Mese: Giugno 2026

DALLA DITTATURA DELLO SCHERMO ALLA PAURA DELLO SCHERMO

Sei anni dopo la pandemia, la scuola tra libertà di insegnamento, smartphone e intelligenza artificiale

di Giuseppe Favilla

Nel marzo del 2020 la scuola italiana visse uno dei momenti più drammatici e complessi della sua storia repubblicana. Nel giro di pochi giorni milioni di studenti furono costretti ad abbandonare le aule e centinaia di migliaia di docenti si trovarono a reinventare il proprio lavoro all’interno di una realtà completamente nuova.

La didattica a distanza divenne improvvisamente l’unico strumento disponibile per garantire la continuità educativa e il diritto all’istruzione sancito dall’articolo 34 della Costituzione. In quelle settimane il dibattito pubblico si concentrò quasi esclusivamente sulla necessità di non interrompere il rapporto tra scuola e studenti. Una preoccupazione legittima e condivisibile.

Tuttavia, già allora, appariva evidente il rischio di dimenticare un altro principio costituzionale fondamentale: quello sancito dall’articolo 33 della Costituzione, secondo cui «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento».

A distanza di sei anni, superata l’emergenza sanitaria e archiviate molte delle polemiche di quel periodo, possiamo finalmente guardare a quell’esperienza con maggiore lucidità.

La didattica a distanza ha certamente rappresentato una risposta necessaria ad una situazione eccezionale. Migliaia di docenti hanno dimostrato professionalità, spirito di servizio e capacità di adattamento, spesso supplendo con il proprio impegno personale alle carenze organizzative e infrastrutturali del sistema. Sarebbe ingiusto e intellettualmente disonesto non riconoscerlo.

Allo stesso tempo, quella stagione ci ha lasciato insegnamenti che non dovrebbero essere dimenticati.

Abbiamo scoperto che la tecnologia può facilitare l’accesso alle informazioni, ma non può sostituire la relazione educativa.

Abbiamo compreso che l’apprendimento non coincide con la semplice trasmissione di contenuti.

Abbiamo verificato che la presenza fisica, il dialogo diretto, la costruzione quotidiana delle relazioni e della comunità scolastica rappresentano elementi essenziali del processo formativo.

Abbiamo inoltre constatato come l’innovazione tecnologica, lungi dall’eliminare le disuguaglianze, possa talvolta accentuarle. Non tutti gli studenti disponevano degli stessi strumenti, degli stessi spazi, delle stesse opportunità. La pandemia rese visibili fragilità sociali che per anni erano rimaste ai margini del dibattito educativo.

Eppure, proprio mentre maturavano queste consapevolezze, il dibattito pubblico ha progressivamente imboccato una direzione opposta.

Se nel 2020 sembrava che la tecnologia dovesse salvare la scuola, oggi sembra che la scuola debba essere salvata dalla tecnologia.

Lo smartphone è diventato il simbolo di ogni disagio educativo.

I social network vengono frequentemente indicati come la causa della crisi dell’attenzione.

L’intelligenza artificiale è spesso descritta come una minaccia per il pensiero umano e per il valore stesso dello studio.

La discussione si è trasformata in una contrapposizione tra favorevoli e contrari alla tecnologia, tra innovatori e conservatori, tra sostenitori dei divieti e difensori della libertà digitale.

Si tratta, tuttavia, di una rappresentazione semplicistica di una realtà molto più complessa.

La crisi dell’attenzione non nasce con lo smartphone.

La povertà lessicale non nasce con i social network.

La difficoltà di leggere un testo complesso non nasce con l’intelligenza artificiale.

La fragilità delle relazioni educative non nasce con Internet.

Attribuire agli strumenti la responsabilità di fenomeni che hanno radici culturali, sociali e pedagogiche molto più profonde rischia di trasformare il dibattito educativo in una ricerca permanente di capri espiatori.

Gli strumenti cambiano.

Le sfide educative restano.

Per questa ragione sarebbe opportuno affrontare il tema dell’uso degli smartphone nelle scuole con maggiore equilibrio e con minore enfasi ideologica.

Nessuno può negare che esistano problemi reali legati all’abuso dei dispositivi digitali.

Nessuno può ignorare i danni prodotti da una fruizione incontrollata dei social media.

Nessuno può sottovalutare il rischio di una dipendenza tecnologica sempre più precoce.

Ma proprio perché tali problemi esistono, la risposta non può essere semplicemente proibitiva.

La scuola non è il luogo del divieto.

La scuola è il luogo dell’educazione.

Educare significa accompagnare gli studenti alla comprensione critica della realtà.

Significa insegnare a distinguere tra informazione e manipolazione.

Significa sviluppare autonomia di giudizio.

