SENTENZE

Tribunale di Bergamo: ancora una nuova conferma contro l’abuso dei contratti a termine nella scuola docenti di religione. APERTO IL NUOVO RICORSO

Con una sentenza pubblicata il 4 febbraio 2026, il Tribunale di Bergamo – Sezione Lavoro – è tornato a pronunciarsi sul tema della precarietà nella scuola, ribadendo un principio ormai sempre più chiaro: il ricorso reiterato ai contratti a tempo determinato non può diventare una soluzione strutturale, soprattutto quando l’Amministrazione non rispetta l’obbligo di bandire i concorsi previsti dalla legge.

La decisione rafforza in modo significativo l’azione portata avanti dal sindacato FENSIR, da anni impegnato nella tutela dei diritti del personale scolastico e nella denuncia di un sistema che ha prodotto, nel tempo, una precarietà cronica e ingiustificata.

Il problema dei concorsi mai banditi

Il Tribunale ha individuato il cuore della questione nella mancata indizione dei concorsi triennali previsti dalla normativa. Secondo il giudice, proprio questa omissione ha determinato l’abuso: non è legittimo mantenere lavoratori per anni con contratti a termine quando il fabbisogno è stabile e prevedibile.

I contratti annuali, anche se formalmente consentiti, non possono essere utilizzati all’infinito per coprire carenze strutturali di organico. Quando ciò accade, la reiterazione oltre il limite dei 36 mesi perde ogni giustificazione e viola i principi di tutela del lavoro sanciti a livello nazionale ed europeo.

L’azione legale: decisivo il lavoro dell’avv. Giovanni Battista Mascheretti

Un ruolo determinante è stato svolto dall’avvocato Giovanni Battista Mascheretti, estensore del ricorso, che ha costruito una difesa solida, coerente e perfettamente allineata alla più recente giurisprudenza.

L’impostazione giuridica ha permesso al Tribunale di ricostruire in modo puntuale il quadro normativo speciale che disciplina il reclutamento scolastico, evidenziando come la mancata indizione dei concorsi abbia aggravato nel tempo una condizione di precarietà non più tollerabile. Un lavoro che ha dato piena forza alle rivendicazioni sostenute da FENSIR e che si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai consolidato.

I concorsi straordinari non cancellano gli abusi

La sentenza chiarisce inoltre che i concorsi straordinari banditi negli ultimi anni non hanno alcun effetto “sanante” sugli abusi già maturati. Si tratta infatti di procedure selettive, che non garantiscono automaticamente la stabilizzazione e che, quindi, non eliminano il danno subito in precedenza.

Il messaggio è chiaro: intervenire tardivamente non esonera l’Amministrazione dalle responsabilità per il passato.

Risarcimento del danno e tutela dei diritti

Nel pubblico impiego non è prevista la trasformazione automatica del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, ma l’illegittima reiterazione dei contratti dà diritto al risarcimento del danno. Un principio che tutela concretamente i lavoratori e richiama l’Amministrazione al rispetto delle regole.

Per FENSIR, questa sentenza rappresenta un’ulteriore conferma della correttezza della linea sindacale seguita e dell’importanza di affiancare all’azione sindacale una tutela legale competente e strutturata.


Come procedere con il NUOVO RICORSO

Chi intende aderire alle nuove azioni legali promosse da FENSIR può compilare il modulo di adesione al seguente link:

🔗 Modulo di adesione al ricorso
https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

📧 Email per informazioni generali sui ricorsi
ricorsi@fensir.it


Documenti necessari da preparare

Per avviare correttamente il ricorso è necessario raccogliere e inviare la seguente documentazione:

  1. Documento di riconoscimento e codice fiscale
  2. Stato Matricolare (da richiedere alla segreteria della scuola)
  3. Tutti i contratti a tempo determinato, divisi per anno scolastico
  4. Ultimo cedolino paga relativo a contratto a tempo determinato
  5. Eventuale copia del contratto a tempo indeterminato
  6. Autocertificazione del reddito del nucleo familiare
    • da compilare solo se non si supera la soglia di € 40.978,00
    • in caso contrario, inviare il modulo barrato indicando il superamento della soglia

📥 Scarica e compila l’autocertificazione

https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2026/01/autocertificazione-da-luglio-2025.doc


