SENTENZE

Docenti precari di religione: dal Tribunale di Salerno nuove condanne al MIM su risarcimento reiterati contratti e Carta docente

Una recente pronuncia del Tribunale di Salerno – Sezione Lavoro (sentenza del 18 aprile 2026) interviene nuovamente sul tema della reiterazione dei contratti a tempo determinato nel comparto scuola, affrontando sia il profilo del danno da precarizzazione sia quello dell’accesso alla Carta docente.


Il caso esaminato

La controversia riguarda una docente di religione che ha prestato servizio per circa dieci anni con contratti a tempo determinato, fino alla successiva immissione in ruolo.

Il giudice ha ritenuto che la successione dei contratti, protrattasi oltre il limite dei 36 mesi, integri un’ipotesi di utilizzo non conforme del lavoro a termine, con conseguente diritto al risarcimento.

Accanto a ciò, è stato riconosciuto anche il diritto alla Carta docente per tre annualità, per un valore complessivo di 1.500 euro.


I principi richiamati dal Tribunale

La decisione si colloca nel solco della giurisprudenza nazionale ed europea in materia di lavoro pubblico e precariato scolastico.

In particolare, il Tribunale ha ribadito che:

  • la reiterazione dei contratti a termine oltre i limiti previsti può generare un danno risarcibile
  • la successiva stabilizzazione non esclude automaticamente tale diritto, soprattutto quando avviene tramite procedure selettive
  • i docenti a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole rispetto ai docenti di ruolo, in assenza di ragioni oggettive

Sul punto, la sentenza richiama orientamenti consolidati della Corte di Cassazione e della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.


Carta docente e principio di non discriminazione

Un passaggio significativo riguarda il riconoscimento della Carta docente anche al personale precario.

Il Tribunale ha evidenziato che tale beneficio rientra nelle condizioni di lavoro e che la sua esclusione per i docenti a tempo determinato non risulta compatibile con il principio di parità di trattamento, alla luce della normativa eurounitaria e della giurisprudenza più recente.


L’attività sindacale FENSIR

La pronuncia si inserisce nell’ambito delle iniziative promosse da FENSIR a tutela del personale precario della scuola.

L’organizzazione sindacale continua a sostenere, anche attraverso il contenzioso, il riconoscimento dei diritti connessi:

  • all’utilizzo corretto dei contratti a termine
  • alla tutela risarcitoria nei casi di abuso
  • all’accesso agli strumenti di formazione, inclusa la Carta docente

Il contributo della difesa legale

La decisione evidenzia l’importanza di un’impostazione tecnica coerente con gli orientamenti giurisprudenziali più recenti.

Nel caso di specie, la difesa ha valorizzato:

  • i principi elaborati dalla giurisprudenza europea sul lavoro a termine
  • l’evoluzione della giurisprudenza nazionale in materia di danno da precarizzazione
  • l’interpretazione estensiva della normativa sulla Carta docente

Tali elementi hanno consentito di ottenere il riconoscimento sia dell’indennità risarcitoria sia del beneficio formativo.


Esito del giudizio

Il Tribunale ha quindi disposto:

  • il pagamento di un’indennità pari a quattro mensilità della retribuzione
  • l’attribuzione della Carta docente per gli anni scolastici richiesti
  • la condanna dell’amministrazione alle spese di giudizio

Come aderire alle iniziative FENSIR

I docenti interessati possono aderire alle azioni promosse da FENSIR compilando il modulo al seguente link:
👉 https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

Il ricorso è gratuito per gli iscritti FENSIR e per chi si iscrive al sindacato.

Successivamente è necessario inviare all’ufficio ricorsi la seguente documentazione:

  • tutti i contratti a tempo determinato come incaricati annuali (01/09 – 31/08)
  • carta di identità e codice fiscale
  • stato matricolare (da richiedere alla scuola di servizio)

Conclusioni

La sentenza conferma orientamenti già presenti nella giurisprudenza, contribuendo a chiarire ulteriormente alcuni aspetti rilevanti per il personale scolastico a tempo determinato.

FENSIR prosegue nel monitoraggio di tali sviluppi e nella tutela degli iscritti, anche attraverso iniziative legali mirate, nel rispetto del quadro normativo vigente.

Modena, ABUSO dei contratti a termine nella scuola: nuova sentenza favorevole ai docenti precari

Una importante pronuncia del Tribunale di Modena – Sezione Lavoro (sentenza del 26 marzo 2026) segna un ulteriore passo avanti nella tutela dei docenti precari, in particolare per chi ha svolto servizio con contratti a tempo determinato reiterati nel tempo.

Il caso

La vicenda riguarda una docente che ha prestato servizio per molti anni con contratti a termine, superando ampiamente il limite dei 36 mesi previsto dalla normativa europea.