Significa fornire strumenti culturali per utilizzare consapevolmente le tecnologie senza diventarne schiavi.

La storia dell’educazione dimostra che ogni innovazione significativa ha generato timori e resistenze.

Accadde con la stampa.

Accadde con il libro scolastico.

Accadde con la televisione.

Accadde con Internet.

Accade oggi con l’intelligenza artificiale.

La vera domanda non è se tali strumenti debbano essere accolti o respinti.

La vera domanda è se la scuola sia in grado di governarli e di trasformarli in occasioni di crescita culturale.

Ed è proprio qui che torna centrale il tema della libertà di insegnamento.

L’articolo 33 della Costituzione rappresenta uno dei pilastri meno citati e al tempo stesso più importanti dell’intero sistema educativo italiano.

I Padri Costituenti non inserirono quel principio per tutelare una categoria professionale.

Lo inserirono per garantire la libertà della cultura e impedire che l’istruzione potesse essere ridotta ad uno strumento di conformismo ideologico o di controllo amministrativo.

La libertà di insegnamento costituisce una garanzia democratica.

Essa tutela il pluralismo culturale.

Tutela la ricerca metodologica.

Tutela l’autonomia professionale del docente.

Tutela, soprattutto, il diritto degli studenti ad essere formati attraverso il confronto delle idee e non mediante l’applicazione meccanica di procedure standardizzate.

Oggi questo principio appare nuovamente sotto pressione.

Non per effetto di ideologie totalitarie o di forme esplicite di censura, ma attraverso una crescente tendenza alla burocratizzazione dell’azione educativa.

Da anni assistiamo ad una progressiva proliferazione di linee guida, protocolli, adempimenti, piattaforme, monitoraggi, rendicontazioni e prescrizioni che rischiano di restringere gli spazi dell’autonomia professionale.

Talvolta si ha l’impressione che la scuola venga considerata come una struttura amministrativa da governare attraverso procedure uniformi piuttosto che come una comunità educante fondata sulla responsabilità e sulla competenza dei propri docenti.

La questione degli smartphone e quella dell’intelligenza artificiale si inseriscono esattamente in questo scenario.

Il rischio non è rappresentato dalla tecnologia in sé.

Il rischio consiste nel ritenere che problemi educativi complessi possano essere risolti attraverso disposizioni generali valide per ogni contesto, ogni scuola, ogni classe e ogni studente.

La scuola reale è molto diversa.

Ogni comunità scolastica presenta caratteristiche proprie.

Ogni disciplina richiede metodologie differenti.

Ogni classe manifesta bisogni educativi specifici.

Ogni docente sviluppa nel tempo competenze professionali che gli consentono di scegliere gli strumenti più efficaci per raggiungere determinati obiettivi formativi.

È questa la ragione per cui il legislatore costituente ha voluto tutelare la libertà di insegnamento.

Non per affermare l’arbitrio individuale.

Non per sottrarre il docente alle proprie responsabilità.

Ma perché l’educazione è un’attività complessa che non può essere integralmente disciplinata attraverso prescrizioni centralizzate.

Oggi, mentre il dibattito continua a concentrarsi sugli smartphone, la scuola si trova già di fronte ad una sfida ancora più impegnativa.

L’intelligenza artificiale generativa sta modificando profondamente il modo di studiare, scrivere, tradurre, ricercare informazioni e produrre conoscenza.

Per la prima volta nella storia gli studenti hanno accesso a strumenti capaci di generare testi complessi, elaborare immagini, sintetizzare documenti e fornire risposte articolate in pochi secondi.

Ignorare questa realtà sarebbe impossibile.

Proibirla integralmente sarebbe illusorio.

Accettarla acriticamente sarebbe irresponsabile.

La scuola è chiamata a fare ciò che ha sempre fatto nei momenti di cambiamento: comprendere, interpretare, educare.

La sfida non consiste nel decidere se l’intelligenza artificiale debba entrare o meno nelle scuole.

La sfida consiste nel formare cittadini capaci di utilizzarla senza rinunciare al proprio pensiero critico.

Perché nessun algoritmo può sostituire il giudizio.

Nessuna piattaforma può sostituire la coscienza.

Nessuna macchina può sostituire la responsabilità morale.

Nessuna tecnologia può sostituire la relazione educativa.

Se il 2020 ci ha insegnato che la tecnologia non può sostituire la scuola, il 2026 dovrebbe insegnarci che la scuola non può limitarsi a proibire la tecnologia.

Tra l’entusiasmo acritico per il digitale e il proibizionismo tecnologico esiste una terza via.

È la via dell’educazione.

È la via della responsabilità.

È la via della libertà di insegnamento.

È la via indicata dalla Costituzione della Repubblica.