ATTENZIONE – Invio documenti ai legali competenti per regione

I documenti devono essere inviati in base alla regione di servizio (dove si insegna o si lavora come personale ATA):

Lombardia – Veneto – Emilia-Romagna – Friuli Venezia Giulia
Avv. Giovanni Mascheretti – Avv. Veronica Mezzasalma
📧 ricorsi.mascheretti@fensir.it

Piemonte – Liguria – Toscana
Studio Legale Cuzzilla e Gaido
📧 ricorsi.cuzzillagaido@fensir.it

Sicilia – Campania – Abruzzo – Molise
Avv. Rossella Galluzzo
📧 ricorsi.galluzzo@fensir.it

Calabria – Puglia – Sardegna – Marche
Avv. Vincenzo Peluso
📧 ricorsi.peluso@fensir.it

Lazio – Umbria – Basilicata
Avv. Piacente – Avv. De Luca
📧 ricorsi.piacente@fensir.it


⚠️ AVVISO IMPORTANTE – Docenti immessi in ruolo dal 1° settembre 2025

I docenti immessi nei ruoli a decorrere dal 1° settembre 2025 devono presentare impugnativa dei contratti a termine entro e non oltre il 28 febbraio.

È necessario:

Chi non è in possesso di PEC può richiedere l’invio tramite l’Avvocato del Sindacato.


📝 Iscrizione a FENSIR (se non ancora iscritti)

Per iscriversi a FENSIR:

📄 Modulo di iscrizione
https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/MODELLO-DELEGA-SINDACALE-FENSIR-cod.-SMQ.pdf

📘 Guida alla compilazione
https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/GUIDA-ISCRIZIONE-FENSIR.pdf

📧 Inviare il modulo compilato a:

allegando un documento di riconoscimento.


Bergamo, docenti di religione precari per oltre vent’anni, poi il ruolo: arriva il risarcimento per l’abuso dei contratti a termine

Il risarcimento del danno è arrivato, ma solo dopo oltre vent’anni di servizio svolto in condizioni di precarietà e dopo l’immissione in ruolo ottenuta tramite un concorso bandito con grave ritardo. È quanto emerge da una recente sentenza del Tribunale del lavoro di Bergamo, che ha riconosciuto l’abuso nella reiterazione dei contratti a tempo determinato e il conseguente diritto al risarcimento.

I docenti coinvolti sono oggi già in ruolo, ma la stabilizzazione è avvenuta esclusivamente grazie al superamento di una procedura concorsuale straordinaria indetta nel 2024, a fronte di un obbligo normativo che prevedeva concorsi con cadenza triennale. Un ritardo che, secondo il giudice, ha prodotto una precarietà strutturale protrattasi per decenni.

La sentenza chiarisce un principio ormai consolidato in giurisprudenza: l’immissione in ruolo tramite concorso non cancella il danno subito per l’abuso dei contratti a termine. Trattandosi di una procedura selettiva basata sul merito e non di un percorso automatico di stabilizzazione, la successiva assunzione a tempo indeterminato non ha efficacia sanante. Per questo motivo il Ministero è stato comunque condannato al risarcimento.

L’azione legale è stata seguita dagli avvocati Giovanni Mascheretti e Veronica Mezzasalma, che hanno sostenuto la necessità di distinguere nettamente tra il diritto al ruolo e il diritto al risarcimento per una precarietà illegittimamente protratta nel tempo.

Sulla vicenda interviene Giuseppe Favilla, rappresentante della Fensir, che esprime una soddisfazione solo parziale:

«Il risarcimento rappresenta un riconoscimento importante, ma non può dirsi pienamente soddisfacente. Parliamo di personale che ha superato i vent’anni di servizio prima di ottenere il ruolo, esclusivamente a causa di concorsi banditi con ritardi ingiustificabili».

Favilla sottolinea come la questione non sia solo economica:

«Il precariato non è stato una scelta, ma una condizione imposta. Questi docenti hanno garantito continuità didattica e professionalità per anni, mentre lo Stato rinviava sistematicamente l’accesso al ruolo».

Secondo il sindacato, la lunga attesa del concorso ha prodotto un danno non solo giuridico ma anche professionale e umano:

«Il risarcimento non restituisce gli anni di incertezza, le opportunità perse, né il carico personale sopportato. Serve una programmazione seria e il rispetto delle regole, per evitare che simili situazioni si ripetano».

