RICORSO

Chi intende aderire alle nuove azioni legali promosse da FENSIR può compilare il modulo di adesione al seguente link:

🔗 Modulo di adesione al ricorso
https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

📧 Email per informazioni generali sui ricorsi
ricorsi@fensir.it


Documenti necessari da preparare

Per avviare correttamente il ricorso è necessario raccogliere e inviare la seguente documentazione:

  1. Documento di riconoscimento e codice fiscale
  2. Stato Matricolare (da richiedere alla segreteria della scuola)
  3. Tutti i contratti a tempo determinato, divisi per anno scolastico
  4. Ultimo cedolino paga relativo a contratto a tempo determinato
  5. Eventuale copia del contratto a tempo indeterminato
  6. Autocertificazione del reddito del nucleo familiare
    • da compilare solo se non si supera la soglia di € 40.978,00
    • in caso contrario, inviare il modulo barrato indicando il superamento della soglia

📥 Scarica e compila l’autocertificazione

https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2026/01/autocertificazione-da-luglio-2025.doc


ATTENZIONE – Invio documenti ai legali competenti per regione

I documenti devono essere inviati in base alla regione di servizio (dove si insegna o si lavora come personale ATA):

Lombardia – Veneto – Emilia-Romagna – Friuli Venezia Giulia
Avv. Giovanni Mascheretti – Avv. Veronica Mezzasalma
📧 ricorsi.mascheretti@fensir.it

Piemonte – Liguria – Toscana
Studio Legale Cuzzilla e Gaido
📧 ricorsi.cuzzillagaido@fensir.it

Sicilia – Campania – Abruzzo – Molise
Avv. Rossella Galluzzo
📧 ricorsi.galluzzo@fensir.it

Calabria – Puglia – Sardegna – Marche
Avv. Vincenzo Peluso
📧 ricorsi.peluso@fensir.it

Lazio – Umbria – Basilicata
Avv. Piacente – Avv. De Luca
📧 ricorsi.piacente@fensir.it


⚠️ AVVISO IMPORTANTE – Docenti immessi in ruolo dal 1° settembre 2025

I docenti immessi nei ruoli a decorrere dal 1° settembre 2025 devono presentare impugnativa dei contratti a termine entro e non oltre il 28 febbraio.

È necessario:

Chi non è in possesso di PEC può richiedere l’invio tramite l’Avvocato del Sindacato.


📝 Iscrizione a FENSIR (se non ancora iscritti)

Per iscriversi a FENSIR:

📄 Modulo di iscrizione
https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/MODELLO-DELEGA-SINDACALE-FENSIR-cod.-SMQ.pdf

📘 Guida alla compilazione
https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/GUIDA-ISCRIZIONE-FENSIR.pdf

📧 Inviare il modulo compilato a:

allegando un documento di riconoscimento.


Mobbing a scuola: quando l’ambiente educativo diventa luogo di sofferenza per docenti e personale ATA

La scuola dovrebbe essere per definizione uno spazio di crescita, rispetto e collaborazione. Eppure, anche all’interno delle istituzioni scolastiche possono svilupparsi dinamiche di mobbing, una forma di violenza psicologica subdola, sistematica e persistente che colpisce lavoratrici e lavoratori, compromettendo la salute, la dignità e la professionalità.
Docenti e personale ATA (amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici) non sono affatto immuni da questo fenomeno, che troppo spesso viene minimizzato, normalizzato o ignorato.

Cos’è realmente il mobbing

Il mobbing non è un semplice conflitto, né una lite occasionale. È un incessante processo di azioni vessatorie intenzionali, lungo e costante, di fronte al quale la persona mobbizzata si trova progressivamente senza potere di difesa.
Si tratta di una strategia di logoramento che può essere messa in atto da un singolo individuo o da un gruppo, con l’obiettivo di isolare, delegittimare, emarginare o spingere la vittima ad allontanarsi dal contesto lavorativo.

Un aspetto fondamentale, spesso frainteso, è che ogni singola azione, presa isolatamente, può apparire neutra o addirittura normale: una battuta, una dimenticanza, una critica, un cambiamento di incarico. È la ripetizione sistematica nel tempo, la continuità e l’intenzionalità che trasformano questi comportamenti in mobbing.

Perché il mobbing è difficile da riconoscere a scuola

Nel contesto scolastico il mobbing assume forme particolarmente sottili e ambigue. La complessità dell’organizzazione, la presenza di diversi ruoli professionali, le gerarchie e le relazioni di potere favoriscono dinamiche in cui la vessazione può essere mascherata da esigenze organizzative, decisioni di servizio o “normale gestione”.

Spesso chi subisce si sente dire:

  • “È solo un malinteso”
  • “Succede a tutti”
  • “Non prenderla sul personale”

In realtà, dietro queste giustificazioni può nascondersi un vero e proprio processo persecutorio, che giorno dopo giorno mina l’equilibrio psicologico e professionale della persona.