Perché il futuro della scuola italiana non dipenderà dagli strumenti che utilizzeremo.

Dipenderà dalla capacità di continuare a credere nella cultura, nella professionalità dei docenti, nell’autonomia del sapere e nella formazione di cittadini liberi.

Ed è proprio in questa prospettiva che la libertà di insegnamento non rappresenta un ostacolo al cambiamento.

Rappresenta, oggi come ieri, la condizione indispensabile perché il cambiamento possa trasformarsi in autentica crescita educativa e democratica.

PER UNA LETTURA NEL TEMPO

Scuola 2026: i prossimi appuntamenti per docenti, insegnanti di religione, personale ATA e Alte Professionalità

L’estate rappresenta uno dei momenti più importanti dell’anno per il personale scolastico. Tra immissioni in ruolo, assegnazioni provvisorie, conferimento delle supplenze, conferme degli incarichi e progressioni di carriera, il periodo compreso tra giugno e settembre concentra procedure che incidono direttamente sul futuro professionale di migliaia di lavoratori della scuola.

Per questo FENSIR segue con particolare attenzione tutte le fasi che interesseranno docenti, insegnanti di religione cattolica, personale ATA e Alte Professionalità, offrendo informazione, tutela e assistenza sindacale.

Docenti: assunzioni, mobilità e percorsi di carriera

Per i docenti precari, i prossimi mesi saranno caratterizzati dalle immissioni in ruolo derivanti dalle procedure concorsuali e dalle GPS sostegno, dallo scorrimento delle graduatorie e dal conferimento delle supplenze annuali e fino al termine delle attività didattiche.

Per i docenti di ruolo saranno invece centrali le procedure di utilizzazione e assegnazione provvisoria, la mobilità annuale, i percorsi formativi e le opportunità di sviluppo professionale previste dal sistema scolastico.

Particolare attenzione dovrà essere riservata anche alla presentazione delle domande di ricostruzione di carriera da parte del personale immesso in ruolo che abbia concluso positivamente il periodo di formazione e prova.

Insegnanti di Religione Cattolica: una specificità da valorizzare

Gli insegnanti di religione cattolica continuano a rappresentare una componente essenziale della comunità scolastica e necessitano di una tutela sindacale attenta alle peculiarità del loro status giuridico.

Per gli incaricati annuali il periodo estivo coincide con le procedure di conferma degli incarichi, con l’individuazione delle disponibilità per il nuovo anno scolastico e con le procedure concorsuali ancora in corso.

Particolare interesse riveste il tema della ricostruzione di carriera. Gli insegnanti di religione incaricati annuali che abbiano raggiunto il quinto anno di incarico e svolgano almeno 12 ore settimanali nella scuola dell’infanzia e primaria oppure 18 ore nella scuola secondaria possono accedere alla ricostruzione di carriera e ai relativi benefici economici.

Lo stesso diritto può essere riconosciuto anche a coloro che svolgano almeno 12 ore settimanali nella scuola secondaria qualora sia attestato dall’Ufficio Diocesano per la Scuola che la riduzione dell’orario rispetto alla cattedra piena dipenda da ragioni strutturali (non è possibile aggiungere ulteriori spezzoni perché troppo distanti tra di loro).

Per gli insegnanti di religione cattolica immessi in ruolo il 1° settembre 2025, una volta superato positivamente l’anno di formazione e prova, sarà possibile presentare la domanda di ricostruzione di carriera nel periodo compreso tra il 1° settembre e il 31 dicembre attraverso la piattaforma Istanze Online.

Personale ATA: stabilizzazione e valorizzazione professionale

Per il personale ATA precario saranno particolarmente importanti le nomine annuali, le graduatorie permanenti 24 mesi e le opportunità di stabilizzazione.

Per il personale ATA di ruolo assumono rilievo le procedure di mobilità, le progressioni tra le aree professionali, le posizioni economiche e l’attribuzione dei nuovi incarichi organizzativi previsti dall’evoluzione dell’amministrazione scolastica.

Anche il personale ATA immesso in ruolo e che abbia superato il periodo di prova potrà presentare domanda di ricostruzione di carriera attraverso le procedure telematiche previste dal Ministero nel periodo annualmente stabilito.

Alte Professionalità ATA: una nuova sfida organizzativa

Le nuove figure delle Elevate Qualificazioni e delle Alte Professionalità ATA rappresentano una delle principali novità degli ultimi anni.

Definizione delle funzioni, riconoscimento delle competenze, formazione specialistica, valorizzazione economica e sviluppo delle carriere saranno temi centrali nei prossimi mesi e richiederanno un costante confronto sindacale per garantire il pieno riconoscimento del ruolo svolto.

