Il risarcimento del danno è arrivato, ma solo dopo oltre vent’anni di servizio svolto in condizioni di precarietà e dopo l’immissione in ruolo ottenuta tramite un concorso bandito con grave ritardo. È quanto emerge da una recente sentenza del Tribunale del lavoro di Bergamo, che ha riconosciuto l’abuso nella reiterazione dei contratti a tempo determinato e il conseguente diritto al risarcimento.
I docenti coinvolti sono oggi già in ruolo, ma la stabilizzazione è avvenuta esclusivamente grazie al superamento di una procedura concorsuale straordinaria indetta nel 2024, a fronte di un obbligo normativo che prevedeva concorsi con cadenza triennale. Un ritardo che, secondo il giudice, ha prodotto una precarietà strutturale protrattasi per decenni.
La sentenza chiarisce un principio ormai consolidato in giurisprudenza: l’immissione in ruolo tramite concorso non cancella il danno subito per l’abuso dei contratti a termine. Trattandosi di una procedura selettiva basata sul merito e non di un percorso automatico di stabilizzazione, la successiva assunzione a tempo indeterminato non ha efficacia sanante. Per questo motivo il Ministero è stato comunque condannato al risarcimento.
L’azione legale è stata seguita dagli avvocati Giovanni Mascheretti e Veronica Mezzasalma, che hanno sostenuto la necessità di distinguere nettamente tra il diritto al ruolo e il diritto al risarcimento per una precarietà illegittimamente protratta nel tempo.
Sulla vicenda interviene Giuseppe Favilla, rappresentante della Fensir, che esprime una soddisfazione solo parziale:
«Il risarcimento rappresenta un riconoscimento importante, ma non può dirsi pienamente soddisfacente. Parliamo di personale che ha superato i vent’anni di servizio prima di ottenere il ruolo, esclusivamente a causa di concorsi banditi con ritardi ingiustificabili».
Favilla sottolinea come la questione non sia solo economica:
«Il precariato non è stato una scelta, ma una condizione imposta. Questi docenti hanno garantito continuità didattica e professionalità per anni, mentre lo Stato rinviava sistematicamente l’accesso al ruolo».
Secondo il sindacato, la lunga attesa del concorso ha prodotto un danno non solo giuridico ma anche professionale e umano:
«Il risarcimento non restituisce gli anni di incertezza, le opportunità perse, né il carico personale sopportato. Serve una programmazione seria e il rispetto delle regole, per evitare che simili situazioni si ripetano».
La sentenza rappresenta dunque un punto fermo: anche chi oggi è stabilizzato mantiene il diritto al risarcimento per l’abuso subito, quando l’amministrazione non rispetta gli obblighi di reclutamento previsti dalla legge.
Come aderire al ricorso
I docenti interessati possono aderire al ricorso compilando il modulo al seguente link:
👉 https://forms.gle/oNP3jmwBM8g2YVUm7
📍 Foro competente: Bergamo
⚖️ Legali incaricati: Giovanni Mascheretti – Veronica Mezzasalma
📧 Invio documentazione:
ricorsi.mascheretti@fensir.it
Documenti da inviare
- Documento di riconoscimento e codice fiscale
- Stato matricolare (da richiedere alla segreteria della scuola)
- Contratti a tempo determinato (tutti), divisi per anno scolastico
- Ultimo cedolino paga a tempo determinato
- Eventuale contratto a tempo indeterminato
- Autocertificazione del reddito del nucleo familiare
- da compilare solo se non si supera la soglia complessiva di € 40.978,00
- in caso contrario, inviare il modulo sbarrato, indicando il superamento della soglia
📄 Scarica e compila l’autocertificazione:
👉 https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2026/01/autocertificazione-da-luglio-2025.doc
Iscrizione FENSIR (se non già iscritti)
📄 Modulo di iscrizione:
👉 https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/MODELLO-DELEGA-SINDACALE-FENSIR-cod.-SMQ.pdf
📘 Guida alla compilazione:
👉 https://www.fensir.it/wp-content/uploads/2025/03/GUIDA-ISCRIZIONE-FENSIR.pdf
📧 Invio modulo di iscrizione:
(allegando un documento di riconoscimento)