Determinante è stata l’azione dell’Avvocato Giovanni Battista Mascheretti, che ha patrocinato la ricorrente, sostenendo con forza l’illegittimità della reiterazione dei contratti a termine.

Il Tribunale ha riconosciuto che:

  • l’utilizzo reiterato dei contratti a tempo determinato costituisce abuso quando supera i tre anni;
  • tale abuso dà diritto al risarcimento del danno;
  • il docente ha diritto anche alla ricostruzione di carriera con il riconoscimento dell’anzianità maturata.

In questo caso specifico, il giudice ha condannato il Ministero al pagamento di 12 mensilità di risarcimento oltre interessi, oltre al riconoscimento della progressione economica .


Cosa stabilisce la sentenza

La decisione ribadisce principi ormai consolidati:

  • Il superamento dei 36 mesi di servizio con contratti a termine configura abuso
  • Non è possibile la stabilizzazione automatica nella PA, ma è dovuto un risarcimento fino a 24 mensilità
  • È riconosciuto il diritto alla ricostruzione di carriera e alle differenze retributive
  • Il sistema di supplenze non può essere utilizzato per coprire esigenze strutturali

Chi può fare ricorso

Possono aderire al ricorso i docenti che abbiano avuto:

  • contratti al 31 agosto
  • contratti al 30 giugno, anche in combinazione tra loro (situazione mista)

È fondamentale che nel proprio servizio sia presente almeno un contratto al 31 agosto.

Non possono invece partecipare:

  • i docenti con sole supplenze brevi e saltuarie

Il ruolo del sindacato

L’iniziativa è sostenuta dal sindacato FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca, impegnato nella tutela dei diritti dei docenti precari e nella promozione di azioni legali contro l’abuso dei contratti a termine.


Documenti necessari

Per partecipare al nuovo ricorso è necessario preparare:

  • Tutti i contratti a tempo determinato (31 agosto e/o 30 giugno)
  • Carta di identità
  • Codice fiscale
  • Stato matricolare da richiedere alla scuola

Come partecipare

Per aderire è sufficiente compilare il form al seguente link:

COMPILA IL FORM:
https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

Inviare la documentazione a ricorsi@fensir.it


Perché è importante agire ora

Questa sentenza conferma un orientamento sempre più favorevole ai docenti precari: chi ha lavorato per anni con contratti a termine può ottenere un importante risarcimento economico e il riconoscimento della propria carriera.

Agire tempestivamente consente di:

  • interrompere la prescrizione
  • tutelare i propri diritti
  • ottenere quanto dovuto per anni di lavoro precario

Scuola, vittoria per i docenti precari: il Tribunale di Milano condanna il Ministero sulle ferie non godute

Nuova importante pronuncia del Tribunale di Milano in favore dei docenti precari. Con la sentenza n. 1537/2026, il Giudice del Lavoro ha riconosciuto il diritto all’indennità per ferie non godute, condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento di oltre 4.500 euro.

Una decisione che si inserisce in un orientamento ormai consolidato, ma che rappresenta l’ennesima conferma concreta di come i diritti dei docenti a tempo determinato debbano essere pienamente tutelati.

Il caso: ferie mai fruite e mai richieste… ma per colpa dell’Amministrazione

Al centro della vicenda una docente con anni di servizio precario alle spalle, che aveva maturato numerosi giorni di ferie mai goduti.

Il punto decisivo è stato il comportamento dell’Amministrazione, che non aveva mai informato né invitato formalmente la lavoratrice a fruire delle ferie, come invece richiesto dalla normativa e dalla giurisprudenza europea.

La decisione: il diritto non si perde automaticamente

Il Tribunale è stato chiaro:

il diritto alle ferie non può considerarsi perso automaticamente;
spetta al datore di lavoro dimostrare di aver messo il lavoratore nelle condizioni di utilizzarle.

Non essendo stata fornita questa prova, il Ministero è stato condannato a pagare l’indennità sostitutiva, oltre interessi e spese legali.

Determinante l’azione legale

La decisione evidenzia anche l’importanza di un’azione legale mirata e incisiva.

La difesa ha saputo:

  • ricostruire con precisione tutti i periodi di servizio;
  • dimostrare puntualmente le ferie maturate e non godute;
  • richiamare con efficacia la giurisprudenza nazionale ed europea;
  • mettere in luce le lacune dell’Amministrazione.

Un lavoro tecnico e strategico che ha portato a un risultato pieno.

FENSIR: tutela concreta per i docenti

Questa sentenza conferma ancora una volta la fondatezza delle azioni promosse da FENSIR, da tempo impegnata nella difesa dei diritti dei docenti precari.

Se hai lavorato con contratti a tempo determinato, potresti avere diritto anche tu al recupero delle ferie non godute.

