SENTENZE

Tribunale di Civitavecchia: nuova vittoria sulla Carta del Docente. Fensir e lo studio legale ottengono il riconoscimento dei diritti di un docente precario

Il Tribunale di Civitavecchia – Sezione Lavoro ha emesso un’importante sentenza in materia di Carta del Docente, accogliendo il ricorso promosso da un insegnante precario e riconoscendogli il diritto a percepire il beneficio per gli anni scolastici 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023, per un importo complessivo di 1.500 euro, oltre agli interessi legali.

La pronuncia, depositata il 16 luglio 2026, conferma l’orientamento ormai consolidato della giurisprudenza nazionale ed europea: la Carta del Docente non può essere negata ai docenti con contratto a tempo determinato quando svolgono le stesse funzioni dei colleghi di ruolo. Il giudice ha ritenuto discriminatoria l’esclusione prevista dall’articolo 1, comma 121, della Legge 107/2015, disponendone la disapplicazione nel caso concreto.

Questo risultato è frutto dell’impegno del sindacato Fensir, che continua a promuovere iniziative a tutela del personale scolastico, sostenendo concretamente i lavoratori nella difesa dei loro diritti. L’azione sindacale, unita alla competenza dello studio legale che ha patrocinato il ricorso, ha consentito di ottenere un’ulteriore affermazione del principio di parità di trattamento tra docenti precari e docenti di ruolo.

Nel motivare la decisione, il Tribunale ha richiamato i consolidati orientamenti del Consiglio di Stato, della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e della Corte di Cassazione, ribadendo che il personale assunto a tempo determinato, quando svolge le medesime funzioni del personale di ruolo, non può essere escluso dagli strumenti destinati alla formazione professionale.

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio sono stati quindi condannati ad attribuire al docente il beneficio economico della Carta del Docente per tre annualità, oltre agli interessi legali e alle spese di giudizio.

La sentenza rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di riconoscimento dei diritti dei docenti precari e conferma l’efficacia dell’attività svolta da Fensir e dal proprio team legale, che continua a ottenere risultati significativi a favore del personale della scuola, contribuendo a eliminare disparità di trattamento non più giustificabili alla luce della normativa europea e della giurisprudenza consolidata.

Docente di religione precaria ottiene 15 mensilità di risarcimento: importante vittoria al Tribunale di Trieste

Importante affermazione per i diritti dei docenti di religione precari. Il Tribunale di Trieste, con sentenza del 29 maggio 2026, ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno in favore di una docente che per oltre vent’anni ha prestato servizio con contratti a tempo determinato reiterati dall’Amministrazione scolastica, condannando il Ministero dell’Istruzione al pagamento di un’indennità pari a 15 mensilità dell’ultima retribuzione utile ai fini del TFR.

La pronuncia si inserisce nel consolidato orientamento giurisprudenziale che riconosce l’abuso nella reiterazione dei contratti a termine per i docenti di religione cattolica quando il rapporto supera il limite delle tre annualità senza che vengano banditi i previsti concorsi triennali. Il giudice ha accertato che la docente aveva svolto servizio per un periodo superiore ai 36 mesi attraverso incarichi annuali, senza che l’Amministrazione avesse garantito le opportunità di stabilizzazione previste dalla normativa.
Grande soddisfazione è stata espressa dal Segretario Generale della Fensir, Giuseppe Favilla, che ha sottolineato come questa sentenza rappresenti l’ennesima conferma della fondatezza delle battaglie portate avanti dal sindacato a tutela dei docenti di religione cattolica penalizzati da anni di precariato.

“Questa decisione – dichiara Favilla – riconosce concretamente il danno subito da tanti insegnanti che hanno garantito continuità didattica e professionalità nelle scuole italiane senza vedere riconosciuti i propri diritti. La  Fensir e la sua struttura per i docenti di religione SAIR, continuerà a sostenere con determinazione tutte le iniziative necessarie per contrastare il precariato storico e ottenere il pieno riconoscimento professionale ed economico dei docenti di religione.”

Soddisfazione anche da parte della Segretaria SAIR Mariangela Mapelli, che evidenzia il valore della tutela sindacale e legale garantita agli iscritti.

“Questa sentenza – afferma Mapelli – dimostra quanto sia importante l’azione del sindacato nell’accompagnare i lavoratori nei percorsi di tutela dei propri diritti. Continueremo a essere al fianco dei docenti di religione affinché nessuna situazione di abuso resti senza risposta e affinché venga garantita la piena dignità professionale a chi da anni opera nella scuola.”

