La scuola dovrebbe essere per definizione uno spazio di crescita, rispetto e collaborazione. Eppure, anche all’interno delle istituzioni scolastiche possono svilupparsi dinamiche di mobbing, una forma di violenza psicologica subdola, sistematica e persistente che colpisce lavoratrici e lavoratori, compromettendo la salute, la dignità e la professionalità.
Docenti e personale ATA (amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici) non sono affatto immuni da questo fenomeno, che troppo spesso viene minimizzato, normalizzato o ignorato.
Cos’è realmente il mobbing
Il mobbing non è un semplice conflitto, né una lite occasionale. È un incessante processo di azioni vessatorie intenzionali, lungo e costante, di fronte al quale la persona mobbizzata si trova progressivamente senza potere di difesa.
Si tratta di una strategia di logoramento che può essere messa in atto da un singolo individuo o da un gruppo, con l’obiettivo di isolare, delegittimare, emarginare o spingere la vittima ad allontanarsi dal contesto lavorativo.
Un aspetto fondamentale, spesso frainteso, è che ogni singola azione, presa isolatamente, può apparire neutra o addirittura normale: una battuta, una dimenticanza, una critica, un cambiamento di incarico. È la ripetizione sistematica nel tempo, la continuità e l’intenzionalità che trasformano questi comportamenti in mobbing.
Perché il mobbing è difficile da riconoscere a scuola
Nel contesto scolastico il mobbing assume forme particolarmente sottili e ambigue. La complessità dell’organizzazione, la presenza di diversi ruoli professionali, le gerarchie e le relazioni di potere favoriscono dinamiche in cui la vessazione può essere mascherata da esigenze organizzative, decisioni di servizio o “normale gestione”.
Spesso chi subisce si sente dire:
- “È solo un malinteso”
- “Succede a tutti”
- “Non prenderla sul personale”
In realtà, dietro queste giustificazioni può nascondersi un vero e proprio processo persecutorio, che giorno dopo giorno mina l’equilibrio psicologico e professionale della persona.
Il mobbing verso il personale ATA
Il personale ATA è particolarmente esposto perché spesso collocato in una posizione di minor potere decisionale. Le forme più ricorrenti di mobbing includono:
- demansionamento o assegnazione di compiti umilianti
- esclusione sistematica dalle comunicazioni e dalle riunioni
- carichi di lavoro eccessivi o, al contrario, svuotamento delle mansioni
- controlli ossessivi, rimproveri pubblici, svalutazione continua
- isolamento relazionale.
Queste pratiche non colpiscono solo la persona, ma trasmettono un messaggio chiaro: “tu non conti”, “sei inutile”, “sei un problema”.
Il mobbing verso i docenti
Anche i docenti possono essere bersaglio di mobbing, soprattutto quando risultano “scomodi”, autonomi, critici o semplicemente non allineati. Le modalità più frequenti sono:
- delegittimazione professionale davanti a colleghi, studenti o famiglie
- esclusione da progetti, incarichi, commissioni o opportunità formative
- critiche continue e non costruttive
- ostacoli nella carriera, nelle assegnazioni o negli orari
- isolamento all’interno del collegio docenti.
In questi casi il mobbing colpisce direttamente l’identità professionale, generando senso di inadeguatezza, colpa e fallimento.
Le conseguenze: dalla persona alla comunità scolastica
Il mobbing non è mai “solo” un problema individuale. Le conseguenze più frequenti sono:
- ansia, stress cronico, depressione
- disturbi psicosomatici (insonnia, cefalee, problemi gastrointestinali)
- perdita di motivazione, entusiasmo e senso di appartenenza
- aumento delle assenze per malattia
- calo della qualità del lavoro.
Una scuola in cui docenti e ATA vivono nel disagio non può essere un ambiente educativo sano. Il clima si deteriora, la collaborazione si spegne e anche studenti e famiglie ne risentono.
Perché il mobbing viene tollerato
Il mobbing a scuola viene spesso:
- negato (“non esiste, sei troppo sensibile”)
- normalizzato (“qui si è sempre fatto così”)
- temuto (“se parli, peggiora”).
La precarietà lavorativa, la paura di ritorsioni, la mancanza di informazione e una cultura del silenzio favoriscono l’impunità. Inoltre, l’idea della scuola come “missione” porta molte persone a sopportare l’inaccettabile in nome del dovere.
Riconoscere il mobbing: segnali da non ignorare
Alcuni campanelli d’allarme:
- sentirsi costantemente sotto attacco o sotto giudizio
- essere sistematicamente esclusi da comunicazioni e decisioni
- ricevere ordini contraddittori o impossibili da eseguire
- percepire ostilità mirata, ironia, disprezzo
- vivere un isolamento progressivo.
Quando questi segnali si ripetono nel tempo, non sono casualità: sono indicatori di un possibile processo di mobbing.
Cosa fare: tutela e consapevolezza
È fondamentale:
- documentare tutto (email, ordini di servizio, messaggi, testimoni)
- parlarne con persone di fiducia, RLS, sindacati
- rivolgersi al medico in caso di sintomi
- valutare supporto psicologico e, se necessario, legale.
Il silenzio è il principale alleato del mobbing. La consapevolezza è il primo strumento di difesa.
Il ruolo della dirigenza e dell’istituzione
Il dirigente scolastico ha una responsabilità centrale nel:
- prevenire il disagio
- garantire un clima di rispetto
- intervenire tempestivamente
- promuovere formazione su benessere organizzativo e gestione dei conflitti.
Una scuola che tollera il mobbing tradisce la propria funzione educativa.
Conclusione
Il mobbing a scuola non è un problema personale, ma organizzativo, culturale e strutturale.
Colpisce docenti e personale ATA, distrugge la dignità professionale e mina la credibilità dell’istituzione scolastica.
Riconoscerlo, nominarlo e contrastarlo non significa creare problemi, ma difendere la salute, la dignità e la giustizia nel lavoro.
Una scuola che tutela chi ci lavora è una scuola più forte, più umana e più autenticamente educativa.

