Mese: Maggio 2026

Sintesi sulla Concessione dell’Interdizione dal Lavoro per Gravidanza a Rischio

Premessa
La presente sintesi intende chiarire che la concessione dell’interdizione dal lavoro per le lavoratrici gestanti non è automatica, nemmeno in presenza di rischi biologici o di altra natura. Come ricorda la Nota INL 8 luglio 2025, n. 5944, “la gravidanza non è una malattia ma un aspetto della vita quotidiana; tuttavia, condizioni suscettibili di essere considerate accettabili in situazioni normali possono non esserlo più durante la gravidanza”. Analogamente, il periodo dell’allattamento è tutelato fino al settimo mese dopo il parto.

Presupposti normativi e procedurali
L’interdizione dal lavoro può essere disposta solo quando esistono condizioni concrete che rendono necessario proteggere la salute della lavoratrice o del nascituro. La normativa (D.lgs. 151/2001, artt. 6, 7 e 17) prevede che ciò avvenga in presenza di lavori faticosi, pericolosi o insalubri, agenti chimici, fisici o biologici, o condizioni lavorative ambientali pregiudizievoli. Fondamentale è anche l’impossibilità di ricollocare la lavoratrice in mansioni compatibili con lo stato di gravidanza o con l’allattamento. La Nota precisa che “qualora non sia possibile eliminare il rischio e non sia praticabile lo spostamento della lavoratrice ad altra mansione compatibile, l’Ufficio dovrà procedere all’emanazione dell’apposito provvedimento di interdizione dal lavoro”.

Rischi nel comparto scuola
Per le insegnanti e il personale scolastico, la Nota distingue i rischi in base alla tipologia di scuola e mansione:

  • Educatrici di asili nido e scuola dell’infanzia: il rischio principale deriva dalla movimentazione manuale dei bambini, dal contatto diretto e dalla cura dell’igiene, oltre che da posture incongrue e stazione eretta prolungata. La Nota precisa: “il periodo di astensione dovrà ricomprendere sia quello della gestazione che quello del puerperio fino a 7 mesi dopo il parto”.
  • Docenti di scuola primaria: il rischio principale è biologico, legato a malattie esantematiche e infezioni epidemiche; anche in questo caso, il periodo di astensione è esteso fino a sette mesi dopo il parto, con provvedimento dell’ITL senza ulteriori valutazioni.
  • Docenti di scuola secondaria: il rischio riguarda la vicinanza ad alunni con malattie nervose o mentali; qui l’interdizione è concessa solo se accertata la reale esposizione, attraverso dichiarazione del datore di lavoro.
  • Personale di sostegno: l’astensione è necessaria nei casi di assistenza ad alunni non autosufficienti o con gravi disturbi comportamentali, e in presenza di contatto con agenti biologici; il periodo copre gestazione e puerperio fino a sette mesi, valutando ogni caso singolarmente.

Inoltre, la Nota sottolinea che “durante il periodo di chiusura dell’anno scolastico per pausa estiva, venendo meno il contatto con i bambini, non si configurano rischi derivanti alla lavoratrice dalla sua attività lavorativa”.

Procedura per la concessione dell’interdizione
La procedura si avvia con la comunicazione dello stato di gravidanza al dirigente scolastico, accompagnata da certificato medico (ante-partum) o autocertificazione/certificazione di nascita (post-partum). Il dirigente, con il medico competente e il RSPP, valuta il Documento di Valutazione dei Rischi e la possibilità di ricollocazione della lavoratrice. Se non esistono mansioni alternative compatibili, viene redatta una dichiarazione motivata.

La documentazione completa viene trasmessa all’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL), che ne verifica la correttezza. La Nota stabilisce chiaramente che “il provvedimento di interdizione, da emanarsi entro 7 giorni dalla ricezione della documentazione completa, costituisce il presupposto necessario affinché la lavoratrice si astenga dal lavoro”.

Effetti per la lavoratrice
Durante l’interdizione, la lavoratrice gode dell’astensione obbligatoria con piena tutela economica e giuridica. Sono garantiti retribuzione, diritti contrattuali, ferie, TFR, anzianità e progressioni economiche e previdenziali. L’interdizione decorre sempre dalla data di emanazione del provvedimento, e non dalla presentazione dell’istanza.

