Accertato l’abuso nella successione dei contratti dal 2015 al 2025. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito condannato al pagamento dell’indennità e delle spese processuali.

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Quattordici mensilità per l’abusiva reiterazione dei contratti a tempo determinato, riconosciute a un docente immesso in ruolo da settembre 2025. È l’esito della controversia decisa dal Tribunale di Como, in funzione di giudice del lavoro, il 28 ottobre 2026, nell’ambito del procedimento R.G. n. 1035/2025.

La decisione assume particolare interesse per il personale scolastico che ha raggiunto la stabilità lavorativa dopo anni di precariato: nel caso esaminato, infatti, l’assunzione a tempo indeterminato non ha impedito il riconoscimento dell’indennità per l’abuso subito durante il precedente servizio a termine.

Il giudice Maria Letizia Mocciaro ha accertato l’illegittimità della successione dei contratti stipulati con l’Amministrazione scolastica per dieci annualità consecutive, dal 1° settembre 2015 al 31 agosto 2025. Il dispositivo elenca tutti i rapporti annuali interessati e riconosce l’abuso reiterato dei contratti a tempo determinato per un periodo superiore al limite dei trentasei mesi.

Il docente è stato rappresentato e difeso dagli avvocati Giovanni Battista Mascheretti e Veronica Mezzasalma.

A seguito dell’accertamento, il Tribunale ha condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento di un’indennità omnicomprensiva pari a 14 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto, oltre alla maggior somma tra rivalutazione monetaria e interessi, dalla sentenza fino al saldo effettivo.

Il Ministero è stato inoltre condannato al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in 3.689,42 euro, oltre al rimborso delle spese forfettarie del 15%, IVA e CPA.

L’aspetto centrale della vicenda è il rapporto tra il precedente abuso contrattuale e la successiva immissione in ruolo. Il docente ha ottenuto il riconoscimento economico quando il suo rapporto di lavoro era già diventato stabile. Un risultato che richiama l’attenzione sulla necessità di valutare anche le posizioni di chi, dopo una lunga successione di incarichi a termine, è stato assunto a tempo indeterminato.

Essere oggi di ruolo è dunque un elemento da esaminare nella ricostruzione della posizione individuale e non una ragione per rinunciare, senza alcuna verifica, alla tutela del servizio precario pregresso. La possibilità di ottenere un risarcimento dipende dalle caratteristiche dei contratti, dalle modalità della stabilizzazione e dai presupposti applicabili alla singola vicenda.

Per il personale interessato, FENSIR mette a disposizione un servizio di valutazione preliminare della documentazione e dei presupposti per la tutela legale. Contratti, stato di servizio, cedolini e provvedimento di immissione in ruolo consentono di ricostruire il percorso lavorativo e verificare le eventuali azioni percorribili. Ogni posizione richiede un esame individuale: le quattordici mensilità riconosciute in questa causa non costituiscono un importo automaticamente spettante in altri procedimenti.

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