Il SAIR ribadisce il proprio impegno nel monitorare tutte le situazioni analoghe presenti sul territorio nazionale e nel promuovere ogni iniziativa utile a ottenere giustizia per i docenti coinvolti, alla luce di una giurisprudenza sempre più chiara nel riconoscere il danno derivante dall’abuso dei contratti a termine nel settore scolastico.

La sentenza del Tribunale di Trieste rappresenta dunque un importante precedente e un ulteriore segnale a favore dei lavoratori della scuola, confermando la centralità dell’azione sindacale nella difesa dei diritti e nella lotta contro il precariato.

Precariato scolastico: il Tribunale di Salerno riconosce risarcimento e Carta Docente, nuova vittoria Fensir.

mportante affermazione dei diritti dei lavoratori della scuola presso il Tribunale di Salerno, che ha accolto il ricorso di una docente riconoscendo sia il diritto al risarcimento del danno per l’abusiva reiterazione dei contratti a tempo determinato sia il diritto alla Carta Docente per gli anni di servizio svolti con incarico annuale.

La sentenza rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di tutela dei precari della scuola e conferma gli orientamenti della giurisprudenza nazionale ed europea volti a contrastare l’utilizzo improprio del lavoro a termine e le discriminazioni tra personale di ruolo e personale precario.

Nel caso esaminato, il Tribunale ha accertato che la docente è stata mantenuta in una condizione di precarietà oltre i limiti consentiti dalla normativa, riconoscendo pertanto il diritto al risarcimento del danno derivante dall’abuso dei contratti a tempo determinato. Un principio di grande rilevanza che ribadisce come la pubblica amministrazione debba rispettare le regole poste a tutela dei lavoratori e non possa fare ricorso in maniera sistematica e reiterata al precariato.

Accanto al riconoscimento del danno, il Giudice ha affermato anche il diritto della docente a beneficiare della Carta Docente per le annualità di servizio svolte con contratto a termine. La decisione si inserisce nel consolidato orientamento che considera discriminatoria l’esclusione dei docenti precari da uno strumento destinato alla formazione professionale, essendo identici gli obblighi didattici e formativi richiesti sia ai docenti di ruolo sia a quelli assunti a tempo determinato.

Il ruolo della Fensir

Questa importante pronuncia conferma la validità dell’azione portata avanti dalla Fensir nella difesa dei diritti del personale scolastico. Da anni il sindacato è impegnato nel sostenere i lavoratori precari attraverso attività di informazione, consulenza, assistenza sindacale e tutela legale, affinché siano riconosciuti diritti troppo spesso negati dall’Amministrazione.

La Fensir continua a promuovere iniziative volte a contrastare il precariato storico, a garantire pari dignità professionale a tutti i lavoratori della scuola e a ottenere il pieno riconoscimento delle tutele economiche e normative spettanti ai docenti, indipendentemente dalla tipologia contrattuale.

Un segnale importante per tutto il personale scolastico

La decisione del Tribunale di Salerno rappresenta un importante punto di riferimento per tutti i lavoratori che si trovano in situazioni analoghe. Il riconoscimento congiunto del risarcimento per l’abuso dei contratti a termine e della Carta Docente dimostra che la tutela dei diritti dei precari non è soltanto un principio astratto, ma può tradursi in risultati concreti.

Fensir continuerà a essere al fianco dei lavoratori della scuola per garantire il rispetto delle norme, la valorizzazione della professionalità docente e la piena affermazione dei principi di uguaglianza e non discriminazione che devono caratterizzare il sistema scolastico italiano.

Ancora una volta, la tutela sindacale e l’azione legale si dimostrano strumenti fondamentali per trasformare i diritti riconosciuti dalla legge in risultati effettivi per i lavoratori.

Docenti precari di religione: dal Tribunale di Salerno nuove condanne al MIM su risarcimento reiterati contratti e Carta docente

Una recente pronuncia del Tribunale di Salerno – Sezione Lavoro (sentenza del 18 aprile 2026) interviene nuovamente sul tema della reiterazione dei contratti a tempo determinato nel comparto scuola, affrontando sia il profilo del danno da precarizzazione sia quello dell’accesso alla Carta docente.


Il caso esaminato

La controversia riguarda una docente di religione che ha prestato servizio per circa dieci anni con contratti a tempo determinato, fino alla successiva immissione in ruolo.