La sentenza rappresenta dunque un punto fermo: anche chi oggi è stabilizzato mantiene il diritto al risarcimento per l’abuso subito, quando l’amministrazione non rispetta gli obblighi di reclutamento previsti dalla legge.


Come aderire al ricorso

I docenti interessati possono aderire al ricorso compilando il modulo al seguente link:
👉 https://forms.gle/oNP3jmwBM8g2YVUm7

📍 Foro competente: Bergamo
⚖️ Legali incaricati: Giovanni Mascheretti – Veronica Mezzasalma

📧 Invio documentazione:
ricorsi.mascheretti@fensir.it


Documenti da inviare

  1. Documento di riconoscimento e codice fiscale
  2. Stato matricolare (da richiedere alla segreteria della scuola)
  3. Contratti a tempo determinato (tutti), divisi per anno scolastico
  4. Ultimo cedolino paga a tempo determinato
  5. Eventuale contratto a tempo indeterminato
  6. Autocertificazione del reddito del nucleo familiare
    • da compilare solo se non si supera la soglia complessiva di € 40.978,00
    • in caso contrario, inviare il modulo sbarrato, indicando il superamento della soglia

📄 Scarica e compila l’autocertificazione:
👉 https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2026/01/autocertificazione-da-luglio-2025.doc


Iscrizione FENSIR (se non già iscritti)

📄 Modulo di iscrizione:
👉 https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/MODELLO-DELEGA-SINDACALE-FENSIR-cod.-SMQ.pdf

📘 Guida alla compilazione:
👉 https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/GUIDA-ISCRIZIONE-FENSIR.pdf

📧 Invio modulo di iscrizione:

(allegando un documento di riconoscimento)

Docenti precari: il Tribunale di Milano riconosce il risarcimento per abuso di contratti a termine e la Carta del docente

Ancora una volta la giustizia del lavoro riconosce le ragioni dei docenti precari. Con una recente sentenza, il Tribunale del Lavoro di Milano ha accolto il ricorso promosso contro il Ministero dell’Istruzione e del Merito, accertando l’illegittima reiterazione di contratti a tempo determinato oltre i limiti previsti dalla normativa nazionale ed europea.

Il giudice ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno da abuso di contratti a termine, quantificando un’indennità economica commisurata alla durata complessiva del precariato e al numero dei contratti stipulati nel corso degli anni. Una decisione che conferma un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato: la reiterazione sistematica di rapporti annuali, in assenza di procedure concorsuali regolari e periodiche, costituisce una violazione dei diritti dei lavoratori.

Fondamentale, in questo risultato, è stata l’azione legale promossa dall’Avvocato Giovanni Battista Mascheretti, che ha curato il ricorso mettendo in evidenza le criticità strutturali del sistema di reclutamento e la mancata tutela dei docenti precari, richiamando la normativa nazionale, i principi costituzionali e la giurisprudenza europea in materia di abuso dei contratti a termine. Un lavoro giuridico puntuale che ha consentito di ottenere un riconoscimento concreto dei diritti lesi.

La sentenza affronta anche un altro tema centrale per il mondo della scuola: la Carta elettronica del docente. Il Tribunale ha infatti riconosciuto il diritto al beneficio economico anche al personale assunto a tempo determinato, superando una discriminazione che per anni ha penalizzato migliaia di insegnanti, pur a fronte di mansioni e responsabilità identiche a quelle dei colleghi di ruolo. Tuttavia, il riconoscimento è stato limitato alle annualità non prescritte, lasciando scoperti molti anni di servizio effettivamente svolto.

La soddisfazione della FENSIR

Grande soddisfazione è stata espressa dalla FENSIR per l’esito del giudizio.

«Questa sentenza rappresenta per noi una grandissima soddisfazione – dichiara il segretario regionale FENSIR, Antonino Gullo – perché conferma, ancora una volta, che l’azione del nostro sindacato è concreta ed efficace nella tutela dei diritti degli iscritti. I lavoratori hanno avuto ragione e il Tribunale ha riconosciuto ciò che denunciamo da anni».