Conclusioni
La concessione dell’interdizione dal lavoro per rischio biologico o altri rischi non è automatica: ogni caso deve essere valutato singolarmente, considerando la documentazione completa, la valutazione del DVR, il parere del medico competente e la dichiarazione motivata del datore di lavoro. La Nota INL ribadisce che l’interdizione è uno strumento di tutela fondamentale per la salute della lavoratrice e del nascituro e deve essere applicata nel rispetto delle procedure previste dalla legge

Tagli al personale ATA: il Governo colpisce ancora la scuola pubblica e chi ogni giorno ne garantisce il funzionamento

Il SAATA – FENSIR esprime forte preoccupazione e netta contrarietà rispetto agli orientamenti emersi a seguito dell’ultima riunione del Governo, che prefigurano nuovi interventi di riduzione della spesa sul comparto scolastico attraverso ulteriori tagli al personale ATA. Ancora una volta si sceglie la strada più semplice: comprimere organici già insufficienti, ignorando deliberatamente la realtà quotidiana delle scuole italiane. Una scelta miope che rischia di compromettere sicurezza, inclusione, efficienza amministrativa e qualità dei servizi essenziali garantiti agli studenti e alle famiglie.

Negli ultimi anni il personale ATA ha affrontato aumento continuo delle incombenze burocratiche, gestione di nuove piattaforme digitali e procedure sempre più complesse, ampliamento delle responsabilità senza adeguati riconoscimenti economici, carenze croniche di organico aggravate dai pensionamenti sostituzioni insufficienti e ricorso sistematico alla precarietà.

Di fronte a questo scenario, parlare di nuovi tagli appare incomprensibile e irresponsabile.

Il SAATA – FENSIR ritiene che la scuola abbia bisogno dell’esatto contrario: investimenti strutturali, incremento degli organici, valorizzazione professionale e stabilizzazione del personale precario. Non si può continuare a chiedere efficienza riducendo le risorse umane. Il rischio concreto è quello di avere scuole meno sicure, segreterie paralizzate, minore assistenza agli alunni e maggiori difficoltà nella gestione quotidiana degli istituti scolastici. Come organizzazione sindacale chiediamo al Governo il ritiro di ogni ipotesi di riduzione degli organici ATA, un confronto immediato con le rappresentanze sindacali, un piano straordinario di potenziamento del personale, misure concrete per la valorizzazione economica e professionale degli ATA, investimenti permanenti sulla scuola pubblica come presidio sociale e civile del Paese.

Così il Segretario Nazionale SAATA Gianluca Mangione:

“Da anni assistiamo a una progressiva svalutazione del lavoro svolto dal personale ATA. Si pretende sempre di più da donne e uomini che, spesso nel silenzio e lontano dai riflettori, tengono aperte le scuole, garantiscono sicurezza agli studenti, sostengono la macchina amministrativa e assicurano servizi indispensabili alla comunità scolastica. Continuare a considerare questi lavoratori come una voce di spesa da ridurre significa non comprendere il valore reale della scuola pubblica. Chi governa dovrebbe visitare più spesso le segreterie scolastiche, parlare con i collaboratori scolastici, osservare il lavoro quotidiano degli assistenti amministrativi e tecnici. Capirebbe immediatamente che non esistono sprechi da eliminare, ma professionalità da valorizzare. Colpire il personale ATA significa indebolire l’intero sistema scolastico. E una scuola indebolita è un Paese che rinuncia al proprio futuro.”

Il SAATA – FENSIR continuerà a vigilare e ad opporsi a ogni intervento che mortifichi lavoratori già fortemente penalizzati. Se tali orientamenti dovessero tradursi in provvedimenti concreti, non escludiamo l’avvio di iniziative di mobilitazione a tutela della dignità professionale del personale ATA e della qualità della scuola pubblica italiana.

Difendere il personale ATA significa difendere il funzionamento della scuola. Difendere la scuola significa difendere il futuro del Paese.