Il giudice ha ritenuto che la successione dei contratti, protrattasi oltre il limite dei 36 mesi, integri un’ipotesi di utilizzo non conforme del lavoro a termine, con conseguente diritto al risarcimento.

Accanto a ciò, è stato riconosciuto anche il diritto alla Carta docente per tre annualità, per un valore complessivo di 1.500 euro.


I principi richiamati dal Tribunale

La decisione si colloca nel solco della giurisprudenza nazionale ed europea in materia di lavoro pubblico e precariato scolastico.

In particolare, il Tribunale ha ribadito che:

  • la reiterazione dei contratti a termine oltre i limiti previsti può generare un danno risarcibile
  • la successiva stabilizzazione non esclude automaticamente tale diritto, soprattutto quando avviene tramite procedure selettive
  • i docenti a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole rispetto ai docenti di ruolo, in assenza di ragioni oggettive

Sul punto, la sentenza richiama orientamenti consolidati della Corte di Cassazione e della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.


Carta docente e principio di non discriminazione

Un passaggio significativo riguarda il riconoscimento della Carta docente anche al personale precario.

Il Tribunale ha evidenziato che tale beneficio rientra nelle condizioni di lavoro e che la sua esclusione per i docenti a tempo determinato non risulta compatibile con il principio di parità di trattamento, alla luce della normativa eurounitaria e della giurisprudenza più recente.


L’attività sindacale FENSIR

La pronuncia si inserisce nell’ambito delle iniziative promosse da FENSIR a tutela del personale precario della scuola.

L’organizzazione sindacale continua a sostenere, anche attraverso il contenzioso, il riconoscimento dei diritti connessi:

  • all’utilizzo corretto dei contratti a termine
  • alla tutela risarcitoria nei casi di abuso
  • all’accesso agli strumenti di formazione, inclusa la Carta docente

Il contributo della difesa legale

La decisione evidenzia l’importanza di un’impostazione tecnica coerente con gli orientamenti giurisprudenziali più recenti.

Nel caso di specie, la difesa ha valorizzato:

  • i principi elaborati dalla giurisprudenza europea sul lavoro a termine
  • l’evoluzione della giurisprudenza nazionale in materia di danno da precarizzazione
  • l’interpretazione estensiva della normativa sulla Carta docente

Tali elementi hanno consentito di ottenere il riconoscimento sia dell’indennità risarcitoria sia del beneficio formativo.


Esito del giudizio

Il Tribunale ha quindi disposto:

  • il pagamento di un’indennità pari a quattro mensilità della retribuzione
  • l’attribuzione della Carta docente per gli anni scolastici richiesti
  • la condanna dell’amministrazione alle spese di giudizio

Come aderire alle iniziative FENSIR

I docenti interessati possono aderire alle azioni promosse da FENSIR compilando il modulo al seguente link:
👉 https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

Il ricorso è gratuito per gli iscritti FENSIR e per chi si iscrive al sindacato.

Successivamente è necessario inviare all’ufficio ricorsi la seguente documentazione:

  • tutti i contratti a tempo determinato come incaricati annuali (01/09 – 31/08)
  • carta di identità e codice fiscale
  • stato matricolare (da richiedere alla scuola di servizio)

Conclusioni

La sentenza conferma orientamenti già presenti nella giurisprudenza, contribuendo a chiarire ulteriormente alcuni aspetti rilevanti per il personale scolastico a tempo determinato.

FENSIR prosegue nel monitoraggio di tali sviluppi e nella tutela degli iscritti, anche attraverso iniziative legali mirate, nel rispetto del quadro normativo vigente.

Modena, ABUSO dei contratti a termine nella scuola: nuova sentenza favorevole ai docenti precari

Una importante pronuncia del Tribunale di Modena – Sezione Lavoro (sentenza del 26 marzo 2026) segna un ulteriore passo avanti nella tutela dei docenti precari, in particolare per chi ha svolto servizio con contratti a tempo determinato reiterati nel tempo.

Il caso

La vicenda riguarda una docente che ha prestato servizio per molti anni con contratti a termine, superando ampiamente il limite dei 36 mesi previsto dalla normativa europea.

Determinante è stata l’azione dell’Avvocato Giovanni Battista Mascheretti, che ha patrocinato la ricorrente, sostenendo con forza l’illegittimità della reiterazione dei contratti a termine.

Il Tribunale ha riconosciuto che:

  • l’utilizzo reiterato dei contratti a tempo determinato costituisce abuso quando supera i tre anni;
  • tale abuso dà diritto al risarcimento del danno;
  • il docente ha diritto anche alla ricostruzione di carriera con il riconoscimento dell’anzianità maturata.