Gullo sottolinea come il risarcimento del danno non sia solo un ristoro economico, ma anche un riconoscimento della dignità professionale dei docenti precari:
«Auspichiamo che questa decisione contribuisca ad aprire la strada a una vera stabilizzazione di tutto il personale, soprattutto di chi lavora da decenni nella scuola senza tutele adeguate. Non possiamo però nascondere che, nella lunga storia del precariato scolastico, si siano consumate molte ingiustizie».

Tra queste, il segretario FENSIR richiama proprio il caso della Carta docente:
«È emblematico che a una docente con dieci anni di insegnamento e di diritto acquisito, vengano riconosciuti solo gli ultimi cinque anni. Questo dimostra quanto il sistema sia stato penalizzante per chi ha garantito continuità didattica e qualità dell’insegnamento pur restando formalmente “precario”».

La FENSIR, anche attraverso il lavoro dei propri legali, ribadisce infine il proprio impegno a proseguire l’azione sindacale e giudiziaria affinché vengano riconosciuti pienamente i diritti del personale scolastico e si ponga fine a un uso strutturale e distorto del lavoro a tempo determinato nella scuola pubblica.

Il Tribunale di Mantova riconosce la Carta Docente ai docenti a tempo determinato

Determinante il supporto sindacale, coadiuvato dallo Studio Mascheretti

Con sentenza del 9 gennaio 2026, il Tribunale di Mantova – Sezione Lavoro – ha accolto il ricorso proposto da un docente precario contro il Ministero dell’Istruzione e del Merito, riconoscendo il diritto alla Carta Docente anche per i docenti a tempo determinato per le annualità dal 2019/20 al 2024/25, per un importo complessivo pari a 2.500 euro.

La decisione si inserisce nel solco ormai consolidato della giurisprudenza nazionale ed europea, che ha chiarito come l’esclusione dei docenti precari dal beneficio della Carta Docente costituisca una discriminazione illegittima in violazione del principio di parità di trattamento.

Il Giudice del Lavoro ha ribadito che non esistono ragioni oggettive per giustificare un diverso trattamento tra docenti di ruolo e docenti a tempo determinato, svolgendo essi le medesime mansioni, con identiche responsabilità e competenze professionali.

La motivazione del Tribunale

Richiamando la Corte di Giustizia dell’Unione Europea e la più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione, il Tribunale ha sottolineato che la formazione è un diritto-dovere di tutto il personale docente, senza distinzioni contrattuali.
Escludere i precari dalla Carta Docente significa compromettere la qualità del sistema scolastico e creare una ingiustificabile frattura tra lavoratori che svolgono lo stesso lavoro.

Condanna del Ministero

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito è stato quindi condannato a mettere a disposizione la Carta Docente (o altro strumento equipollente) per tutte le annualità riconosciute, con vincolo di destinazione alla formazione, oltre al pagamento delle spese di lite.
La sentenza è provvisoriamente esecutiva.

Il ruolo decisivo del supporto sindacale, coadiuvato dallo Studio Mascheretti

Questa vittoria è stata possibile grazie al supporto sindacale, coadiuvato dallo Studio Mascheretti, che ha seguito il ricorso con competenza, continuità e profonda conoscenza della materia.

Ancora una volta si dimostra come la sinergia tra azione sindacale e tutela legale qualificata sia lo strumento più efficace per contrastare le discriminazioni e ottenere risultati concreti per i lavoratori della scuola.

In attesa del decreto MIM: platea ampliata ma importi ridotti

La sentenza arriva in un momento particolarmente significativo.
È infatti atteso a giorni il decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’attivazione della Carta Docente relativa all’anno scolastico 2025/2026.

Secondo le anticipazioni, saranno destinatari del beneficio:

  • i docenti a tempo indeterminato
  • i docenti con contratto al 31 agosto
  • i docenti con contratto al 30 giugno
  • il personale educativo

Un ampliamento della platea che va nella direzione da tempo rivendicata dal sindacato.

Tuttavia, è ormai chiaro che l’importo della Carta sarà inferiore rispetto ai 500 euro annui storicamente previsti.
Una scelta che rischia di trasformare un diritto conquistato in un beneficio ridimensionato, con effetti concreti sulla possibilità reale di accesso alla formazione.

Diritti riconosciuti, ma da difendere

Se da un lato la giurisprudenza e le recenti scelte normative confermano che la strada dell’equiparazione è quella corretta, dall’altro è evidente che nulla è acquisito definitivamente.