Il mobbing verso il personale ATA

Il personale ATA è particolarmente esposto perché spesso collocato in una posizione di minor potere decisionale. Le forme più ricorrenti di mobbing includono:

  • demansionamento o assegnazione di compiti umilianti
  • esclusione sistematica dalle comunicazioni e dalle riunioni
  • carichi di lavoro eccessivi o, al contrario, svuotamento delle mansioni
  • controlli ossessivi, rimproveri pubblici, svalutazione continua
  • isolamento relazionale.

Queste pratiche non colpiscono solo la persona, ma trasmettono un messaggio chiaro: “tu non conti”, “sei inutile”, “sei un problema”.

Il mobbing verso i docenti

Anche i docenti possono essere bersaglio di mobbing, soprattutto quando risultano “scomodi”, autonomi, critici o semplicemente non allineati. Le modalità più frequenti sono:

  • delegittimazione professionale davanti a colleghi, studenti o famiglie
  • esclusione da progetti, incarichi, commissioni o opportunità formative
  • critiche continue e non costruttive
  • ostacoli nella carriera, nelle assegnazioni o negli orari
  • isolamento all’interno del collegio docenti.

In questi casi il mobbing colpisce direttamente l’identità professionale, generando senso di inadeguatezza, colpa e fallimento.

Le conseguenze: dalla persona alla comunità scolastica

Il mobbing non è mai “solo” un problema individuale. Le conseguenze più frequenti sono:

  • ansia, stress cronico, depressione
  • disturbi psicosomatici (insonnia, cefalee, problemi gastrointestinali)
  • perdita di motivazione, entusiasmo e senso di appartenenza
  • aumento delle assenze per malattia
  • calo della qualità del lavoro.

Una scuola in cui docenti e ATA vivono nel disagio non può essere un ambiente educativo sano. Il clima si deteriora, la collaborazione si spegne e anche studenti e famiglie ne risentono.

Perché il mobbing viene tollerato

Il mobbing a scuola viene spesso:

  • negato (“non esiste, sei troppo sensibile”)
  • normalizzato (“qui si è sempre fatto così”)
  • temuto (“se parli, peggiora”).

La precarietà lavorativa, la paura di ritorsioni, la mancanza di informazione e una cultura del silenzio favoriscono l’impunità. Inoltre, l’idea della scuola come “missione” porta molte persone a sopportare l’inaccettabile in nome del dovere.

Riconoscere il mobbing: segnali da non ignorare

Alcuni campanelli d’allarme:

  • sentirsi costantemente sotto attacco o sotto giudizio
  • essere sistematicamente esclusi da comunicazioni e decisioni
  • ricevere ordini contraddittori o impossibili da eseguire
  • percepire ostilità mirata, ironia, disprezzo
  • vivere un isolamento progressivo.

Quando questi segnali si ripetono nel tempo, non sono casualità: sono indicatori di un possibile processo di mobbing.

Cosa fare: tutela e consapevolezza

È fondamentale:

  • documentare tutto (email, ordini di servizio, messaggi, testimoni)
  • parlarne con persone di fiducia, RLS, sindacati
  • rivolgersi al medico in caso di sintomi
  • valutare supporto psicologico e, se necessario, legale.

Il silenzio è il principale alleato del mobbing. La consapevolezza è il primo strumento di difesa.

Il ruolo della dirigenza e dell’istituzione

Il dirigente scolastico ha una responsabilità centrale nel:

  • prevenire il disagio
  • garantire un clima di rispetto
  • intervenire tempestivamente
  • promuovere formazione su benessere organizzativo e gestione dei conflitti.

Una scuola che tollera il mobbing tradisce la propria funzione educativa.

Conclusione

Il mobbing a scuola non è un problema personale, ma organizzativo, culturale e strutturale.
Colpisce docenti e personale ATA, distrugge la dignità professionale e mina la credibilità dell’istituzione scolastica.

Riconoscerlo, nominarlo e contrastarlo non significa creare problemi, ma difendere la salute, la dignità e la giustizia nel lavoro.
Una scuola che tutela chi ci lavora è una scuola più forte, più umana e più autenticamente educativa.

Due riviste, uno spazio comune: tornano EssereScuola e Agorà IRC

Dopo oltre due anni di pausa, tornano due spazi liberi di confronto, riflessione e condivisione

Dopo oltre due anni di pausa, da gennaio 2026 riprendono le pubblicazioni mensili di EssereScuola, la rivista che si propone come contenitore aperto di notizie sindacali, riflessioni culturali e contributi dal mondo della scuola. EssereScuola torna con l’obiettivo di offrire uno spazio di confronto non solo alla comunità educativa in senso stretto, ma all’intera comunità educante e non educativa, coinvolgendo chiunque abbia a cuore i temi dell’istruzione, della formazione, del lavoro e della cittadinanza attiva.