Come aderire al ricorso

Per partecipare è necessario inviare la seguente documentazione:

  • Tutti i contratti a tempo determinato (supplenze brevi e saltuarie e contratti al 30 giugno)
  • Carta di identità e codice fiscale
  • Stato matricolare da richiedere alla scuola

Invia tutto a: ricorsi@fensir.it

Compila il form di adesione:
https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

Un messaggio chiaro

La pronuncia del Tribunale di Milano ribadisce un principio fondamentale:

senza informazione e senza invito formale, le ferie non possono essere perse.

Un segnale forte per tutto il settore scolastico e un’opportunità concreta per molti docenti di far valere i propri diritti.

Precariato docenti di religione: una giustizia a geometria variabile nel distretto di Brescia e nel Tribunale di Bergamo

La recente pronuncia del Tribunale del lavoro di Bergamo del 16.03.2026 n. R.G. 1686/2024 si inserisce in un solco interpretativo ormai consolidato all’interno del distretto della Corte d’Appello di Brescia, ma che appare sempre più isolato rispetto al resto del panorama giurisprudenziale nazionale.

La sentenza, pur riconoscendo l’illegittimità della reiterazione dei contratti a termine oltre i 36 mesi e quindi l’abuso nella gestione del rapporto di lavoro dei docenti di religione, si limita a liquidare il danno nella misura minima di 2,5 mensilità, applicando un criterio fortemente restrittivo .

Questa scelta si fonda su un orientamento che, richiamando precedenti della Corte d’Appello di Brescia, ridimensiona il danno sulla base della “peculiare posizione” degli insegnanti di religione, valorizzando elementi quali il rinnovo automatico dei contratti e alcuni aspetti di equiparazione economica con i docenti di ruolo .

Tuttavia, tale impostazione solleva interrogativi profondi sotto il profilo della tutela effettiva del lavoratore precario.

Una lettura riduttiva del danno da precarietà

Il punto critico della decisione non risiede nel riconoscimento dell’abuso — che viene chiaramente affermato — bensì nella sua minimizzazione sul piano risarcitorio.

La stessa sentenza riconosce che:

  • l’abuso deriva dalla mancata indizione dei concorsi triennali previsti dalla legge;
  • il precariato si protrae anche per periodi molto lunghi;
  • il danno consiste nella perdita di chance di stabilizzazione e nella compressione delle tutele tipiche del lavoro stabile .

Eppure, a fronte di tali premesse, il ristoro economico viene drasticamente ridotto al minimo edittale.

Questa scelta appare in netta controtendenza rispetto ad altri tribunali italiani, i quali, in casi analoghi, riconoscono indennità ben più consistenti, proprio in ragione della durata pluriennale del precariato e della gravità dell’abuso.

Il rischio di una disparità territoriale nella tutela dei diritti

Il risultato è una vera e propria frattura territoriale nella giurisprudenza del lavoro:

  • nel distretto della Corte d’Appello di Brescia si consolida un orientamento restrittivo;
  • nel resto d’Italia si registrano decisioni più favorevoli ai lavoratori, con riconoscimenti risarcitori significativamente più elevati.

Una simile disomogeneità compromette il principio di uguaglianza sostanziale e genera incertezza tra i lavoratori, che si trovano a subire trattamenti radicalmente diversi a seconda del foro competente.

Il nodo irrisolto del lungo precariato

Ancora più rilevante è il fatto che questa impostazione sembra non cogliere la reale portata del fenomeno del lungo precariato dei docenti di religione.

La stessa ricostruzione normativa contenuta nella sentenza evidenzia come:

  • il sistema sia strutturalmente fondato su una quota significativa di lavoro a termine (30%);
  • i concorsi non siano stati banditi con la regolarità prevista;
  • molti docenti abbiano lavorato per anni, se non decenni, in condizioni di precarietà continuativa .

In questo contesto, limitarsi al minimo risarcitorio rischia di svuotare di efficacia la tutela riconosciuta dall’ordinamento europeo, che impone misure realmente dissuasive contro l’abuso dei contratti a termine.

Il commento

“Siamo di fronte a un orientamento che, pur riconoscendo formalmente l’abuso, ne neutralizza gli effetti concreti. Il lungo precariato dei docenti di religione viene trattato come una condizione fisiologica e non come una violazione sistemica dei diritti dei lavoratori. La scelta di liquidare il danno nel minimo delle mensilità rappresenta un segnale preoccupante, soprattutto perché in controtendenza rispetto ad altri tribunali italiani che, invece, valorizzano la gravità dell’abuso e la durata della precarietà. Così si rischia di creare lavoratori di serie A e di serie B a seconda del territorio in cui viene pronunciata la sentenza.”

Giuseppe Favilla
Segretario Generale FENSIR e docente di religione

Carta docente ai precari: nuova decisione del Tribunale di Brescia

Una nuova decisione del Tribunale del lavoro di Brescia rafforza il principio di parità di trattamento tra docenti di ruolo e docenti precari in materia di formazione professionale. Con sentenza depositata il 2 marzo 2026, il giudice ha riconosciuto il diritto di una docente supplente a ottenere la cosiddetta Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione, del valore di 500 euro annui.