Per questo l’azione sindacale resta centrale:

  • per vigilare sull’attuazione del decreto
  • per impedire nuovi arretramenti
  • per garantire che l’estensione dei destinatari non si traduca in una penalizzazione economica

Questa sentenza rappresenta un ulteriore tassello nella battaglia per l’uguaglianza dei diritti tra docenti e conferma che, con un sindacato presente e strutturato, le discriminazioni possono essere smontate, una per una.

Carta del Docente ai precari: nuova vittoria a Treviso

Successo dell’azione legale coordinata con FENSIR, decisivo il lavoro dell’avv. Giovanni Battista Mascheretti

Il Tribunale di Treviso – Sezione Lavoro – ha emesso in data 18 dicembre 2025 una sentenza di grande rilievo a tutela dei docenti precari, riconoscendo anche a loro il diritto alla Carta del Docente e, nei casi di uscita dal sistema scolastico, al risarcimento del danno per la mancata fruizione del beneficio.

La pronuncia si inserisce nel solco ormai consolidato della giurisprudenza, ma rappresenta un’ulteriore e importante conferma dell’efficacia dell’azione legale promossa con il supporto del sindacato FENSIR e condotta dall’avv. Giovanni Battista Mascheretti, da tempo impegnato in prima linea nella tutela dei diritti dei lavoratori della scuola.

Il contenuto della sentenza

Il Giudice del Lavoro di Treviso ha stabilito che:

  • ai docenti a tempo determinato che abbiano svolto supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche spetta il beneficio della Carta elettronica del Docente (500 euro per ogni anno scolastico);
  • qualora il docente sia ancora inserito nel sistema scolastico, l’Amministrazione è tenuta all’adempimento in forma specifica, cioè all’accredito tramite la piattaforma della Carta;
  • se invece il docente è fuoriuscito dal sistema, è dovuto il risarcimento del danno, anche in via equitativa, entro il limite del valore della Carta.

Nel caso esaminato dal Tribunale, una docente ha ottenuto l’accredito complessivo di 1.500 euro per tre annualità non riconosciute, mentre all’altra è stato riconosciuto un rimborso di 300 euro a titolo risarcitorio per spese documentate, oltre a interessi e rivalutazione. Il Ministero è stato inoltre condannato al pagamento delle spese legali, con distrazione a favore dei difensori antistatari. StampaCertificazione (35)

Il ruolo decisivo dell’avv. Mascheretti

Ancora una volta si conferma l’efficacia dell’azione giudiziaria dell’avv. Giovanni Battista Mascheretti, che ha impostato il ricorso sulla base dei più recenti arresti della Corte di Cassazione, in particolare della sentenza n. 29961/2023, che ha chiarito in modo definitivo la spettanza della Carta Docente anche ai precari.

La strategia difensiva ha valorizzato:

  • la natura non discrezionale del beneficio;
  • il principio di parità di trattamento tra personale di ruolo e a tempo determinato;
  • la possibilità di ottenere il risarcimento in caso di perdita del diritto per cessazione dal servizio.

Un lavoro tecnico e giuridico di alto livello che continua a produrre risultati concreti in tutta Italia.

L’azione reveals congiunta con FENSIR

Questa sentenza è anche il frutto dell’azione sindacale e legale portata avanti in sinergia con FENSIR, che da tempo sostiene i docenti precari nella rivendicazione dei loro diritti, promuovendo ricorsi mirati e offrendo assistenza qualificata.

FENSIR ribadisce che:

“La Carta del Docente non è un privilegio, ma un diritto legato alla funzione svolta. Escludere i precari significa discriminare chi garantisce ogni giorno il funzionamento della scuola pubblica.”

L’obiettivo è ora quello di estendere questi risultati a tutti i docenti che si trovano nella medesima situazione, invitandoli ad attivarsi per il recupero delle somme non percepite.

Un segnale forte al Ministero

La decisione del Tribunale di Treviso rafforza un orientamento giurisprudenziale ormai chiaro: il Ministero dell’Istruzione e del Merito non può continuare a escludere i docenti precari dalla Carta del Docente.

Grazie all’azione congiunta dell’avv. Mascheretti e del sindacato FENSIR, si consolida un percorso di tutela che sta cambiando concretamente la condizione di migliaia di insegnanti.