La rivista si rivolge a docenti, personale scolastico, dirigenti, studenti, famiglie, operatori del settore e cittadini interessati, offrendo articoli di approfondimento, contributi di opinione, esperienze didattiche, analisi sindacali e spunti di dibattito. EssereScuola si caratterizza per una scelta chiara e coerente: la gratuità. La rivista è infatti liberamente accessibile a tutti, senza barriere economiche o vincoli di iscrizione, nella convinzione che la conoscenza e il confronto debbano essere beni comuni.

Accanto alla rivista principale, riprenderà anche la pubblicazione di Agorà IRC, supplemento didattico-metodologico dedicato ai docenti di Religione Cattolica. Agorà IRC nasce come spazio di dialogo professionale e culturale, pensato per sostenere la riflessione pedagogica, metodologica e disciplinare, offrendo strumenti, idee e percorsi utili alla pratica quotidiana dell’insegnamento della religione nella scuola italiana.

Una rivista costruita insieme

La ripresa delle pubblicazioni vuole essere anche un segnale di apertura e partecipazione. La redazione invita chiunque lo desideri a contribuire con articoli, riflessioni, suggerimenti, recensioni di testi, segnalazioni di attività e buone pratiche provenienti dalle scuole.
La collaborazione, coerentemente con lo spirito della rivista, è volontaria e gratuita, fondata sulla condivisione delle competenze e sull’impegno civile e professionale di chi sceglie di partecipare al dibattito.

Le proposte possono essere inviate all’indirizzo redazione@esserescuola.it.

Con il ritorno di EssereScuola e Agorà IRC, da gennaio 2026 si riapre uno spazio libero, plurale e accessibile, pensato per dare voce a esperienze, idee e prospettive diverse, nella convinzione che il dialogo sia uno strumento essenziale per comprendere e migliorare la scuola e la società.

Bando percorsi universitari di formazione iniziale e abilitazione dei docenti 2025/2026 – Università eCampus

L’Università eCampus ha emanato il bando di concorso per l’accesso ai percorsi universitari e accademici di formazione iniziale e abilitazione dei docenti per l’Anno Accademico 2025/2026, in attuazione del DPCM 4 agosto 2023 e della normativa vigente 802-25 Bando percorsi abilitant….

Il bando, insieme alle FAQ ufficiali, sarà pubblicato a breve nella sezione dedicata del portale di Ateneo:
👉 https://www.uniecampus.it/index.php?id=4341
Le FAQ sono soggette a costante aggiornamento, pertanto si invita a monitorare regolarmente la pagina indicata faq iniziali_FAQ 60 – 3A EDIZIO….

Termini di presentazione della domanda

La domanda di partecipazione al concorso potrà essere presentata esclusivamente online:

  • a partire dalle ore 11:00 di giovedì 18 dicembre 2025
  • fino alle ore 16:00 di venerdì 2 gennaio 2026

Il mancato rispetto dei termini o delle modalità previste comporterà l’esclusione dalla procedura.

Precisazioni sull’accreditamento MUR

Si precisa che il bando è emanato in attesa dell’esito dell’istanza presentata al Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) relativa a:

  • l’accreditamento delle ulteriori classi concorsuali indicate nell’Allegato 2 del bando;
  • la concessione dei contingenti per le classi concorsuali già accreditate, riportate nell’Allegato 1.

Di conseguenza, le graduatorie saranno efficaci esclusivamente:

  • per le classi concorsuali che risulteranno effettivamente accreditate dal MUR;
  • nei limiti quantitativi stabiliti dal Ministero.

Qualora le graduatorie fossero pubblicate prima del provvedimento ministeriale, la loro efficacia resterà subordinata all’esito definitivo dell’accreditamento 802-25 Bando percorsi abilitant….

Percorsi attivati

Il bando disciplina l’accesso ai percorsi:

  • 60 CFU/CFA (posti contingentati);
  • 30 CFU/CFA per vincitori di concorso;
  • 30 CFU/CFA ex art. 2-ter, comma 4-bis, D.lgs. 59/2017;
  • 36 CFU/CFA di completamento per vincitori di concorso con 24 CFU conseguiti entro il 31 ottobre 2022.

I percorsi prevedono frequenza obbligatoria e includono attività didattiche, laboratori e tirocini secondo quanto stabilito dalla normativa vigente.

Informazioni e aggiornamenti

Tutte le informazioni operative, il testo integrale del bando, gli allegati e le FAQ aggiornate sono consultabili nella sezione dedicata del portale di Ateneo:
👉 https://www.uniecampus.it/index.php?id=4341

Si raccomanda ai candidati di verificare con attenzione i requisiti di accesso, le classi di concorso disponibili e le modalità di presentazione della domanda, nonché di monitorare costantemente gli aggiornamenti pubblicati dall’Università.


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