Il beneficio, previsto dalla legge n. 107 del 2015 per sostenere l’aggiornamento professionale degli insegnanti, è stato per anni riconosciuto esclusivamente ai docenti di ruolo. La pronuncia bresciana si inserisce nel solco di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato che considera discriminatoria l’esclusione dei docenti con contratto a tempo determinato.

Il principio affermato dal Tribunale

Nel caso esaminato, la docente aveva svolto servizio con incarichi di supplenza per diversi anni scolastici. Il Tribunale ha accertato che anche i docenti non di ruolo svolgono funzioni comparabili a quelle dei colleghi stabilizzati e che, pertanto, non vi sono ragioni oggettive per negare loro il beneficio destinato alla formazione professionale.

Il giudice ha quindi riconosciuto il diritto alla carta docente per le annualità richieste, ordinando al Ministero dell’Istruzione e del Merito di consentire la generazione dei buoni spesa previsti dalla normativa.

La decisione richiama inoltre i più recenti orientamenti della Corte di Cassazione e della Corte di Giustizia dell’Unione europea, che hanno affermato il principio secondo cui il personale precario non può essere discriminato rispetto al personale di ruolo quando svolge attività equivalenti.

Il ruolo del sindacato Fensir e dell’avvocato

Determinante nella vicenda è stato l’intervento del sindacato Fensir, che ha sostenuto la docente nella tutela dei propri diritti e promosso l’azione giudiziaria per il riconoscimento del beneficio formativo.

Fondamentale anche il lavoro dell’avvocato Mascheretti che ha patrocinato il ricorso, costruendo una difesa solida basata sulla più recente giurisprudenza nazionale ed europea in materia di tutela dei docenti precari. L’azione legale ha consentito di dimostrare l’assenza di motivazioni oggettive che possano giustificare la disparità di trattamento tra personale di ruolo e supplenti.

Avviata la raccolta di adesioni per nuovi ricorsi

Alla luce della sentenza, il sindacato Fensir invita i docenti precari che non hanno ricevuto la carta docente negli anni di servizio a valutare l’adesione al ricorso per ottenere il riconoscimento delle somme spettanti.

Per raccogliere le adesioni e fornire assistenza ai docenti interessati è stato predisposto un modulo di partecipazione online:

👉 Compila il modulo di adesione al ricorso:
https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

Attraverso il form sarà possibile manifestare il proprio interesse e ricevere tutte le informazioni necessarie per avviare la procedura legale.

La decisione del Tribunale di Brescia rappresenta un’ulteriore conferma del riconoscimento dei diritti dei docenti precari, che svolgono ogni giorno le stesse funzioni dei colleghi di ruolo e devono poter accedere alle stesse opportunità di formazione professionale.

Tribunale di Agrigento: riconosciuta la Retribuzione Professionale Docenti ai precari, affermata la dignità del lavoro

Il Tribunale di Agrigento – Sezione Lavoro – con sentenza del 24 febbraio 2026, ha riconosciuto il diritto di una docente precaria alla corresponsione della Retribuzione Professionale Docenti (RPD), condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento delle somme dovute per gli anni scolastici dal 2020/2021 al 2024/2025 5070879s.

Una decisione che non rappresenta soltanto una vittoria individuale, ma un’affermazione chiara di un principio fondamentale: la parità di trattamento e il rispetto della dignità del lavoro, anche per chi opera con contratti a tempo determinato.

ADERISCI AI RICORSI, COMPILA IL FORM: https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8


Il principio affermato dal Tribunale

La docente aveva prestato servizio per diversi anni con contratti a termine senza percepire la Retribuzione Professionale Docenti prevista dall’art. 7 del CCNL Scuola 15.03.2001.

Il Giudice del Lavoro ha riconosciuto che tale emolumento:

  • ha natura fissa e continuativa;
  • rientra tra le “condizioni di impiego”;
  • non può essere negato ai docenti a tempo determinato in assenza di ragioni oggettive.

Il Tribunale ha quindi condannato il Ministero al pagamento di 1.846,20 euro oltre interessi, nonché delle spese processuali 5070879s.

Si tratta di un passaggio fondamentale: il lavoro svolto è lo stesso, la responsabilità educativa è la medesima, l’impegno professionale non cambia in base alla durata del contratto.


Il ruolo determinante del sindacato

Questa pronuncia è il frutto di un’azione sindacale costante e determinata, volta a tutelare i diritti dei docenti precari troppo spesso penalizzati da interpretazioni restrittive e prassi amministrative discriminatorie.

Il sindacato ha:

  • intercettato il disagio e l’ingiustizia subita;
  • promosso l’azione legale;
  • sostenuto la docente lungo tutto il percorso giudiziario;
  • ribadito con forza il principio di uguaglianza tra lavoratori.

