Solo 656 posti destinati allo scorrimento delle graduatorie straordinarie. Il Segretario generale della FENSIR denuncia l’insufficienza del piano e chiede il superamento del limite del 70% dell’organico di ruolo
Il decreto ministeriale n. 143 del 22 luglio 2026, relativo alle immissioni in ruolo degli insegnanti di religione cattolica per l’anno scolastico 2026/2027, conferma un quadro fortemente deludente per migliaia di docenti precari.
A denunciarlo è Giuseppe Favilla, Segretario generale della FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca, alla quale aderisce il SAIR – Sindacato Autonomo Insegnanti di Religione.
«Ci troviamo ancora una volta di fronte a una grave mancanza di serietà nei confronti dei docenti di religione – dichiara Favilla –. Da anni si parla di stabilizzazione e di superamento del precariato, ma manca ancora una scelta politica realmente capace di intervenire alla radice del problema».
Una legge che mantiene strutturalmente il 30% dei posti fuori dall’organico stabile
Il problema non riguarda soltanto il contingente autorizzato per il prossimo anno scolastico. Alla base rimane la legge n. 186 del 18 luglio 2003, che determina la dotazione organica degli insegnanti di religione cattolica nella misura del 70% dei posti complessivamente funzionanti.
Una previsione che lascia strutturalmente il restante 30% al di fuori dell’organico stabile, alimentando ogni anno il ricorso ai contratti a tempo determinato.
«Sappiamo bene che il precariato non può essere cancellato con un semplice provvedimento – prosegue Favilla –. Ma è altrettanto evidente che una legge che mantiene ancora oggi il 30% dei posti di un’intera categoria fuori dall’organico di ruolo produce una disparità difficilmente giustificabile. Non è serio proclamare l’intenzione di sconfiggere il precariato e, contemporaneamente, conservare una norma che lo rende strutturale».
Per la FENSIR e il SAIR è quindi necessario superare il limite del 70% e portare progressivamente nell’organico stabile il 100% dei posti effettivamente funzionanti e necessari.
Il problema non può essere rinviato sostenendo che il fabbisogno degli insegnanti di religione sarebbe incerto o variabile. Questi docenti garantiscono da decenni un servizio continuativo nella scuola statale e, nella maggior parte dei casi, vengono confermati annualmente sugli stessi posti.
Europa e Cassazione: la reiterazione dei contratti non può essere normalizzata
La denuncia sindacale si inserisce in un quadro giuridico ormai consolidato.
La Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza del 13 gennaio 2022 nella causa C-282/19, si è pronunciata specificamente sull’utilizzo reiterato dei contratti a tempo determinato nei confronti degli insegnanti di religione cattolica, richiamando la necessità di misure effettive per prevenire e sanzionare gli abusi. Corte di giustizia dell’Unione europea
La Commissione europea ha inoltre contestato all’Italia l’insufficienza delle misure adottate per prevenire e sanzionare l’abuso dei contratti successivi a termine nel settore pubblico, comprendendo espressamente anche il personale della scuola.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18698 del 9 giugno 2022, ha riconosciuto che può configurarsi un abuso quando i rapporti annuali proseguono per oltre tre anni in assenza della regolare indizione dei concorsi, con il conseguente diritto del docente al risarcimento del danno cosiddetto eurounitario. Corte di Cassazione
Più recentemente, la Cassazione ha anche chiarito che la procedura straordinaria prevista per gli insegnanti di religione non costituisce, da sola, una misura automaticamente idonea a sanare l’abusiva reiterazione dei precedenti contratti a termine.
«Le istituzioni europee e la giurisprudenza nazionale hanno indicato chiaramente che il ricorso reiterato ai contratti a termine non può essere considerato una modalità ordinaria di gestione del personale – sottolinea Favilla –. Eppure, per gli insegnanti di religione, il precariato continua a essere programmato dalla stessa normativa».
Il decreto del 22 luglio: molti posti complessivi, ma soltanto 656 allo straordinario
Il decreto ministeriale n. 143 autorizza complessivamente 2.628 immissioni in ruolo:
- 991 nella scuola dell’infanzia e primaria;
- 1.637 nella scuola secondaria di primo e secondo grado.