In questo caso specifico, il giudice ha condannato il Ministero al pagamento di 12 mensilità di risarcimento oltre interessi, oltre al riconoscimento della progressione economica .


Cosa stabilisce la sentenza

La decisione ribadisce principi ormai consolidati:

  • Il superamento dei 36 mesi di servizio con contratti a termine configura abuso
  • Non è possibile la stabilizzazione automatica nella PA, ma è dovuto un risarcimento fino a 24 mensilità
  • È riconosciuto il diritto alla ricostruzione di carriera e alle differenze retributive
  • Il sistema di supplenze non può essere utilizzato per coprire esigenze strutturali

Chi può fare ricorso

Possono aderire al ricorso i docenti che abbiano avuto:

  • contratti al 31 agosto
  • contratti al 30 giugno, anche in combinazione tra loro (situazione mista)

È fondamentale che nel proprio servizio sia presente almeno un contratto al 31 agosto.

Non possono invece partecipare:

  • i docenti con sole supplenze brevi e saltuarie

Il ruolo del sindacato

L’iniziativa è sostenuta dal sindacato FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca, impegnato nella tutela dei diritti dei docenti precari e nella promozione di azioni legali contro l’abuso dei contratti a termine.


Documenti necessari

Per partecipare al nuovo ricorso è necessario preparare:

  • Tutti i contratti a tempo determinato (31 agosto e/o 30 giugno)
  • Carta di identità
  • Codice fiscale
  • Stato matricolare da richiedere alla scuola

Come partecipare

Per aderire è sufficiente compilare il form al seguente link:

COMPILA IL FORM:
https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

Inviare la documentazione a ricorsi@fensir.it


Perché è importante agire ora

Questa sentenza conferma un orientamento sempre più favorevole ai docenti precari: chi ha lavorato per anni con contratti a termine può ottenere un importante risarcimento economico e il riconoscimento della propria carriera.

Agire tempestivamente consente di:

  • interrompere la prescrizione
  • tutelare i propri diritti
  • ottenere quanto dovuto per anni di lavoro precario

Scuola, vittoria per i docenti precari: il Tribunale di Milano condanna il Ministero sulle ferie non godute

Nuova importante pronuncia del Tribunale di Milano in favore dei docenti precari. Con la sentenza n. 1537/2026, il Giudice del Lavoro ha riconosciuto il diritto all’indennità per ferie non godute, condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento di oltre 4.500 euro.

Una decisione che si inserisce in un orientamento ormai consolidato, ma che rappresenta l’ennesima conferma concreta di come i diritti dei docenti a tempo determinato debbano essere pienamente tutelati.

Il caso: ferie mai fruite e mai richieste… ma per colpa dell’Amministrazione

Al centro della vicenda una docente con anni di servizio precario alle spalle, che aveva maturato numerosi giorni di ferie mai goduti.

Il punto decisivo è stato il comportamento dell’Amministrazione, che non aveva mai informato né invitato formalmente la lavoratrice a fruire delle ferie, come invece richiesto dalla normativa e dalla giurisprudenza europea.

La decisione: il diritto non si perde automaticamente

Il Tribunale è stato chiaro:

il diritto alle ferie non può considerarsi perso automaticamente;
spetta al datore di lavoro dimostrare di aver messo il lavoratore nelle condizioni di utilizzarle.

Non essendo stata fornita questa prova, il Ministero è stato condannato a pagare l’indennità sostitutiva, oltre interessi e spese legali.

Determinante l’azione legale

La decisione evidenzia anche l’importanza di un’azione legale mirata e incisiva.

La difesa ha saputo:

  • ricostruire con precisione tutti i periodi di servizio;
  • dimostrare puntualmente le ferie maturate e non godute;
  • richiamare con efficacia la giurisprudenza nazionale ed europea;
  • mettere in luce le lacune dell’Amministrazione.

Un lavoro tecnico e strategico che ha portato a un risultato pieno.

FENSIR: tutela concreta per i docenti

Questa sentenza conferma ancora una volta la fondatezza delle azioni promosse da FENSIR, da tempo impegnata nella difesa dei diritti dei docenti precari.

Se hai lavorato con contratti a tempo determinato, potresti avere diritto anche tu al recupero delle ferie non godute.