Docenti di Religione: il Tribunale di Milano riconosce l’abuso e condanna il Ministero a 16 mensilità di risarcimento

Avv. Mascheretti: “Una grande vittoria per i docenti di religione”

Importante pronunciamento del Tribunale del Lavoro di Milano, che ha riconosciuto l’abusiva reiterazione dei contratti a tempo determinato nei confronti di una docente di religione cattolica, condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento di un risarcimento pari a ben 16 mensilità, oltre interessi legali e spese di giudizio.

Il giudice ha accertato come il prolungarsi dei contratti annuali, senza l’indizione regolare dei concorsi triennali previsti dalla legge, integri una violazione grave e reiterata, meritevole di una sanzione risarcitoria significativa, quantificata in 16 mensilità dell’ultima retribuzione utile ai fini del TFR.

Grande soddisfazione è stata espressa dall’Avv. Giovanni Battista Mascheretti, che ha patrocinato il ricorso, il quale ha sottolineato con entusiasmo:

“È una grande vittoria. Il Tribunale ha riconosciuto in modo chiaro l’abuso e ha liquidato un risarcimento importante, pari a 16 mensilità, confermando che il precariato protratto nel tempo non può restare senza conseguenze.”

La sentenza si inserisce in un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, che riconosce il diritto dei docenti di religione al risarcimento del danno in caso di utilizzo abusivo dei contratti a termine, anche in presenza di procedure concorsuali tardive e non automatiche.

Il ruolo determinante della FENSIR

Determinante, anche in questo caso, è stata l’attività sindacale della FENSIR, che da tempo porta avanti una battaglia costante a tutela dei docenti di religione cattolica, sostenendo la necessità di contrastare il precariato strutturale e promuovendo azioni legali efficaci.

Attraverso l’assistenza sindacale, il supporto legale e la promozione di ricorsi mirati, la FENSIR ha contribuito in modo concreto al riconoscimento dei diritti dei docenti coinvolti, ottenendo risultati tangibili come quello odierno, che valorizzano il lavoro svolto negli anni.

È possibile aderire ai ricorsi

La FENSIR ricorda che è possibile aderire ai ricorsi per il riconoscimento dell’abuso dei contratti a tempo determinato e per ottenere il risarcimento del danno.

🔗 Tutte le informazioni sono disponibili al link:
https://www.fensir.it/2025/09/19/ricorsi-2025-2026-aderisci/

📧 Per informazioni e contatti:
ricorsi@fensir.it

Un risultato che conferma come la tutela dei diritti dei docenti di religione passi anche attraverso un’azione sindacale seria, continua e determinata.

Docenti precari: il Tribunale di Milano riconosce il diritto alla Retribuzione Professionale Docenti. Il FENSIR protagonista della tutela

Il Tribunale di Milano – Sezione Lavoro, con sentenza del 6 novembre 2025 emessa dalla dott.ssa Francesca Saioni, ha accolto il ricorso presentato da un docente precario della scuola statale, riconoscendo il suo diritto a percepire la Retribuzione Professionale Docenti (RPD) per tutto il periodo di servizio svolto tramite supplenze brevi.

La decisione – destinata a produrre effetti significativi per migliaia di supplenti che vivono la medesima condizione – condanna il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento di 6.033,59 euro oltre agli interessi legali, oltre che alle spese di lite.

Una conferma: la RPD spetta anche ai supplenti brevi

La Giudice Saioni ha richiamato un consolidato orientamento giurisprudenziale, ribadendo che la RPD è un emolumento fisso e continuativo, parte integrante delle “condizioni di impiego” che non possono essere negate ai lavoratori a tempo determinato, in assenza di “ragioni oggettive” che giustifichino una disparità di trattamento rispetto ai docenti di ruolo o ai supplenti annuali.

Nella sentenza si evidenzia come le mansioni del docente ricorrente fossero identiche a quelle dei colleghi con contratti più lunghi o a tempo indeterminato, rendendo ingiustificabile la mancata corresponsione dell’emolumento. Tale posizione è perfettamente in linea con i principi della Direttiva Europea 1999/70/CE sulla parità di trattamento.

Il ruolo del FENSIR: una tutela sindacale efficace e determinata

Alla base del ricorso vi è stato il supporto del FENSIR, il sindacato che da anni si batte con determinazione contro le discriminazioni subite dal personale precario della scuola.