Ricostruzione di carriera: attenzione alle scadenze

Dal 1° settembre al 31 dicembre potranno presentare domanda di ricostruzione di carriera:

  • i docenti immessi in ruolo che abbiano superato l’anno di formazione e prova;
  • gli insegnanti di religione cattolica immessi in ruolo il 1° settembre 2025 che abbiano concluso positivamente il percorso di formazione e prova;
  • I docenti incaricati annuali in modalità cartacea allegando anche la dichiarazione dei servizi;
  • il personale ATA immesso in ruolo che abbia superato il periodo di prova.

La ricostruzione di carriera rappresenta uno strumento fondamentale per il riconoscimento dell’anzianità di servizio e per la corretta attribuzione delle progressioni stipendiali previste dall’ordinamento scolastico.

Unità nella specificità

Docenti, insegnanti di religione cattolica, personale ATA e Alte Professionalità condividono la stessa missione educativa ma vivono esigenze professionali differenti.

Per FENSIR la rappresentanza sindacale efficace nasce dalla capacità di riconoscere e valorizzare le specificità di ciascuna categoria, offrendo tutela, assistenza e competenza specialistica.

Perché categorie diverse richiedono risposte diverse, ma tutti i lavoratori della scuola hanno diritto a una rappresentanza forte, competente e presente.

FENSIR – Unità nella specificità.

📍 Via G. Carducci, 25 – 24127 Bergamo
☎ 035 0460151
📧 segreteria@fensir.it

Immissioni in ruolo 2026: guida all’ordine di utilizzo delle graduatorie di posto comune e di sostegno

FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca informa docenti e aspiranti all’assunzione sulle modalità di utilizzo delle graduatorie per le immissioni in ruolo, un tema particolarmente importante in vista delle prossime procedure di reclutamento.

Il principio del 50% tra GAE e Graduatorie di Merito

La normativa vigente prevede che i posti destinati alle assunzioni a tempo indeterminato siano ripartiti al 50% tra le Graduatorie ad Esaurimento (GAE) e il 50% tra le Graduatorie di Merito dei concorsi. Qualora uno dei due canali risulti esaurito, i posti residui possono essere attribuiti all’altro canale attraverso il cosiddetto meccanismo del “travaso”.

Scuola dell’Infanzia e Primaria

Per il settore dell’infanzia e della primaria, l’ordine di scorrimento delle graduatorie prevede innanzitutto l’assunzione dei vincitori del concorso 2016 ancora presenti in graduatoria. Successivamente, una parte dei posti viene assegnata ai vincitori del concorso straordinario 2018 e relativa fascia aggiuntiva.

I posti residui vengono poi attribuiti seguendo l’ordine cronologico dei concorsi più recenti:

  • Vincitori del concorso ordinario 2020;
  • Vincitori del concorso PNRR1;
  • Vincitori del concorso PNRR2;
  • Vincitori del concorso PNRR3.

Qualora residuino ulteriori disponibilità, si procede allo scorrimento degli idonei secondo le percentuali e le modalità previste dalla normativa vigente, fino all’utilizzo degli elenchi regionali e delle graduatorie per il sostegno.

Scuola Secondaria di I e II grado

Per la scuola secondaria il percorso è leggermente diverso. Dopo i vincitori del concorso 2016, i posti disponibili vengono ripartiti tra:

  • Concorso straordinario 2018 e fascia aggiuntiva;
  • Vincitori del concorso ordinario 2020;
  • Vincitori del concorso straordinario 2020.

Esaurite tali graduatorie, si procede con i vincitori dei concorsi PNRR in ordine cronologico:

  1. PNRR1;
  2. PNRR2;
  3. PNRR3.

Anche in questo caso, qualora rimangano posti disponibili, si passa agli idonei e successivamente agli elenchi regionali e alle procedure dedicate al sostegno.

Il ruolo degli elenchi regionali e delle mini call

Quando le graduatorie principali non consentono la copertura di tutti i posti autorizzati, entrano in gioco gli elenchi regionali e le procedure per il sostegno. In ultima istanza, possono essere attivate le cosiddette mini call veloci, che consentono l’assegnazione dei posti rimasti vacanti attraverso procedure interprovinciali.

Perché è importante conoscere l’ordine delle graduatorie

Comprendere l’ordine di utilizzo delle graduatorie permette ai candidati di:

  • valutare correttamente le proprie possibilità di assunzione;
  • monitorare l’andamento delle nomine;
  • pianificare eventuali scelte territoriali;
  • conoscere i propri diritti durante le procedure di reclutamento.

FENSIR continuerà a seguire con attenzione tutte le fasi delle immissioni in ruolo, fornendo aggiornamenti, consulenza e assistenza agli iscritti.

FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca
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FENSIR INFORMA: ATA 24 MESI, AL VIA LA SCELTA DELLE SEDI (ALLEGATO G)

La FENSIR informa tutto il personale ATA interessato che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha comunicato l’apertura delle funzioni telematiche per la compilazione dell’Allegato G, relativo alla scelta delle sedi per le graduatorie permanenti provinciali ATA (24 mesi) valide per l’anno scolastico 2026/2027.

L’istanza sarà disponibile sulla piattaforma POLIS – Istanze Online dalle ore 9.00 del 23 giugno 2026 fino alle ore 23.59 del 13 luglio 2026.

La procedura riguarda gli aspiranti inseriti nei concorsi per titoli di cui all’art. 554 del D.Lgs. 297/1994 per i profili professionali dell’Area A e B del personale ATA e costituisce un passaggio essenziale per la scelta delle istituzioni scolastiche presso le quali essere inclusi nelle graduatorie d’istituto.

La FENSIR ricorda che la presentazione dell’Allegato G è un adempimento di fondamentale importanza. Per questo motivo invitiamo tutto il personale interessato a verificare tempestivamente l’accesso alla piattaforma ministeriale e a procedere con la compilazione della domanda senza attendere gli ultimi giorni disponibili.

Le date da ricordare

  • Apertura istanza: 23 giugno 2026, ore 9.00
  • Chiusura istanza: 13 luglio 2026, ore 23.59
  • Modalità di presentazione: esclusivamente online tramite POLIS – Istanze Online

La FENSIR, da sempre al fianco dei lavoratori della scuola, mette a disposizione dei propri iscritti e di tutto il personale ATA i propri consulenti e le sedi territoriali per fornire assistenza nella compilazione dell’istanza e per ogni chiarimento relativo alla procedura.

Per informazioni e supporto è possibile contattare le sedi FENSIR presenti sul territorio o consultare i canali ufficiali dell’organizzazione sindacale.

Segreteria Nazionale FENSIR

GPS 2026/2028: al via la conferma del servizio dichiarato nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha attivato la procedura dedicata alla conferma del servizio prestato per gli aspiranti inseriti nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) del personale docente per gli anni scolastici 2026/27 e 2027/28.

L’istanza interessa esclusivamente coloro che, in fase di aggiornamento delle graduatorie disciplinato dall’Ordinanza Ministeriale n. 27 del 16 febbraio 2026, avevano dichiarato un servizio ancora in corso alla data di scadenza della domanda, indicando una data di conclusione successiva al termine di presentazione delle istanze.

Le date della procedura

Le domande per l’aggiornamento e l’inserimento nelle GPS 2026/2028 sono state presentate dalle ore 12:00 del 23 febbraio 2026 alle ore 23:59 del 16 marzo 2026.

Chi deve presentare l’istanza

Sono tenuti a compilare la domanda gli aspiranti che:

  • hanno partecipato alla procedura GPS 2026/2028;
  • hanno dichiarato un contratto o un servizio non ancora concluso al 16 marzo 2026;
  • intendono far valutare l’intero periodo di servizio effettivamente prestato.

La mancata conferma comporta la valutazione del solo servizio maturato fino alla data di presentazione della domanda originaria.

Come compilare e inoltrare la domanda

L’istanza è disponibile attraverso la piattaforma Istanze Online (POLIS). Durante la compilazione, ogni sezione viene salvata dal sistema e può essere modificata fino all’inoltro definitivo.

Una volta completata la procedura:

  1. l’aspirante deve effettuare l’inoltro telematico della domanda;
  2. il sistema genera automaticamente un file PDF contenente l’istanza compilata;
  3. il documento viene archiviato nell’area personale “Archivio” di Istanze Online;
  4. una copia viene inviata agli indirizzi e-mail registrati dall’utente (esclusa la PEC).

Dopo l’inoltro è comunque possibile apportare modifiche, ma solo dopo aver annullato l’invio precedente e aver proceduto a un nuovo inoltro entro la scadenza prevista.

Le verifiche da effettuare

Per essere certi della corretta conclusione della procedura, gli aspiranti dovrebbero:

  • controllare la ricezione dell’e-mail di conferma;
  • verificare che l’istanza risulti nello stato “inoltrata”;
  • accedere alla sezione “Archivio” di Istanze Online e controllare la correttezza dei dati riportati nel PDF.

Dichiarazioni e responsabilità

La compilazione dell’istanza avviene ai sensi del D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000 in materia di autocertificazione. Le informazioni inserite assumono valore di dichiarazioni sostitutive di certificazione e sono soggette alle verifiche previste dalla normativa.

Eventuali dichiarazioni non veritiere possono comportare conseguenze sia amministrative sia penali. I dati personali sono trattati nel rispetto del Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e del D.Lgs. 196/2003.