Come aderire al ricorso

Per partecipare è necessario inviare la seguente documentazione:

  • Tutti i contratti a tempo determinato (supplenze brevi e saltuarie e contratti al 30 giugno)
  • Carta di identità e codice fiscale
  • Stato matricolare da richiedere alla scuola

Invia tutto a: ricorsi@fensir.it

Compila il form di adesione:
https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

Un messaggio chiaro

La pronuncia del Tribunale di Milano ribadisce un principio fondamentale:

senza informazione e senza invito formale, le ferie non possono essere perse.

Un segnale forte per tutto il settore scolastico e un’opportunità concreta per molti docenti di far valere i propri diritti.

Precariato docenti di religione: una giustizia a geometria variabile nel distretto di Brescia e nel Tribunale di Bergamo

La recente pronuncia del Tribunale del lavoro di Bergamo del 16.03.2026 n. R.G. 1686/2024 si inserisce in un solco interpretativo ormai consolidato all’interno del distretto della Corte d’Appello di Brescia, ma che appare sempre più isolato rispetto al resto del panorama giurisprudenziale nazionale.

La sentenza, pur riconoscendo l’illegittimità della reiterazione dei contratti a termine oltre i 36 mesi e quindi l’abuso nella gestione del rapporto di lavoro dei docenti di religione, si limita a liquidare il danno nella misura minima di 2,5 mensilità, applicando un criterio fortemente restrittivo .

Questa scelta si fonda su un orientamento che, richiamando precedenti della Corte d’Appello di Brescia, ridimensiona il danno sulla base della “peculiare posizione” degli insegnanti di religione, valorizzando elementi quali il rinnovo automatico dei contratti e alcuni aspetti di equiparazione economica con i docenti di ruolo .

Tuttavia, tale impostazione solleva interrogativi profondi sotto il profilo della tutela effettiva del lavoratore precario.

Una lettura riduttiva del danno da precarietà

Il punto critico della decisione non risiede nel riconoscimento dell’abuso — che viene chiaramente affermato — bensì nella sua minimizzazione sul piano risarcitorio.

La stessa sentenza riconosce che:

  • l’abuso deriva dalla mancata indizione dei concorsi triennali previsti dalla legge;
  • il precariato si protrae anche per periodi molto lunghi;
  • il danno consiste nella perdita di chance di stabilizzazione e nella compressione delle tutele tipiche del lavoro stabile .

Eppure, a fronte di tali premesse, il ristoro economico viene drasticamente ridotto al minimo edittale.

Questa scelta appare in netta controtendenza rispetto ad altri tribunali italiani, i quali, in casi analoghi, riconoscono indennità ben più consistenti, proprio in ragione della durata pluriennale del precariato e della gravità dell’abuso.

Il rischio di una disparità territoriale nella tutela dei diritti

Il risultato è una vera e propria frattura territoriale nella giurisprudenza del lavoro:

  • nel distretto della Corte d’Appello di Brescia si consolida un orientamento restrittivo;
  • nel resto d’Italia si registrano decisioni più favorevoli ai lavoratori, con riconoscimenti risarcitori significativamente più elevati.

Una simile disomogeneità compromette il principio di uguaglianza sostanziale e genera incertezza tra i lavoratori, che si trovano a subire trattamenti radicalmente diversi a seconda del foro competente.

Il nodo irrisolto del lungo precariato

Ancora più rilevante è il fatto che questa impostazione sembra non cogliere la reale portata del fenomeno del lungo precariato dei docenti di religione.

La stessa ricostruzione normativa contenuta nella sentenza evidenzia come:

  • il sistema sia strutturalmente fondato su una quota significativa di lavoro a termine (30%);
  • i concorsi non siano stati banditi con la regolarità prevista;
  • molti docenti abbiano lavorato per anni, se non decenni, in condizioni di precarietà continuativa .

In questo contesto, limitarsi al minimo risarcitorio rischia di svuotare di efficacia la tutela riconosciuta dall’ordinamento europeo, che impone misure realmente dissuasive contro l’abuso dei contratti a termine.

Il commento

“Siamo di fronte a un orientamento che, pur riconoscendo formalmente l’abuso, ne neutralizza gli effetti concreti. Il lungo precariato dei docenti di religione viene trattato come una condizione fisiologica e non come una violazione sistemica dei diritti dei lavoratori. La scelta di liquidare il danno nel minimo delle mensilità rappresenta un segnale preoccupante, soprattutto perché in controtendenza rispetto ad altri tribunali italiani che, invece, valorizzano la gravità dell’abuso e la durata della precarietà. Così si rischia di creare lavoratori di serie A e di serie B a seconda del territorio in cui viene pronunciata la sentenza.”