Precariato degli insegnanti di religione: riconosciuto l’abuso, negato il risarcimento. L’amarezza di FENSIR

Il Tribunale del Lavoro di Novara ha riconosciuto l’illegittima reiterazione dei contratti a termine subita da un docente di religione cattolica per oltre sei anni scolastici consecutivi, confermando ancora una volta quanto denunciato da tempo dalla giurisprudenza europea e nazionale: il sistema scolastico ha fatto ricorso strutturale alla precarietà per coprire posti vacanti e disponibili.

La sentenza ricostruisce con chiarezza il quadro normativo e giurisprudenziale, richiamando le pronunce della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e della Corte di Cassazione che hanno qualificato come abusiva la reiterazione dei contratti a termine nel comparto scuola.

Tuttavia, nonostante l’accertamento dell’abuso, il Tribunale ha rigettato la domanda di risarcimento del danno, ritenendo che la successiva immissione in ruolo del docente attraverso la procedura straordinaria del 2024 abbia avuto efficacia “riparatoria” dell’illecito.

Una conclusione che lascia profonda amarezza nel sindacato.

«È una decisione che fotografa tutta la contraddizione del sistema scolastico italiano», dichiara Giuseppe Favilla, segretario generale. «Da una parte si riconosce che il Ministero ha abusato per anni dei contratti a termine, dall’altra si nega al lavoratore qualsiasi ristoro economico per il danno subito. È difficile spiegare ai precari storici che l’abuso esiste, ma che non merita più alcuna conseguenza concreta per l’amministrazione».

Favilla sottolinea come la recente giurisprudenza della Cassazione (Ordinanza Cassazione n. 9550/2026) stia progressivamente trasformando la stabilizzazione tardiva in una sorta di “sanatoria” generale: «Il rischio è che passi il principio secondo cui lo Stato possa precarizzare per anni migliaia di docenti e poi cancellare tutto con una immissione in ruolo arrivata dopo decenni di attesa. Ma la precarietà non sparisce retroattivamente: resta nella vita professionale, economica e personale di chi l’ha subita» Tale ordinanza è in netta contraddizione con la Sentenza n. 30779/2025 che ha affermato che la trasformazione del rapporto in tempo indeterminato non esclude di per sé il diritto al risarcimento del danno per l’abuso dei contratti a termine oltre i 36 mesi.

Dello stesso tenore l’intervento della Mariangela Mapelli, segretaria nazionale del SAIR, che evidenzia la particolare situazione degli insegnanti di religione cattolica: «Questa categoria è stata lasciata per anni in una condizione di instabilità strutturale, pur svolgendo le stesse funzioni dei colleghi di ruolo e garantendo continuità didattica alle scuole. La sentenza riconosce chiaramente che quei posti erano stabili e che il ricorso al tempo determinato è stato abusivo. Per questo amareggia profondamente vedere negata la tutela risarcitoria».

La dirigente sindacale aggiunge: «La stabilizzazione è un diritto atteso da anni, non un favore che cancella automaticamente il danno subito. Molti docenti hanno costruito la propria vita nell’incertezza, senza garanzie e senza prospettive. Pensare che tutto questo possa essere semplicemente assorbito dall’assunzione finale rischia di svuotare di significato la stessa condanna dell’abuso».

FENSIR e il SAIR continueranno a sostenere tutte le iniziative giudiziarie e sindacali a tutela dei docenti precari, affinché il riconoscimento dell’illegittimità della reiterazione dei contratti non resti un’affermazione solo formale, ma si traduca in una reale tutela dei lavoratori della scuola.

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Grazie alla collaborazione tra Agenzia Formativa, EFORM SCHOOL e FENSIR Sindacato nasce un percorso formativo innovativo e altamente qualificante dedicato a coloro che desiderano costruire il proprio futuro professionale nel settore dell’istruzione.

Il percorso “Specializzati sul Sostegno – Accesso Prima Fascia GPS” è stato progettato per fornire competenze specifiche, supporto costante e un accompagnamento personalizzato durante tutte le fasi della formazione.

Un percorso completo e riconosciuto

L’offerta formativa è riconosciuta ai sensi del D.L. 106/2024 e rappresenta una concreta opportunità per coloro che intendono valorizzare il proprio profilo professionale e accedere alle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) e agli Elenchi Aggiuntivi.