Un passaggio decisivo per il punteggio GPS

La conferma del servizio rappresenta un adempimento fondamentale per tutti i docenti che hanno dichiarato supplenze in corso durante l’aggiornamento delle GPS. Attraverso questa procedura il Ministero può attribuire correttamente il punteggio spettante, garantendo la formazione delle graduatorie definitive valide per il biennio 2026/2028.

GPS 2026/2028 : Disponibile la funzione “visualizzazione” su Istanze Online

Il Ministero ha reso inoltre disponibile su Istanze Online una nuova funzione che consente agli aspiranti inseriti nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) di consultare le classi di concorso e le relative fasce per le quali è stata presentata domanda di inserimento o aggiornamento.

Come verificare i dati

Per accedere alle informazioni è sufficiente:

  • entrare nell’area riservata di Istanze Online;
  • selezionare la funzione dedicata alle GPS;
  • verificare le classi di concorso e le fasce associate alla propria istanza.

Attenzione al simbolo di divieto

Alcuni utenti stanno segnalando la presenza del simbolo di divieto accanto a determinate classi di concorso oppure la visualizzazione parziale dei dati. Si tratta di una situazione del tutto normale e che, al momento, non deve destare preoccupazione.

Le Graduatorie Provinciali per le Supplenze, infatti, non sono ancora state pubblicate in via definitiva e le informazioni presenti sulla piattaforma sono tuttora in fase di elaborazione da parte degli Uffici scolastici.

Per questo motivo il sistema potrebbe non mostrare ancora tutti i dettagli relativi alle graduatorie richieste o ai punteggi attribuiti. La visualizzazione completa dei dati e della posizione occupata in graduatoria sarà disponibile soltanto dopo la pubblicazione ufficiale delle GPS da parte degli Uffici competenti.

Si consiglia pertanto agli aspiranti di verificare la corretta presenza delle classi di concorso richieste e di attendere la pubblicazione delle graduatorie per consultare il quadro definitivo della propria posizione.

Assistenza sanitaria integrativa per il personale della scuola: che fine ha fatto?

A giugno 2026 ancora nessuna informazione concreta per migliaia di lavoratori della scuola che attendono l’avvio del nuovo sistema di welfare sanitario.

A distanza di oltre sei mesi dalla sottoscrizione definitiva del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo che ha istituito la copertura sanitaria integrativa per il personale della scuola, docenti e ATA continuano ad attendere risposte chiare sull’effettiva attivazione del servizio.

L’iniziativa, presentata come una delle più importanti novità nel campo del welfare scolastico degli ultimi anni, aveva suscitato aspettative significative tra i lavoratori del settore. Per la prima volta, infatti, si prevedeva una forma di assistenza sanitaria integrativa destinata a tutto il personale della scuola, sia a tempo indeterminato che a tempo determinato con incarico annuale o fino al termine delle attività didattiche.

Tuttavia, a giugno 2026, molti interrogativi restano ancora senza risposta. Quale compagnia o fondo gestirà il servizio? Quali prestazioni saranno garantite? Quali saranno le modalità operative di adesione? Quando sarà possibile usufruire concretamente delle coperture previste?

Domande legittime alle quali il personale scolastico attende riscontri certi.

«Che fine ha fatto questa misura? Siamo ormai a giugno 2026 e molti docenti, fiduciosi di una iniziativa attesa da anni, stanno ancora aspettando di conoscere modalità operative, tempi certi e benefici concreti della copertura sanitaria integrativa», dichiara Giuseppe Favilla, Segretario Generale della Fensir.

La questione assume una rilevanza ancora maggiore alla luce delle risorse economiche stanziate. Il finanziamento previsto ammonta infatti a 80 milioni di euro annui per il quadriennio 2026-2029, una cifra importante che avrebbe dovuto consentire l’avvio tempestivo del nuovo sistema di assistenza.

«Purtroppo leggiamo anche che le risorse provengono da una grossa sforbiciata alle risorse per l’autonomia scolastica», continua Favilla. «Una scelta che lascia perplessi: il miglioramento delle condizioni di welfare del personale è certamente un obiettivo condivisibile, ma non può avvenire sottraendo fondi alle istituzioni scolastiche già gravate da carenze strutturali e finanziarie.»

Per la Fensir è necessario che il Ministero dell’Istruzione e del Merito faccia immediatamente chiarezza sullo stato di attuazione del provvedimento, fornendo al personale informazioni puntuali sui tempi di avvio e sulle prestazioni effettivamente garantite.

Dopo anni di richieste e aspettative, il personale della scuola merita risposte concrete e non annunci destinati a rimanere sulla carta. Il welfare sanitario rappresenta un diritto e un’opportunità importante per una categoria che ogni giorno garantisce il funzionamento del sistema educativo del Paese. È arrivato il momento di passare dalle promesse ai fatti.