Il FENSIR, attraverso le sue strutture territoriali e i propri legali, ha:

  • elaborato i conteggi allegati al ricorso;
  • sostenuto il docente durante tutto l’iter;
  • promosso un’azione che si colloca in un più ampio percorso nazionale volto al riconoscimento dei diritti economici e professionali dei supplenti.

Questa sentenza rappresenta dunque una vittoria del sindacato e, più in generale, una conferma dell’importanza della sua iniziativa nel difendere la dignità lavorativa dei docenti temporanei. Il FENSIR si conferma tra i protagonisti più attivi nel far valere i diritti dei lavoratori del comparto scuola, colmando – anche in sede giudiziaria – le lacune di un sistema che troppo spesso penalizza chi garantisce quotidianamente la continuità didattica.

Una decisione che apre la strada ad altri ricorsi

Il Tribunale ha ribadito che negare la RPD ai supplenti brevi configura una discriminazione non solo rispetto ai docenti di ruolo, ma perfino rispetto ai colleghi con altre tipologie di contratti a tempo determinato.

Per questo motivo, la pronuncia milanese si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai stabile e rappresenta un ulteriore passo avanti verso una piena equiparazione retributiva dei precari.

ADERISCI AL RICORSO


Carta Docente anche ai precari: importante vittoria FENSIR davanti al Tribunale di Locri

INuova e significativa affermazione in sede giudiziaria per i docenti a tempo determinato.
Il Tribunale di Locri – Sezione Lavoro, con sentenza n. 2160/2025, ha riconosciuto il diritto alla Carta del Docente anche ai precari della scuola, accogliendo integralmente il ricorso patrocinato dalla FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca, difeso dall’Avv. Attilio Piacente, e condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito all’attribuzione del bonus formativo di 500 euro per ciascun anno scolastico 2019/2020, 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023, per un totale di 2.000 euro, oltre interessi e rivalutazione. tt. Rodolfo Valentino Scarponi**, ha ritenuto che l’esclusione dei docenti con contratto a tempo determinato dal beneficio economico previsto dall’art. 1, comma 121, della legge n. 107/2015 (“Buona Scuola”) sia ingiustificata, discriminatoria e contraria ai principi costituzionali e al diritto europeo.

Richiamando le più recenti pronunce della Corte di Cassazione (sent. n. 29961/2023) e della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (causa C-268/2024), il Tribunale ha ribadito che non può esservi alcuna distinzione tra docenti di ruolo e non di ruolo quando si tratta di garantire la formazione continua e l’aggiornamento professionale, elementi essenziali per la qualità del sistema scolastico.

“La formazione – si legge nella motivazione – costituisce un diritto fondamentale e una leva strategica per lo sviluppo della professionalità docente. La Carta del Docente non può essere riservata ai soli insegnanti a tempo indeterminato, poiché la prestazione lavorativa e le finalità educative sono identiche per tutti i docenti, indipendentemente dal tipo di contratto.”

Il Tribunale ha condannato il MIM non solo all’attribuzione della Carta Docente per quattro annualità, ma anche al pagamento delle spese processuali, riconoscendo pienamente le ragioni sostenute dai legali della FENSIR.


💬 Dichiarazione del Segret Giuseppe Favilla

“Questa sentenza rappresenta un ulteriore passo avanti nella tutela dei diritti del personale precario – sottolinea Giuseppe Favilla, Segretario Generale della FENSIR –.
È una decisione che ristabilisce giustizia e coerenza, ponendo fine a una disparità di trattamento che per anni ha penalizzato migliaia di insegnanti, pur impegnati ogni giorno con la stessa responsabilità, la stessa passione e la stessa professionalità dei colleghi di ruolo.
La Carta del Docente non è un privilegio, ma uno strumento di crescita e aggiornamento che deve essere riconosciuto a tutti coloro che contribuiscono al funzionamento della scuola pubblica italiana.
Ringraziamo i nostri legali per l’ottimo lavoro svolto e rinnoviamo l’impegno della Federazione nel proseguire questa battaglia di equità, affinché la formazione e la valorizzazione del personale diventino principi realmente universali nel mondo dell’istruzione.”