I partecipanti potranno contare su:

  • Tutor personalizzato;
  • Assistenza completa durante il percorso;
  • Supporto tecnico e didattico dedicato;
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  • Accompagnamento all’inserimento nelle GPS e negli Elenchi Aggiuntivi.

I vantaggi della partnership

La collaborazione tra Agenzia Formativa, EFORM SCHOOL e FENSIR Sindacato unisce esperienza, competenze e servizi per offrire una formazione di qualità orientata ai reali bisogni del personale scolastico.

L’obiettivo è fornire agli iscritti strumenti concreti per migliorare la propria posizione professionale e affrontare con maggiore sicurezza le opportunità offerte dal sistema scolastico italiano.

Agevolazioni e servizi dedicati agli iscritti al sindacato

Gli iscritti al sindacato FENSIR possono beneficiare di particolari agevolazioni economiche e di servizi aggiuntivi dedicati, pensati per accompagnare il percorso formativo e professionale con un supporto ancora più completo.

Tra i servizi previsti:

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Costi e modalità di pagamento

Il costo del percorso è pari a € 3.590, con possibilità di rateizzazione completa, per consentire a tutti gli interessati di accedere alla formazione in modo sostenibile e programmato.

Richiedi informazioni

I posti disponibili sono limitati.

Per ricevere maggiori informazioni o avviare la procedura di iscrizione è possibile contattare il nostro staff:

Telefono: 0924 1780201 – 035 0460151

E-mail: amministrazione@formazionescuola.org

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Rinnovo contratto dirigenti scolastici 2022-2024: aumenti, nuove tutele e sfide ancora aperte

L’11 maggio 2026 è stata sottoscritta all’ARAN l’ipotesi di rinnovo del CCNL Area Istruzione e Ricerca 2022-2024, che interessa anche i dirigenti scolastici e i dirigenti AFAM. Un passaggio atteso da migliaia di presidi italiani, che introduce incrementi economici, aggiornamenti normativi e alcune novità sul piano organizzativo.

Il nuovo contratto arriva in una fase particolarmente complessa per il sistema scolastico italiano, segnata da responsabilità crescenti, reggenze diffuse, aumento degli adempimenti amministrativi e difficoltà nel garantire una governance efficace delle istituzioni scolastiche.

Gli aumenti previsti dal contratto

Per i dirigenti scolastici e AFAM lo stipendio tabellare annuo lordo passa da 47.015,73 euro a 50.005,73 euro, grazie a un incremento di 230 euro lordi mensili per tredici mensilità con decorrenza dal 1° gennaio 2024.

Aumenta anche la retribuzione di posizione parte fissa, incrementata di 90 euro lordi mensili. Il nuovo valore annuo lordo viene rideterminato in 14.515,11 euro, mentre la retribuzione massima di posizione raggiunge 48.084,81 euro annui.

Previsto inoltre un incremento stabile di 11 milioni di euro annui del Fondo unico nazionale destinato alla retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti scolastici.

Sul piano economico, il rinnovo consolida il percorso di progressivo adeguamento retributivo della dirigenza scolastica, pur lasciando aperto il tema della piena equiparazione con le altre dirigenze pubbliche.

Le novità normative

Il contratto aggiorna anche diversi aspetti del rapporto di lavoro.

Tra le principali novità:

  • ridefinizione della disciplina delle ferie;
  • chiarimenti sulla monetizzazione delle ferie non godute;
  • aggiornamento delle assenze retribuite;
  • nuove disposizioni sul periodo di prova e sulle tutele in caso di malattia.

Resta confermata la responsabilità del dirigente scolastico nell’assicurare la continuità amministrativa e organizzativa dell’istituzione scolastica anche durante i periodi di assenza.

Mobilità interregionale: maggiore apertura

Tra gli aspetti più rilevanti figura la modifica delle regole sulla mobilità interregionale.

Il nuovo contratto prevede infatti la possibilità di trasferimento fino all’80% dei posti vacanti e disponibili annualmente nella regione richiesta, purché non si determinino situazioni di esubero.