In un contesto in cui la precarietà rischia di trasformarsi in normalità strutturale, l’intervento sindacale si conferma presidio essenziale di equità e giustizia sociale.


L’operato dell’Avvocato Galluzzo

Fondamentale è stato anche il lavoro tecnico-giuridico svolto dall’Avvocato Galluzzo, che ha sostenuto le ragioni della ricorrente con competenza e determinazione.

Attraverso una ricostruzione puntuale della normativa contrattuale e della giurisprudenza di legittimità, la difesa ha dimostrato che:

  • la Retribuzione Professionale Docenti spetta a tutto il personale docente;
  • non sussistono ragioni oggettive per escludere i supplenti temporanei;
  • una diversa interpretazione sarebbe in contrasto con il principio europeo di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato.

L’azione legale non è stata soltanto un esercizio tecnico, ma una battaglia per il riconoscimento del valore professionale della docente e per la tutela della sua dignità lavorativa.


Una sentenza che va oltre il singolo caso

Questa decisione assume un significato più ampio:

  • riafferma che la precarietà non può tradursi in minori diritti;
  • rafforza il principio di parità di trattamento nel comparto scuola;
  • rappresenta un precedente importante per altri lavoratori nella medesima situazione.

Il rispetto e la dignità del lavoro non sono concetti astratti: si concretizzano nel riconoscimento economico e professionale di chi ogni giorno garantisce il funzionamento della scuola pubblica.


Conclusione

La sentenza del Tribunale di Agrigento non è soltanto una vittoria giudiziaria. È la dimostrazione che quando sindacato e difesa legale operano in sinergia, è possibile ristabilire equilibrio e giustizia.

Dietro ogni ricorso accolto c’è una persona, una storia professionale, un impegno quotidiano. E c’è un principio che deve restare saldo: il lavoro ha dignità, sempre, a prescindere dalla tipologia contrattuale.

Tribunale di Bergamo: ancora una nuova conferma contro l’abuso dei contratti a termine nella scuola docenti di religione. APERTO IL NUOVO RICORSO

Con una sentenza pubblicata il 4 febbraio 2026, il Tribunale di Bergamo – Sezione Lavoro – è tornato a pronunciarsi sul tema della precarietà nella scuola, ribadendo un principio ormai sempre più chiaro: il ricorso reiterato ai contratti a tempo determinato non può diventare una soluzione strutturale, soprattutto quando l’Amministrazione non rispetta l’obbligo di bandire i concorsi previsti dalla legge.

La decisione rafforza in modo significativo l’azione portata avanti dal sindacato FENSIR, da anni impegnato nella tutela dei diritti del personale scolastico e nella denuncia di un sistema che ha prodotto, nel tempo, una precarietà cronica e ingiustificata.

Il problema dei concorsi mai banditi

Il Tribunale ha individuato il cuore della questione nella mancata indizione dei concorsi triennali previsti dalla normativa. Secondo il giudice, proprio questa omissione ha determinato l’abuso: non è legittimo mantenere lavoratori per anni con contratti a termine quando il fabbisogno è stabile e prevedibile.

I contratti annuali, anche se formalmente consentiti, non possono essere utilizzati all’infinito per coprire carenze strutturali di organico. Quando ciò accade, la reiterazione oltre il limite dei 36 mesi perde ogni giustificazione e viola i principi di tutela del lavoro sanciti a livello nazionale ed europeo.

L’azione legale: decisivo il lavoro dell’avv. Giovanni Battista Mascheretti

Un ruolo determinante è stato svolto dall’avvocato Giovanni Battista Mascheretti, estensore del ricorso, che ha costruito una difesa solida, coerente e perfettamente allineata alla più recente giurisprudenza.

L’impostazione giuridica ha permesso al Tribunale di ricostruire in modo puntuale il quadro normativo speciale che disciplina il reclutamento scolastico, evidenziando come la mancata indizione dei concorsi abbia aggravato nel tempo una condizione di precarietà non più tollerabile. Un lavoro che ha dato piena forza alle rivendicazioni sostenute da FENSIR e che si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai consolidato.

I concorsi straordinari non cancellano gli abusi

La sentenza chiarisce inoltre che i concorsi straordinari banditi negli ultimi anni non hanno alcun effetto “sanante” sugli abusi già maturati. Si tratta infatti di procedure selettive, che non garantiscono automaticamente la stabilizzazione e che, quindi, non eliminano il danno subito in precedenza.

Il messaggio è chiaro: intervenire tardivamente non esonera l’Amministrazione dalle responsabilità per il passato.

Risarcimento del danno e tutela dei diritti

Nel pubblico impiego non è prevista la trasformazione automatica del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, ma l’illegittima reiterazione dei contratti dà diritto al risarcimento del danno. Un principio che tutela concretamente i lavoratori e richiama l’Amministrazione al rispetto delle regole.

