Lo scorso 4 settembre 2025, ARAN ha convocato i sindacati rappresentativi della scuola per il primo incontro contrattuale dopo la pausa estiva. In apertura della sessione, il Presidente Antonio Naddeo ha ribadito la necessità di dar seguito ai rinnovi del triennio 2022–2024 e, allo stesso tempo, di avviare quelli per il periodo 2025–2027, per i quali sono già previste risorse nella legge di bilancio.

Prossimo appuntamento fissato

Il confronto ripartirà il 24 settembre, a partire dalle ore 11:00.

Le risorse sul tavolo: 240 milioni, ma “una tantum”

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha annunciato che 240 milioni di euro saranno messi a disposizione “una tantum” per il rinnovo del contratto del personale scolastico — docenti, ATA e altri.

La bozza del decreto indica che queste risorse derivano da anticipazioni sul nuovo ordinamento professionale del personale ATA e dai fondi residui destinati al miglioramento dell’offerta formativa, oltre a stanziamenti già previsti nel fondo per la valorizzazione.

Non si tratta però solo di spinta economica immediata: dal 2026 al 2029 è previsto un incremento strutturale di 15 milioni di euro annui, esteso dal 2030 in avanti, per consolidare il finanziamento destinato alla retribuzione e alla qualità dell’istruzione.

Zangrillo: “Possibile chiusura entro 10 giorni”

A contribuire al clima di attesa, il Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha assicurato che entro dieci giorni è previsto un incontro con le organizzazioni sindacali sul rinnovo dei contratti dell’istruzione e degli enti locali, esprimendo ottimismo sulla possibilità di una chiusura in tempi rapidi.


Il commento della Fensir: rassegnazione e provocazione

Durissimo il giudizio del Segretario Generale della Fensir, Giuseppe Favilla, che ha commentato così l’esito dell’incontro:

“Ennesima dimostrazione che i cosiddetti sindacati rappresentativi non abbiano forza contrattuale. Pronti ad inserire nuove norme e sicuramente ne vedremo delle belle, a fronte di pochi spiccioli. Forse non saranno 240 milioni, ma anche se fossero 300 milioni, con un aumento di 10/15 euro in più ai 40 annunciati, non si copre nemmeno lontanamente il gap tra salario e caro vita. La casta dei rappresentativi, chiusa al dialogo con gli altri sindacati e con le associazioni di categoria, continua ormai da 55 anni imperterrita la sua corsa non agli interessi dei lavoratori della scuola, ma a mantenere i loro privilegi.”

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