La nuova riforma degli istituti tecnici e professionali, che riduce a quattro anni il percorso di studi, viene presentata come un passo avanti verso l’Europa e il mondo del lavoro. Ma dietro questa facciata “modernizzante” si nasconde un’operazione pericolosa che svuota la scuola della sua funzione educativa più profonda. Tra i tagli previsti, spicca l’eliminazione – di fatto – dell’ora di religione cattolica.
Non si tratta solo di un’ora in meno: si tratta di una visione della scuola impoverita, ridotta a luogo di addestramento tecnico, dove ogni spazio non direttamente funzionale alla produzione viene considerato superfluo. L’ora di religione, invece, è da sempre un tempo formativo, aperto al confronto, alla riflessione, alla costruzione del senso critico e dell’identità personale.
“La scuola è fatta per l’uomo, non per il mercato” – ricordava don Lorenzo Milani. Eppure questa riforma sembra andare nella direzione opposta: si privilegiano le competenze “utili” a scapito di quelle esistenziali, culturali, etiche. È una scelta che parla chiaro: meno umanità, più tecnica.
L’insegnamento della religione, oggi presente in quasi tutte le scuole italiane, è scelto da oltre l’80% degli studenti e si fonda su un programma condiviso tra Stato e Chiesa. Non è catechismo, ma educazione al dialogo, alla cittadinanza, alla spiritualità. È un’occasione per confrontarsi sui grandi temi dell’esistenza e della società, tanto più necessaria in un contesto segnato da disorientamento, conflitti e individualismo.
Tagliare questa ora significa limitare la libertà educativa, sottrarre agli studenti un tempo prezioso per interrogarsi su chi sono, cosa vogliono, che mondo vogliono costruire. E significa anche ignorare la realtà professionale di migliaia di docenti, che vedranno ridursi le loro ore senza alcuna garanzia di stabilità.
La scuola non si migliora con le forbici. Si migliora con la visione. E una scuola che ha visione sa che la persona vale più del suo curriculum. Sa che la formazione non può essere solo funzionale all’impresa, ma deve aiutare a diventare cittadini liberi, consapevoli, solidali.
Come docenti, come educatori, come lavoratori della scuola, rifiutiamo una riforma che toglie senso al nostro lavoro e valore al percorso dei nostri studenti. Difendiamo l’ora di religione come spazio di pensiero, cultura, relazione. E chiediamo che ogni cambiamento parta da chi la scuola la vive ogni giorno: gli insegnanti e gli studenti, non solo i tecnocrati.
La vera innovazione non è tagliare, ma dare più tempo a ciò che forma davvero.
di Domenico Carratù