Per FENSIR, questa sentenza rappresenta un’ulteriore conferma della correttezza della linea sindacale seguita e dell’importanza di affiancare all’azione sindacale una tutela legale competente e strutturata.


Come procedere con il NUOVO RICORSO

Chi intende aderire alle nuove azioni legali promosse da FENSIR può compilare il modulo di adesione al seguente link:

🔗 Modulo di adesione al ricorso
https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

📧 Email per informazioni generali sui ricorsi
ricorsi@fensir.it


Documenti necessari da preparare

Per avviare correttamente il ricorso è necessario raccogliere e inviare la seguente documentazione:

  1. Documento di riconoscimento e codice fiscale
  2. Stato Matricolare (da richiedere alla segreteria della scuola)
  3. Tutti i contratti a tempo determinato, divisi per anno scolastico
  4. Ultimo cedolino paga relativo a contratto a tempo determinato
  5. Eventuale copia del contratto a tempo indeterminato
  6. Autocertificazione del reddito del nucleo familiare
    • da compilare solo se non si supera la soglia di € 40.978,00
    • in caso contrario, inviare il modulo barrato indicando il superamento della soglia

📥 Scarica e compila l’autocertificazione

https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2026/01/autocertificazione-da-luglio-2025.doc


ATTENZIONE – Invio documenti ai legali competenti per regione

I documenti devono essere inviati in base alla regione di servizio (dove si insegna o si lavora come personale ATA):

Lombardia – Veneto – Emilia-Romagna – Friuli Venezia Giulia
Avv. Giovanni Mascheretti – Avv. Veronica Mezzasalma
📧 ricorsi.mascheretti@fensir.it

Piemonte – Liguria – Toscana
Studio Legale Cuzzilla e Gaido
📧 ricorsi.cuzzillagaido@fensir.it

Sicilia – Campania – Abruzzo – Molise
Avv. Rossella Galluzzo
📧 ricorsi.galluzzo@fensir.it

Calabria – Puglia – Sardegna – Marche
Avv. Vincenzo Peluso
📧 ricorsi.peluso@fensir.it

Lazio – Umbria – Basilicata
Avv. Piacente – Avv. De Luca
📧 ricorsi.piacente@fensir.it


⚠️ AVVISO IMPORTANTE – Docenti immessi in ruolo dal 1° settembre 2025

I docenti immessi nei ruoli a decorrere dal 1° settembre 2025 devono presentare impugnativa dei contratti a termine entro e non oltre il 28 febbraio.

È necessario:

Chi non è in possesso di PEC può richiedere l’invio tramite l’Avvocato del Sindacato.


📝 Iscrizione a FENSIR (se non ancora iscritti)

Per iscriversi a FENSIR:

📄 Modulo di iscrizione
https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/MODELLO-DELEGA-SINDACALE-FENSIR-cod.-SMQ.pdf

📘 Guida alla compilazione
https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/GUIDA-ISCRIZIONE-FENSIR.pdf

📧 Inviare il modulo compilato a:

allegando un documento di riconoscimento.


Bergamo, docenti di religione precari per oltre vent’anni, poi il ruolo: arriva il risarcimento per l’abuso dei contratti a termine

Il risarcimento del danno è arrivato, ma solo dopo oltre vent’anni di servizio svolto in condizioni di precarietà e dopo l’immissione in ruolo ottenuta tramite un concorso bandito con grave ritardo. È quanto emerge da una recente sentenza del Tribunale del lavoro di Bergamo, che ha riconosciuto l’abuso nella reiterazione dei contratti a tempo determinato e il conseguente diritto al risarcimento.

I docenti coinvolti sono oggi già in ruolo, ma la stabilizzazione è avvenuta esclusivamente grazie al superamento di una procedura concorsuale straordinaria indetta nel 2024, a fronte di un obbligo normativo che prevedeva concorsi con cadenza triennale. Un ritardo che, secondo il giudice, ha prodotto una precarietà strutturale protrattasi per decenni.

La sentenza chiarisce un principio ormai consolidato in giurisprudenza: l’immissione in ruolo tramite concorso non cancella il danno subito per l’abuso dei contratti a termine. Trattandosi di una procedura selettiva basata sul merito e non di un percorso automatico di stabilizzazione, la successiva assunzione a tempo indeterminato non ha efficacia sanante. Per questo motivo il Ministero è stato comunque condannato al risarcimento.

L’azione legale è stata seguita dagli avvocati Giovanni Mascheretti e Veronica Mezzasalma, che hanno sostenuto la necessità di distinguere nettamente tra il diritto al ruolo e il diritto al risarcimento per una precarietà illegittimamente protratta nel tempo.

Sulla vicenda interviene Giuseppe Favilla, rappresentante della Fensir, che esprime una soddisfazione solo parziale:

«Il risarcimento rappresenta un riconoscimento importante, ma non può dirsi pienamente soddisfacente. Parliamo di personale che ha superato i vent’anni di servizio prima di ottenere il ruolo, esclusivamente a causa di concorsi banditi con ritardi ingiustificabili».