Una misura che potrebbe favorire il rientro di molti dirigenti scolastici costretti da anni a lavorare lontano dalla propria regione di residenza.

Il confronto sindacale e le questioni ancora aperte

Il rinnovo è stato sottoscritto dalle organizzazioni sindacali rappresentative dell’Area Istruzione e Ricerca presenti al tavolo ARAN.

Nel confronto negoziale sono emerse sensibilità differenti rispetto al modello di governance della scuola, al ruolo della dirigenza e alle priorità economiche e organizzative. Tuttavia, il contratto rappresenta soprattutto un punto di equilibrio tra esigenze finanziarie, sostenibilità del sistema e richieste provenienti dalla categoria.

Restano però ancora aperte molte questioni strutturali:

  • il peso crescente delle incombenze burocratiche;
  • il numero elevato di reggenze;
  • la responsabilità amministrativo-contabile dei dirigenti;
  • la carenza di figure intermedie di supporto alla governance scolastica;
  • la necessità di valorizzare il middle management.

La posizione di FENSIR

FENSIR guarda con attenzione al rinnovo contrattuale, riconoscendo alcuni passi avanti sul piano economico e normativo, ma ritiene necessario proseguire il percorso di valorizzazione della dirigenza scolastica.

Secondo il sindacato, occorre intervenire ulteriormente per alleggerire il carico burocratico che grava sui dirigenti e costruire finalmente una struttura organizzativa moderna ed efficace all’interno delle scuole.

Particolare attenzione viene posta al tema del middle management scolastico: collaboratori del dirigente, figure di sistema e staff devono essere valorizzati attraverso riconoscimenti contrattuali, funzioni definite e adeguate risorse economiche. Senza una rete organizzativa stabile e riconosciuta, infatti, diventa sempre più difficile garantire qualità gestionale, innovazione e continuità amministrativa nelle istituzioni scolastiche.

Infine, FENSIR auspica che il prossimo rinnovo contrattuale 2025-2027 possa affrontare in modo più incisivo il tema della semplificazione amministrativa, della sicurezza sul lavoro e della reale autonomia delle istituzioni scolastiche.

NUOVO BANDO PERCORSI ABILITANTI – eCampus Università

È stato pubblicato il nuovo bando relativo ai percorsi abilitanti destinati alla copertura dei posti residui.

I percorsi disponibili riguardano:

• Percorso universitario e accademico di formazione iniziale abilitante da almeno 60 CFU/CFA, ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 59 (Allegato 1 del D.P.C.M.) – posti contingentati;

• Percorso finalizzato all’acquisizione di 30 CFU/CFA, ai sensi dell’art. 2-ter, comma 4-bis, del D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 59 (Allegato 2 del D.P.C.M.) – posti contingentati.

Il bando di riapertura dei posti vacanti comprende la Tabella 1 con l’indicazione, per ciascuna regione, delle classi di concorso e del numero dei posti disponibili.

Le domande di partecipazione potranno essere presentate dal 7 maggio 2026 al 24 giugno 2026 entro le ore 13:00.

I percorsi sono rivolti a candidati già laureati interessati al conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento.

Per informazioni:
segreteria@formazione.fensir.it

Rinnovi contratti scuola: annunci da oltre 350 euro, ma tra inflazione e realtà il divario resta ampio

Il rinnovo del contratto del comparto scuola torna al centro del confronto politico e sindacale. Il Governo ha indicato un aumento medio mensile superiore ai 350 euro lordi per docenti e personale ATA, calcolato su 13 mensilità, presentandolo come un intervento significativo per il settore.

Le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni puntano a valorizzare l’impegno dell’esecutivo sulla scuola. Tuttavia, sul piano tecnico, gli incrementi annunciati vengono letti con cautela da parte delle organizzazioni sindacali, che evidenziano come si tratti di importi lordi e distribuiti nel tempo, in un contesto economico ancora segnato da inflazione elevata.

Proprio su questo aspetto si concentra l’analisi della Fensir. Il segretario nazionale Giuseppe Favilla sottolinea come «ogni euro di aumento corrisponda di fatto a un doppio aumento del costo della vita», evidenziando la difficoltà per i lavoratori di recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi anni. Una valutazione che riporta il dibattito dalla dimensione degli annunci a quella dell’impatto reale sugli stipendi.

