Dalla serata del 13 gennaio 2026 risultano visibili su NoiPA gli arretrati contrattuali del comparto scuola, relativi al rinnovo del CCNL. Docenti e personale ATA possono finalmente consultare gli importi nel cedolino di gennaio, dopo mesi di attesa e comunicazioni frammentarie.
Ma è bene chiarirlo subito: non c’è nulla da festeggiare.
Arretrati già decurtati: non sono soldi “in più”
Gli importi che compaiono nel cedolino non rappresentano il totale degli aumenti spettanti, ma solo la parte residua, perché:
- una quota è già stata erogata come anticipo contrattuale,
- un’altra come indennità di vacanza contrattuale (IVC).
Di conseguenza, le somme visibili sono già al netto di quanto anticipato nei mesi scorsi. Chi si aspettava cifre consistenti resterà inevitabilmente deluso: quello che arriva ora è solo il conguaglio finale.
Favilla (FENSIR): “Parliamo di pochi spiccioli”
Non usa mezzi termini Giuseppe Favilla, Segretario Generale FENSIR, che commenta duramente:
«Dopo anni di attesa, sacrifici e perdita di potere d’acquisto, ai lavoratori della scuola arrivano pochi spiccioli. Altro che svolta: questi arretrati sono la dimostrazione di quanto poco si investa realmente su docenti e ATA».
Una critica che fotografa perfettamente la situazione: gli aumenti netti da febbraio 2026 saranno quasi impercettibili, spesso limitati a poche decine di euro. Un adeguamento che non compensa minimamente l’inflazione né l’aumento del costo della vita.
Aumenti quasi invisibili in busta paga
Con il nuovo stipendio tabellare, da febbraio:
- molti docenti vedranno incrementi netti minimi,
- il personale ATA continuerà a percepire stipendi ampiamente sotto la media europea,
- nessuna vera valorizzazione professionale sarà tangibile.
In sostanza, il rinnovo contrattuale non cambia la condizione economica del personale scolastico. È un atto formale, non una riforma strutturale.
Serve una svolta politica: parità salariale tra tutti i docenti
Il problema non è tecnico, è politico. Finché la scuola resterà una voce marginale nei bilanci, non ci sarà alcuna dignità retributiva. Serve una scelta chiara e coraggiosa: investire davvero su chi regge il sistema educativo del Paese.
Una proposta che deve entrare con forza nel dibattito è la parificazione salariale tra:
- docenti della scuola dell’infanzia e primaria,
- docenti tecnico-pratici (ITP),
- docenti della secondaria di primo grado,
e i docenti della secondaria di secondo grado.
Stesso lavoro educativo, stesse responsabilità, stessa dignità salariale.
Basta docenti di serie A e di serie B
Non esistono insegnanti “meno importanti”.
Educare, formare, includere, gestire classi sempre più complesse richiede competenze elevate in ogni ordine di scuola. Continuare a mantenere differenze stipendiali significa istituzionalizzare una discriminazione.
Una politica seria dovrebbe prevedere:
- riallineamento retributivo progressivo tra tutti i docenti,
- valorizzazione reale del personale ATA, oggi tra i più penalizzati della Pubblica Amministrazione,
- stanziamenti strutturali e non una tantum.
Conclusione: arretrati sì, dignità ancora no
Gli arretrati visibili dal 13 gennaio chiudono una pratica amministrativa, non aprono una nuova stagione per la scuola.
Con aumenti quasi invisibili e importi ridotti a “pochi spiccioli”, come denuncia Favilla, la distanza tra proclami e realtà resta enorme.
Se non si avrà il coraggio di investire davvero e di parificare gli stipendi tra i docenti dei diversi ordini di scuola, la scuola continuerà a essere trattata come un costo e non come una risorsa.
E la dignità, ancora una volta, resterà solo una parola.