Giuseppe Favilla
Segretario Generale FENSIR e docente di religione

Carta docente ai precari: nuova decisione del Tribunale di Brescia

Una nuova decisione del Tribunale del lavoro di Brescia rafforza il principio di parità di trattamento tra docenti di ruolo e docenti precari in materia di formazione professionale. Con sentenza depositata il 2 marzo 2026, il giudice ha riconosciuto il diritto di una docente supplente a ottenere la cosiddetta Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione, del valore di 500 euro annui.

Il beneficio, previsto dalla legge n. 107 del 2015 per sostenere l’aggiornamento professionale degli insegnanti, è stato per anni riconosciuto esclusivamente ai docenti di ruolo. La pronuncia bresciana si inserisce nel solco di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato che considera discriminatoria l’esclusione dei docenti con contratto a tempo determinato.

Il principio affermato dal Tribunale

Nel caso esaminato, la docente aveva svolto servizio con incarichi di supplenza per diversi anni scolastici. Il Tribunale ha accertato che anche i docenti non di ruolo svolgono funzioni comparabili a quelle dei colleghi stabilizzati e che, pertanto, non vi sono ragioni oggettive per negare loro il beneficio destinato alla formazione professionale.

Il giudice ha quindi riconosciuto il diritto alla carta docente per le annualità richieste, ordinando al Ministero dell’Istruzione e del Merito di consentire la generazione dei buoni spesa previsti dalla normativa.

La decisione richiama inoltre i più recenti orientamenti della Corte di Cassazione e della Corte di Giustizia dell’Unione europea, che hanno affermato il principio secondo cui il personale precario non può essere discriminato rispetto al personale di ruolo quando svolge attività equivalenti.

Il ruolo del sindacato Fensir e dell’avvocato

Determinante nella vicenda è stato l’intervento del sindacato Fensir, che ha sostenuto la docente nella tutela dei propri diritti e promosso l’azione giudiziaria per il riconoscimento del beneficio formativo.

Fondamentale anche il lavoro dell’avvocato Mascheretti che ha patrocinato il ricorso, costruendo una difesa solida basata sulla più recente giurisprudenza nazionale ed europea in materia di tutela dei docenti precari. L’azione legale ha consentito di dimostrare l’assenza di motivazioni oggettive che possano giustificare la disparità di trattamento tra personale di ruolo e supplenti.

Avviata la raccolta di adesioni per nuovi ricorsi

Alla luce della sentenza, il sindacato Fensir invita i docenti precari che non hanno ricevuto la carta docente negli anni di servizio a valutare l’adesione al ricorso per ottenere il riconoscimento delle somme spettanti.

Per raccogliere le adesioni e fornire assistenza ai docenti interessati è stato predisposto un modulo di partecipazione online:

👉 Compila il modulo di adesione al ricorso:
https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

Attraverso il form sarà possibile manifestare il proprio interesse e ricevere tutte le informazioni necessarie per avviare la procedura legale.

La decisione del Tribunale di Brescia rappresenta un’ulteriore conferma del riconoscimento dei diritti dei docenti precari, che svolgono ogni giorno le stesse funzioni dei colleghi di ruolo e devono poter accedere alle stesse opportunità di formazione professionale.

Tribunale di Agrigento: riconosciuta la Retribuzione Professionale Docenti ai precari, affermata la dignità del lavoro

Il Tribunale di Agrigento – Sezione Lavoro – con sentenza del 24 febbraio 2026, ha riconosciuto il diritto di una docente precaria alla corresponsione della Retribuzione Professionale Docenti (RPD), condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento delle somme dovute per gli anni scolastici dal 2020/2021 al 2024/2025 5070879s.

Una decisione che non rappresenta soltanto una vittoria individuale, ma un’affermazione chiara di un principio fondamentale: la parità di trattamento e il rispetto della dignità del lavoro, anche per chi opera con contratti a tempo determinato.

ADERISCI AI RICORSI, COMPILA IL FORM: https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8


Il principio affermato dal Tribunale

La docente aveva prestato servizio per diversi anni con contratti a termine senza percepire la Retribuzione Professionale Docenti prevista dall’art. 7 del CCNL Scuola 15.03.2001.