Parallelamente, si registrano segnali di crescente mobilitazione nel settore. Tra le iniziative in programma, il gruppo “Flashmob Docenti e ATA” ha promosso una serie di momenti di confronto e protesta per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica. In calendario anche un flash mob a Roma, davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito, con la partecipazione di docenti, personale ATA e lavoratori precari.

L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di rivendicazioni: stipendi dignitosi, riconoscimento della professionalità, investimenti strutturali nella scuola e stabilizzazione del personale precario. Un’azione che mira a dare voce a una componente significativa del sistema scolastico, chiedendo risposte concrete oltre gli annunci.

Il rinnovo contrattuale resta dunque un passaggio decisivo. Il confronto tra Governo e parti sociali proseguirà nelle prossime settimane, mentre dal mondo della scuola arriva una richiesta chiara: trasformare le misure annunciate in interventi capaci di incidere realmente sulle condizioni economiche e professionali del personale.

Anno di prova e formazione docenti neoassunti: colloquio e test finale

Cosa viene richiesto ai docenti neoassunti e come avviene la valutazione al termine dell’anno di prova e formazione?

Al termine del percorso, il docente è chiamato a sostenere un colloquio davanti al Comitato di valutazione. Il colloquio prende avvio dalla presentazione delle attività di insegnamento e formazione svolte, insieme alla documentazione raccolta nel portfolio professionale. Tale portfolio deve essere consegnato al dirigente scolastico, che lo trasmette al Comitato almeno cinque giorni prima della data fissata.

Colloquio e test finale: cosa bisogna sapere

Durante il colloquio, il Comitato procede anche alla verifica delle competenze didattiche acquisite dal docente. In questo contesto si colloca il cosiddetto “test finale”, su cui è importante fare chiarezza.

Il test finale non è un esame scritto. Non sono previste prove su carta, quiz, domande a risposta multipla o tracce uguali per tutti. Non si tratta nemmeno di una prova strutturata in senso tradizionale.

Il “test” coincide, di fatto, con la seconda parte del colloquio orale. Dopo la presentazione del portfolio, il Comitato analizza la documentazione disponibile — in particolare la relazione del tutor, la relazione del dirigente scolastico e gli allegati relativi alle osservazioni in classe — e avvia una discussione con il docente.

Questa fase si configura come un confronto professionale: il Comitato pone domande mirate per approfondire le scelte didattiche, le metodologie utilizzate, la gestione della classe, le modalità di valutazione degli studenti e la capacità di riflessione sul proprio operato. Le domande non sono standardizzate, ma nascono dal percorso effettivamente svolto dal docente e dai materiali presentati.

L’obiettivo non è verificare conoscenze teoriche in modo nozionistico, ma valutare la capacità di tradurre tali conoscenze in pratica didattica, la coerenza delle attività svolte, la consapevolezza professionale e il miglioramento maturato nel corso dell’anno.

In questo senso, il “test finale” rappresenta una valutazione complessiva integrata nel colloquio e basata sull’esperienza concreta del docente.

Il ruolo dell’allegato A

Una delle novità più rilevanti del percorso è rappresentata dall’allegato A, che struttura le osservazioni in classe svolte dal dirigente scolastico e dal tutor. Questo strumento consente di rilevare in modo più oggettivo le caratteristiche dell’attività didattica del docente neoassunto. Le schede compilate entrano a far parte della documentazione esaminata dal Comitato di valutazione.


Chi deve svolgere l’anno di prova

Sono tenuti a svolgere l’anno di formazione e prova:

  • i docenti al primo anno di servizio con contratto a tempo indeterminato, a qualunque titolo conferito;
  • i docenti che hanno ottenuto una proroga o che non hanno completato il percorso negli anni precedenti;
  • i docenti che devono ripetere il periodo a seguito di valutazione negativa;
  • i docenti che hanno ottenuto il passaggio di ruolo;
  • i docenti assunti con procedure straordinarie o con contratto a tempo determinato finalizzato all’immissione in ruolo.

