Il Tribunale di Agrigento – Sezione Lavoro – con sentenza del 24 febbraio 2026, ha riconosciuto il diritto di una docente precaria alla corresponsione della Retribuzione Professionale Docenti (RPD), condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento delle somme dovute per gli anni scolastici dal 2020/2021 al 2024/2025 5070879s.

Una decisione che non rappresenta soltanto una vittoria individuale, ma un’affermazione chiara di un principio fondamentale: la parità di trattamento e il rispetto della dignità del lavoro, anche per chi opera con contratti a tempo determinato.

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Il principio affermato dal Tribunale

La docente aveva prestato servizio per diversi anni con contratti a termine senza percepire la Retribuzione Professionale Docenti prevista dall’art. 7 del CCNL Scuola 15.03.2001.

Il Giudice del Lavoro ha riconosciuto che tale emolumento:

  • ha natura fissa e continuativa;
  • rientra tra le “condizioni di impiego”;
  • non può essere negato ai docenti a tempo determinato in assenza di ragioni oggettive.

Il Tribunale ha quindi condannato il Ministero al pagamento di 1.846,20 euro oltre interessi, nonché delle spese processuali 5070879s.

Si tratta di un passaggio fondamentale: il lavoro svolto è lo stesso, la responsabilità educativa è la medesima, l’impegno professionale non cambia in base alla durata del contratto.


Il ruolo determinante del sindacato

Questa pronuncia è il frutto di un’azione sindacale costante e determinata, volta a tutelare i diritti dei docenti precari troppo spesso penalizzati da interpretazioni restrittive e prassi amministrative discriminatorie.

Il sindacato ha:

  • intercettato il disagio e l’ingiustizia subita;
  • promosso l’azione legale;
  • sostenuto la docente lungo tutto il percorso giudiziario;
  • ribadito con forza il principio di uguaglianza tra lavoratori.

In un contesto in cui la precarietà rischia di trasformarsi in normalità strutturale, l’intervento sindacale si conferma presidio essenziale di equità e giustizia sociale.


L’operato dell’Avvocato Galluzzo

Fondamentale è stato anche il lavoro tecnico-giuridico svolto dall’Avvocato Galluzzo, che ha sostenuto le ragioni della ricorrente con competenza e determinazione.

Attraverso una ricostruzione puntuale della normativa contrattuale e della giurisprudenza di legittimità, la difesa ha dimostrato che:

  • la Retribuzione Professionale Docenti spetta a tutto il personale docente;
  • non sussistono ragioni oggettive per escludere i supplenti temporanei;
  • una diversa interpretazione sarebbe in contrasto con il principio europeo di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato.

L’azione legale non è stata soltanto un esercizio tecnico, ma una battaglia per il riconoscimento del valore professionale della docente e per la tutela della sua dignità lavorativa.


Una sentenza che va oltre il singolo caso

Questa decisione assume un significato più ampio:

  • riafferma che la precarietà non può tradursi in minori diritti;
  • rafforza il principio di parità di trattamento nel comparto scuola;
  • rappresenta un precedente importante per altri lavoratori nella medesima situazione.

Il rispetto e la dignità del lavoro non sono concetti astratti: si concretizzano nel riconoscimento economico e professionale di chi ogni giorno garantisce il funzionamento della scuola pubblica.


Conclusione

La sentenza del Tribunale di Agrigento non è soltanto una vittoria giudiziaria. È la dimostrazione che quando sindacato e difesa legale operano in sinergia, è possibile ristabilire equilibrio e giustizia.

Dietro ogni ricorso accolto c’è una persona, una storia professionale, un impegno quotidiano. E c’è un principio che deve restare saldo: il lavoro ha dignità, sempre, a prescindere dalla tipologia contrattuale.

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