Il Giudice del Lavoro ha riconosciuto che tale emolumento:

  • ha natura fissa e continuativa;
  • rientra tra le “condizioni di impiego”;
  • non può essere negato ai docenti a tempo determinato in assenza di ragioni oggettive.

Il Tribunale ha quindi condannato il Ministero al pagamento di 1.846,20 euro oltre interessi, nonché delle spese processuali 5070879s.

Si tratta di un passaggio fondamentale: il lavoro svolto è lo stesso, la responsabilità educativa è la medesima, l’impegno professionale non cambia in base alla durata del contratto.


Il ruolo determinante del sindacato

Questa pronuncia è il frutto di un’azione sindacale costante e determinata, volta a tutelare i diritti dei docenti precari troppo spesso penalizzati da interpretazioni restrittive e prassi amministrative discriminatorie.

Il sindacato ha:

  • intercettato il disagio e l’ingiustizia subita;
  • promosso l’azione legale;
  • sostenuto la docente lungo tutto il percorso giudiziario;
  • ribadito con forza il principio di uguaglianza tra lavoratori.

In un contesto in cui la precarietà rischia di trasformarsi in normalità strutturale, l’intervento sindacale si conferma presidio essenziale di equità e giustizia sociale.


L’operato dell’Avvocato Galluzzo

Fondamentale è stato anche il lavoro tecnico-giuridico svolto dall’Avvocato Galluzzo, che ha sostenuto le ragioni della ricorrente con competenza e determinazione.

Attraverso una ricostruzione puntuale della normativa contrattuale e della giurisprudenza di legittimità, la difesa ha dimostrato che:

  • la Retribuzione Professionale Docenti spetta a tutto il personale docente;
  • non sussistono ragioni oggettive per escludere i supplenti temporanei;
  • una diversa interpretazione sarebbe in contrasto con il principio europeo di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato.

L’azione legale non è stata soltanto un esercizio tecnico, ma una battaglia per il riconoscimento del valore professionale della docente e per la tutela della sua dignità lavorativa.


Una sentenza che va oltre il singolo caso

Questa decisione assume un significato più ampio:

  • riafferma che la precarietà non può tradursi in minori diritti;
  • rafforza il principio di parità di trattamento nel comparto scuola;
  • rappresenta un precedente importante per altri lavoratori nella medesima situazione.

Il rispetto e la dignità del lavoro non sono concetti astratti: si concretizzano nel riconoscimento economico e professionale di chi ogni giorno garantisce il funzionamento della scuola pubblica.


Conclusione

La sentenza del Tribunale di Agrigento non è soltanto una vittoria giudiziaria. È la dimostrazione che quando sindacato e difesa legale operano in sinergia, è possibile ristabilire equilibrio e giustizia.

Dietro ogni ricorso accolto c’è una persona, una storia professionale, un impegno quotidiano. E c’è un principio che deve restare saldo: il lavoro ha dignità, sempre, a prescindere dalla tipologia contrattuale.

Tribunale di Bergamo: ancora una nuova conferma contro l’abuso dei contratti a termine nella scuola docenti di religione. APERTO IL NUOVO RICORSO

Con una sentenza pubblicata il 4 febbraio 2026, il Tribunale di Bergamo – Sezione Lavoro – è tornato a pronunciarsi sul tema della precarietà nella scuola, ribadendo un principio ormai sempre più chiaro: il ricorso reiterato ai contratti a tempo determinato non può diventare una soluzione strutturale, soprattutto quando l’Amministrazione non rispetta l’obbligo di bandire i concorsi previsti dalla legge.

La decisione rafforza in modo significativo l’azione portata avanti dal sindacato FENSIR, da anni impegnato nella tutela dei diritti del personale scolastico e nella denuncia di un sistema che ha prodotto, nel tempo, una precarietà cronica e ingiustificata.

Il problema dei concorsi mai banditi

Il Tribunale ha individuato il cuore della questione nella mancata indizione dei concorsi triennali previsti dalla normativa. Secondo il giudice, proprio questa omissione ha determinato l’abuso: non è legittimo mantenere lavoratori per anni con contratti a termine quando il fabbisogno è stabile e prevedibile.

I contratti annuali, anche se formalmente consentiti, non possono essere utilizzati all’infinito per coprire carenze strutturali di organico. Quando ciò accade, la reiterazione oltre il limite dei 36 mesi perde ogni giustificazione e viola i principi di tutela del lavoro sanciti a livello nazionale ed europeo.