Favilla sottolinea come la questione non sia solo economica:

«Il precariato non è stato una scelta, ma una condizione imposta. Questi docenti hanno garantito continuità didattica e professionalità per anni, mentre lo Stato rinviava sistematicamente l’accesso al ruolo».

Secondo il sindacato, la lunga attesa del concorso ha prodotto un danno non solo giuridico ma anche professionale e umano:

«Il risarcimento non restituisce gli anni di incertezza, le opportunità perse, né il carico personale sopportato. Serve una programmazione seria e il rispetto delle regole, per evitare che simili situazioni si ripetano».

La sentenza rappresenta dunque un punto fermo: anche chi oggi è stabilizzato mantiene il diritto al risarcimento per l’abuso subito, quando l’amministrazione non rispetta gli obblighi di reclutamento previsti dalla legge.


Come aderire al ricorso

I docenti interessati possono aderire al ricorso compilando il modulo al seguente link:
👉 https://forms.gle/oNP3jmwBM8g2YVUm7

📍 Foro competente: Bergamo
⚖️ Legali incaricati: Giovanni Mascheretti – Veronica Mezzasalma

📧 Invio documentazione:
ricorsi.mascheretti@fensir.it


Documenti da inviare

  1. Documento di riconoscimento e codice fiscale
  2. Stato matricolare (da richiedere alla segreteria della scuola)
  3. Contratti a tempo determinato (tutti), divisi per anno scolastico
  4. Ultimo cedolino paga a tempo determinato
  5. Eventuale contratto a tempo indeterminato
  6. Autocertificazione del reddito del nucleo familiare
    • da compilare solo se non si supera la soglia complessiva di € 40.978,00
    • in caso contrario, inviare il modulo sbarrato, indicando il superamento della soglia

📄 Scarica e compila l’autocertificazione:
👉 https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2026/01/autocertificazione-da-luglio-2025.doc


Iscrizione FENSIR (se non già iscritti)

📄 Modulo di iscrizione:
👉 https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/MODELLO-DELEGA-SINDACALE-FENSIR-cod.-SMQ.pdf

📘 Guida alla compilazione:
👉 https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/GUIDA-ISCRIZIONE-FENSIR.pdf

📧 Invio modulo di iscrizione:

(allegando un documento di riconoscimento)

Docenti precari: il Tribunale di Milano riconosce il risarcimento per abuso di contratti a termine e la Carta del docente

Ancora una volta la giustizia del lavoro riconosce le ragioni dei docenti precari. Con una recente sentenza, il Tribunale del Lavoro di Milano ha accolto il ricorso promosso contro il Ministero dell’Istruzione e del Merito, accertando l’illegittima reiterazione di contratti a tempo determinato oltre i limiti previsti dalla normativa nazionale ed europea.

Il giudice ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno da abuso di contratti a termine, quantificando un’indennità economica commisurata alla durata complessiva del precariato e al numero dei contratti stipulati nel corso degli anni. Una decisione che conferma un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato: la reiterazione sistematica di rapporti annuali, in assenza di procedure concorsuali regolari e periodiche, costituisce una violazione dei diritti dei lavoratori.

Fondamentale, in questo risultato, è stata l’azione legale promossa dall’Avvocato Giovanni Battista Mascheretti, che ha curato il ricorso mettendo in evidenza le criticità strutturali del sistema di reclutamento e la mancata tutela dei docenti precari, richiamando la normativa nazionale, i principi costituzionali e la giurisprudenza europea in materia di abuso dei contratti a termine. Un lavoro giuridico puntuale che ha consentito di ottenere un riconoscimento concreto dei diritti lesi.

La sentenza affronta anche un altro tema centrale per il mondo della scuola: la Carta elettronica del docente. Il Tribunale ha infatti riconosciuto il diritto al beneficio economico anche al personale assunto a tempo determinato, superando una discriminazione che per anni ha penalizzato migliaia di insegnanti, pur a fronte di mansioni e responsabilità identiche a quelle dei colleghi di ruolo. Tuttavia, il riconoscimento è stato limitato alle annualità non prescritte, lasciando scoperti molti anni di servizio effettivamente svolto.

La soddisfazione della FENSIR

Grande soddisfazione è stata espressa dalla FENSIR per l’esito del giudizio.

«Questa sentenza rappresenta per noi una grandissima soddisfazione – dichiara il segretario regionale FENSIR, Antonino Gullo – perché conferma, ancora una volta, che l’azione del nostro sindacato è concreta ed efficace nella tutela dei diritti degli iscritti. I lavoratori hanno avuto ragione e il Tribunale ha riconosciuto ciò che denunciamo da anni».