Chi non deve svolgere l’anno di prova

Non sono tenuti a svolgere nuovamente il periodo di formazione e prova i docenti che:

  • hanno già svolto e superato il periodo nello stesso grado di istruzione;
  • rientrano in un ruolo precedente in cui avevano già completato positivamente il percorso;
  • sono stati immessi in ruolo con riserva e hanno già superato l’anno di prova;
  • hanno ottenuto trasferimenti tra posto comune e sostegno nello stesso grado;
  • hanno effettuato un passaggio di cattedra all’interno dello stesso grado di scuola.

Il percorso di formazione e prova si conclude quindi non con un esame formale, ma con una valutazione complessiva fondata sul lavoro svolto durante l’anno e sulla capacità del docente di riflettere in modo consapevole sulla propria pratica professionale.

Elenchi regionali docenti 2026: requisiti, domanda e supporto Fensir

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha introdotto, con il Decreto n. 68 del 22 aprile 2026, un nuovo strumento per il reclutamento dei docenti: gli elenchi regionali per il ruolo, operativi dall’anno scolastico 2026/27.

Questa misura nasce con l’obiettivo di coprire i posti vacanti dopo lo scorrimento delle graduatorie concorsuali.

Cosa sono gli elenchi regionali

Gli elenchi regionali sono graduatorie territoriali, aggiornate annualmente e organizzate per classe di concorso e tipologia di posto.

Entrano in funzione:

  • dopo l’esaurimento delle graduatorie dei concorsi;
  • in presenza di posti disponibili.

Rappresentano quindi un canale aggiuntivo per le immissioni in ruolo.

Chi può accedere

Possono presentare domanda i docenti che:

  • hanno partecipato a concorsi dal 2020 in poi;
  • hanno superato la prova orale con almeno 70/100;
  • risultano inseriti in graduatorie pubblicate entro il 2025;
  • non sono già assunti a tempo indeterminato o con contratto finalizzato al ruolo.

Si tratta degli idonei dei concorsi, anche non vincitori.

Domanda: apertura e scadenza

La domanda si presenta tramite il portale ministeriale.

📅 Apertura: 6 maggio 2026, ore 9:00
📅 Scadenza: 25 maggio 2026

I candidati hanno 20 giorni di tempo per l’invio.

È possibile scegliere una sola regione per ciascuna classe di concorso o tipologia di posto.

Struttura degli elenchi

Gli elenchi sono suddivisi in:

  1. candidati della stessa regione del concorso;
  2. candidati provenienti da altre regioni.

L’ordine è determinato dal punteggio conseguito.

È prevista la sola riserva per la legge 68/1999.

Assunzioni

Le assunzioni avvengono:

  • solo dopo lo scorrimento delle graduatorie concorsuali;
  • solo sui posti effettivamente vacanti.

Contratti:

  • tempo indeterminato per docenti abilitati;
  • tempo determinato finalizzato al ruolo per i non abilitati.

Il ruolo del sindacato Fensir

Il sindacato Fensir svolge un ruolo concreto di supporto ai docenti in questa nuova fase di reclutamento.

In particolare:

  • offre assistenza operativa nella compilazione della domanda, aiutando a evitare errori nella procedura;
  • fornisce consulenza sulla scelta della regione, elemento strategico per aumentare le possibilità di assunzione;
  • garantisce tutela degli idonei, affinché il nuovo sistema non resti solo formale ma produca reali immissioni in ruolo;
  • segue passo dopo passo l’applicazione del decreto, intervenendo in caso di criticità o interpretazioni non uniformi.

Fensir evidenzia come gli elenchi regionali possano rappresentare un’opportunità importante, ma solo se accompagnati da:

  • trasparenza nelle procedure;
  • tempi certi;
  • effettiva disponibilità di posti.

Gli elenchi regionali introducono un meccanismo più flessibile nel reclutamento scolastico e valorizzano gli idonei dei concorsi.

Resta però fondamentale verificarne l’impatto reale sulle assunzioni e sul superamento del precariato.

In questo contesto, l’azione di Fensir si concentra nel supportare concretamente i docenti e nel garantire un’applicazione corretta e efficace della normativa.

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