L’azione legale: decisivo il lavoro dell’avv. Giovanni Battista Mascheretti

Un ruolo determinante è stato svolto dall’avvocato Giovanni Battista Mascheretti, estensore del ricorso, che ha costruito una difesa solida, coerente e perfettamente allineata alla più recente giurisprudenza.

L’impostazione giuridica ha permesso al Tribunale di ricostruire in modo puntuale il quadro normativo speciale che disciplina il reclutamento scolastico, evidenziando come la mancata indizione dei concorsi abbia aggravato nel tempo una condizione di precarietà non più tollerabile. Un lavoro che ha dato piena forza alle rivendicazioni sostenute da FENSIR e che si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai consolidato.

I concorsi straordinari non cancellano gli abusi

La sentenza chiarisce inoltre che i concorsi straordinari banditi negli ultimi anni non hanno alcun effetto “sanante” sugli abusi già maturati. Si tratta infatti di procedure selettive, che non garantiscono automaticamente la stabilizzazione e che, quindi, non eliminano il danno subito in precedenza.

Il messaggio è chiaro: intervenire tardivamente non esonera l’Amministrazione dalle responsabilità per il passato.

Risarcimento del danno e tutela dei diritti

Nel pubblico impiego non è prevista la trasformazione automatica del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, ma l’illegittima reiterazione dei contratti dà diritto al risarcimento del danno. Un principio che tutela concretamente i lavoratori e richiama l’Amministrazione al rispetto delle regole.

Per FENSIR, questa sentenza rappresenta un’ulteriore conferma della correttezza della linea sindacale seguita e dell’importanza di affiancare all’azione sindacale una tutela legale competente e strutturata.


Come procedere con il NUOVO RICORSO

Chi intende aderire alle nuove azioni legali promosse da FENSIR può compilare il modulo di adesione al seguente link:

🔗 Modulo di adesione al ricorso
https://forms.gle/A8RuRSuF22UsLU1c8

📧 Email per informazioni generali sui ricorsi
ricorsi@fensir.it


Documenti necessari da preparare

Per avviare correttamente il ricorso è necessario raccogliere e inviare la seguente documentazione:

  1. Documento di riconoscimento e codice fiscale
  2. Stato Matricolare (da richiedere alla segreteria della scuola)
  3. Tutti i contratti a tempo determinato, divisi per anno scolastico
  4. Ultimo cedolino paga relativo a contratto a tempo determinato
  5. Eventuale copia del contratto a tempo indeterminato
  6. Autocertificazione del reddito del nucleo familiare
    • da compilare solo se non si supera la soglia di € 40.978,00
    • in caso contrario, inviare il modulo barrato indicando il superamento della soglia

📥 Scarica e compila l’autocertificazione

https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2026/01/autocertificazione-da-luglio-2025.doc


ATTENZIONE – Invio documenti ai legali competenti per regione

I documenti devono essere inviati in base alla regione di servizio (dove si insegna o si lavora come personale ATA):

Lombardia – Veneto – Emilia-Romagna – Friuli Venezia Giulia
Avv. Giovanni Mascheretti – Avv. Veronica Mezzasalma
📧 ricorsi.mascheretti@fensir.it

Piemonte – Liguria – Toscana
Studio Legale Cuzzilla e Gaido
📧 ricorsi.cuzzillagaido@fensir.it

Sicilia – Campania – Abruzzo – Molise
Avv. Rossella Galluzzo
📧 ricorsi.galluzzo@fensir.it

Calabria – Puglia – Sardegna – Marche
Avv. Vincenzo Peluso
📧 ricorsi.peluso@fensir.it

Lazio – Umbria – Basilicata
Avv. Piacente – Avv. De Luca
📧 ricorsi.piacente@fensir.it


⚠️ AVVISO IMPORTANTE – Docenti immessi in ruolo dal 1° settembre 2025

I docenti immessi nei ruoli a decorrere dal 1° settembre 2025 devono presentare impugnativa dei contratti a termine entro e non oltre il 28 febbraio.

È necessario:

Chi non è in possesso di PEC può richiedere l’invio tramite l’Avvocato del Sindacato.


📝 Iscrizione a FENSIR (se non ancora iscritti)

Per iscriversi a FENSIR:

📄 Modulo di iscrizione
https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/MODELLO-DELEGA-SINDACALE-FENSIR-cod.-SMQ.pdf

📘 Guida alla compilazione
https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/GUIDA-ISCRIZIONE-FENSIR.pdf

📧 Inviare il modulo compilato a:

allegando un documento di riconoscimento.


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