730/2026: Anche quest’anno con il nostro CAF, la tua dichiarazione si fa in modo semplice e a distanza!

Hai già pensato alla tua dichiarazione dei redditi per il 2026?
Anche quest’anno ti offriamo la possibilità di usufruire del nostro servizio CAF a distanza per l’elaborazione del Modello 730, comodamente da casa tua.

✅ Un servizio su misura per te:

Il nostro servizio è:

  • €10 per gli iscritti con trattenuta mensile sul cedolino paga, e per il coniuge €20 in caso di 730 congiunto;
  • Disponibile con un contributo di €20 per aspiranti o iscritti annuali senza trattenuta mensile e per il coniuge €20 in caso di 730 congiunto;
  • Offerto con un contributo di €45 per familiari o conoscenti non dipendenti della scuola o del settore pubblico (è richiesta in questo caso l’iscrizione sindacale).

📌 IMPORTANTE:
Per chi si avvale dell’assistenza presso le segreterie territoriali di Agrigento (agrigento@fensir.it) e Salerno (salerno@fensir.it), il servizio non è gratuito e i costi possono variare in base agli accordi locali con CNA.


📤 Invio della documentazione:

Per una corretta elaborazione, ti invitiamo a inviare tutta la documentazione entro:

  • 30 maggio → per ricevere l’eventuale rimborso tra luglio e agosto;
  • 31 agosto → per il rimborso entro ottobre/novembre;
  • Oltre il 31 agostonon garantiamo più l’elaborazione, a causa dei tempi richiesti dalla sede centrale CAF.

➡️ Ti chiediamo di seguire scrupolosamente le indicazioni riportate nel file allegato, senza tralasciare nulla.
Chi ha già utilizzato il nostro servizio negli anni scorsi troverà parte della documentazione già archiviata, se invariata.

🔒 Ricorda di allegare sempre:

  • Carta d’identità e codice fiscale del dichiarante e dei familiari presenti in dichiarazione.

👨‍👩‍👧‍👦 Familiari a carico e novità:

Attenzione! Dal modello 730/2024 non spettano più detrazioni per figli a carico con meno di 21 anni.
L’Assegno Unico Universale, in vigore dal 1° marzo 2022, ha sostituito le vecchie detrazioni.
Tuttavia, è necessario compilare sempre il prospetto dei familiari a carico per accedere a bonus regionali e sconti fiscali.


✉️ Cosa specificare nella mail:

  • Componenti del nucleo familiare (coniuge, figli, altri) e relativa percentuale a carico
  • Dati relativi all’abitazione (proprietà, affitto, usufrutto, ecc.) con documentazione
  • Residenza (se diversa da quanto riportato nella carta d’identità)
  • Scelta per la destinazione del 5-8-2 per mille

📧 Dove inviare la documentazione?

Tutta la documentazione digitale e ogni richiesta di informazioni deve essere inviata esclusivamente a:

SCARICA L’ELENCO DEI DOCUMENTI

➡️ cafpatronato@fensir.it

❌ Invii ad altri indirizzi, anche se Fensir, potrebbero non essere presi in considerazione!


☎️ Contatti utili:

Per eventuali chiarimenti, potresti essere contattato da questi numeri:
📞 0350460151 (numero nazionale)
📱 3513393163 (Mariangela Mapelli – Responsabile CAF)

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Docente di religione precaria ottiene 15 mensilità di risarcimento: importante vittoria al Tribunale di Trieste

Importante affermazione per i diritti dei docenti di religione precari. Il Tribunale di Trieste, con sentenza del 29 maggio 2026, ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno in favore di una docente che per oltre vent’anni ha prestato servizio con contratti a tempo determinato reiterati dall’Amministrazione scolastica, condannando il Ministero dell’Istruzione al pagamento di un’indennità pari a 15 mensilità dell’ultima retribuzione utile ai fini del TFR.

La pronuncia si inserisce nel consolidato orientamento giurisprudenziale che riconosce l’abuso nella reiterazione dei contratti a termine per i docenti di religione cattolica quando il rapporto supera il limite delle tre annualità senza che vengano banditi i previsti concorsi triennali. Il giudice ha accertato che la docente aveva svolto servizio per un periodo superiore ai 36 mesi attraverso incarichi annuali, senza che l’Amministrazione avesse garantito le opportunità di stabilizzazione previste dalla normativa.
Grande soddisfazione è stata espressa dal Segretario Generale della Fensir, Giuseppe Favilla, che ha sottolineato come questa sentenza rappresenti l’ennesima conferma della fondatezza delle battaglie portate avanti dal sindacato a tutela dei docenti di religione cattolica penalizzati da anni di precariato.