Gullo sottolinea come il risarcimento del danno non sia solo un ristoro economico, ma anche un riconoscimento della dignità professionale dei docenti precari:
«Auspichiamo che questa decisione contribuisca ad aprire la strada a una vera stabilizzazione di tutto il personale, soprattutto di chi lavora da decenni nella scuola senza tutele adeguate. Non possiamo però nascondere che, nella lunga storia del precariato scolastico, si siano consumate molte ingiustizie».

Tra queste, il segretario FENSIR richiama proprio il caso della Carta docente:
«È emblematico che a una docente con dieci anni di insegnamento e di diritto acquisito, vengano riconosciuti solo gli ultimi cinque anni. Questo dimostra quanto il sistema sia stato penalizzante per chi ha garantito continuità didattica e qualità dell’insegnamento pur restando formalmente “precario”».

La FENSIR, anche attraverso il lavoro dei propri legali, ribadisce infine il proprio impegno a proseguire l’azione sindacale e giudiziaria affinché vengano riconosciuti pienamente i diritti del personale scolastico e si ponga fine a un uso strutturale e distorto del lavoro a tempo determinato nella scuola pubblica.

Il Tribunale di Mantova riconosce la Carta Docente ai docenti a tempo determinato

Determinante il supporto sindacale, coadiuvato dallo Studio Mascheretti

Con sentenza del 9 gennaio 2026, il Tribunale di Mantova – Sezione Lavoro – ha accolto il ricorso proposto da un docente precario contro il Ministero dell’Istruzione e del Merito, riconoscendo il diritto alla Carta Docente anche per i docenti a tempo determinato per le annualità dal 2019/20 al 2024/25, per un importo complessivo pari a 2.500 euro.

La decisione si inserisce nel solco ormai consolidato della giurisprudenza nazionale ed europea, che ha chiarito come l’esclusione dei docenti precari dal beneficio della Carta Docente costituisca una discriminazione illegittima in violazione del principio di parità di trattamento.

Il Giudice del Lavoro ha ribadito che non esistono ragioni oggettive per giustificare un diverso trattamento tra docenti di ruolo e docenti a tempo determinato, svolgendo essi le medesime mansioni, con identiche responsabilità e competenze professionali.

La motivazione del Tribunale

Richiamando la Corte di Giustizia dell’Unione Europea e la più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione, il Tribunale ha sottolineato che la formazione è un diritto-dovere di tutto il personale docente, senza distinzioni contrattuali.
Escludere i precari dalla Carta Docente significa compromettere la qualità del sistema scolastico e creare una ingiustificabile frattura tra lavoratori che svolgono lo stesso lavoro.

Condanna del Ministero

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito è stato quindi condannato a mettere a disposizione la Carta Docente (o altro strumento equipollente) per tutte le annualità riconosciute, con vincolo di destinazione alla formazione, oltre al pagamento delle spese di lite.
La sentenza è provvisoriamente esecutiva.

Il ruolo decisivo del supporto sindacale, coadiuvato dallo Studio Mascheretti

Questa vittoria è stata possibile grazie al supporto sindacale, coadiuvato dallo Studio Mascheretti, che ha seguito il ricorso con competenza, continuità e profonda conoscenza della materia.

Ancora una volta si dimostra come la sinergia tra azione sindacale e tutela legale qualificata sia lo strumento più efficace per contrastare le discriminazioni e ottenere risultati concreti per i lavoratori della scuola.

In attesa del decreto MIM: platea ampliata ma importi ridotti

La sentenza arriva in un momento particolarmente significativo.
È infatti atteso a giorni il decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’attivazione della Carta Docente relativa all’anno scolastico 2025/2026.

Secondo le anticipazioni, saranno destinatari del beneficio:

  • i docenti a tempo indeterminato
  • i docenti con contratto al 31 agosto
  • i docenti con contratto al 30 giugno
  • il personale educativo

Un ampliamento della platea che va nella direzione da tempo rivendicata dal sindacato.

Tuttavia, è ormai chiaro che l’importo della Carta sarà inferiore rispetto ai 500 euro annui storicamente previsti.
Una scelta che rischia di trasformare un diritto conquistato in un beneficio ridimensionato, con effetti concreti sulla possibilità reale di accesso alla formazione.

Diritti riconosciuti, ma da difendere

Se da un lato la giurisprudenza e le recenti scelte normative confermano che la strada dell’equiparazione è quella corretta, dall’altro è evidente che nulla è acquisito definitivamente.

Per questo l’azione sindacale resta centrale:

  • per vigilare sull’attuazione del decreto
  • per impedire nuovi arretramenti
  • per garantire che l’estensione dei destinatari non si traduca in una penalizzazione economica

Questa sentenza rappresenta un ulteriore tassello nella battaglia per l’uguaglianza dei diritti tra docenti e conferma che, con un sindacato presente e strutturato, le discriminazioni possono essere smontate, una per una.

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