Il numero complessivo potrebbe apparire significativo. Tuttavia, l’effetto delle compensazioni in favore del concorso ordinario riduce drasticamente le possibilità di scorrimento delle graduatorie straordinarie.
Dei 2.628 posti autorizzati:
- 1.972 sono destinati al concorso ordinario;
- soltanto 656 sono assegnati alla procedura straordinaria.
In particolare, allo straordinario restano appena 167 posti per infanzia e primaria e 489 per la secondaria. Numeri che dovranno essere ulteriormente ripartiti tra le regioni e, successivamente, tra le singole diocesi.
«Il decreto del 22 luglio conferma la fondatezza delle preoccupazioni espresse dalla FENSIR e dal SAIR – afferma Favilla –. Non bastano interventi numericamente appariscenti se poi, entrando nel merito della distribuzione, scopriamo che soltanto una parte minima dei posti produrrà un nuovo scorrimento delle graduatorie straordinarie».
Mapelli (SAIR): «In molte diocesi le graduatorie potrebbero non scorrere affatto»
Sulla gravità della situazione interviene anche Mariangela Mapelli, Segretaria nazionale del SAIR.
«I numeri definitivi confermano purtroppo le criticità che avevamo evidenziato. Dietro il dato complessivo delle 2.628 immissioni in ruolo c’è una realtà molto meno rassicurante per migliaia di docenti di religione che hanno partecipato alla procedura straordinaria».
La distribuzione territoriale rischia di ridurre ulteriormente la portata delle assunzioni. In diverse regioni, per infanzia e primaria, non è previsto alcun posto destinato allo straordinario. Anche nella secondaria i contingenti risultano estremamente contenuti.
«Parliamo di appena 167 posti per infanzia e primaria e 489 per la secondaria – prosegue Mapelli – che dovranno essere ulteriormente ripartiti tra le diverse diocesi italiane. È facilmente prevedibile che in molte diocesi lo scorrimento sarà estremamente ridotto e, in alcuni casi, potrebbe non esserci affatto».
Il SAIR precisa di non contestare i diritti dei vincitori del concorso ordinario, ma di ritenere inaccettabile che il recupero delle relative quote finisca per comprimere ancora una volta le possibilità di stabilizzazione dei docenti con molti anni di servizio.
«Questi insegnanti non sono arrivati oggi nella scuola italiana – sottolinea Mapelli –. Molti lavorano da dieci, quindici, vent’anni e oltre. Hanno atteso per più di vent’anni una procedura concorsuale e oggi rischiano di vedere la propria graduatoria muoversi di pochissime posizioni o addirittura rimanere ferma».
FENSIR e SAIR: «Serve una scelta politica, non piccoli scorrimenti annuali»
Secondo la FENSIR e il SAIR, il decreto rappresenta un avanzamento rispetto al lungo immobilismo del passato, ma non può essere presentato come la soluzione al precariato storico degli insegnanti di religione.
Il concorso straordinario è stato bandito per 4.500 posti. Tuttavia, per l’anno scolastico 2026/2027, soltanto 656 assunzioni saranno effettuate mediante lo scorrimento delle relative graduatorie.
«Questa è una manovra profondamente deludente – conclude Favilla –. Servono trasparenza e serietà: non basta comunicare il numero complessivo delle assunzioni senza spiegare quanti posti andranno realmente ai docenti storici dello straordinario. Occorre un intervento legislativo che superi il limite del 70%, porti progressivamente il 100% dei posti funzionanti nell’organico stabile e consenta un più rapido esaurimento delle graduatorie».
La FENSIR e il SAIR chiedono pertanto al Ministro dell’Istruzione e del Merito e al Governo:
- il superamento della quota strutturale del 70% dell’organico di ruolo;
- l’incremento dei posti destinati alle graduatorie straordinarie;
- un piano pluriennale certo per il loro esaurimento;
- una misura realmente efficace contro la reiterazione abusiva dei contratti a termine.
«Il tempo delle promesse è finito – conclude Favilla –. I docenti di religione con dieci, quindici o vent’anni di servizio non possono continuare a essere trattati come personale provvisorio. Il precariato non si combatte con piccoli scorrimenti annuali: si combatte modificando le norme che continuano ad alimentarlo».

