La Legge di Bilancio 2026 riconosce, almeno parzialmente, il peso crescente dei costi dell’istruzione sulle famiglie. I contributi per l’acquisto dei libri scolastici e le misure di sostegno previste rappresentano un segnale positivo, ma restano interventi frammentari, incapaci di garantire un diritto allo studio realmente universale.

Il costo dei libri, dei trasporti, dei materiali didattici e delle attività integrative continua a gravare in modo diseguale sulle famiglie, accentuando le differenze sociali e territoriali. In questo contesto, il diritto allo studio rischia di trasformarsi in un diritto condizionato dalla disponibilità economica, anziché in un pilastro della democrazia.

Anche i contributi destinati alle famiglie degli studenti delle scuole paritarie, pur apprezzabili, non si inseriscono in una strategia complessiva di equità educativa. Senza una politica stabile e strutturale, il rischio è quello di interventi episodici che non incidono sulle disuguaglianze di fondo.

Dichiarazione del Segretario generale FENSIR, Giuseppe Favilla

«Il diritto allo studio non può essere affidato a misure occasionali. Apprezziamo gli interventi di sostegno, ma non sono sufficienti. Serve una strategia nazionale che garantisca pari opportunità a tutti gli studenti, indipendentemente dal reddito e dal territorio.»

Commento FENSIR

FENSIR ribadisce che una scuola equa è una scuola che non seleziona in base alle condizioni economiche. Il diritto allo studio deve essere pienamente esigibile, non subordinato alle disponibilità di bilancio. Senza un investimento strutturale e continuativo, le disuguaglianze rischiano di diventare irreversibili.

FENSIR – Federazione Nuovi Sindacati Istruzione e Ricerca

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