“Questa decisione – dichiara Favilla – riconosce concretamente il danno subito da tanti insegnanti che hanno garantito continuità didattica e professionalità nelle scuole italiane senza vedere riconosciuti i propri diritti. La  Fensir e la sua struttura per i docenti di religione SAIR, continuerà a sostenere con determinazione tutte le iniziative necessarie per contrastare il precariato storico e ottenere il pieno riconoscimento professionale ed economico dei docenti di religione.”

Soddisfazione anche da parte della Segretaria SAIR Mariangela Mapelli, che evidenzia il valore della tutela sindacale e legale garantita agli iscritti.

“Questa sentenza – afferma Mapelli – dimostra quanto sia importante l’azione del sindacato nell’accompagnare i lavoratori nei percorsi di tutela dei propri diritti. Continueremo a essere al fianco dei docenti di religione affinché nessuna situazione di abuso resti senza risposta e affinché venga garantita la piena dignità professionale a chi da anni opera nella scuola.”

Il SAIR ribadisce il proprio impegno nel monitorare tutte le situazioni analoghe presenti sul territorio nazionale e nel promuovere ogni iniziativa utile a ottenere giustizia per i docenti coinvolti, alla luce di una giurisprudenza sempre più chiara nel riconoscere il danno derivante dall’abuso dei contratti a termine nel settore scolastico.

La sentenza del Tribunale di Trieste rappresenta dunque un importante precedente e un ulteriore segnale a favore dei lavoratori della scuola, confermando la centralità dell’azione sindacale nella difesa dei diritti e nella lotta contro il precariato.

Precariato scolastico: il Tribunale di Salerno riconosce risarcimento e Carta Docente, nuova vittoria Fensir.

mportante affermazione dei diritti dei lavoratori della scuola presso il Tribunale di Salerno, che ha accolto il ricorso di una docente riconoscendo sia il diritto al risarcimento del danno per l’abusiva reiterazione dei contratti a tempo determinato sia il diritto alla Carta Docente per gli anni di servizio svolti con incarico annuale.

La sentenza rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di tutela dei precari della scuola e conferma gli orientamenti della giurisprudenza nazionale ed europea volti a contrastare l’utilizzo improprio del lavoro a termine e le discriminazioni tra personale di ruolo e personale precario.

Nel caso esaminato, il Tribunale ha accertato che la docente è stata mantenuta in una condizione di precarietà oltre i limiti consentiti dalla normativa, riconoscendo pertanto il diritto al risarcimento del danno derivante dall’abuso dei contratti a tempo determinato. Un principio di grande rilevanza che ribadisce come la pubblica amministrazione debba rispettare le regole poste a tutela dei lavoratori e non possa fare ricorso in maniera sistematica e reiterata al precariato.

Accanto al riconoscimento del danno, il Giudice ha affermato anche il diritto della docente a beneficiare della Carta Docente per le annualità di servizio svolte con contratto a termine. La decisione si inserisce nel consolidato orientamento che considera discriminatoria l’esclusione dei docenti precari da uno strumento destinato alla formazione professionale, essendo identici gli obblighi didattici e formativi richiesti sia ai docenti di ruolo sia a quelli assunti a tempo determinato.

Il ruolo della Fensir

Questa importante pronuncia conferma la validità dell’azione portata avanti dalla Fensir nella difesa dei diritti del personale scolastico. Da anni il sindacato è impegnato nel sostenere i lavoratori precari attraverso attività di informazione, consulenza, assistenza sindacale e tutela legale, affinché siano riconosciuti diritti troppo spesso negati dall’Amministrazione.

La Fensir continua a promuovere iniziative volte a contrastare il precariato storico, a garantire pari dignità professionale a tutti i lavoratori della scuola e a ottenere il pieno riconoscimento delle tutele economiche e normative spettanti ai docenti, indipendentemente dalla tipologia contrattuale.

Un segnale importante per tutto il personale scolastico

La decisione del Tribunale di Salerno rappresenta un importante punto di riferimento per tutti i lavoratori che si trovano in situazioni analoghe. Il riconoscimento congiunto del risarcimento per l’abuso dei contratti a termine e della Carta Docente dimostra che la tutela dei diritti dei precari non è soltanto un principio astratto, ma può tradursi in risultati concreti.

Fensir continuerà a essere al fianco dei lavoratori della scuola per garantire il rispetto delle norme, la valorizzazione della professionalità docente e la piena affermazione dei principi di uguaglianza e non discriminazione che devono caratterizzare il sistema scolastico italiano.

Ancora una volta, la tutela sindacale e l’azione legale si dimostrano strumenti fondamentali per trasformare i diritti riconosciuti dalla legge in risultati effettivi per i lavoratori.

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