📣 Informazioni per i docenti interessati

La FENSIR invita tutti i docenti a tempo determinato che non hanno ancora percepito la Carta del Docente a valutare la possibilità di aderire ai nuovi ricorsi in via collettiva.
📩 Per informazioni, assistenza e adesioni è possibile scrivere a: ricorsi@fensir.it

Milano, vittoria FENSIR sulle ferie dei docenti precari: condannato il Ministero all’indennità sostitutiva

Il Tribunale di Milano – Sezione Lavoro ha condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito, insieme all’USR Lombardia e all’AT Milano, a pagare a un docente a tempo determinato l’indennità sostitutiva per ferie maturate e non godute pari a € 2.428,11, oltre interessi legali e spese di lite per € 1.314,00. La decisione è provvisoriamente esecutiva. 10279619s

La sentenza (udienza 23 ottobre 2025) ribadisce che i docenti a tempo determinato non possono essere considerati automaticamente in ferie nei periodi di sospensione delle lezioni; l’Amministrazione deve informare in modo adeguato e invitare formalmente il lavoratore a fruirne, altrimenti è dovuta la monetizzazione delle ferie non godute.

Il ricorso è stato patrocinato dalla FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca e seguito dagli Avv. Mascheretti e Mezzasalma. 10279619s

Giuseppe Favilla, Segretario Generale FENSIR:
“Siamo estremamente soddisfatti del risultato ottenuto dai nostri legali. Questa decisione, arrivata a Milano, conferma un principio fondamentale: i diritti alle ferie dei docenti precari vanno rispettati e non possono svanire per mere prassi amministrative. Continueremo a difendere in ogni sede la dignità del lavoro nella scuola.”

La motivazione richiama l’orientamento della Cassazione e della CGUE: niente perdita automatica del diritto alle ferie e dell’indennità senza prova che il datore abbia messo il lavoratore nelle condizioni di fruirne con informazione chiara e tempestiva.


Vuoi aderire? Promuoviamo nuovi ricorsi

La FENSIR sta raccogliendo nuove adesioni per azioni analoghe a tutela dei docenti a termine.
📩 Scrivi a ricorsi@fensir.it (oggetto: “Ricorso ferie non godute – Milano”).
Nella mail indica: tipologia di incarico, anni scolastici interessati, scuola/e e recapiti.

Per casi simili (indennità ferie e festività soppresse) valgono gli stessi principi affermati in giurisprudenza.

Il Tribunale di Palermo riconosce il bonus da 500 euro e le ferie non godute ai docenti precari, nuova vittoria dei legali della Fensir

Il Tribunale di Palermo, con sentenza del 23 ottobre 2025, ha accolto integralmente il ricorso promosso da una docente precaria, patrocinata dagli avvocati Rossella Galluzzo e Filippo Rancatore e assistita dal sindacato FENSIR, contro il Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Il giudice del lavoro, dott. Giuseppe Tango, ha dichiarato il diritto della docente a ricevere la Carta del Docente del valore di 500 euro annui anche per il personale a tempo determinato, in applicazione della normativa europea e della recente giurisprudenza della Cassazione (sent. n. 29961/2023).

Il Tribunale ha inoltre condannato il Ministero al pagamento di €7.256,11 per ferie maturate e festività soppresse non godute negli anni di servizio precario, oltre interessi legali, e al rimborso delle spese legali.

Questa decisione conferma che i docenti precari svolgono le stesse mansioni dei colleghi di ruolo e non possono essere discriminati nei diritti economici e formativi.

Giuseppe Favilla, Segretario Generale FENSIR e Reggente SADOC, ha espresso grande soddisfazione:
“Si tratta di una sentenza che restituisce dignità e giustizia a migliaia di insegnanti precari. Ancora una volta i tribunali riconoscono ciò che il buonsenso e il principio di uguaglianza impongono: chi lavora nella scuola con impegno e professionalità deve avere gli stessi diritti dei colleghi di ruolo. FENSIR continuerà a sostenere il personale precario in tutte le sedi, fino a quando non sarà assicurata una piena parità di trattamento.”

FENSIR invita tutti i docenti con contratti a tempo determinato a promuovere nuovi ricorsi per ottenere il riconoscimento della Carta Docente e delle ferie non retribuite.

📩 Per aderire ai nuovi ricorsi: scrivere a ricorsi@fensir.it

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